SIMON SCARROW.
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LA LEGIONE.
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Ciclo: Aquile dell'Impero 10.
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Parte 2.
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Titolo originale: The legion. 2010. Eagles of the empire series.
Traduzione di: Roberto Lanzi.
2011. Newton Compton, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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Capitolo ventuno.
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Quando le figure scure dei legionari e degli ufficiali uscirono dal complesso templare e si
disposero in riga, la pallida luce dellalba imporporava appena il cielo velato. In coda alla colonna
seguivano dei carri destinati a trasportare coloro che non sarebbero riusciti a completare la marcia.
Catone e Macrone si erano procurati un equipaggiamento completo a testa dai magazzini della legione,
tenendo solamente gli elmi crestati a indicazione del grado. Era parecchio che non prendevano parte a
una marcia di addestramento formale. Catone ricordava ancora i suggerimenti che gli erano stati dati
quando era appena una recluta e infil nei calzari delle imbottiture protettive di lana sotto la pianta dei
piedi. Ripieg anche il mantello su una spalla per avere un appoggio pi comodo per lasta della furca.
Scudo, gavette e sacca pendevano su un lato, mentre sullaltra spalla aveva appoggiato un giavellotto. Il
carico era completato da una borraccia e da un otre, entrambi pieni; fermandosi accanto a Macrone alla
testa della colonna, si scosse leggermente per accomodarsi meglio.
Alcuni ufficiali gi pronti in posizione. I pi corpulenti e anziani fissavano torvi Macrone,
mentre i colleghi pi professionali tentavano di non dare a vedere quanto quel loro disagio li divertisse.
Unallegra compagnia, no?, sogghign Macrone. Vediamo come diventano dopo le prime
cinque miglia.
Lascia stare loro, mormor Catone. Preoccupati per me, invece. Se non supero la prova,
tutta la questione delladdestramento andr a farsi friggere.
Ce la farai. Sei resistente come un paio di vecchi calzari, ecco cosa sei, e questo grazie a tutto
quello che ti ho insegnato io.
Mi spiacerebbe deluderti.
E a me spiacerebbe essere costretto a usare il bastone di vite sul tuo groppone se dovessi
iniziare a perdere colpi. Macrone abbass lo sguardo sul bastone corto e nodoso che portava al posto
del giavellotto, lo stesso degli altri istruttori che avrebbero seguito la colonna in marcia. Del resto,
sono ordini tuoi: nessun trattamento di favore per gli ufficiali.
Catone annu. Anche se forse potresti prendere in considerazione leventualit di usare una
mano pi leggera, nel mio caso.
Eh, se lo facessi con te, poi potrei sentirmi obbligato a fare lo stesso con alcuni di quei fottuti
lardosi laggi, e fece un cenno in direzione degli ufficiali che stavano prendendo posizione. E a
proposito di scansafatiche, dov finito Hamedes?.
Catone si volt e guard verso il tempio. Eccolo.
Il sacerdote gli si avvicin rapidamente e si ferm facendo un sorrisetto nervoso. Ma voi
Romani marciate sempre carichi come muli, signore?
Puoi parlare solo se ti si rivolge la parola, rispose severo Macrone. Adesso sei nellesercito,
ragazzo. Finch non hai finito, puoi anche dimenticarti di essere un sacerdote.
Anche Hamedes aveva ricevuto un equipaggiamento completo. Macrone lo esamin per
verificare che fosse tutto a posto e correttamente assicurato. Non male, fece poi. Larmatura ti sta a
pennello. Ti ha aiutato qualcuno a indossarla?.
Hamedes ebbe un istante di esitazione e poi annu. Uno degli inservienti del magazzino mi ha
fatto vedere come metterla, signore.
Molto bene. Mettiti in riga con gli ufficiali, dove posso tenerti docchio.
S, signore. Hamedes sorrise, poi ci ripens e si allontan per prendere posizione a rispettosa
distanza dietro il resto degli ufficiali.
Catone lo indic con un cenno della testa. Per essere un sacerdote, ha una buona disposizione
verso la vita militare.
S, in effetti, concord Macrone. E nei giorni a venire ne avremo la conferma.
Arrivarono a passo di corsa gli ultimi legionari per unirsi alle rispettive centurie e una volta in
posizione, Macrone si sollev la furca in spalla e percorse la colonna di uomini. Fece un profondo
respiro e inizi a parlare.
Per la scampagnata di oggi ci faremo otto miglia lungo il corso del Nilo, andata e ritorno.
Ordinaria amministrazione per veri soldati. Sono deliziato di vedere che i miei fratelli ufficiali si sono
uniti a noi oggi.
Tra le file si udirono risa e qualche fischio di disapprovazione prima che uno degli optiones
accanto alla colonna si voltasse per intercettare i responsabili. Non individuandoli, rugg: Tenete
chiusa quella vostra fottuta bocca o vi faccio passare io la voglia io di usarla.
Macrone attese finch non ci fu di nuovo silenzio. Ci si aspetta che gli ufficiali e gli uomini
delle legioni completino tutte le marce di addestramento.  un requisito minimo e vale per tutti,
indipendentemente dal grado. Nessuna scusa per chi non ce la dovesse fare. Fece una pausa mentre
tornava in testa alla colonna, poco oltre Catone e gli altri ufficiali. Colonna! Prepararsi a marciare...
Avanti!.
Macrone si incammin, seguito dagli altri, disposti su quattro file affiancate. Attraversarono il
campo di addestramento e poi si incamminarono per un sentiero che si ricollegava con la strada del
Nilo. Anche a quellora del primo mattino, la strada era invasa da contadini e mercanti che si
dirigevano a Diospolis Magna per vendere le loro mercanzie: si scostarono immediatamente quando i
legionari girarono a destra puntando a nord, lungo la strada che seguiva il corso del Nilo.
Alcune imbarcazioni erano gi uscite in acqua: le pi piccole dei pescatori, che remavano
trasversalmente alla corrente per controllare le reti, e barche pi grandi che trasportavano merci lungo il
grande fiume. Sulla sponda opposta cera una sottile striscia di vegetazione verdeggiante e subito oltre
la mole rocciosa delle montagne inanimate che si innalzava dal deserto.
Unora dopo la partenza, il sole era gi salito oltre la linea dellorizzonte: il suo disco giallo
pallido sembrava appeso nella foschia come un occhio che sorvegliava il nastro dacqua e i campi
coltivati che ne seguivano il corso fin nel cuore del grande deserto dellAfrica settentrionale. Catone
era riuscito a prendere un ritmo regolare; il dolore spuntato allinizio della marcia nella parte bassa
della schiena era ormai sparito, e iniziava a sentirsi fiducioso di riuscire a completare il tragitto. Il
sudore della testa gli impregnava limbottitura di feltro dellelmo; di tanto in tanto qualche goccia
sfuggiva, scivolandogli sulla fronte: Catone la scansava aprendo e chiudendo le palpebre, evitando cos
di dover spostare il giavellotto sulla mano dello scudo per tergersi la fronte.
Si volt e vide che alcuni ufficiali iniziavano gi ad avere difficolt a tenere il passo. Luomo
pi vicino a lui, un centurione della Prima Coorte, avanzava faticosamente sotto lequipaggiamento
sbuffando a piene guance. Uno degli optiones di Macrone lo affianc. Avanti, signore. Metteteci un
po denergia, dannazione! Ho visto uomini pi anziani marciare meglio di cos.
Il centurione serr le labbra e prosegu. Catone distolse lo sguardo, sentendosi leggermente in
colpa per aver deciso di colpire uomini come quel centurione. Ad ogni modo, se luomo avesse
superato la giornata, avrebbe dato prova di valere pi di quanto non sembrasse, anche se, con il girovita
che si ritrovava, pens Catone, sarebbe stato un vero miracolo. Poco oltre, Macrone avanzava a passo
regolare in testa alla colonna lungo il sentiero, senza il minimo cenno di stanchezza.
Il calore del sole nascente inizi ad asciugare la coltre di foschia che ricopriva le sponde del
Nilo e gli uomini in marcia si ritrovarono esposti ai raggi diretti. La temperatura inizi a salire
rapidamente, aggiungendosi al disagio provocato dalla polvere sollevata dal passaggio delle migliaia di
calzari chiodati. Di tanto in tanto la strada attraversava piccoli villaggi e gruppetti di bambini
accorrevano verso la colonna, la seguivano chiedendo soldi con le vocine cinguettanti e si
allontanavano poi velocemente da quei soldati che gli ringhiavano contro imprecazioni o gli lanciavano
calzari. Catone, invece, li ignorava semplicemente, concentrandosi sul mettere un piede di fronte
allaltro seguendo le tracce di Macrone. Pi il sole si faceva alto, pi il caldo diventava intenso e
oppressivo, bruciando il paesaggio. Catone sentiva il sudore impregnargli la tunica sulla schiena,
attaccandola alla pelle. Di tanto in tanto, dalle sue ascelle gocciava un rivolo freddo che scivolava gi
lungo il costato finch non veniva bloccato da una piega della tunica. Aveva la bocca secca e gli era
difficile resistere allimpulso di chiamare Macrone che lo precedeva e suggerirgli di autorizzare gli
uomini a fare una brevissima pausa per bere dellacqua.
Alla seconda ora, Catone ud un gemito seguito da un acciottolio. Si volt e vide che uno degli
ufficiali era crollato a terra. Un compagno delluomo si ferm e tent di aiutarlo a rialzarsi prima che
un optio facesse un balzo e abbattesse violentemente il bastone sullo scudo dellufficiale.
Cosa diavolo state facendo? Non vi fermate! Continuate a camminare!.
Non potete lasciarlo qui, protest il centurione.
Muovetevi!, gli url in faccia loptio, sollevando di nuovo il bastone.
Il centurione si affrett a rimettersi in piedi e and avanti. Loptio, per contro, rimase accanto
allufficiale caduto, facendo cenno ai legionari di aggirarlo. Continuate a marciare! Non fermatevi!
Non c niente da guardare! Non avete mai visto prima un ufficiale cadere con la faccia a terra?
Muovetevi!.
La colonna super luomo prono ondeggiando e prosegu lavanzata senza rompere il passo.
Macrone nel frattempo aveva rallentato e in quel momento si ritrov appena di fronte a Catone. Fuori
il primo. Tra poco toccher agli altri. Chiss quanti ancora ne crolleranno..., mormor compiaciuto.
Catone si inumid le labbra. Se prima non succeder a me.
Non preoccuparti. Come ho gi detto: non te lo permetter.
Grazie, amico.
C poco da essere sarcastici.  stata una tua idea, non te lo ricordi?
La prossima volta che mi faccio venire una bellidea, dimmi di farmi gli affari miei, intesi?.
Macrone sorrise, poi grugn: Chiudi la bocca e risparmia il fiato.
A mattino inoltrato, la colonna attravers un lungo palmeto. Macrone diede lordine di fermarsi
e di deporre lequipaggiamento. Catone si mise sul ciglio del sentiero e lasci cadere la furca sullerba.
Si chin in avanti, appoggiando le mani sulle ginocchia, e tent di riprendere respiro. Sudato e col fiato
corto, ma comunque del tutto in s, Macrone scosse pietosamente la testa. Ti stai proprio
rammollendo. Ecco come le promozioni riducono un uomo.
Balle. Catone afferr la borraccia, la stapp e se la port alle labbra.
Due sole sorsate, gli fece Macrone, puntandogli un dito contro mentre gli passava davanti per
raggiungere i suoi istruttori. Non una goccia di pi.
Catone annu e bevve solo quanto gli era permesso, sciacquandosi la bocca riarsa con la
seconda sorsata prima di deglutirla. Guard indietro lungo la colonna. Decine di uomini erano distesi
supini, senza fiato. Tra gli ufficiali not qualche defezione, proprio tra quelli che lui stesso aveva
sperato non riuscissero a completare la marcia. Gli altri avevano unespressione oppressa e
determinata.
Tornando in testa alla colonna, Macrone si ferm accanto a Catone e prese un sorso dalla sua
borraccia. Finora abbiamo perso quattro ufficiali e diciotto soldati. Nemmeno tanto male, se consideri
il caldo che fa. Ma questi uomini ci sono abituati. Otto miglia percorse, una piccola sosta e poi si
ritorna al campo. Macrone rimase un istante in silenzio, poi sollev una mano per ripararsi gli occhi,
socchiudendoli brevemente prima di mandar gi la sua seconda sorsata e ritappare la borraccia. Il
ritorno sar la vera prova per questi uomini. Il caldo nel pomeriggio sar devastante. Non posso certo
dire che la prospettiva mi entusiasmi. Per te come sta andando?
Sembra che ce la stia facendo. In verit, i piedi gli pulsavano di dolore per la marcia
prolungata sulla superficie dura e, tra il caldo e la fatica, iniziava ad avere qualche capogiro. Si forz,
per, a rimettersi in piedi, guardando poi Macrone dritto negli occhi.
E tu?
Nessun problema, rispose laltro, fissando la faccia scottata dellamico. Se fossi in te, ne
approfitterei per rimanere ancora un po seduto a riposare i piedi.
Quando lo farai anche tu.
Macrone scosse la testa. Come vuoi.
Fece qualche passo lungo la colonna, osservando gli uomini e gli ufficiali della Prima Coorte.
Erano per lo pi nati dallincrocio tra Greci ed Egiziani, e avevano la pelle scura anche se non come
quella dei nativi dellAlto Nilo. In generale, avevano una corporatura un po pi minuta dei legionari
della frontiera settentrionale dellimpero, dove Macrone aveva prestato servizio per la maggior parte
del tempo. Sembravano, per contro, sufficientemente resistenti e fino a quel momento avevano retto la
distanza. Ma del resto era anche scontato che dovessero farcela, riflett Macrone. La Prima Coorte era
considerata la migliore in ogni legione. Con il doppio degli effettivi rispetto a ogni altra, in caso di
battaglia a essa era affidata la difesa del fianco destro. Eppure, sarebbe stato interessante vedere quanti
di quegli uomini sarebbero rimasti in colonna nel viaggio di ritorno al campo. I soldati della Settima e
della Nona Coorte avevano retto bene quanto i loro compagni e solo in pochi avevano gettato la
spugna. Macrone riconobbe che Catone non aveva avuto una cattiva idea a pensare di includere gli
ufficiali. La cosa aveva sicuramente incoraggiato gli uomini, oltre a rivelarsi unottima opportunit per
sbarazzarsi di quelli che non si rivelavano atti a comandare.
Tornando verso il piccolo gruppo di ufficiali che riposava sul ciglio della strada, Macrone vide
Hamedes seduto in disparte. Aveva sempre considerato i sacerdoti una manica di scarti e fu sorpreso di
constatare che Hamedes era riuscito a stare al passo con la colonna.
Come stanno i piedi?.
Il sacerdote si alz e sorrise in maniera contagiosa. Una graditissima escursione, signore.
Anche se mi chiedo dove riescano a trovare la forza per conquistare e difendere un impero uomini che
hanno dovuto portarsi addosso tutto questo peso.
Macrone gli sorrise di rimando e gli diede un colpetto sul petto. Sta proprio l il segreto del
nostro successo, rispose con aria dintesa.  proprio perch abbiamo sempre forza che vinciamo.
Fece poi un passo indietro e osserv il sacerdote. Ti sei comportato bene, ragazzo. Potrei fare di te un
legionario.
Il giovane rimase serio per qualche istante, poi torn a sorridere. Un onore, non lo metto in
dubbio, ma io sono un uomo con ambizioni spirituali piuttosto che marziali. Una volta che la campagna
sar terminata, ho intenzione di tornare al sacerdozio.
Staremo a vedere. Listinto mi dice che stai iniziando a provare gusto per questo tipo di vita.
Altrimenti, per quale motivo rimarresti con noi, eh?. Macrone gli strinse una spalla e poi torn alla
testa della colonna. Raccolse la sua furca e se la rimise in spalla con un grugnito, quindi si volt e
ripercorse indietro la colonna.
Sosta terminata! In piedi!.
Si lev un coro di brontolii e imprecazioni che fecero sorridere Macrone, poi gli uomini si
alzarono e si rimisero in spalla lequipaggiamento, mentre gli optiones percorrevano la fila
rimproverando quelli che stavano rispondendo troppo lentamente allordine. Ogni centuria si mise in
formazione e rimase in attesa, pronta a riprendere la marcia non appena ricevuto lordine. Macrone
aspett che tutti fossero fermi e in silenzio, poi url: Colonna! Avanzare!.
Gli uomini partirono a scossoni, dapprima strascinando faticosamente i piedi, poi riprendendo il
passo. Macrone li condusse poco oltre la cinta di alberi di palma, poi lasci la strada per aggirare un
piccolo tempio e riprendere la via del campo; arriv alla coda della colonna, fino ai carri che
trasportavano i soldati caduti durante la marcia di andata. Pass mezzogiorno e si lev il vento
pomeridiano, portandosi dietro le finissime sabbie del deserto che riempirono bocca e occhi degli
uomini, aggiungendosi al terribile caldo che li stava distruggendo. Come se non bastasse, la calura
creava un luccichio tremolante sulla superficie della strada, come se avessero davanti una lastra
dacqua che continuava ad allontanarsi da loro, tormentandoli con lillusoria promessa di lenirne la sete
crescente.
Altri uomini abbandonarono le file e questa volta solo in pochissimi casi i colpi dei bastoni
degli optiones riuscirono a farli rimettere in riga, relegando quindi gli altri ai carri. Catone aveva
rallentato un po e in quel momento si trovava a marciare tra gli ufficiali, a poca distanza dalle spalle di
Macrone. La maggior parte dei centurioni stava rispondendo bene alla durezza della marcia, alcuni
avanzavano a fatica, mentre gli ufficiali che avevano tentato di evitare laddestramento di l a poco
gettarono la spugna e crollarono al lato della strada, in attesa dei carri.
Catone non aveva mai provato un caldo simile, nemmeno quando aveva attraversato il deserto
siriano con Macrone alla volta di Palmira. La tunica, infilata nellarmatura, iniziava a stargli sempre pi
stretta e gli impediva di respirare bene mentre arrancava sotto il peso dellequipaggiamento e del
grosso scudo appeso alla furca. Gambe e piedi sembravano sempre pi pesanti e ogni passo si stava
trasformando in un atto di forza di volont.
Attraversarono di nuovo i villaggi non distanti da Diospolis Magna e si ritrovarono circondati
da rumorosi gruppetti di bambini. Questa volta i soldati li ignorarono e rimasero in silenzio, per nulla
intenzionati a sprecare un solo respiro per scacciarli.
A met pomeriggio, Catone sollev gli occhi e vide i piloni e le insegne di Karnak che
tremolavano in lontananza. Quella vista lo rincuor; serr i denti e riabbass gli occhi, concentrandosi
su ogni passo, invece di guardare avanti e osservare i templi, comunque ancora distanti.
Aumentate il passo, ragazzi!, fece Macrone con voce allegra. Siamo quasi a casa. Facciamo
vedere alle altri coorti come marciano i veri soldati!.
Le sue parole furono accolte dal silenzio assoluto; Macrone si ferm e si volt a guardare gli
uomini. Che avete? Non siete felici?.
I centurioni che avevano prestato servizio nelle legioni del Nord e Catone gli risposero in coro:
Felici un accidenti!.
Macrone scoppi a ridere e si volt di nuovo per guidarli sul miglio finale che li separava dal
campo degli addestramenti allesterno del complesso templare. Gli optiones ordinarono velocemente
agli uomini di ricomporre le file e tenere il mento alto, quando la colonna lasci la strada entrando sul
terreno aperto per riprendere la posizione dalla quale era partita quella stessa mattina allalba.
Colonna, attenti!. Lordine urlato di Macrone riecheggi contro il muro. Il centurione depose
a terra lequipaggiamento, afferr la borraccia e fece una lunga sorsata prima di ritapparla. Poi percorse
lentamente le file di legionari sudati e affannati, ispezionandoli. In attesa che la colonna fosse lasciata
libera, un altro uomo croll. Macrone lo ignor; punt le mani sui fianchi e si rivolse agli uomini
esausti.
Questo  solo un assaggio di ci che vi aspetta una volta che la campagna sar iniziata. So che
gli Sciacalli sono entusiasti di potersi mettere alla prova in battaglia contro i Nubiani. Avete lo spirito
dei veri soldati, ma dovete averne anche il fisico. Lesercito che si batte meglio e che vince  quello che
marcia meglio.
Le parole di Macrone si dissolsero, portate via da una folata di vento. Rimase a fissare gli
uomini ancora qualche istante, poi url lordine. Colonna! Rompete le righe!.
Non appena lordine venne dato, gli uomini sembrarono crollare, letteralmente schiacciati sotto
il peso dellequipaggiamento, e poi alla spicciolata si incamminarono barcollando sul campo di
addestramento in direzione della porta nord di Karnak. Macrone li osserv qualche istante finch non
scorse Hamedes, cui fece un cenno di saluto.
Bene, ragazzo! A quanto pare, sei in forma come il resto degli uomini.
Hamedes sbuff. Penso proprio che non accetter la vostra offerta di un posto nella legione,
signore.
Ah!, fece Macrone, puntando un pollice verso la porta. Vai dentro e dormici sopra. Domani
mattina ti chiederai di cosa ti stavi lamentando. Allora cercherai di metterti in piedi e ti sentirai uno
storpio.
Grazie, signore, si limit a rispondere Hamedes e sincammin via rigido.
Catone stava bevendo le ultime gocce dacqua dalla borraccia quando Macrone gli si avvicin.
Ce lhai fatta, dopotutto.
Ah, s?. I piedi gli bruciavano talmente tanto che gli era quasi impossibile stare in piedi.
Allora  cos che ci si sente da morti che camminano....
Oh, non farla tanto lunga!. Macrone indic con la testa i carri che stavano attraversando lenti
e pesanti il campo di addestramento. Tu almeno ce lhai fatta. Altri no. Ho chiesto a uno degli
optiones di preparare un elenco dei caduti. Infil una mano nellimbracatura che aveva attorno al collo
e tir fuori una minuscola tavoletta di cera. Eccolo.
Grazie. Catone abbass lo sguardo sulla sua furca a terra. Suppongo non stia bene chiamare
una delle sentinelle per farla riportare al magazzino per me.
Per niente bene.
Maledizione... e allora, fatto trenta, far trentuno. Si abbass e si risollev il fardello sulle
spalle per poi incamminarsi con Macrone verso la porta. Mollo questo, mangio, bevo e mi riposo un
po. Poi mancher solo una cosa da fare stasera prima di poter chiudere la giornata.
Aurelio guard lelenco sotto la luce della lampada a olio e scosse la testa. Sono tutti uomini
validi, li conosco da anni. Non potete farli rimuovere dai loro incarichi.
Signore, non sono stati in grado di terminare la marcia di addestramento, sono fuori forma.
Alcuni di loro sono talmente grassi da non riuscire neppure a entrare nellarmatura. Sono un peso per
gli uomini che devono comandare. Quando voi guiderete lesercito contro il nemico, non riusciranno a
stare dietro ai soldati come oggi non sono riusciti a tenere il passo della colonna. E allora chi
comander i loro uomini? Si troveranno sprovvisti di comandante nel momento in cui ne avranno pi
bisogno. Riprese fiato. Devono essere rimossi dalla linea di battaglia.
Il legato tir un lungo sospiro. Probabilmente  vero che non sono in forma smagliante, ma
hanno altre qualit.
Ah, s? Quali?
Be, lesperienza. Hanno lavorato anni per raggiungere il loro grado, come ho fatto anchio.
Sanno praticamente tutto quello che c da sapere sulla vita militare.
Che esperienza di campagne hanno, signore?.
Aurelio aggrott la fronte e abbass lelenco. Poi sollev gli occhi su Catone. Non me la
lascerai passare, vero?
No, signore. Avete nominato me e il centurione Macrone responsabili delladdestramento
degli uomini ed  mia opinione professionale che questi uomini non siano idonei al servizio attivo.
Naturalmente, sarebbe vergognoso umiliarli con la retrocessione o lallontanamento dalla legione, per
cui perch non ridestinarli al vostro quartier generale o lasciarli qui a occuparsi della guarnigione? In
questo modo non sarebbero dintralcio ai loro uomini e voi potrete sfruttare tutta la loro esperienza.
E chi li sostituir?
Il centurione Macrone ha gi identificato un certo numero di optiones che sono
sufficientemente in gamba per essere promossi al centurionato.
Capisco. Aurelio fiss Catone con espressione gelida. Avevi gi previsto tutto, non  vero?
Faccio il mio dovere e cerco di servire Roma al meglio delle mie capacit, signore.  tutto,
rispose Catone tranquillamente. E in ogni caso, volevate che la legione fosse pronta a partire il pi
presto possibile. Prima verranno sostituiti questi uomini, prima sarete in grado di intraprendere la
guerra contro i Nubiani.
S, suppongo che tu abbia ragione. Aurelio raccolse la tavoletta di cera. Far riassegnare
immediatamente questi uomini. Appena possibile fammi sapere chi avete nominato come sostituti, tu e
Macrone.
Catone annu.
Con questo  tutto?, chiese Aurelio.
Il tono della domanda colse Catone di sorpresa. Era come se le posizioni si fossero invertite e il
legato stesse chiedendo lautorizzazione a terminare lincontro. Per un breve attimo, prov piet per
quelluomo. Le sue responsabilit superavano di gran lunga le sue capacit, e nonostante ci aveva
abbastanza orgoglio e determinazione per insistere a mantenere il comando della legione e delle coorti
ausiliarie che costituivano il suo modesto esercito. E questo avrebbe potuto creare problemi, secondo il
modo di vedere di Catone. Era necessario usare tutte le cautele con Aurelio, se volevano annientare i
Nubiani: un perfetto equilibrio di deferenza e regia.
S, signore. Ci autorizzare ad andare?
Naturalmente. Aurelio fece un gesto con la mano in direzione del fondo della piscina. Potete
andare.
Catone inchin la testa e si volt per congedarsi. Aveva appena superato il colonnato che dava
sul cortile adiacente, quando uno dei tribuni giovani arriv di corsa dallentrata, con il fiato corto. La
legione era la prima nomina di Caio Giunio e il ragazzo era arrivato solo un giorno prima di Catone e
Macrone. Fresco di studi, aveva la carnagione chiara tipica dei Romani. Giunio era un tipo eccitabile e
sempre ansioso di compiacere. Non appena vide Catone, lo raggiunse in un batter docchio.
Che succede, Giunio?, chiese Catone.
Lufficiale tent di riprendere fiato.
Parla, ragazzo!, disse Catone accigliato e impaziente.
Il nemico, signore...  qui.
Catone avvert una fitta gelida di preoccupazione. Che vuoi dire?
Sulla sponda opposta, signore. Giunio deglut e riprese fiato. Hanno attaccato uno dei nostri
avamposti, signore.
Catone lanci unocchiata verso il cortile interno. Vai a riferirlo al legato. Poi convoca
immediatamente gli ufficiali anziani al quartier generale. Tranne te. Sei tu lufficiale in servizio di
guardia adesso?
S, signore.
Allora una volta che hai informato il legato e mandato a chiamare gli ufficiali, fai chiamare
adunata. Ogni legionario e lausiliario devono essere pronti nel minor tempo possibile. Adesso vai.
Mentre ancora risuonavano i passi del tribuno sulle lastre di pietra del cortile, Catone strinse le
mascelle. Come diamine erano riusciti i Nubiani a spostarsi cos in fretta?
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Capitolo ventidue.
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Ottima fortificazione, disse Aiace, battendo con la mano sul parapetto di pietra che
sovrastava il pilone. Ci torner utile.
Karim osserv le mura spesse del tempio e lalta cinta perimetrale di fango. Aveva buon occhio
per le posizioni difensive, allenato negli anni in cui aveva prestato servizio per il suo padrone partico,
molto tempo prima di essere fatto prigioniero e venduto come schiavo, e di incontrare il gladiatore. Il
tempio era sufficientemente compatto per gli uomini di Aiace e la ridotta colonna di guerrieri arabi che
il principe Talmis aveva messo a disposizione del gladiatore. Diversamente da quasi tutti gli altri
templi, era dotato di un solo accesso, protetto da una massiccia guardiola. Sembrava quasi che quel
posto fosse stato costruito a scopo militare, pens Aiace. Un bene, quindi, che ci fosse solo qualche
sacerdote quando la colonna di uomini era arrivata al crepuscolo. I cadaveri degli uomini erano stati
gettati in una delle sale delle offerte.
Devo dire, mio generale, che in effetti la nostra spia Canthus ha scelto proprio bene il posto.
Quei cani dei Romani dovranno sudare parecchio per togliercelo o per buttarci fuori.
Aiace not una sfumatura di diffidenza nella voce del compagno e sorrise. Tranquillo, Karim.
Siamo qui per creare un diversivo per il principe. Non ho alcuna intenzione di resistere ad oltranza.
Quando arriver il momento, fuggiremo. Per adesso gli ordini sono di tenere occupati i Romani quanto
pi a lungo possibile.
Karim riflett tranquillamente per qualche istante, poi chiese: Ti fidi di lui?
Del principe Talmis? Meno di niente, ma adesso ci torna utile aiutarlo.
Come torna utile a lui sacrificare noi, o sbaglio?.
Aiace si volt e sorrise allamico. Riponi cos poca fiducia in me? Pensi forse che io sia cieco
di fronte ai possibili rischi di questalleanza con i Nubiani?.
Karim chin la testa. Perdonami, generale. Non ho dubbi su di te, ma solo sulla parola del
principe.
Dubbi su cosa? Ci ha dato la possibilit di dichiarare guerra a Roma e ci ha promesso qualsiasi
bottino di guerra vorremo prenderci. Del secondo mi interessa poco, anche se sono sicuro che gli
uomini saranno ben felici di prendersi oro e gioielli.  indubbio che Talmis abbia pensato che c
voluto poco per comprarci, ma la possibilit di sferrare un duro colpo contro Roma  tutto quello che
cerco. Prima eravamo solo una ventina di uomini in fuga, adesso il principe mi ha dato questi
cinquecento uomini. Aiace indic il cortile esterno del tempio dove i guerrieri in vesti nere stavano
legando i cammelli. Il bramito nasale degli animali arrivava fin sulla cima del pilone, coprendo quasi le
urla di due uomini che si stavano contendendo i preziosi paramenti di un sacerdote trafugati dal tempio.
Karim li osserv per qualche istante. Speriamo proprio che si mostreranno pi disciplinati
quando arriver il momento di affrontare il nemico.
Lo vedremo stanotte, rispose Aiace. Si volt e fiss lo sguardo in direzione del Nilo. In
lontananza, a oltre due miglia, su unaltura era visibile il profilo di un piccolo forte e di una torre di
segnalazione. Nulla faceva sospettare che la guarnigione avesse avvistato Aiace e la sua colonna
mentre si avvicinavano da ovest, dalla direzione del deserto. Sulla sponda opposta, poco distante da
quel punto, lesercito romano era ancora alloscuro della loro presenza e anche quando fosse stato dato
lallarme, sarebbero passate ore prima che fossero in grado di inviare un numero consistente di uomini
su quella parte del Nilo. Aiace sorrise. Il suo infiltrato nel campo romano aveva gi dimostrato di
essere veramente in gamba. Il gladiatore aveva informazioni dettagliate sulla portata dellesercito
romano e, ancora meglio, anche sugli ufficiali anziani. Era bello sapere che i due ufficiali romani che
lui odiava con tutto il suo cuore erano l a portata di mano. Per s Aiace aveva avanzato una sola
richiesta allalleato nubiano: che se Macrone e Catone fossero stati presi vivi, avrebbero dovuto essere
consegnati a lui. Aveva deciso di farli crocifiggere, proprio come loro avevano crocifisso suo padre. Il
cuore gli scoppiava quasi di gioia di fronte a quella prospettiva. Si abbandon per un istante a quella
sensazione, poi distolse il pensiero dalla testa e ricord a se stesso: i pensieri di vendetta devono
lasciare il passo ad azioni rapide.
Karim, ti lascio trecento uomini. Voglio che terminiate la fortificazione del tempio, e metti
anche alcuni uomini di guardia verso il fiume. Indic un piccolo villaggio a poco pi di una scoccata
di arco dal tempio. Trafuga ogni scorta di cibo e poi distruggilo.
Il Parto annu.
Questi sono gli ordini. Dovrei essere di ritorno con il resto degli uomini dopo la terza o quarta
ora della notte. Assicurati che le sentinelle ne siano informate: non vorrei finire ammazzato da una
freccia scoccata dai miei.
Gi, in effetti sarebbe spiacevole, rispose Karim con umorismo glaciale.
Aiace rise e gli diede un colpetto sul braccio. A pi tardi, amico.
La notte era calata e laria calda era satura del frinire stridulo delle cicale che cantavano e
tacevano a loro capriccio. Il vento della sera smuoveva le fronde degli alberi di palma, provocando un
fruscio costante che copriva perfettamente il rumore di passi di Aiace e dei suoi uomini mentre questi si
avvicinavano prudentemente al forte. Le mura torreggiavano su di loro, stagliandosi nere contro il
vellutato blu indaco della notte stellata. Il gladiatore aveva deciso di aprire lattacco con gli uomini
della sua guardia personale. Si sarebbero introdotti nel forte e avrebbero poi aperto la porta per il resto
dei guerrieri nascosti nei piccoli campi coltivati a grano e nei canali di irrigazione che si diramavano
attorno al monte. I locali che vivevano nelle abitazioni pi vicine al forte erano gi stati ridotti al
silenzio: non cera pi anima viva che potesse dare lallarme.
Preparandosi allazione, Aiace avvert il familiare, rapido flusso di sangue nelle vene. Estrasse
silenziosamente la spada e si volt verso gli uomini per sussurrare loro: Andiamo.
Tenendosi abbassato sulle gambe, inizi a risalire il lieve pendio che conduceva al forte. Nei
pressi della sommit vedeva la grossa protuberanza rocciosa che sosteneva una parte del muro, in quel
punto alto quasi due uomini proprio come la spia gli aveva riferito. Acquattati, si avvicinarono. Poi
Aiace scorse del movimento sul muro: una sentinella completava lentamente il giro di ronda, la
bombatura dellelmo e la lama della lancia rischiarate dalla fioca luce delle stelle. Il gladiatore si
schiacci a terra, facendo segno ai suoi uomini di imitarlo. Rimase con gli occhi puntati in alto in attesa
che la guardia sparisse dietro un angolo e poi riprese ad avanzare. Raggiunto il muro, aspett che tutti
gli uomini fossero con lui e vi strisci contro fino ad arrivare alle rocce. Attento a dove metteva i piedi,
vi sal sopra finch non si trov su un masso piatto proprio sotto il muro. Uno dopo laltro tutti gli
uomini salirono, allargandosi sui lati per fare spazio. Quando furono tutti raggruppati, Aiace fece un
segno al pi alto e possente, un Celta di nome Ortorice che un tempo aveva combattuto nelle arene
dellimpero in Oriente come mirmillone, la categoria gladiatoria pi pesantemente equipaggiata.
Ortorice si mise spalle al muro, con le ginocchia piegate e le mani incrociate insieme a coppa. Aiace
appoggi un piede sulle mani del Celto, allung le braccia sul muro e bisbigli: Pronto.
Con un grugnito sommesso, Ortorice lo iss e quando il piede di Aiace arriv allaltezza della
sua spalla, il Celta strinse i denti per sollevarlo ancora pi in alto. Tenendo tutto il peso del corpo
schiacciato contro la superficie scabra del muro di fango, Aiace cerc a tentoni il parapetto. Trovatolo,
ripieg le dita sul bordo e si lasci sollevare ancora un po da Ortorice, prima di agganciarsi con un
braccio sul muro. Sent che se ne sgretolava qualche pezzo e sper che reggesse quel tanto che gli
bastava per assicurarsi una buona presa. Poi protese in alto una gamba, scavalc il bordo e rotol sulla
passerella.
Assunse immediatamente una posizione accucciata e scrut linterno del forte. La forma era
vagamente squadrata. Di fronte alla porta cera un torretta di guardia. Addossati al muro, piccoli edifici
da alloggio. Come le abitazioni dei contadini, anche questi caseggiati avevano semplici coperture in
fronde di palma che fornivano riparo senza impedire la circolazione dellaria. In una capanna il fuoco
era acceso e da esso si levava nellaria notturna un buon odore di carne arrostita; alcuni soldati
conversavano con lanimo tranquillo di chi non sospetta lontanamente il pericolo. Dagli altri edifici
provenivano alcune voci e nelle vicinanze un sommesso ronfo regolare. La sentinella sul muro aveva
appena superato la guardiola e si stava allontanando da Aiace. Unaltra guardia si trovava sulla torre di
avvistamento e scrutava in direzione del Nilo.
Soddisfatto di non essere stato visto, Aiace si sporse dal muro e fece segno agli uomini che
attendevano in basso. Ortorice sollev il primo e Aiace gli afferr le mani, aiutandolo a issarsi sul
muro.
Vai verso la guardiola e non farti vedere.
Luomo annu e si incammin lungo la passerella tenendosi abbassato. Aiace si volt per aiutare
gli altri uomini a salire e, nel tempo che la sentinella impieg per raggiungere langolo estremo, fare
dietrofront e iniziare a ripercorrere indietro la passerella, dieci di loro erano gi riusciti a scavalcare il
parapetto.
Aspettate, sussurr Aiace. State gi finch non torno.
Guard gi dal parapetto e vide un mucchio di paglia e un mulo legato a un palo. Sulla paglia
dormiva un grasso ausiliario con le mani incrociate sulla tunica rigonfia. Accanto, lombra scura di un
boccale di vino. Risollevando lo sguardo, Aiace vide la sentinella raggiungere langolo. Non cera pi
tempo per cercare un altro nascondiglio; scavalc il bordo della passerella e si lasci cadere sulla
paglia. Si ud un rapido fruscio e il mulo inizi un sommesso raglio.
Hrrrmmm.... Lausiliario si mosse, facendo schioccare le labbra. Chessuccede...?.
Mentre luomo iniziava a sollevarsi su un gomito, Aiace estrasse la spada e gli si scagli contro,
tappandogli la bocca con la mano sinistra. Poi gli conficc la spada nello stomaco con la punta rivolta
in alto sotto le costole. Luomo esplose in un gemito soffocato e inarc la schiena, facendo quasi cadere
lavversario. Strattonando ferocemente la lama da una parte e dallaltra, Aiace diede una testata
allausiliario che perse immediatamente i sensi e ricadde supino sulla paglia. Per maggior sicurezza il
gladiatore diede unultima strappata alla spada verso il cuore e poi la stratton via. Sent i passi della
sentinella che si avvicinava. Velocemente rimise il corpo del soldato in una normale posizione di
riposo, coprendo la macchia di sangue sulla tunica con una manciata di paglia. Poi si nascose accanto al
corpo rimanendo immobile. La sentinella si avvicin e il rumore dei passi si interruppe.
Minimo, che , non dormi pi?.
Con il cuore che gli esplodeva in petto, Aiace prese aria ed emise un brontolio, cercando di
imitare il grugnito gutturale del grasso soldato. La sentinella scoppi a ridere e riprese a camminare;
Aiace continu a fingere di russare finch sent sparire il rumore dei passi. Poi usc dalla paglia, si
riarrampic sul muro e riprese ad aiutare gli altri a salire. Ortorice fu lultimo, issato da Aiace e da altri
due uomini costretti a serrare forte i denti per non grugnire dallo sforzo. In compagnia del Celta e degli
altri, Aiace sincammin poi velocemente in direzione della guardiola. La sentinella, nel frattempo, non
aveva fatto ritorno dallennesimo giro: trovarono il suo corpo riverso su un fianco allinterno della
bassa torretta.
Appena apriamo la porta, infilatevi dentro e fate quanto pi rumore possibile, ordin Aiace.
Capito?.
Gli uomini annuirono nel buio e Aiace part verso le strette scale che portavano allinterno della
fortezza. Uscendo dal casottino, fece un cenno a Ortorice perch lo aiutasse a spingere la sbarra di
blocco nellalloggiamento senza fare rumore. La sentinella nella torretta si raddrizz dal corrimano e
distolse lo sguardo dal Nilo per rivolgerlo allinterno del forte. Sembrava guardasse dritto verso la
guardiola e Aiace cap che stava cercando laltro uomo di guardia. Gli sfugg unimprecazione per non
aver pensato di mettere uno dei suoi al posto della sentinella e continuare la ronda. Troppo tardi ormai
per rimediare, pens amaramente.
Da un momento allaltro ci saranno addosso, disse a bassa voce al Celta. Cerchiamo di
aprire questo bastardo.
Fecero scivolare indietro la sbarra, afferrarono i pesanti anelli di ferro e spinsero la porta verso
linterno. I cardini stridettero rumorosamente e la sentinella nella torretta si sporse per un istante verso
di loro prima di portarsi le mani ai lati della bocca e urlare: Allarmi! Allarmi!. La voce delluomo
riecheggi per tutto il forte. Ci attaccano!.
Aiace sollev la spada, puntandola in direzione dei baraccamenti. Da quella parte! Uccideteli!
Uccideteli tutti!.
Con un urlo assordante, il gladiatore e le sue guardie personali si lanciarono alla carica. Alle
loro spalle, nel buio riecheggi un altro grido e centinaia di ombre uscirono allo scoperto correndo
verso il portone ormai aperto.
Aiace procedeva in testa ai suoi, dritto verso la linea di piccoli edifici sulla destra. In un istante,
i Romani barcollarono fuori nel buio, afferrando la prima arma che si trovarono a portata di mano,
spada o lancia che fosse. Nessuno di loro indossava armatura o elmo, not Aiace, che potesse dar loro
un qualche vantaggio rispetto agli aggressori. Da una porta spunt una figura direttamente davanti al
gladiatore, urtandolo violentemente. Per istinto, nel momento dellimpatto Aiace spinse la spada nel
petto delluomo e il soldato si accasci con un gemito di dolore. Il capo ribelle ci fin contro e
incespic. Riusc, per, a riprendere lequilibrio giusto in tempo per parare una lancia in affondo contro
la gola proprio da parte di un altro ausiliario che si era voltato dopo aver udito lurlo del compagno. Il
soldato ruot limpugnatura della lancia e la caric di nuovo contro Aiace, sfiorandolo e graffiandolo
su un lato della testa. Il dolore rese furioso il gladiatore che, impavido, si scagli allinterno del raggio
dazione della lancia, afferr luomo per la gola con la mano sinistra e gli schiacci la trachea con le
dita. Il soldato lasci andare larma e si aggrapp a quella mano nel tentativo di liberarsi, poi rantol
quando la lama della spada prese a trafiggerlo pi e pi volte allo stomaco. Aiace lo spinse via da s e
si guard attorno, vedendo che i suoi uomini stavano avendo la meglio sui nemici sullaltro versante
del forte. Ai Romani, colti di sorpresa da uomini guerrieri pi sanguinari e meglio addestrati
dellimpero, rimanevano poche speranze. In quel momento, gli Arabi fecero irruzione nel forte e si
gettarono nello scontro impari con un gran rumore.
Ci arrendiamo!, url qualcuno poco distante da Aiace. Ci arrendiamo! Gettate le armi,
uomini!.
Chi era appena uscito dagli alloggi e si trovava ancora fuori dello scontro inizi a gettare a terra
le armi. Si udirono un ultimo clangore di lame e un grugnito, poi la violenza del combattimento si
plac.
Niente piet!, url Aiace. Si slanci in avanti e abbatt un veterano magrissimo. Mentre
lausiliario ferito a morte crollava a terra, il gladiatore si slanci contro il comandante del forte, un
uomo massiccio dai capelli radi. Il centurione si chin per schivare il colpo, sollevando
contemporaneamente la spada di lato per colpire Aiace mentre questi gli sfrecciava accanto. Il colpo
and a vuoto e il ribelle si gir di scatto, piant bene i piedi e affront il Romano.
Muori!, gli url, iniziando a martellarlo con una violenta serie di colpi. Il centurione tent
disperatamente di pararli, poi alz la spada quando Aiace part con un fendente in direzione della sua
testa. Allultimo istante, il gladiatore cambi langolazione del colpo e con la lama affilatissima trafisse
prima il polso e di seguito la spalla dellavversario. La spada di questultimo sbatt rumorosamente a
terra ancora stretta nella mano mozza e il centurione ricadde allindietro con un gemito di dolore. Aiace
rimase in piedi sopra di lui, ghignando trionfante, poi si chin e gli squarci la gola, lasciando luomo
scosso dalle convulsioni mentre il sangue sgorgava dalle arterie recise, inondando il terreno circostante.
Il gladiatore sollev lo sguardo e vide che il forte era ormai suo. Non un solo Romano rimaneva
ancora in piedi; i suoi uomini, per contro, sovrastavano la distesa di corpi, respirando affannosamente
mentre il furore della battaglia iniziava a scemare. Ortorice esplose in una risata nervosa. Ce
labbiamo fatta, ragazzi. Port in alto la spada e lanci lurlo di battaglia dei Galli, suoi avi. I
compagni gli fecero eco, poi uno di loro grid il nome di Aiace e tutti lo seguirono in coro.
Tuttattorno, gli Arabi si chinarono sui cadaveri dei Romani e accorsero allinterno dei baraccamenti in
cerca di bottino.
Aiace fece un cenno di soddisfazione ai suoi uomini. Ottimo lavoro! Adesso completiamo
lopera. Incendiate tutto!.
Mentre la colonna di uomini si allontanava dal forte e tornava al tempio, Aiace si ferm un
istante per contemplare lopera. Dallinterno del perimetro delle mura salivano sfavillanti lingue di
fuoco che rischiaravano la piccola collinetta su cui era stato costruito il forte, diffondendo un bagliore
tremolante sui campi e sulle palme circostanti. Le travi della torretta erano strette da dita infuocate; si
ud una serie di crepitii quando il tetto impagliato prese definitivamente fuoco, trasformandosi in
unesplosione violenta ma fulminea di luce. Qualche istante dopo, uno dei pilastri di sostegno della
torre cedette e la struttura si inclin su un lato, per poi crollare lentamente nel cuore della fortezza
sollevando in aria un nugolo di scintille. Il rumore del crollo arriv alle orecchie di Aiace un attimo
dopo.
Gran bello spettacolo, mormor Ortorice al suo fianco. Riscalda il cuore, veramente.
Aiace non pot fare a meno di reagire a quel commento con un sorriso, dando un colpo sulla
spalla del gigante.
Lo vedranno sicuramente anche dallaltra parte del Nilo, aggiunse poi Ortorice.
Gi, penso proprio che possiamo ben dire di aver annunciato il nostro arrivo. Adesso vediamo
come rispondono i Romani.
...
.
...
Capitolo ventitr.
...
.
...
Alla luce delle torce tenute dalla sua scorta personale, il legato attravers il campo in
compagnia dei suoi ufficiali anziani, diretto verso la rampa di sbarco antistante il complesso templare.
In quel momento gli uomini della Ventiduesima e delle coorti aggiunte iniziavano a uscire dalle tende
completi di armatura e armi in pugno. Chi per primo aveva terminato di vestirsi e assicurare le fibbie si
diresse alla propria postazione e a poco a poco ogni unit si trov in formazione in attesa di ordini.
Mentre risalivano la rampa fiancheggiata dalle Sfingi, Catone vide chiaramente le fiamme che
schizzavano in alto in lontananza, librandosi poco al di sopra del Nilo e riflettendosi sulla sua
scintillante superficie increspata.
Quello  lavamposto?, chiese al tribuno Giunio.
S, signore.
Cosa sai di quel luogo?, gli chiese ancora Catone in tono brusco.
Giunio lo guard sorpreso.
Stammi a sentire, sono qui da appena qualche giorno, spieg Catone, e non ho avuto il
tempo di familiarizzare con la zona.
Chiedo venia, signore. Non ne so molto.  poco pi che un forte, presidiato da una mezza
centuria di ausiliari. Serve principalmente a tenere docchio il traffico commerciale che passa lungo
laltra sponda. O almeno cos era prima che i Nubiani arrivassero qui.
In piedi sulla rampa di sbarco, Macrone guardava il fuoco distante. E come lo sai che  opera
del nemico, eh? Potrebbero essere stati dei briganti del deserto, o magari un demente ha dato fuoco al
granaio. Sono arrivate notizie da parte del comandante di guarnigione?
No, signore.
Hmmm. Macrone si strofin le labbra. Per cui non possiamo averne la certezza. Se ti stai
sbagliando, tribuno, allora hai dato lallarme e chiamato lesercito per niente e questo non ti dar certo
popolarit. Ah, giacch ci siamo, poi: non chiamarmi signore anche se sono il centurione primipilo.
Mi spiace. Giunio fece unespressione imbarazzata e Catone decise di accorrere in suo
soccorso.
Hai fatto la cosa giusta.  possibile che si tratti di un incidente, ma siccome siamo sul piede di
guerra, potrebbe anche essere il risultato di un attacco nemico. Difficile dirlo ora che le nostre squadre
di pattugliamento non arrivano oltre le dieci miglia di distanza.
Aurelio ud il commento e si irrigid, ma non disse nulla e continu a fissare oltre il fiume. Alla
fine si volt verso il suo capo di stato maggiore. Gemino, si sa di altri movimenti nemici?
No, signore, nessuna notizia dalle vedette e le squadre di pattugliamento di oggi non hanno
riportato nulla fuori dellordinario.
Be, comunque adesso qualcosa  successo. Potrebbe trattarsi di un incidente. Se nel giro di
unora non riceviamo notizie dal forte, manda qualcuno oltre il fiume a investigare.
S, signore. Gemino si schiar la voce. E gli uomini, signore?
Cosa?. Aurelio si volt verso di lui.
Posso congedarli, signore?.
Aurelio torn a guardare lincendio e dopo qualche istante rispose: No, non finch non
sappiamo con certezza cosa sta accadendo laggi.
Macrone guard Catone e inarc un sopracciglio. Catone lo ignor, continuando a fissare
lincendio. Stava chiaramente aumentando di intensit e sembrava una seria minaccia per tutto il forte.
Poi si decise e si avvicin ad Aurelio.
Signore, non penso sia necessario attendere notizie. Dovremmo invece inviare
immediatamente qualcuno oltre il fiume per investigare. Se  opera del nemico,  bene saperlo subito.
Se invece si tratta solo di un incidente, dobbiamo capire se la guarnigione ha bisogno di soccorso.
Ti stai forse offrendo volontario per attraversare il fiume in perlustrazione, tribuno?, chiese
circospetto Aurelio. O stai forse indicando un ufficiale pi giovane, e neppure troppo sottilmente?
Andr io, signore, rispose Catone, infuriato per linsinuazione del suo superiore. Meglio che
vada qualcuno con esperienza.
In tal caso, intervenne Macrone, sarebbe meglio che venissi anchio con voi, signore.
Catone si volt a guardarlo. Non  necessario. Sono in grado di cavarmela da solo.
Macrone stava per ribattere, ma poi ricord che i giorni dei consigli paterni erano ormai passati.
Per cui tenne la bocca chiusa, ma fiss Catone con occhi imploranti. Catone scosse la testa.
Non questa volta.
Perch no?, chiese Aurelio. Di sicuro due paia di occhi sono meglio di uno solo, no? Penso
che la legione possa fare a meno di voi per qualche ora. Porta Macrone con te. Fiss Catone e si
sforz di assumere unespressione premurosa. Per mia tranquillit, intendo. Oh, e puoi anche portare
Giunio, giacch  stato bravo a dare lallarme. Se doveste scoprire che si  trattato solo di un incidente
di piccola entit, allora passare la notte a cercare in giro nel buio potrebbe insegnargli a contare fino a
dieci prima di reagire cos precipitosamente in futuro.
 un ordine, signore?, chiese secco Catone.
S, lo . E subito da me a rapporto al vostro rientro. Aurelio sollev un braccio per richiamare
lattenzione degli altri ufficiali. Ho visto abbastanza. Torniamo al quartier generale. Gemino,
comunica a tutte le formazioni che dovranno rimanere pronte fino a ulteriori istruzioni.
S, signore.
Detto questo, il legato si volt e ripart in testa al suo stato maggiore in direzione dellentrata
del complesso templare. Catone scosse la testa.
Mi spiace, signore, disse Giunio. Non era mia intenzione causare inutili problemi.
Veramente gli uomini ce lavranno con me? Mi detesteranno?
Ragazzo, gli rispose Macrone sorridendo. Sei un tribuno, di sicuro in virt di conoscenze di
famiglia, come la maggior parte di quelli del tuo stesso grado. Non hai esperienza militare precedente
e, una volta terminato il tuo servizio attivo nella legione, potrai tornare a occupare qualche bel
posticino di lavoro comodo comodo a Roma. Credimi: i soldati ce lavranno sempre e comunque con
te.
Oh, santi numi. Giunio aveva laria terribilmente mortificata. E io che speravo di
conquistarmi quantomeno il loro rispetto.
Puoi ancora riuscirci, annu Macrone. Quando arriver il momento di affrontare i Nubiani.
Catone indic lincendio. E questo potrebbe accadere molto prima di quanto non pensi.
O magari no. Perch il nemico dovrebbe attaccare proprio l?, si chiese Macrone. Non ha
senso. Se volevano coglierci di sorpresa, perch non colpire direttamente il campo? Perch attaccare un
avamposto e informarci della loro presenza? Te lo dico io,  un falso allarme, e quando metter le mani
su quello scemo che ha causato lincendio, lo far allo spiedo.
Dalla rampa spunt una figura e si diresse a passo veloce verso Catone. Era Hamedes.
Signore, senza volerlo ho sentito la conversazione con il legato, disse il sacerdote in tono di
scusa. Vorrei venire con voi. Se ci sono problemi, combatter al vostro fianco. Se me ne darete la
possibilit....
No, non ho bisogno di te. Ho gi abbastanza uomini. Torna al campo e aspettaci l.
Hamedes sembrava ferito. Signore, ho giurato a Osiride di combattere al tuo fianco finch non
avrai la vittoria.
Sono certo che Osiride capir, rispose Catone con lintenzione di tranquillizzarlo. Adesso
torna al campo,  un ordine.
Hamedes aggrott la fronte e si volt, sparendo nel buio.
Non c che dire, il ragazzo  forte, fece Macrone in tono divertito. Anche dopo un giorno di
marcia.
Non ho nulla da ridire con il suo atteggiamento, almeno finch non diventa irritante. Catone
raggiunse i gradini che portavano alla banchina di legno. Andiamo. Mettiamoci al lavoro.
Be, fece Macrone stringendosi nelle spalle, certa gente non si accontenta mai.
Catone scelse una sezione di legionari dalla Prima Coorte e sal a bordo della prima
imbarcazione disponibile, svegliando lequipaggio che dormiva sul ponte. Il comandante diede ai suoi
due marinai lordine di spingere via il barcone dalla riva e di prendere la corrente. Stava per issare la
vela, ma Catone lo ferm.
No, la vela potrebbe essere vista. Usate i remi.
Ci vorr molto pi tempo, protest il comandante. E poi  troppo faticoso.
Userete i remi, insistette Catone e si diresse a prua per sedersi di fronte allalbero. Macrone e
Giunio lo raggiunsero, mentre i legionari rimasero sul ponte di poppa, tenendosi a distanza dai due
marinai che mettevano in acqua i lunghi remi e iniziavano a vogare facendo avanzare il barcone nelle
acque scure del Nilo. Attraversarono la corrente e poi rallentarono la vogata mentre iniziavano ad
avvicinarsi alla sponda opposta. In lontananza lincendio sembrava attenuarsi, un chiarore spettrale
illuminava le mura del forte, scuro e desolato contro quella luce tremolante.
Catone si volt e a bassa voce disse al comandante alle sue spalle: Porta la barca il pi vicino
possibile. Se dobbiamo andarcene in fretta, non voglio correre pi del necessario.
Il comandante brontol una risposta acida e vir parallelamente alla sponda. Superarono alcune
piccole abitazioni i cui occupanti dormivano placidamente, ignari di tutto. Quando Catone, per quanto
fosse in grado di capire al buio, giudic il barcone alla stessa altezza del forte, ordin al comandante di
accostare, puntando verso una stretta striscia di riva sabbiosa. Essendo stato testimone dellattacco di
un coccodrillo nascosto tra i giunchi, aveva il terrore di ripetere lesperienza. Limbarcazione tocc
dolcemente terra, scuotendo appena i soldati. Catone si alz in piedi, si tolse la cintura con la spada e
poi lelmo e la pettorina a piastre.
Macrone lo guardava. E cosa starebbe pensando di fare, signore?
Non andiamo a combattere, siamo solo in perlustrazione. Catone raccolse la cintura con la
spada e si pass la cinghia a tracolla. Cosa stai aspettando?.
Sospirando, Macrone fece altrettanto, seguito da Giunio appena un istante dopo. Catone si
rivolse a lui. Tu no.
Giunio si blocc. Signore?
Tu rimani qui.
Mi  stato detto di seguirvi, signore.
E io ti sto ordinando di rimanere qui. Sarai responsabile dellimbarcazione. Assicurati che il
comandante non si faccia prendere dalla fifa. Se torniamo di corsa, voglio che gli uomini siano pronti a
difendere la riva finch non raggiungiamo la barca. Tutto chiaro?
S, signore.
Catone scavalc il bordo del barcone e salt con un tonfo nellacqua che gli arrivava al
polpaccio. Raggiunse la riva e la risal fino al limitare dellerba alta che cresceva poco oltre. Quando
Macrone, un istante dopo, lo raggiunse, si incamminarono insieme verso il forte, a poco meno di un
chilometro da l. Raggiunsero un campo di grano e avanzarono solcando le piante, poi si imbatterono in
un ampio canale di irrigazione, ricoperto da un folto canneto su entrambi i lati. Catone si ferm e
rimase in ascolto.
Che ?, bisbigli Macrone.
Io... niente. Andiamo. Catone stava per scendere tra la vegetazione quando ud un rumoroso
sciabordio e il frusciare di qualcosa di grosso tra le canne alla sua sinistra. Macrone estrasse
immediatamente la spada. E rimasero entrambi immobili per qualche istante.
Cos stato?, chiese Macrone.
Pur non avendolo visto, posso supporre che fosse un coccodrillo. Penso che dovremmo trovare
un modo per aggirare il canale.
Coccodrillo?. Macrone rimise lentamente via la spada e mormor: Buona idea.
Seguirono il canale per circa un quarto di miglio senza trovarne la fine, n un punto in cui
poterlo attraversare. Catone era infuriato per tutto quel tempo perso e decise di fare dietrofront.
Sudando copiosamente per laria calda, ripercorsero indietro i loro stessi passi finch non si
imbatterono in uno stretto ponticello poggiato su una rozza struttura di legno a cavalletto.
Dopo di voi, signore, fece Macrone.
Grazie. Catone appoggi un piede per testare la resistenza della stretta tavola constatando che
si piegava leggermente sotto il suo peso. Facendo ogni passo con estrema cautela, attravers e attese
Macrone prima di proseguire verso il forte. Quando si furono avvicinati abbastanza da udire il crepitio
delle fiamme, Catone si ferm.
Non sento voci.
Macrone tese le orecchie. No, niente. A quanto pare mi sbagliavo in merito allincidente.
Se  stato un attacco, perch i nemici non sono ancora qui?
Magari hanno colpito e se ne sono andati alla svelta, sugger Macrone.
Catone annu. Forse. Andiamo a dare unocchiata pi da vicino.
Raggiunsero i piedi della collinetta e iniziarono a risalirla in direzione del muro. Laria era
satura dellodore acre di bruciato e, mentre si avvicinavano alla porta, si aggiunse un nuovo odore,
quello di carne carbonizzata. La guardiola era crollata; i due uomini fecero capolino da dietro un lato
dellarcata distrutta. Catone trasal quando il calore gli arriv in faccia, costringendolo a socchiudere gli
occhi. Linterno del forte era stato interamente distrutto dallincendio e alla luce dei molti piccoli
fuochi ancora accesi vide le sagome annerite e contorte dei cadaveri.
Mi sembra una prova sufficiente, fece Macrone. Sono stati assaliti. E nessuna banda di
predoni avrebbe osato attaccare un forte di questo genere. Piccolo forse, ma pur sempre un rischio.
Sono daccordo. Meglio informare subito il legato.
In quel preciso istante, si ud un lamento in lontananza. Una specie di pianto che cresceva di
intensit. Continu per qualche istante, poi si interruppe.
Veniva dalla barca, disse Catone. Andiamo.
Corsero velocemente gi per la scarpata ed entrarono nel campo che avevano attraversato solo
un momento prima, seguendo le loro stesse tracce sul grano calpestato. Poi nel buio si lev un altro
gemito, alle loro spalle stavolta, a poca distanza oltre il forte.
Maledizione, sibil Macrone. Chiunque sia, non  solo.
Raggiunsero la fine del campo e si infilarono tra lerba alta. Questa volta fu impossibile stabilire
da quale direzione fossero arrivati. Guardando la mole fosca delle colline distanti a sinistra, Catone
valut la direzione da seguire e si rimisero in marcia. Udirono un nuovo grido da davanti, pi vicino, a
cui rispose allistante un altro, poco pi distante alle spalle, e poi un altro ancora, lontano a sinistra.
Inizio a preoccuparmi. Macrone bisbigli appena. Faremmo meglio a muoverci, prima che
ne arrivino altri.
Catone, per, rimaneva fermo. Non possono essere sulle nostre tracce.
Perch no?
Come fanno a sapere che siamo qui?
Magari ci hanno visti vicino al forte. Abbiamo tutto il tempo di pensarci dopo, eh?, gli
rispose Macrone con una gomitata sul braccio.
Catone annu e ripartirono, muovendosi ancor pi velocemente di prima, occhi aperti e orecchie
tese per cogliere qualsiasi eventuale segno di presenza nemica o di chiunque stesse producendo quegli
strani rumori.
Riattraversarono il canale di irrigazione; avevano appena raggiunto i campi in direzione della
striscia erbosa e del fiume subito oltre, quando Catone ud alla loro sinistra un forte grugnito e un
morbido calpestio di passi. E poi una voce: Arri! Arri!.
Cammelli?, butt l Macrone.
Catone aument il passo fin quasi a correre; insieme attraversarono il resto del campo e si
infilarono tra lerba. Subito si abbassarono in posizione di guardia. Macrone estrasse la lama e fece un
balzo, atterrando luomo. Era sul punto di colpire quando una voce familiare disse ansimando:
Signore! Sono io, Giunio!.
Giunio.... Macrone si alz, abbassando appena la spada. Maledizione, stavo quasi per
ucciderti.
Ripresosi dalla sorpresa, Catone si infuri. Cosa stai facendo qui? Ti avevo detto di rimanere
alla barca.
Mi spiace, signore. Poco fa ho sentito una voce che chiamava e ho pensato fosse meglio
investigare.
Tu non devi pensare, devi solo fare come ti viene ordinato.
Il rumore di cammelli si fece pi intenso. Ora si udivano anche le voci dei cammellieri che
parlavano tra loro.
Ci hanno quasi raggiunti, brontol Macrone spintonando Giunio. Muoviti. Alla barca.
I tre ripartirono di corsa attraverso lerba alta in direzione del fiume: Giunio in testa, che
incespicava, seguito da Macrone, con la spada pronta in pugno, e poi da Catone che si guardava in
continuazione alle spalle per verificare se i cammellieri si fossero messi sulle loro tracce. Sbucarono
dallerba e si trovarono davanti la nera e ampia distesa del Nilo. Macrone si guard ai lati e poi fece
segno verso sinistra. Ecco la barca. Andiamo!.
Catone usc dallerba e la vide, a meno di duecento passi di distanza. Quando iniziarono a
correre lungo la sponda, il fruscio dellerba segnal che gli inseguitori li avevano quasi raggiunti. Si
trovavano a met percorso quando Giunio inciamp e si accasci a terra con la faccia avanti lanciando
un urlo.
Macrone si chin, lo afferr per il collo della tunica e rimise in piedi il giovane corpulento.
Facci scoprire, mi raccomando. Idiota!.
Chiedo scusa.
Stringendolo sempre per il collo della tunica, Macrone lo tir avanti, mentre Catone lo spingeva
da dietro. Il grido del tribuno mise in allarme gli inseguitori, che a loro volta iniziarono a sbraitare
quando individuarono le prede che scappavano lungo la riva. Catone butt unocchiata a sinistra e ne
vide parecchi che a dorso di cammello arrivavano attraverso lerba lanciati sulle loro tracce.
In quel momento Catone si rese conto che non aveva pi senso rimanere in silenzio, per cui url
in direzione del barcone: Legionari! A me!.
I soldati raccolsero velocemente gli scudi, saltarono fuoribordo e si lanciarono lungo la sponda
nel momento stesso in cui Giunio e Macrone ne raggiungevano la sommit e si lanciavano a loro volta,
un po correndo e un po scivolando, in direzione dellacqua. Catone si trovava alle loro spalle, poco
lontano, quando allimprovviso un cammello gli si par davanti. Lo aggir, curvandosi poi sotto il
lungo collo sinuoso dellanimale e fugg. Il cammelliere lanci un urlo di allarme e sguain la spada
con uno stridore metallico. La reazione, per, era stata troppo tardiva e Catone stava gi raggiungendo
limbarcazione, circondato e seguito dai legionari che opponevano gli scudi agli altri cammellieri
spuntati sulla sommit della sponda. Uno di essi salt gi dalla sella, atterrando pesantemente e
lanciandosi poi di corsa contro lo scudo di un legionario. Luomo grugn bruscamente quando il
Romano gli conficc la spada nello stomaco ritirandola poi velocemente indietro. Poco oltre Macrone
sollev Giunio sul barcone, poi scavalc egli stesso il bordo e rotol sul ponte. Catone si arrampic
subito dietro urlando ai legionari di seguirlo. Il capitano e il suo equipaggio stavano gi spingendo via
limbarcazione dalla riva con uno dei loro lunghi remi. In quel momento i legionari si voltarono,
corsero in acqua e si arrampicarono anche loro a bordo.
Sul ponte, accanto a Catone, si ud un tonfo; istintivamente Catone si abbass, poi ebbe la
presenza di spirito di urlare un avvertimento. Attenzione!.
Una seconda freccia gli pass sibilando proprio sopra la testa. Limbarcazione si stacc dal letto
melmoso del fiume, infilandosi nel flusso della corrente che la sospinse immediatamente via lungo il
fiume. I marinai posizionarono velocemente i remi sugli scalmi e iniziarono a darci dentro per far
allontanare la barca dalla riva. Unaltra freccia fin in acqua nelle vicinanze, seguita subito da unaltra
che si piant sul ponte. Qualche istante dopo, ci fu un ennesimo colpo sordo e un legionario lanci un
grido accasciandosi sul ponte mentre il suo scudo atterrava malamente, cadendo poi fuoribordo. Catone
vide lasta di una freccia protrudere da sotto il collo delluomo. Il soldato lafferr con entrambe le
mani e la tir, producendo un orribile risucchio. Si dimen qualche istante a terra, scalciando, poi si
immobilizz, disteso in una pozza del suo stesso sangue che lentamente si allargava. Dietro di loro si
udirono i tonfi di altre frecce in acqua, finch il nemico si rese definitivamente conto che ormai il
bersaglio si trovava fuori della sua portata e smise di tirare.
Macrone emise un sospiro di sollievo e poi si volt verso Giunio. La prossima volta che il
tribuno anziano ti d un ordine, tu lo seguirai alla lettera. Mi hai capito bene, coglione?
S-s. Far come mi dite.
Bravo. Poi Macrone si volt verso Catone. Tutto bene?.
S, bene. Catone si volt per guardare la sponda occidentale. Adesso non ci sono pi dubbi.
Sembra proprio che il legato si sia risparmiato una fatica. I Nubiani hanno deciso di portarci la guerra
direttamente a casa.
...
.
...
Capitolo ventiquattro.
...
.
...
La cosa si sta facendo complicata, comment il mattino dopo Macrone mentre osservava con
Catone, in piedi sul ponte di prua della feluca, la riva occidentale del Nilo. Sulla sponda opposta del
fiume il nemico aveva posizionato varie squadre di soldati per tenere docchio i movimenti dei Romani.
Ci vedranno arrivare e saranno pronti a darci del filo da torcere in qualsiasi punto decidessimo di
attraccare.
Catone annu. Il nemico sarebbe stato effettivamente in grado di intercettare ogni loro tentativo
di attraversamento del fiume. Il problema poi era reso ancor pi complicato dalla mancanza di barche
per effettuare il passaggio. Nellesatto momento in cui a Diospolis Magna si era diffusa la voce della
presenza nemica nei pressi della citt, molti degli abitanti si erano dati alla fuga. I pi abbienti avevano
affittato ogni imbarcazione disponibile ed erano partiti in direzione sud portandosi dietro tutto ci che
erano riusciti a caricare. Quando Aurelio si era finalmente attivato per arrestare quella fuga di massa,
era ormai rimasta solo una manciata di barconi e feluche, appena sufficiente a trasportare circa
cinquecento uomini alla volta. Quasi la stessa quantit, se non superiore, li attendeva sulla riva opposta,
secondo un calcolo approssimativo dei due ufficiali a bordo della feluca. Ogni tentativo di sbarco,
quindi, avrebbe avuto luogo contro un nemico numericamente superiore. Questo significava che i primi
uomini a sbarcare avrebbero dovuto resistere finch le barche non avessero trasportato i rinforzi.
Sarebbe stato veramente complicato, riconobbe Catone, sorridendo sarcastico al commento eufemistico
di Macrone.
Complicato o meno, deve essere fatto, rispose Aurelio dal ponte principale dove sedeva su
una sedia imbottita. Alle sue spalle uno degli schiavi del suo quartier generale riparava il legato con un
piccolo parasole. Altri ufficiali, invece, erano sul ponte in pieno sole e sudavano copiosamente per il
gran caldo. Nonostante il forte vento, laria calda non faceva che peggiorare la condizione. Aurelio
riflett qualche istante prima di riprendere a parlare. Prima di far muovere lintero esercito, dobbiamo
eliminare il problema di questa colonna nemica.
Macrone guard la squadra di guerrieri arabi pi vicina: sei uomini a dorso di cammello che
seguivano passo passo la loro imbarcazione tenendosi cautamente a distanza di sicurezza da eventuali
tiri di frecce. Quel prolungato indugio del legato nellaffrontare il nemico lo stava logorando. La sua
pazienza, solitamente limitata nel migliore dei casi, era messa a dura prova dalle esitazioni del
superiore. Signore, non sappiamo quanti ce ne sono laggi: potrebbe anche trattarsi di una colonna
relativamente piccola. Dovremmo concentrarci sul corpo principale dellesercito. A mio avviso 
rischioso continuare a lasciare liniziativa ai Nubiani. Dovremmo farci avanti e affrontare direttamente
il principe Talmis, signore.
Catone lanci unocchiata veloce ad Aurelio, ma il legato sembr non cogliere affatto quella
sfida alla propria autorit. Si chin in avanti e appoggi i gomiti sulle ginocchia, fissando pensieroso il
pavimento del ponte. Non sono certo che sia una scelta cos saggia. Potrebbe essere pericoloso
abbandonare la base a Diospolis Magna mentre il nemico si trova cos vicino. E se dovessero
attraversare il Nilo e attaccare? Potrebbero conquistare la citt, distruggere le nostre scorte e poi
mettersi sulle nostre tracce. In quel caso ci troveremmo intrappolati tra due forze nemiche e se
venissimo sconfitti, i Nubiani avrebbero via libera sul delta. Il governatore Petronio non sarebbe in
grado di fermare la loro avanzata. Aurelio guard Macrone. Se perdiamo il controllo del Nilo, i
rifornimenti di grano verrebbero interrotti. Alessandria rischierebbe la carestia, per non parlare poi
della gente di Roma che dipende dal grano egiziano. No, il rischio  troppo grosso. Dobbiamo
affrontare le forze nemiche una alla volta. Poi fece un cenno verso gli Arabi. A iniziare da quelli.
Macrone era pronto a protestare, ma Catone gli disse sottovoce: Ha ragione. Dobbiamo prima
occuparci del fianco.
Macrone tenne le labbra strette per un istante prima di rispondere. Di questo passo, la
campagna rischia di andare avanti per mesi. E Aiace? Perch dargli il tempo di fuggire di nuovo? 
questo che vuoi?
Certo che no, ma dobbiamo affrontare un pericolo alla volta.
Dopo un istante di silenzio, Macrone sbott: Allora faremmo meglio a muoverci, no?.
Il legato si schiar la voce. Se voi due avete terminato....
Catone e Macrone si girarono verso di lui e Aurelio li squadr in cagnesco per un istante.
Dobbiamo portare un numero sufficiente di uomini sullaltra sponda del Nilo per affrontare il nemico.
Mi sembra chiaro che la miglior cosa da fare sia attraversare pi a sud e poi risalire la riva per
attaccarli. Penso che la Prima Coorte sia sufficiente per questo compito. Fece un cenno a Macrone. 
lunit pi forte della legione e dovrebbe essere in grado di sconfiggere velocemente la colonna
nemica. Una volta che il centurione Macrone avr respinto il nemico, invier la coorte della cavalleria
siriana a coprirci il fianco mentre la colonna principale marcer sul principe Talmis. Fece una pausa.
Ci sono domande?.
Gli ufficiali che lo circondavano rimasero in silenzio. Catone guard lo squadrone di Arabi che
seguiva ancora il movimento della loro imbarcazione, poi si volt verso il legato e tent di rispondere
in maniera quanto pi diplomatica gli riuscisse.
Signore, sebbene condivida il vostro piano, c comunque un aspetto che mi desta qualche
perplessit.
Perplessit?, fece Macrone in tono preoccupato.
Ah, s?, rispose Aurelio con aria sorpresa. E quale sarebbe questo aspetto, tribuno?.
Catone indic lo squadrone. Ci stanno seguendo, tengono docchio ogni movimento. Il nemico
sar pronto a contrastare ogni tentativo di sbarco in qualsiasi punto il centurione Macrone e i suoi
uomini decidessero di attraversare il Nilo.
Quello non  un problema per me, disse Macrone in tono deciso, con lo sguardo fisso sul
legato. Avete la mia parola su quello, signore.
Aurelio abbozz un sorriso tirato e rivolse poi lo sguardo verso Catone. Il tuo amico non
sembra preoccupato dalla prospettiva di un combattimento. La tua perplessit, quindi,  immotivata.
Del resto capisco che un ufficiale della tua et possa essere preoccupato per lattraversamento di un
fiume.
Catone fiss il superiore sforzandosi nel frattempo di cancellare dal viso ogni espressione che
potesse tradire la sua indignazione per le parole del legato. Deglut e rispose in tono neutrale. Posso
assicurarvi, signore, che conosco i rischi legati allattraversamento di un fiume largo come il Nilo per
sbarcare contro un nemico sul piede di guerra. Ho preso parte a unazione del genere durante
linvasione della Britannia. Per un istante, nella testa del giovane si affollarono immagini di quello
sbarco: il fluire languido del Tamigi mentre lui si trovava sullaffollato barcone con gli uomini della
sua centuria, gli occhi fissi sullorda inferocita di guerrieri celtici che attendeva il loro sbarco sulla
sponda opposta. S, conosceva bene i pericoli che la Prima Coorte si sarebbe trovava ad affrontare,
pens Catone. Si schiar la voce e prosegu, rivolgendosi al legato. Non era quello il punto, signore.
Quello che pensavo  che siccome il nemico sar in grado di attaccare la Prima Coorte in qualsiasi
punto essa sceglier di sbarcare, il centurione Macrone potrebbe anche attraversare qui, come altrove.
Quantomeno risparmierebbe tempo.
Capisco. Aurelio si strofin il mento guardando la sponda in mano al nemico oltre la
superficie del fiume. Gli Arabi ricambiarono lo sguardo. Hai ragione, tribuno, ma mi chiedo,
girandosi verso Catone, se avanzeresti la stessa proposta qualora fosse la tua vita a essere messa a
rischio.
Certamente, signore. Sarebbe un onore per me unirmi alla Prima Coorte quando assalir la
sponda opposta.
La bocca di Aurelio si distese ai lati in un sorriso. Allora il tuo desiderio sar esaudito.
Macrone pass in rassegna con lo sguardo gli altri centurioni della Prima Coorte, per lo pi
ottimi uomini, a giudicare dai rapporti e dalla personale idea che se ne era fatto da quando ne aveva
preso il comando. Due di essi erano stati optiones, e solo di recente avevano ottenuto la promozione per
rimpiazzare ufficiali che non erano stati in grado di completare la marcia di addestramento. Seppur
freschi di grado, erano comunque veterani forti e resistenti, pronti a dimostrare di essere membri
meritevoli del centurionato della legione.
So che questo tipo di azione  nuova per voi, inizi. Avete sicuramente prestato servizio
lungo il Nilo da quando siete qui, o sul delta, ma lasciate che vi dica una cosa: unoperazione anfibia 
una brutta bestia, nel migliore dei casi. Non rientra nelle procedure standard di una legione e sia io che
il tribuno abbiamo partecipato a pochissime azioni del genere.
Forse sta esagerando, pens Catone. Macrone lo guard e Catone annu con aria rassicurante a
beneficio degli altri ufficiali prima che il comandante della Prima Coorte riprendesse la parola.
Non andremo in azione come coorte, n come centuria. Ognuno per s finch non metteremo
piede sullaltra sponda. Una volta arrivati a riva,  fondamentale che i vostri uomini si mettano in
formazione il pi velocemente possibile. Assicuratevi che i vostri capi unit labbiano bene a mente.
Dovranno sorvegliare i propri uomini e tenerli compatti. Pi velocemente ogni centuria si raggrupper,
e cos poi la coorte, maggiori saranno le possibilit di resistere finch non arriver lo sbarco
successivo. Macrone si ferm e poi indic una stretta isola, poco pi che una striscia di limo
circondata da canne, a circa duecento passi dalla sponda opposta. Ho deciso di guadare in quel punto,
nei pressi dellisola.
Gli uomini di una delle coorti si trovavano gi sullisola, assieme a dieci baliste.
Prima che le prime tre centurie inizino ad attraversare lultimo tratto del fiume, lo sbarco di
rinforzo avverr l. In quel modo avremo pi uomini su terreno nel minor tempo possibile. Le baliste
potranno coprirci il fianco una volta che avranno tenuto a bada il nemico coprendo il primo
trasferimento.
Un piano ben congegnato, riflett Catone. Macrone aveva cercato il modo migliore per
semplificare il compito agli uomini. Nonostante questo, il primo sbarco avrebbe dovuto affrontare una
prova ben pi dura rispetto agli altri. Una volta saltati a bordo dellimbarcazione che li avrebbe portati
sulla sponda opposta del fiume, i legionari non avrebbero avuto pi possibilit di ritirata. Avevano due
sole scelte: combattere e conquistare la riva o morire nelle acque basse. Gli uomini ne erano
consapevoli. Il dado sarebbe stato tratto nel momento in cui avrebbero messo piede a bordo e iniziato il
guado del Nilo.
Macrone pass in rassegna tutti i suoi ufficiali e fece un profondo sospiro. Penso che non ci sia
nemmeno bisogno di stare qui a raccontarvi che sar uno scontro durissimo. Le perdite probabilmente
saranno pesanti, ma siamo addestrati proprio per questo, e per questo siamo pagati.
Alcuni uomini sorrisero a quellultimo commento e Macrone prese a parlare pi in fretta in
modo da sfruttare al massimo quel momento di rilassamento. Dite ai vostri uomini di darci sotto e di
fare a pezzi quei bastardi. Non devono fermarsi se non quando avranno raggiunto la sommit della riva:
solo in quel momento dovranno cercare le insegne. Sono stato chiaro? E adesso, se avete domande....
Attese qualche istante ma gli ufficiali rimasero in silenzio, al che Macrone annu e concluse: 
tutto, allora. Tornate alle vostre unit e passate le istruzioni ai soldati. Fateli preparare per salire a
bordo non appena il legato dar il segnale. Buona fortuna.
Gli ufficiali mormorarono una risposta e poi uscirono dallombra delle palme per tornare alle
proprie centurie, raggruppate lungo la riva del fiume, approfittando di qualunque cosa potesse far loro
ombra. Macrone li segu con lo sguardo per qualche istante, poi si volt verso Catone.
Che ne pensi?
Sembrano pronti, rispose lamico. In ogni caso, una volta lanciato lattacco, dovranno
scegliere se combattere o morire: una scelta che riesce sempre a motivare gli uomini.
Gi, vero. E di te cosa mi dici? Sei pronto?, fece Macrone.
Pronto come sempre.
Non dovevi proporti volontario.
No, certo, ma poi avrei dovuto lasciare a te tutta la gloria.
Macrone scosse la testa. Da quando in qua fai le cose solo per la gloria? Devi sempre avere
uno straccio di ragione pratica o chiss cosaltro per proporti volontario.
Ah, s?. Catone serr le labbra. Be, allora diciamo che far sicuramente bene agli uomini
vedere uno degli ufficiali anziani combattere fianco a fianco con loro. E poi devo assicurarmi che
nessuno ti faccia del male. Non voglio certo essere quello che deve portare la triste notizia a tua madre:
ci vogliono un coraggio straordinario e temerariet, non fa per me.
Macrone scoppi a ridere e gli diede una pacca sulla spalla. E allora per il tuo bene cercher di
rimanere vivo, eh?.
La flottiglia di piccole imbarcazioni si allontan dalla riva orientale del Nilo quando il sole era
gi sceso dal suo apice. Met degli uomini della Prima Coorte si sparpagli a bordo, seduta o in piedi, e
osserv nervosamente i membri dellequipaggio che issavano la vela. Catone, per contro, osservava i
soldati e ne comprendeva lo stato danimo. Appesantiti dallarmatura, quegli uomini sarebbero colati a
picco sul fondo del fiume se fossero caduti in acqua. Per un istante, il pensiero di poter annegare per un
istante lo terrorizz: vide in maniera assai vivida se stesso che lottava con tutte le forze per liberarsi del
pesante equipaggiamento che lo intralciava, e intanto il fiato si esauriva e i polmoni gli bruciavano, e
poi quellultima boccata che gli avrebbe fatto riempire la gola dacqua, soffocandolo, e poi gli ultimi
convulsi scatti degli arti prima di morire. Scacci quellimmagine e guard Hamedes seduto sulla
panca centrale dei rematori proprio di fronte a lui. Difficile credere che il ragazzo fosse mai stato un
sacerdote, pens Catone. Legiziano indossava unarmatura a scaglie, elmo di bronzo e aveva un grosso
scudo appoggiato alle ginocchia. Hamedes guardava in basso e aveva unespressione decisa in volto.
Sembrava in tutto e per tutto un guerriero nato e Catone si chiese anche se il giovane avrebbe mai
considerato leventualit di arruolarsi, una volta che la campagna fosse terminata. Essendo lEgiziano
sprovvisto di cittadinanza romana, il legato aveva rifiutato di includerlo tra gli effettivi della legione,
inserendolo invece come guida irregolare e dotandolo di equipaggiamento temporaneo.
Hamedes sollev improvvisamente gli occhi e incroci lo sguardo di Catone, sorridendo con
aria titubante.  sempre cos, signore? Questo senso di nausea che ti risale in gola prima di scendere in
battaglia?
Sempre, rispose Catone. Credimi, succede a tutti, tranne che a Macrone. A lui piace,
invece.
Perch  cos che deve essere il lavoro, fece Macrone, scrollando le spalle. E guarda caso
sono bravo e me ne vanto.
Hamedes osserv il centurione per qualche istante, poi prosegu. E non avete mai paura,
signore?
Non ho detto questo. Il trucco sta tutto nel non permettere allimmaginazione di prendere il
sopravvento. Se ci riesci e ti concentri sul tuo lavoro, allora arriverai alla fine senza soccombere alla
paura. Naturalmente questo non ti render invulnerabile: un colpo di spada uccide sia leroe che il
codardo. Macrone ammicc. Per cui dai un bel calcio allimmaginazione e prega pi che puoi ogni
dio che conosci e che ti  debitore di un favore. Questo  il mio consiglio, ragazzo.
Hamedes non sembr granch rassicurato e fulmin Catone con uno sguardo interrogativo;
lufficiale si limit a sorridere e si alz nel momento in cui la barca iniziava ad affiancare lisoletta. I
soldati responsabili delle baliste erano pronti accanto alle armi con il carrello di lancio puntato verso la
sponda opposta. Dietro lartiglieria attendevano gli uomini delle tre coorti pronti a seguire il primo
sbarco di assalto. Mentre le imbarcazioni passavano, il centurione della Quarta Centuria spinse in aria il
pugno e url: Facciamogliela vedere, Sciacalli!.
Gli altri uomini gli fecero eco, incitando i compagni. Alcuni dei soldati sulle altre imbarcazioni
risposero allurlo, ma la maggior parte rimase in cupo silenzio mentre le barche aggiravano lisola e
viravano verso la sponda. La feluca che trasportava Macrone e Catone si trovava in posizione
leggermente arretrata rispetto alle prime due imbarcazioni. Macrone si alz in piedi e si port le mani ai
lati della bocca. Voi laggi! Ricordatevi gli ordini! Attacchiamo nello stesso momento! Rallentate!.
Gli ufficiali responsabili delle due imbarcazioni ordinarono immediatamente ai marinai di
sventare leggermente le vele per permettere alla barca di Macrone di rimettersi al passo con loro. Poi
anche il resto della flottiglia prese posizione ai fianchi mentre la linea di imbarcazioni si dirigeva, lenta
e goffa, verso la sponda. Di fronte a loro Catone vedeva ormai il nemico in attesa. Centinaia di uomini.
Met era smontata da cavallo e si era suddivisa in piccoli gruppi armati di scudi circolari e spade
ricurve che scintillavano al sole pomeridiano. Tra essi vi erano Arabi in sella ai cammelli. Portavano
archi e allavvicinarsi delle imbarcazioni iniziarono a scoccare le prime frecce.
Risuon uno squillo di buccina e solo un istante dopo i bracci delle baliste schizzarono in
avanti, sbattendo rumorosamente contro le imbottiture di arresto e scagliando una raffica di lunghe e
pesanti aste con punta di ferro in un volo ad arco sopra la superficie dellacqua. Macrone si diresse sul
ponte di prua della feluca per osservare il punto di impatto dei dardi e strinse il pugno quando ne vide
uno centrare in pieno uno dei gruppetti nemici, abbattendo tre uomini. Un altro proiettile si schiant
contro il fianco di un cammello che si accasci a terra con un gemito secco di terrore, trascinandosi
dietro anche il cammelliere che fin disteso nellerba alta. Un uomo a cavallo si spost lungo la sponda
facendo segni con la mano e urlando ordini; subito gli Arabi si sparpagliarono velocemente cos da
fornire un pi difficile bersaglio alle armi.
Dannazione!, mormor Macrone. Aguzz la vista e avvert un tremore gelido quando
riconobbe luomo.  lui... Catone! Signore!  lui, Aiace!.
...
.
...
Capitolo venticinque.
...
.
...
Catone si alz in piedi e si spost a prua. Si ripar gli occhi e osserv il cavaliere oltre la distesa
scintillante dellacqua. Il fisico possente era inconfondibile, come anche linnegabile aura di comando
che il gladiatore amava portarsi addosso come una seconda pelle. Hai ragione.
Cosa non darei per essere al comando delle catapulte, adesso, grugn Macrone. Li farei
allenare tutti contro quel bastardo.
Catone annu vagamente senza staccare gli occhi da Aiace. Alcuni degli uomini gi sullisola
nel frattempo avevano compreso benissimo chi fosse quelluomo a cavallo e il primo dei lanci fu
diretto proprio contro di lui con una traiettoria bassa. Il colpo, per, lo manc, come anche il secondo,
mentre il terzo centr uno dei piccoli gruppi di cavalieri alle spalle del gladiatore. Un ennesimo lancio
segu una traiettoria precisa contro di lui, ma Aiace stratton le redini e si spost lungo la sponda, e la
freccia si inabiss nellerba alta poco distante dal punto in cui il gladiatore si era trovato qualche istante
prima.
Macrone nel frattempo osservava i lanci. Quelluomo ha avuto proprio tutto il meglio dalla
vita.
Non direi, rispose Catone. Ha avuto anche lui la sua dose di sofferenza.
Macrone lo guard incupito. Cosa? Lo stai forse compatendo?
Lungi da me. Volevo solo dire che se il suo destino fosse stato differente, Aiace sarebbe stato
sicuramente un uomo che avremmo volentieri chiamato amico, sentendoci orgogliosi di combattere al
suo fianco.
Macrone sbuff. S, e io avrei potuto essere il fottuto imperatore. Esiste un solo corso della
vita, Catone. Siamo quello che siamo e mai quello che avremmo potuto essere. E per quanto riguarda
ci che saremo, be..., prosegu Macrone, sputando nel fiume, quel bastardo morir. Le sue mani
sono macchiate del sangue di migliaia di uomini. Spero solo che sia la mia spada a compiere lopera
quando arriver il momento. Sfido gli di a fermarmi.
Per un uomo incline alla superstizione, quelle parole ebbero un effetto molto forte su Catone,
che guard Macrone con aria sorpresa. Prima che riuscisse a rispondere, per, si ud un secondo squillo
di buccina; lo schiocco dei lanci delle catapulte svan mentre lartiglieria cessava il fuoco e puntava in
direzione dei fianchi. Gli Arabi serrarono immediatamente i ranghi e Aiace e i suoi uomini afferrarono
gli scudi dalla sella e sguainarono le spade.
Vira verso quegli uomini!, url Macrone al timoniere. Laggi!, aggiunse, stendendo il
braccio in direzione della sponda.
Il marinaio lanci unocchiata alle altre imbarcazioni alla sua sinistra e scosse la testa. Non
posso, signore. Gli taglieremmo la strada passandogli a prua e rischieremmo una collisione.
Fallo, ho detto!.
No!, intervenne Catone. Macrone, dobbiamo mantenere la rotta. Se investiamo unaltra
imbarcazione, rischiamo di perdere uomini.
Macrone annu a denti stretti, ribollendo di rabbia.
Le imbarcazioni avanzarono verso la sponda, increspando la superficie calma del Nilo. Nel
frattempo gli Arabi si accalcavano sulla riva, preparandosi a respingere lo sbarco. Erano centinaia,
scesi di sella, armati di sciabole e scudi. Alcuni indossavano elmi conici e armature a scaglie. Alle loro
spalle, altri erano rimasti in groppa ai cammelli, tendendo gli archi o preparandosi a lanciare i
giavellotti.
Attenti alle frecce!, url Macrone alle altre imbarcazioni.
I legionari sollevarono gli scudi in direzione della riva e vi si accucciarono dietro. Catone e
Macrone scesero dal punto rialzato del ponte di prua, presero gli scudi e si accucciarono anchessi,
sbirciando al di sopra del bordo mentre le imbarcazioni si avvicinavano sempre pi alla riva.
Arrivano!, url una voce quando la prima raffica di frecce fendette laria: salirono
rapidamente in alto, apparentemente rallentando allapice della traiettoria ad arco, e poi ridiscesero
velocemente verso la linea delle barche in avvicinamento. I nemici avevano atteso che le imbarcazioni
si trovassero perfettamente allinterno della gittata degli archi, per cui nessuna freccia fin a vuoto.
Preceduta da un breve ronzio, una di esse si piant sul ponte di prua con un fracasso di schegge, altre
rimbalzarono rumorosamente sulla superficie bombata degli scudi, altre ancora mancarono il colpo e
finirono in acqua. Catone si volt a guardare gli uomini nella barca. Nessun ferito tra i soldati. I due
membri dellequipaggio, per contro, avevano laria terrorizzata. Come dargli torto, pens: indossavano
solo semplici tuniche e del tessuto avvolto attorno alla testa, e nessuna protezione contro le frecce.
Quando gli arcieri pi esperti, anticipando i compagni, incoccarono, mirarono e tirarono, la
seconda raffica di frecce sorvol il Nilo disegnando unorbita pi sparsa. Poi i lanci si trasformarono in
una pioggia ininterrotta di dardi e laria attorno a Catone si satur del rumore delle letali teste
metalliche che scheggiavano legno e infilzavano scudi. Alcune ne penetrarono inevitabilmente lo
spessore, altre, deviate, trafissero gli uomini. Il portinsegne della coorte, accucciato al centro
dellimbarcazione dietro Catone e Macrone, lanci un grido acuto quando una freccia lo centr al
bicipite facendogli perdere la presa sullinsegna. Questa inizi a rotolare verso il fianco della feluca e
uno dei legionari, preoccupato del disonore che avrebbe coperto la coorte se linsegna fosse andata
perduta, moll lo scudo e ne afferr lasta appena in tempo per evitare che cadesse fuoribordo.
Bravo, ragazzo!, gli disse Macrone. Prendi il posto del signifero.
S, signore. Il legionario sollev linsegna e pass lo scudo al signifero ferito prima di tornare
a concentrarsi sul nemico.
Attenzione!. Luomo accanto a Catone indic la riva. Giavellotti!.
Catone guard nella direzione indicata e vide che alcuni dei cammellieri erano smontati di sella
e si stavano preparando a lanciare le armi. Il primo di loro prese la rincorsa e lanci. Il giavellotto
sinvol in alto nel cielo a una velocit pi moderata rispetto alle frecce che lavevano preceduto e,
mentre ridiscendeva verso la barca alla destra di Catone, altri ne seguirono. Si schiant contro uno
scudo, perforandone le strisce di legno a lamina incrociata e trafiggendo lavambraccio del soldato che
vi si nascondeva dietro.
Luomo lanci un grido poi, tenendo lo scudo per il bordo, lo stratton ed estrasse la punta del
giavellotto dal braccio con un grugnito di dolore e rabbia. In quel memento un tonfo assordante attir
lattenzione di Catone che, voltandosi, vide lasta di un altro giavellotto vibrare conficcata nel ponte di
prua.
Vicino, mormor Macrone.
Dalla parte posteriore della feluca giunse un lamento; Catone si volt, guardando al di sopra
della spalla, e vide che il timoniere era stato colpito allo stomaco da una freccia. Luomo guard in
basso terrorizzato finch sul tessuto sudicio attorno allasta non gli si apr una macchia di sangue.
Lasci andare il timone e afferr la freccia, la stratton e url di dolore perdendo i sensi. In balia del
vento, la barca sband immediatamente, virando verso il vascello di sinistra.
Maledizione..., sbott Catone, rendendosi conto del pericolo. Si volt subito verso Macrone.
Reggimi lo scudo!.
Lamico ne afferr limpugnatura con la mano libera e Catone si lanci verso la poppa,
facendosi largo tra i legionari accalcati sul ponte, cercando di ignorare il persistente tiro di sbarramento
di frecce e giavellotti. Sopra di lui, il bordo poppiero della vela triangolare inizi a fluttuare. Laltro
marinaio sedeva sul ponte, pigiato contro un legionario, il viso contratto in una maschera di terrore, e
stringeva la scotta come se fosse una fune di salvataggio. Catone lo ignor e and oltre. Raggiunse il
timone e lo ruot con tutta la forza che aveva finch la barca non inizi a virare allontanandosi da
quella accanto. Per un istante Catone pens che la collisione potesse essere evitata, ma la feluca stava
virando troppo lentamente. Sul ponte delle altre imbarcazioni, ogni faccia era voltata verso quel
pericolo incombente. Poi il traverso della feluca speron il fianco dellaltra imbarcazione. Le vele si
scossero furiosamente e la violenza dellimpatto fece sbalzare gli uomini gli uni contro gli altri.
Sullaltra imbarcazione, in attesa del momento di sbarcare e guidare i propri uomini in combattimento,
un optio che si era abbassato in posizione di guardia perse lequilibrio a causa dellurto, cadde di lato e
fin in acqua, senza pi riemergere. Di l a poco, in un coro di imprecazioni caddero altri uomini
formando una distesa confusa di braccia e gambe.
La feluca rimbalz e una folata fresca gonfi la vela, spingendo limbarcazione verso terra
mentre Catone centrava il timone. Non cera modo di aiutare gli uomini dellaltra barca, inutile anche
solo starci a pensare. Arrivati a poco pi di trenta piedi dalla sponda, il marinaio lasci andare la scotta
e la vela triangolare si gonfi prima di iniziare a vibrare per la brezza leggera. Lo slancio spinse ancora
avanti la feluca che aveva perso solo poca velocit, e con un brusco scossone la barca si ferm sul letto
di limo in un punto della riva coperto da canne. Gran parte dei legionari si era preparata allimpatto, ma
nonostante questo alcuni di loro crollarono addosso ai compagni provocando un boato di grugniti e
imprecazioni finch Macrone non alz la voce.
Chiudete la bocca! Prendete scudo e spada e seguitemi!.
Avanz verso prua, tenendosi abbassato dietro lo scudo, poi prese la rincorsa e balz in
direzione della riva. Atterr con uno spruzzo dacqua e un fruscio di canne calpestate. Con il ritorno
dellonda, lacqua gli risal fino alle cosce e Macrone si sent i calzari risucchiati nel limo del letto del
fiume. Stringendo i denti, fece sforzo sulle gambe e avanz nellacqua agitata, scostando le canne con
lo scudo. Ud lo sciabordio di altri uomini che cadevano in acqua alle sue spalle e con una rapida
occhiata ai lati si rese conto che anche le altre imbarcazioni stavano entrando nel canneto per trasferire
il proprio carico di legionari. Tra le canne laria era soffocante; Macrone aveva nelle orecchie solo lo
sciabordio dellacqua e i grugniti di sforzo degli uomini che tentavano di trovare terreno solido sotto i
piedi. Oltre il bordo superiore dello scudo vide avvicinarsi il primo gruppo di Arabi che lanciando urla
di battaglia si avventarono gi per il breve pendio erboso che li separava dai Romani.
Macrone finalmente usc dal limo e riprese un passo sciolto. Su entrambi i lati altri uomini
stavano uscendo dal folto delle canne; un istante dopo Catone gli arriv di fianco con il fiato corto e gli
occhi aperti e vigili che spuntavano da sotto il bordo dellelmo. Punt bene i piedi a terra e sollev la
punta della spada contro il nemico in avvicinamento. I Romani si disposero in una frastagliata linea di
combattimento lungo la riva; qualche istante pi tardi i neri Arabi si scagliarono contro i legionari e
nellaria risuon un frastuono di scudi che cozzavano e il clangore metallico di lama contro lama.
Riparato dallo scudo sollevato, Macrone incass i primi colpi senza rispondere, preparando la
spada, cercando unadeguata presa sullimpugnatura e ritirandola indietro, pronto a colpire. Sul lato
opposto dello scudo ud il grugnito di un nemico e sent anche lodore aspro del cammello che aveva
impregnato le vesti delluomo. Attese lattacco successivo, un colpo netto di taglio contro il bordo dello
scudo, e poi part di slancio in avanti, senza fermarsi, speronando lArabo che esplose in un rantolo
quando limpatto gli svuot i polmoni di aria. Macrone colse al volo loccasione, ruotando lo scudo
verso lesterno e caricando con la spada. LArabo non indossava armatura e la punta dellarma gli
attravers la tunica senza alcuna difficolt, bloccandosi solamente contro le costole. Quando Macrone
fece per tirar via la lama, lArabo si volt di lato, agganciandosi con la veste alla spada e quasi
strappandogliela via di mano.
Fermo l!, gli ringhi contro Macrone, stringendo limpugnatura. Maledetti stracci che
portate addosso!.
Con un rumore di strappo, la lama venne via e lArabo barcoll indietro, senza fiato e
sanguinante. Fiss torvo Macrone, sollev lo scudo e la spada e tent disperatamente di riprendere
respiro. Poi torn di nuovo allattacco; Macrone devi il colpo con lo scudo, gli abbatt la spada sul
polso e poi glielaffond in gola. Il nemico si accasci sulle ginocchia, mollando la presa sulla spada
quando si port le mani al collo nel vano tentativo di arginare la fuoriuscita del sangue dalla ferita
mortale. Macrone fece un passo indietro per fare velocemente il punto della situazione.
Alla sua sinistra Catone era impegnato in un duello contro un Arabo enorme protetto da una
luccicante corazza a scaglie. Una pesante lama ricurva, pi ampia in punta, si abbatt sullo scudo di
Catone rimbalzando e respingendolo indietro; in quel momento un legionario colp lArabo a una
gamba, squarciandogli muscoli e tendini. La gamba cedette immediatamente e luomo ricadde
allindietro; Catone gli si fece incontro e lo colp violentemente sullelmo, tramortendolo.
Lungo la sponda del Nilo, Macrone vide i suoi che guadagnavano terreno attraverso il canneto.
Poco distante, a circa cinquanta passi alla sua sinistra, Aiace, in sella, incitava i propri uomini agitando
la spada in aria. Macrone si volt verso un gruppo di soldati scesi dalla sua stessa barca. Con me!
Mettetevi in formazione con me!.
I legionari si disposero velocemente a cuneo alle spalle del centurione; Catone li vide e si un a
loro.
Avanti!, url Macrone, muovendosi in diagonale sulla riva verso Aiace. Davanti avevano
solo un pugno di nemici: alcuni si allontanarono dalla compatta formazione romana per cercare
avversari pi facili che ancora arrancavano in acqua. I pi coraggiosi, invece, si slanciarono contro la
piccola squadra di Macrone, pagando a caro prezzo quellavventata e solitaria ricerca di gloria. Mentre
la formazione a cuneo si avvicinava alla sommit della sponda, il gladiatore si volt e scorse il
pericolo.
Url un ordine al pi vicino gruppo di cammellieri muniti di arco, che attendeva armi in pugno
senza lanciare per tema di colpire i compagni. Aiace spinse la spada in direzione di Macrone e degli
altri Romani e url in greco: Abbatteteli! Uccideteli!.
Il tono era chiaro e le parole non avevano bisogno di traduzione. Gli arcieri sollevarono gli
archi, mirarono in basso sulla riva e scoccarono i dardi a bruciapelo. Catone trasal quando una testa
acuminata di freccia gli si conficc nello scudo, vicinissima al viso. Alla sua destra un uomo url, ferito
alla gamba da unaltra freccia che gli frantum losso e gli squarci il muscolo appena al di sotto del
ginocchio. Il soldato barcoll, si ferm e si accasci, non pi in grado di proseguire lavanzata n di
ripararsi dietro lo scudo e occuparsi della ferita.
Tirala via!, gli url Catone. Tirala via e continua oppure rimani qui e muori.
La piccola formazione serr i ranghi e continu ad avanzare contro la tempesta di frecce,
lasciandosi alle spalle il compagno. Mentre avanzava spalla a spalla con Macrone, Catone era assordato
dal cacofonico fracasso di tonfi e scricchiolii del legno, e si curvava dietro lo scudo per tentare di
proteggersi alla meglio le gambe. Essendo alto, per, elmo e cresta sporgevano leggermente oltre il
bordo superiore; una freccia trapass la cresta, spostandogli lelmo, e unaltra rimbalz sulla calotta,
facendogli scattare leggermente la testa di lato e lasciandolo stordito per un breve istante. Scosse la
testa e vacill in avanti, temendo di incespicare e cadere, e ritrovarsi poi alla merc degli arcieri nemici.
Lo stordimento, per, svan, e serrando la mascella Catone si inoltr dietro Macrone su per la riva.
I nemici scoccarono le ultime frecce prima di incastrare larco sul pomello della sella e
impugnare la spada. Con uno strattone alle redini, spronarono i cammelli contro i Romani. Gli animali
emisero dei grugniti gutturali e si lanciarono alla carica con il loro tipico passo allungato.
Fate muro!, url Macrone, piantando bene i piedi e spingendo in avanti lo scudo per incassare
limpatto della carica. Catone e gli altri fecero altrettanto e si abbassarono, spade pronte, sudati sotto il
peso dellarmatura e per la fatica dello sbarco e della risalita della sponda. Il collo del primo cammello
spunt oltre il bordo superiore dello scudo di Macrone solo un istante prima che lanimale lo investisse
con il suo possente petto. Sporgendosi in avanti, il cammelliere abbatt la sciabola sullo scudo,
spaccandone il bordo e fermandosi ad appena qualche pollice dalla testa di Macrone. LArabo in quel
momento si ritrov al massimo dellestensione: Macrone si sollev e squarci di netto il collo del
cammello. Lanimale spalanc la bocca e protese fuori la lingua con un profondo gemito di dolore, poi
sband di lato, allontanandosi dal piccolo gruppo di Romani e tagliando la strada agli altri cammellieri.
Vacill e cadde in ginocchio. Un altro cammello inciamp contro il suo fianco, quasi sbalzando via di
sella il proprio cammelliere. Gli altri animali si fermarono bruscamente o tentarono di deviare. I
cammellieri nel frattempo continuavano a lanciare urla selvagge, tentando in ogni modo di riprendere il
controllo delle bestie, le cui zampe affusolate erano ormai avvolte da un vortice di polvere.
Macrone prese immediatamente atto della situazione e grid: Sciacalli! Allattacco!.
Aggir il cammello ferito mentre il suo cammelliere tentava di riprendere lequilibrio, e si
lanci nella mischia di uomini e bestie. Sempre tenendo lo scudo sollevato, colp la pelle scura di una
gamba scoperta che gli si par davanti. Poi, mentre il cammelliere urlava e strattonava via il suo
animale, Macrone si volt e vide la sagoma di un altro uomo stagliarsi netta sopra di s contro il disco
luminoso del sole. Pur socchiudendo gli occhi, il centurione non riusc a vedere la lama che, per,
sapeva in procinto di abbattersi su di lui e pot solo sollevare il braccio con la spada per tentare di
parare il colpo. Ud un assordante clangore metallico e poi lungo tutto il braccio gli vibr la scossa
dellimpatto, scuotendogli i polsi e la potente muscolatura attorno al gomito e alle articolazioni della
spalla. La spada dellArabo gli colp la cresta trasversale dellelmo, affettando il supporto di bronzo e
abbattendosi a fine corsa sulla guarnizione metallica di rinforzo che si stendeva da un lato allaltro della
calotta. Se Macrone non fosse riuscito a bloccarlo, il colpo lavrebbe ucciso di sicuro; ne rimase solo
stordito, la vista accecata da miriadi di scintille luminose. Barcoll, sempre tenendo alto lo scudo, il
braccio con la spada abbassato mollemente sul fianco. Gli risal in gola unondata di nausea e temette
di perdere i sensi.
Resisti, maledizione!, grugn contro se stesso.
Scosse la testa e lannebbiamento inizi a svanire. Un colpo gli scivol sullo scudo e poi ud un
rantolo. Accanto a s, tra lui e il cammello, vide Catone che aveva trafitto il ventre del cammelliere.
LArabo fece voltare il cammello e si premette una mano sulla ferita mentre si tirava fuori
dallammasso di uomini impegnati nel combattimento. A terra cera un solo legionario, il braccio
destro squarciato da un lungo taglio che gli aveva trapassato carne e muscolo fino allosso, ormai
scoperto. I nemici invece  due dei quali morti, ancora riversi a terra nella polvere, e altri feriti 
iniziarono a prendere le distanze dalle armature della fanteria. Due soldati romani si lanciarono
allinseguimento ma furono richiamati indietro da Macrone che poi si concentr nuovamente su Aiace.
Questultimo stava tentando di radunare gli arcieri a cammello, ma era chiaro che il
combattimento sulla riva stava volgendo a loro svantaggio. I legionari continuavano ad avanzare e a
disperdersi nei campi di grano oltre la sponda. Aiace allora scaten tutta la sua ira contro i propri
uomini urlandogli di fermarsi e combattere. Sebbene non parlassero la stessa lingua, il senso delle sue
parole non poteva assolutamente essere frainteso; gli uomini, per, evitarono di guardarlo e
continuarono la fuga tra i campi.
Attacchiamolo, fece Catone ormai senza pi fiato. Adesso che ce labbiamo a portata di
mano.
Macrone si volt verso gli altri uomini. Avanti!.
I due ufficiali si lanciarono in testa al gruppo di soldati contro il gladiatore e i pochi uomini a
cavallo che ancora gli rimanevano accanto. Aiace, occupato a osservare amareggiato i suoi alleati in
fuga, fu messo in guardia contro il pericolo incombente da uno dei suoi che gli url qualcosa, indicando
i Romani che gli stavano velocemente arrivando addosso. Il gladiatore si volt sulla sella e fiss la
scena per qualche istante, prima che lespressione del viso gli si trasformasse in quella di un uomo
straziato dalla delusione. Allung una mano verso la spada e poi la tenne sospesa qualche istante
sullimpugnatura, quindi afferr le redini e spron il cavallo lontano dalla riva.
Rendendosi conto che Aiace gli sarebbe sfuggito, Catone si sent schiacciare il cuore da un
macigno e url ai cavalieri nemici: Fermatevi e combattete, codardi! Combattete!.
Il cavallo di Aiace mordeva il freno nervoso mentre il suo cavaliere incrociava lo sguardo di
Catone. Poi il gladiatore gli diede un colpo di tallone al fianco e part al galoppo tra i campi seguito dai
suoi uomini, mescolandosi agli alleati arabi in fuga. Per quanto Catone avesse tentato di correre loro
dietro pi velocemente possibile, chinandosi sul grano calpestato, i nemici riuscirono comunque a
sfuggirgli e lui fu costretto a fermarsi, con il respiro affannoso, e li guard dirigersi verso le bianche
mura del tempio distante.
Bastardo, fece Macrone quando gli si ferm accanto a corto di fiato. Il bastardo non ha
avuto le palle di fermarsi... e affrontarci.
Catone si inumid le labbra riarse e tent di riprendere respiro. Larmatura ormai gli serrava il
corpo come una morsa, schiacciandolo con il suo peso, il calore pungente come quello di una fornace
spalancata. Fece un profondo respiro e deglut. Poi chiuse gli occhi e a denti stretti disse: Ci sta
affaticando... ci vuole fiaccare per ridurre la nostra resistenza.
Riapr lentamente gli occhi. Si raddrizz, guard lungo la riva e vide i legionari che si
radunavano faticosamente attorno alle insegne. Poi sbuff impaziente. Forse dovremmo inviare un
messaggio al legato, per dirgli che abbiamo messo in sicurezza la riva.
Ci penso io, rispose Macrone.
E fai anche sbarcare quanto prima tutti gli altri uomini e lartiglieria. Poi, indicando il tempio,
prosegu in tono duro: Se pensano di essere al sicuro l dentro, avranno una sorpresa. Li prenderemo,
ormai sono in trappola e questa volta non avranno vie di fuga.
...
.
...
Capitolo ventisei.
...
.
...
Lennesimo dardo della balista colp il muro di cinta di fango con un tonfo secco, facendo
levare in aria una piccola nuvola di polvere. Aiace sbirci gi dalla sommit del pilone: la fioca luce gli
permise di vedere che allinterno si era aperta una lunga crepa e che il muro si stava sbriciolando. Il
sole era gi sceso allorizzonte, lasciandosi dietro un cielo purpureo, punteggiato dallo scintillio
argenteo delle prime stelle della sera. Attorno alla muraglia perimetrale i Romani avevano gi iniziato
ad accendere dei fuochi per avere pi luce e individuare eventuali tentativi di fuga da parte dei nemici
assediati. Nel frattempo dallisola erano sbarcate altre tre coorti di legionari, la cavalleria e la batteria di
armi da lancio.
Aiace era rimasto sbalordito dalla rapidit con cui i Romani erano riusciti a circondare il
complesso templare; la prima balista aveva lanciato il suo primo colpo nel momento esatto in cui era
stata posizionata di fronte al muro di cinta. Mano a mano, poi, che il resto dellartiglieria arrivava a
bordo di piccoli carri, il martellamento dei lanci si era intensificato fino alle prime ore della sera.
Due altri dardi colpirono il muro.
Riusciranno ad aprire una breccia prima del calare della notte, mormor Karim. A quel
punto troveranno solo le barricate che abbiamo ammassato davanti agli accessi al tempio.
Non proprio la fortezza che avevo immaginato io, comment Aiace.
Le alte e pesanti ante di legno della porta principale tra la prima coppia di piloni erano state
rinforzate con dei tronchi di palma tagliati da un boschetto a poca distanza da l. Anche gli stretti
accessi laterali erano stati ostruiti con palizzate di fortuna e presidiati da gruppi di guerrieri arabi armati
di spade e lance, accaniti e decisi a tenere lontani i Romani il pi a lungo possibile. Dopo tutto, riflett
Aiace, era esattamente quello lo scopo della loro incursione sulla sponda occidentale del Nilo: frenare
lavanzata dellesercito nemico e fornire al principe Talmis loccasione per devastare la provincia
romana lungo il corso dellAlto Nilo. Gli accordi prevedevano che Aiace e i suoi uomini
immobilizzassero per qualche giorno i Romani, ma la reazione del nemico era stata molto pi rapida e
risoluta di quanto Aiace stesso avesse potuto immaginare. Per come stavano le cose in quel momento,
la sua posizione sembrava decisamente a rischio.
Ci fu un ulteriore impatto contro il muro, sempre nei pressi della breccia: questa volta lasta del
dardo lo penetr, schiantandosi contro la solida pietra del tempio.
Forse dovremmo tentare di fuggire prima che sia troppo tardi, generale, sugger cautamente
Karim.
Aiace sorrise. Pensi che rimanere qui e resistere non sia stata una buona idea, amico?
Non sono io a doverlo dire. Tu comandi, io eseguo.
Giusto. Ho le mie buone ragioni per rimanere qui. Aiace indic un gruppo di ufficiali romani
su una collinetta. L ci sono i due uomini che voglio uccidere pi di qualsiasi altra cosa al mondo.
Sicuro che fossero proprio loro?
Li ho visti con i miei stessi occhi e li ho sentiti chiamare il mio nome. Aiace digrign i denti.
Li avrei caricati allistante se solo avessi avuto la certezza di poterli affrontare individualmente.
Fiss le sagome distanti degli ufficiali nemici, le creste degli elmi e lo scintillio delle pettorine
illuminate dalle fiamme di un fal che consumava voracemente il fogliame di palma usato come legna
minuta.
Stai pur certo che quando i Romani attaccheranno, saranno quei due a guidarli. E io sar l ad
aspettarli. Poi si volt verso Karim. Magari  un bene che ci troviamo intrappolati qui nel tempio.
Per il momento non abbiamo modo di fuggire. Resisteremo per quanto sar possibile e alla fine arriver
loccasione di affrontare i miei nemici. Moriranno sotto la mia spada. Tutti e due.
E noi moriremo con loro, aggiunse tranquillamente Karim. Voi, io, quelli che vi seguono dal
primo giorno della rivolta e anche i nostri alleati arabi.  forse questo il miglior modo per sfidare
Roma, generale?.
Aiace si pass rapidamente una mano tra la capigliatura riccioluta, che gli era cresciuta pi di
quanto gli piacesse. Preferiva tenere i capelli cortissimi, quel che bastava per assorbire il sudore dello
scalpo cos che in combattimento non gli scorresse gi a rivoli sulla fronte. Sospir. Sto iniziando a
stufarmi di questa sfida a Roma, e di dover scappare e guardarmi sempre le spalle dagli inseguitori.
Arriva sempre il giorno in cui la preda deve voltarsi e affrontare il cacciatore. E allora c la possibilit
di morire per un motivo e con dignit. E forse quel giorno  arrivato. Se  cos, uccider ogni Romano
che potr finch mi rimarr fiato. Se gli di saranno benevoli, riuscir anche a uccidere Macrone e
Catone. Aiace guard lamico e gli strinse un braccio. Lo trovi un finale tanto brutto? Morire sui
propri piedi, con la spada in pugno, con i tuoi compagni, nonch tuoi amici, al tuo fianco?.
Karim annu con aria solenne. Meglio che vivere da schiavo, mio generale.
Quella non  vita, rispose Aiace.  solo sopravvivenza.
Seguirono altri tonfi mentre le catapulte e le baliste nemiche continuavano ad attaccare e
abbattere il muro di fango; poi una sezione della struttura croll con un boato allinterno del complesso,
sollevando un vortice di polvere. Appena qualche istante dopo, dalle linee romane squill un suono di
tromba. Lartiglieria interruppe i lanci, risuon un secondo segnale e una colonna di legionari si mise
rapidamente in formazione fuori della portata degli archi. Otto file da circa venti uomini. La Prima
Coorte della legione, Aiace lo sapeva: lunit pi potente che il comandante dellesercito romano
avesse a disposizione. Alcuni ufficiali si staccarono dal gruppo che fino a quel momento aveva
sorvegliato le difese del tempio e si unirono alla colonna. Grazie alla sua spia infiltrata, Aiace era
venuto a sapere che il comandante della Prima Coorte era Macrone e preg ardentemente che Catone si
unisse a lui nellattacco al tempio.
Si volt verso Karim. Passa la voce: il muro  aperto e i Romani stanno arrivando. Fai
preparare gli arcieri per accogliere degnamente i nostri amici.
Karim annu. Subito, mio generale.
Mentre Karim si precipitava gi per la scala, Aiace chiam con un cenno gli Arabi che si
tenevano a rispettosa distanza dal loro comandante sullaltro lato della piattaforma. Quando gli furono
accanto, Aiace indic la colonna romana. Il capo annu confermando di aver capito e sfoderando un
sorriso di denti smaglianti. In quel momento Aiace ud la voce di Karim e subito dopo quella degli
ufficiali nubiani che, conoscendo greco e arabo oltre alla propria lingua madre, trasmettevano gli ordini
ai guerrieri arabi. Allennesimo squillo di buccina, la colonna nemica usc dalloscurit in direzione
della breccia nel muro di cinta. Aiace guard in basso e vide i suoi uomini armeggiare con scale di
fortuna per salire sul tetto del tempio. Sugli altri piloni scorse il tremolio dei fal che venivano accesi
con ramoscelli e fronde di palma. Le fiamme attecchirono immediatamente, illuminando gli arcieri che
afferravano le prime frecce dalle faretre e ne avvolgevano lasta, appena dietro la punta, con strisce di
tessuto imbevuto di olio e pece, per poi incendiarle poco prima dellordine di lancio. Karim risal di
corsa la scalinata con il fiato corto. Deglut e fece rapporto.
Gli uomini sono pronti, generale.
Aiace annu e insieme al compagno si volt per osservare i legionari che marciavano verso la
breccia. Alle loro spalle, gli arcieri produssero scintille in un contenitore di accensione e qualche
istante dopo spostarono la minuscola fiamma sui legnetti di un grande braciere di ferro, che presero
immediatamente fuoco.
Sono a tiro, annunci Karim. Devo dare lordine?
Non ancora. Aiace aguzz la vista per esaminare bene la testa della colonna. Si scorgevano
due elmi crestati. Ufficiali. Aspetteremo finch non raggiungono il muro. Voglio che la prima raffica
li colpisca il pi duramente possibile.
Karim annu e rimase in silenzio con Aiace a osservare i Romani che attraversavano il tratto di
sabbia grossa in direzione della breccia: una lunga striscia nera simile, nelloscurit, a un gigantesco
millepiedi corazzato. Mentre si avvicinavano, si sent urlare un ordine e i soldati in testa alla
formazione portarono gli scudi in avanti per opporre uno schermo ininterrotto a protezione degli
uomini che seguivano. Raggiunti i calcinacci ai piedi della breccia, rallentarono e iniziarono a risalire il
cumulo di fango secco crollato. Quando i primi Romani varcarono lapertura nel muro, Aiace si schiar
la voce.
Adesso.
Karim si port le mani ai lati della bocca e url: Arcieri! Fuoco alle frecce!.
Lordine fu immediatamente passato agli Arabi raggruppati attorno al braciere, che
avvicinarono le punte imbevute delle frecce al fuoco. Poi Karim prese aria e url di nuovo:
Lanciate!.
La prima freccia si sollev dallestremit opposta del tempio disegnando un basso arco di fuoco
e tuffandosi nella breccia. Ne seguirono subito molte altre che squarciarono il buio convergendo tutte
verso quel varco nel muro, quasi che questo le stesse attirando, e la testa della colonna romana fu
investita da una pioggia di frecce incendiarie. Alcune colpirono terra inoffensive: piantandosi nel
terreno, le loro fiamme si ridussero a poco pi di un guizzo. Altre, schiantandosi contro il muro,
esplosero in mille scintille o rimbalzarono contro gli scudi e le armature dei legionari. Altre ancora
penetrarono gli scudi arrivando alla carne dei soldati.
La pioggia incandescente continu, illuminando la breccia di un chiarore tremolante e
discontinuo. Aiace ud la stessa voce urlare un altro ordine e la centuria in testa alla colonna romana si
ferm disponendosi a testuggine. I legionari sollevarono gli scudi per fornire una copertura contro il
fuoco di fila delle frecce incendiarie.
Poco pi in basso si ud un rumore secco di schianto; Aiace si sporse oltre il bordo della
piattaforma e vide una lunga asta che precipitava. Le baliste romane avevano ripreso il tiro con
lobiettivo di disturbare la mira degli arcieri. Seguirono altri schianti contro i fianchi del pilone; alcuni
lanci, per, andarono a segno: centrarono gli uomini sulla sommit della piattaforma, sbalzandoli via e
facendoli precipitare oltre il bordo, lungo le pareti decorate da enormi raffigurazioni a rilievo di antiche
divinit egizie.
La colonna romana continu ad avanzare, superando la breccia e lasciandosi dietro una scia di
morti e feriti. Stringendosi gli uni agli altri, i soldati delle prime file attraversarono a passo di marcia la
stretta striscia di terreno aperto, puntando verso la barricata che bloccava laccesso alla prima sala
ipostila interna al tempio. Pur concentrandosi sulla centuria di testa, Aiace non riusc a individuare i
due ufficiali romani.
Continuate a lanciare, ordin al comandante arabo della squadra degli arcieri. Poi si volt
verso la scalinata che conduceva gi negli spazi interni del pilone. Seguimi, Karim.
Scesero di corsa la ripida rampa di gradini rischiarata a ogni livello dalla pallida luce di una
lampada a olio. Dallesterno giungeva leco del combattimento appena iniziato e Aiace affrett il passo.
Quando usc dalla base del pilone vide i suoi uomini affollati tra le colonne alla sua sinistra. Estrasse la
spada e corse verso di loro.
Fate largo!, url. Spostatevi!.
Gli Arabi si voltarono e si fecero da parte per aprire un varco in direzione dellentrata ostruita
dalla barricata. Lo spazio tra il muro di cinta e il tempio era largo poco pi di otto piedi, ed era stato
riempito di blocchi di roccia rimossi dal piccolo cortile di fronte ai piloni principali per formare una
stretta piattaforma di combattimento. Alcuni gladiatori di Aiace vi si trovavano gi sopra, pronti ad
abbattere ogni Romano avesse tentato di superarla. Su entrambi i lati, sopra le mura del tempio, gli
arcieri arabi, nel frattempo, continuavano a tendere gli archi e a scoccare frecce contro la colonna di
legionari che si allungava verso la breccia: un facile bersaglio grazie al chiarore tremolante fornito dal
fuoco delle frecce incendiarie. I Romani furono costretti a piegarsi e a ripararsi dietro gli scudi in attesa
che lavanguardia penetrasse nel cuore del tempio.
Aiace e Karim salirono sulla piattaforma e si fermarono accanto alla manciata di uomini che
difendeva la muraglia. Alcuni corpi ricoprivano il terreno aperto; la testa della colonna romana si ferm
a una ventina di piedi, proteggendosi con gli scudi contro il fuoco incrociato dai lati e dallalto. Di tanto
in tanto qualche soldato romano faceva capolino per lanciare un giavellotto contro gli assediati, ma con
scarsi risultati, a causa della rapidit con cui tirava e tornava ad accucciarsi dietro gli scudi.
Cosa stanno aspettando?, mormor tra s e s Aiace.
Aveva appena terminato di parlare quando vide incresparsi il centro della colonna romana. Poi,
nel punto della breccia, vide altri uomini che si riversavano nello spazio tra la cinta e il tempio:
indossavano gli elmi conici e le armature a scaglie degli arcieri ausiliari e trasportavano degli assiti di
legno. Una volta appoggiate a terra e bloccate da supporti le tavole, gli arcieri vi si posizionarono dietro
e iniziarono a prendere di mira gli Arabi sui piloni e sulle mura del tempio. Aiace si cur poco di loro;
era pi interessato al fermento nella colonna di legionari. La muraglia di scudi in testa alla formazione
allimprovviso si apr, lasciando passare un piccolo gruppo di uomini, che corse in avanti con una
rampa fatta con pezzi di tronchi di palma legata a una scala a pioli; lo segu un secondo gruppo,
anchesso con una rampa, entrambi diretti alla barricata.
Abbattete quelli!, url Aiace, stendendo un braccio per indicarli. Gli arcieri pi vicini sul
tetto del tempio si voltarono immediatamente, presero la mira e scoccarono le frecce. Due uomini
caddero, uno stringendo il dardo che gli aveva penetrato la coscia, laltro trafitto al collo. Gli uomini
con le rampe, per, non si fermarono. Quando raggiunsero il muro, i due soldati sul davanti issarono
unestremit della scaletta e appoggiarono i pali di supporto contro la barricata. Allistante i Romani
pi vicini ruppero i ranghi e con un rombo di passi si lanciarono di corsa su per la rampa prima che gli
assediati potessero spingerla via. Aiace si lanci di peso contro i pali della seconda rampa prima che il
primo legionario la raggiungesse e il manufatto, cigolando, si rovesci di lato. In quel momento il
soldato termin lascesa, annunciato dallo stridore delle suole chiodate dei suoi calzari sui tronchi di
palma. Aiace intravide lo scudo sopra di s, e la spada sollevata che splendeva grazie alla luce riflessa
di uno dei bracieri degli arcieri. Part immediatamente con un colpo in orizzontale sotto il bordo
inferiore dello scudo, ferendo con la punta della spada lo stinco del Romano, appena sopra la caviglia,
squarciandogli la carne e il muscolo e mandandogli in frantumi losso. Quando la gamba gli cedette,
luomo lanci un urlo stridulo e ricadde indietro travolgendo il legionario che lo seguiva. Questultimo
perse lequilibrio e precipit dalla rampa, trascinandosi dietro il compagno ferito e atterrando con un
gran clangore di armature e scudi.
Altri uomini si lanciarono su per la rampa. Questa volta il primo di essi fu pi accorto e
raggiungendo la sommit del muro mantenne lo scudo abbassato. Aiace ne afferr il bordo con la mano
destra e diede un violento strattone. Riusc ad abbassarlo di lato, scoprendo la coscia e il fianco del
legionario. Il gladiatore alla sinistra di Aiace, armato di lancia, approfitt immediatamente di
quellistante di vulnerabilit e affond contro la gamba del Romano. Un colpo sferrato con grande
rapidit e di conseguenza non sufficientemente potente da abbatterlo. Nonostante questo, il Romano
gemette e sul momento indietreggi. Poi, resosi conto di non avere alcuna via di scampo, incalzato
comera dai compagni alle spalle, torn alla carica, spingendo avanti lo scudo e travolgendo Aiace sul
petto. Il gladiatore non pot fare nulla per evitare lattacco e cadde allindietro, precipitando dal muro e
rovinando sugli Arabi che attendevano in basso. Due di essi ne arrestarono la caduta rimanendo
schiacciati sotto la sua pesante stazza. Latterraggio duro gli svuot i polmoni daria e per qualche
istante Aiace rimase disteso e stordito sui due Arabi che gli si dimenavano sotto. Poi si risollev
faticosamente in piedi e alzando lo sguardo vide che il suo lanciere aveva colpito di nuovo il legionario,
questa volta allinguine, facendolo piegare e facendogli perdere la presa sullo scudo. Nel frattempo
Karim, salito al posto di Aiace, diede il colpo di grazia al soldato romano, trafiggendolo al collo.
Quello croll sulla rampa e scivol gi investendo il compagno che saliva a poca distanza da lui.
Sul bordo superiore del muro riapparve lestremit della seconda rampa e Aiace url ai suoi
uomini: Spingetela via! Teneteli lontano dalla barricata!.
Nellesatto momento in cui lunico uomo sul muro saltava pesantemente sulla rampa,
spuntarono testa e spalle del primo legionario. Il legno si scheggi e Karim colp di nuovo quando
luomo gli si par davanti. Il montante di supporto cedette con uno scricchiolio assordante e il Romano
cadde sullaltra rampa, tra i piedi di uno dei compagni che ebbe appena il tempo di fermarsi di scatto
per evitare di inciampare.
Non fermatevi, dannazione! Avanti! Andate avanti!, urlava la voce di Macrone dallaltra
parte del muro. Aiace si sent ribollire il sangue nelle vene e afferr il bordo della rampa. Vi si sollev
sopra e spinton uno dei suoi gladiatori. Via di qui
Quando luomo salt gi, Aiace scrut tra i soldati nemici attorno e sotto di lui finch non
individu la cresta trasversale dellelmo di Macrone. Il centurione si trovava di fianco ai suoi uomini e
accanto a lui cera la figura pi alta di un altro ufficiale, il suo amico prefetto. Aiace rinfoder la spada
e si volt per strappare una lancia dalle mani del primo uomo che gli capit davanti. Avrebbe preferito
sottoporre il nemico a una morte pi prolungata, ma sapeva di dover approfittare di ogni occasione
buona per colpire prima che questa gli sfuggisse. Al suo fianco Karim si batteva con un altro legionario
che tentava di superare la barricata. Aiace ignor il tonfo della spada di Karim sullo scudo del Romano
e strinse forte la lancia. La sollev al di sopra della propria testa e arretr il braccio, prendendo la mira
contro i due ufficiali. La mente gli si riemp di una feroce sensazione di appagamento quando gli
affior il ricordo di una situazione simile a Creta: Macrone a difesa di una muraglia che lanciava un
giavellotto e uccideva uno degli amici pi intimi di Aiace.
Fece un profondo respiro e poi lentamente e tranquillamente espir, spingendo il braccio in
avanti e liberando la presa sullasta della lancia. Questa vol gi dal muro verso i due uomini.
Macrone! Attento!. Catone spinse di lato lamico solo un istante prima che la lancia lo
centrasse in petto, finendo colpito lui stesso alla spalla sinistra. Fu sbalzato via e si accasci sul
terriccio dello spiazzo antistante il muro del tempio.
Aha!, ringhi Aiace a denti stretti con il viso irrigidito in unespressione di feroce trionfo.
Appena il tempo di lanciare unultima occhiata ai due ufficiali mentre Macrone si chinava sullamico,
poi estrasse la spada e si tuff verso il combattimento che lo circondava. Karim si stava ancora
battendo contro lo stesso Romano, una serie di violenti colpi di spada che riecheggiavano
rumorosamente. Il legionario si ritrov davanti due avversari e mentre tentava di parare un ennesimo
affondo, Aiace infil la spada oltre il bordo del suo scudo e lo fer al braccio, squarciandogli i muscoli.
Il Romano perse la presa sullo scudo che cadde a terra e istintivamente indietreggi di qualche passo,
allontanandosi dalla portata delle spade dei due nemici. In quellistante dallalto gli arrivarono contro
due frecce, che lo colpirono al braccio destro in due punti diversi. Il soldato lanci un lamento di
dolore, barcoll di lato e precipit dalla rampa, atterrando sulla distesa di cadaveri sottostante.
I legionari ai piedi della rampa si immobilizzarono, poi la faccia di uno di loro schizz
violentemente indietro centrata da una freccia; per qualche istante luomo fu scosso da tremori violenti
e poi ricadde a terra. Nel frattempo molti Romani erano stati colpiti e uccisi, e solo qualche Arabo era
precipitato dal muro del tempio.
Ritiratevi!, url qualcuno. Ritiratevi!.
Solo un istante dopo, Aiace vide che i legionari iniziavano ad allontanarsi disordinatamente
dalla base della rampa ancora in piedi. Altri soldati raccolsero lordine di ritirata e la centuria ruppe le
righe ripiegando verso la breccia.
Fermatevi!, gli url contro Macrone. Continuate a combattere! Maledetti codardi!.
Aiace vide Macrone sollevarsi leggermente mentre imprecava contro i suoi uomini e abbassare
poi lo sguardo sul corpo ai suoi piedi. Per un istante il centurione apparve straziato dal dolore, poi si
pieg e si caric in spalla il suo superiore e amico, incamminandosi goffamente dietro gli altri. Al
pensiero che i nemici potessero sfuggirgli, Aiace si sent infiammare le viscere; in quel momento
alcune frecce si piantarono a terra poco distanti da Macrone.
Mirate agli ufficiali!, url Aiace, indicandoli con la spada. Uccideteli!.
Nella frenesia dello scontro, solo gli uomini che aveva attorno udirono lordine ed ebbero la
presenza di spirito di individuare i due ufficiali romani. Aiace osserv concentrato altre saette fendere
laria, rischiarate dalla luce tremolante delle frecce incendiarie che ancora ardevano piantate a terra.
Macrone acceler il passo per allontanarsi da l il pi velocemente possibile, correndo a zigzag per
confondere gli arcieri. Una freccia rimbalz contro larmatura del prefetto e una seconda super lelmo
di Macrone, mentre lui tentava un ultimo scatto verso un gruppo di paratie fissate a terra dai suoi arcieri
ausiliari. Giunto al riparo, senza tanti riguardi scaric a terra Catone e gli si inginocchi accanto.
Maledizione!, sbott furioso Aiace, stringendo il pugno libero. Tenne gli occhi fissi sulle
paratie mentre Macrone vi trascinava dietro lamico per metterlo quanto pi possibile al riparo dalle
frecce degli arcieri arabi, le cui punte metalliche continuavano a colpire le paratie o a piantarsi nel
terreno polveroso. Nel frattempo, gran parte degli uomini della Prima Centuria era riuscita a
riguadagnare la sicurezza della breccia o a ripararsi dietro le paratie. Sotto gli occhi di Aiace, i Romani
continuarono a ritirarsi; gli arcieri sollevarono le paratie per coprire Macrone e altri soldati che
trasportavano il corpo di Catone verso un riparo pi sicuro. Quando lultimo Romano fu ormai sparito
dietro la breccia, Aiace digrign i denti.
Dovremmo risparmiare le frecce, signore, disse Karim.
Aiace si riprese da quel temporaneo accesso di furia e annu. Dai lordine.
Cessate il tiro!, url Karim su entrambi i lati. Cessate il tiro!.
Gli Arabi abbassarono gli archi e scesero dal muro del tempio, lasciando solo alcuni compagni a
guardia dei movimenti nemici. Quando anche lultimo arciere ausiliario ebbe superato la breccia, le
baliste si silenziarono. Solo una leggera brezza agitava laria della notte e un coro dei lamenti di dolore
di feriti romani e arabi ne rompevano il silenzio. Alcune frecce incendiarie ardevano ancora, come
anche i bracieri sui piloni e sulle mura del tempio, gettando sulla scena del primo assalto romano un
fioco chiarore giallastro. Dalla parte romana, le perdite ammontavano a una ventina di uomini, calcol
velocemente Aiace. Ma era stato il loro morale a subire il colpo pi pesante. Al successivo attacco,
avrebbero ricordato la tempesta di frecce e la fermezza difensiva delle barricate. Avrebbero dovuto
scavalcare i corpi dei loro compagni e ignorare le pietose richieste di aiuto dei feriti. Il comandante
romano ci avrebbe pensato due volte prima di lanciare un secondo attacco frontale.
E adesso?, pens a voce alta Karim. Credete che attaccheranno ancora questa stessa notte?.
Aiace riflett un istante. Io lo farei, se fossi al posto loro. Ogni ora di indugio qui, sarebbe
unora di vantaggio per lavanzata del principe Talmis... attaccheranno ancora.
E allora cosa dovremmo fare, generale?
Fare?, rispose Aiace abbozzando un sorriso. Niente. A questo punto dubito che anche la
nostra spia possa esserci di qualche aiuto.
...
.
...
Capitolo ventisette.
...
.
...
Come sta?. Macrone era rimasto accanto a Catone mentre il medico militare gli esaminava la
spalla ferita alla luce di una lampada a olio tenuta dal suo assistente.
Il chirurgo sbuff insofferente, poi senza sollevare gli occhi rispose: Sarei in grado di dirvelo,
signore, se foste cos gentile da non mettervi tra la luce e il mio paziente.
Macrone indietreggi di un passo.
Grazie. Il medico si chin di nuovo sul prefetto e riprese a esaminargli la spalla. Subito dopo
la ritirata dal complesso templare, Macrone aveva ordinato a due dei suoi uomini di portare Catone
oltre lo sbarramento delle baliste e poi di filato dal medico di campo. Per limpatto della lancia, Catone
era schizzato a terra, colpendo violentemente la testa, aveva perso conoscenza e si era risvegliato solo
mentre Macrone e Hamedes lo portavano lontano dal muro di cinta. Seppur stordito, aveva comunque
avvertito il dolore alla spalla e imprecato e biascicato altre parole senza senso. In attesa dellarrivo del
medico Macrone gli aveva sfilato elmo e armatura, e in quel momento Catone si trovava steso su un
cumulo di paglia nellangolo di una piccola stalla satura dellodore di sterco. Macrone aveva ordinato a
Hamedes di aspettare allesterno per non affollare inutilmente lo spazio gi angusto.
Il chirurgo gli sfil la tunica, mettendo a nudo la spalla, ed esamin pi da vicino la carne
livida. Niente ferite aperte. Questo  un bene. Un colpo di lancia, avete detto?
S, sembrava lavesse centrato.
Uh. Il medico palpeggi la carne il pi delicatamente possibile e con le dita segu la linea
della clavicola. Niente fratture qui. Dovr esaminare larticolazione della spalla e questo gli procurer
dolore. Ho bisogno che lo teniate fermo.
Macrone si inginocchi e afferr il braccio illeso di Catone con una mano, premendogli in basso
il petto con laltra. Pronto.
Il chirurgo si chin e con entrambe le mani afferr la spalla di Catone. Palp delicatamente per
verificare la presenza di fratture e la cedevolezza del tessuto muscolare. Catone ruot gli occhi e
gemette per il dolore. Soddisfatto da quel primo esame superficiale, il medico sond la spalla pi
accuratamente.
Dannazione!, url Catone, tentando di rialzarsi a sedere di scatto. Teneva gli occhi sbarrati e
fissava il medico. Bastardo!. Nel muoversi diede una testata alla guancia delluomo.
Macrone lo costrinse a sdraiarsi nuovamente. Tranquillo, ragazzo! Si sta prendendo cura della
tua ferita.
Catone volt gli occhi verso lamico con espressione confusa. Poi annu e serr i denti. Va
bene. Andate avanti, allora.
Il chirurgo si massaggi la guancia e torn a concentrarsi sulla spalla di Catone. Premette le dita
sulla carne livida e Macrone sent lamico irrigidirsi come un pezzo di legno mentre, con gli occhi fissi
verso lalto, tentava di controllare il dolore. Il chirurgo esamin accuratamente larticolazione e poi
torn in posizione eretta, annuendo soddisfatto.
Una brutta contusione, ma niente ossa rotte. Vi far parecchio male per qualche giorno e
dovrete tenerla bendata stretta, ma non dovrebbe darvi problemi a lungo termine. Mi sembra di capire
che avete anche sbattuto la testa.
Catone socchiuse gli occhi cercando di ricordare.
 normale che non ricordiate lincidente. Come vi sentite adesso?
Non bene. Catone deglut e fece una smorfia. Ho male alla testa. Mi sento ancora un po
stordito... mi ricordo dellattacco, per. Poi la lancia che volava e dopo pi niente.
Bene, concluse il chirurgo, dando una pacca leggera sulla mano di Catone. Almeno il colpo
non vi ha messo sottosopra il cervello.
Macrone scroll le spalle. Dubito che si sarebbe notata granch la differenza....
Il medico si rimise in piedi. Voglio che riposiate, adesso. Almeno finch non sar passato lo
stordimento. Poi potrete rialzarvi. La spalla vi far male per qualche giorno e rimarr rigida. Meglio
stringerla con una fasciatura. Per il resto, posso solo dire che siete stato fortunato a fuggire, signore.
Cercate di tenervi lontano da lance, giavellotti e frecce in futuro, intesi?.
Macrone gli lanci unocchiata divertita e poi torn a guardare Catone mentre il chirurgo usciva
dalla stalla. Per qualche istante rimasero entrambi in silenzio, poi Macrone si schiar la voce,
chiaramente a disagio. Penso di doverti ringraziare.
Ringraziarmi?.
Macrone aggrott la fronte. Gi, mi hai salvato proprio da quella lancia.
Ah, s?
Vuoi dire che non te lo ricordi?.
Catone tenne brevemente gli occhi chiusi e poi scosse la testa.
Va bene, fece Macrone impaziente. Dimenticatene. Adesso devo andare, il legato vorr
sicuramente sapere cosa fare, adesso. Tu rimani qui e riposati, daccordo?.
Si volt e si diresse verso luscita della stalla.
Macrone..., lo chiam Catone con un filo di voce.
Il centurione si volt e lo guard.
Qualunque cosa io abbia fatto, tu avresti fatto lo stesso per me, gli disse, se ti fossi trovato al
mio posto.
Vero, ma non sarei finito qui, ridacchi Macrone. Non sono magrolino come te. Se fossi
stato io a spingerti via, quella maledetta lancia mi sarebbe passata a un miglio di distanza. Adesso fa
come ti ha detto il medico e riposati. Usc dalla stalla e fece segno ad Hamedes di seguirlo.
Quando Macrone lo raggiunse, il legato era seduto dietro un tavolo di fortuna allesterno delle
macerie di una capanna contadina. Attorno a lui, sotto la luce di una lampada a olio, erano raggruppati,
in attesa, i suoi ufficiali di stato maggiore, i centurioni della coorte di Macrone e gli ausiliari. Un altro
chirurgo della legione aveva appena terminato di mettere alcuni punti di sutura a un piccolo taglio
sullavambraccio del legato e stava per fasciarlo, quando Aurelio si rivolse a Macrone parlando al di
sopra della spalla del medico.
Finalmente ti unisci a noi.
Mi stavo occupando del tribuno anziano, signore, rispose Macrone con una punta di acredine.
 stato colpito da una lancia durante lattacco.
La ferita  grave?, chiese Aurelio con una traccia di preoccupazione.
Ha avuto fortuna, signore. Il tribuno  un po malconcio in questo momento, ma si rimetter.
Bene, siamo tutti indispensabili. Aurelio fece un cenno con la testa verso lavambraccio che il
medico gli stava fasciando. Anchio sono stato ferito. Una freccia mi ha lacerato il braccio.
Il chirurgo sollev lo sguardo perplesso e scosse la testa, mentre terminava di legare le estremit
della benda. Poi si raddrizz e indietreggi in segno di rispetto.  solo una ferita superficiale, signore,
ma vi consiglio di tenerla sempre pulita.
Aurelio rispose con un dondolio del capo e fece segno al chirurgo che poteva andare. Poi sorrise
cordialmente a Macrone. Una gran bella rogna quellattacco, eh? Mi sono avvicinato alla breccia per
vedere come ve la passavate.  l che sono stato ferito, e con laltra mano indic orgoglioso la
fasciatura. A Macrone non sfugg il tono di esultanza nella voce del legato, lesultanza di un uomo che
dopo anni e anni di servizio pacifico, senza la bench minima occasione di mettersi alla prova come
soldato, finalmente era stato ferito.
E comunque, continu il legato,  solo una breve battuta darresto. Al prossimo attacco
prenderemo quel posto, ne sono sicuro.
Macrone guard il superiore con aria pensierosa. Aurelio era di un umore stranamente e
pericolosamente allegro. Macrone era legionario da tempo sufficiente per cogliere quei sintomi.
Sopravvissuto a una ferita, seppur di lieve gravit come quel graffio da freccia, Aurelio in quel
momento si sentiva invulnerabile. Non aveva nulla da dimostrare ai suoi uomini. Con il sangue versato
sul campo di battaglia, si era conquistato il diritto di ordinare loro di riprendere lo scontro, qualunque
fosse il prezzo. Leffetto sarebbe svanito nel giro di qualche ora, Macrone lo sapeva. Era ci che
capitava a chiunque fosse sopravvissuto a un attacco. Il freddo razionalismo avrebbe presto moderato
quellimprovviso fervore per la battaglia. Il trucco stava nel contenere limpulso a combattere degli
uomini finch non fossero state adottate tutte le misure adeguate al successivo attacco contro il tempio.
Lo prenderemo senza dubbio, signore, concord Macrone. Quando saremo pronti a farlo.
Pronti?
Naturalmente, signore. Dobbiamo far avanzare le catapulte perch possano coprire da vicino
lattacco. Se riusciamo ad aprire altri varchi nel muro di cinta, lartiglieria sar in grado di mirare
contro gli arcieri senza che i nostri uomini siano troppo esposti. E poi, dovremmo anche fare in modo
che ogni via di fuga dal tempio sia bloccata. Macrone fece un cenno della testa verso Hamedes.
Questo ragazzo era un sacerdote e conosce la pianta del tempio. Lha visitato di recente, giusto?.
Hamedes annu nervosamente davanti agli ufficiali anziani della legione. S, signore.
Dicci allora cosa sai, continu Macrone. Quante uscite ci sono?.
Hamedes si concentr al meglio e poi rispose. C lentrata principale tra i due piloni pi
grandi. Le porte sono enormi, signore, spesse parecchie dita. E davanti c anche un cortile con un altro
cancello. Oltre allaccesso principale, ce ne sono altri due sui lati delledificio maggiore, quello che
abbiamo attaccato e un altro sul lato opposto, e anche quelli saranno stati sicuramente rinforzati,
signore.
Be, c solo un modo per scoprirlo, rispose Aurelio. Voglio che tu vada a verificare, poi fai
rapporto al centurione Macrone non appena sarai di ritorno.
Hamedes guard Macrone, che annu appena. Hamedes deglut e inchin la testa. Come
ordinate, signore.
Si incammin esitante verso il tempio e in un istante loscurit lo inghiott. Aurelio, allora, si
volt di nuovo verso Macrone. Mentre Catone  fuori uso, sarai tu il mio vice comandante. Sei un
soldato esperto per cui faremo come suggerisci. Fai avanzare le catapulte e qualsiasi altra cosa reputi
necessaria per garantire che il prossimo attacco vada in porto.  tutto chiaro?
S signore, annu Macrone.
E fai in modo che il nemico non abbia vie di fuga. Voglio che vengano catturati o uccisi tutti.
Aurelio si port una mano sulla fronte. Adesso devo riposarmi, la ferita mi ha indebolito. Svegliatemi
quando saremo pronti a lanciare il secondo attacco.
Mentre calava la notte e la luna piena si profilava bassa allorizzonte, i rumori dei preparativi
dei Romani arrivarono chiaramente fino al tempio: i colpi regolari contro il muro di cinta mentre i
legionari scavavano buchi nei mattoni di fango, la segatura della legna e il martellamento di chiodi
mentre lavoravano alla luce dei fuochi nascosti da una collinetta a uno stadio oltre il muro perimetrale.
Dalla sommit del pilone Aiace riusciva solo a scorgere alcuni dei legionari in attivit, intuendo
che stavano preparando nuove rampe di attacco e, con tutta probabilit, anche un ariete. Se con le prime
avessero fallito, il secondo avrebbe di certo abbattuto la barricata tirata su alla belle meglio. E quando
questo fosse successo, niente avrebbe pi potuto fermare lavanzata dei Romani nel tempio e il loro
attacco contro gli assediati.
Aiace aveva gi preso in considerazione leventualit di fuggire da l, ma lo avevano fatto
desistere i molti legionari che aveva visto pattugliare la zona attorno al tempio e i piccoli gruppi di
uomini che metodicamente avevano continuato a posizionare una barriera di ostacoli sul terreno.
Triboli, aveva immaginato Aiace. Quattro pericolosi spuntoni di ferro attorcigliati in una forma tale
che, comunque fossero messi nel terreno, uno di essi puntava sempre verso lalto, pronto a impalare il
piede o lo zoccolo di qualunque uomo o animale lavesse calpestato. Oltre i movimenti delle squadre di
fanteria, Aiace aveva anche notato i rumori della cavalleria: calpestio di zoccoli e qualche nitrito
occasionale oltre le mura del tempio.
Trascorse la mezzanotte e la luna percorse la sua bassa parabola nel cielo lasciandosi dietro una
scia scintillante di riflessi sulla superficie del Nilo, prima di scomparire dalla vista dietro le colline
della sponda opposta. Aiace sapeva di essere in trappola. Gli uomini sopravvissuti alla ribellione di
Creta e i guerrieri arabi che il principe Talmis gli aveva affidato erano tutti condannati. Il sentimento
che gli pesava sul cuore non era di paura, o di disfatta: era un profondo senso di frustrazione per non
aver potuto causare, nella sua breve vita, pi danno agli interessi romani. Si augurava che la sua lancia
avesse ferito a morte il prefetto e lo faceva infuriare che Macrone fosse ancora vivo e potesse
benissimo superare indenne lultimo attacco al tempio. Il pensiero di morire con la sua sete di vendetta
estinta solo a met lo rendeva furioso. I suoi non lavrebbero mai sospettato, questo era certo, tanto la
sua espressione era impassibile mentre esaminava le linee romane. Per i suoi guerrieri, Aiace era
intrepido e determinato come sempre, e modello di grande ispirazione per tutti loro.
Unora dopo la mezzanotte, ud un affrettato calpestio di sandali sulla scalinata allinterno del
pilone e solo un istante dopo la sagoma scura di Karim gli arriv affannata al fianco.
Che c?
Generale, per favore venite con me, adesso.
Aiace colse il tono di urgenza nella voce delluomo e si volt a guardarlo. Cosa succede?
Sar molto pi semplice se mi seguite, signore. Karim fece un cenno eloquente verso gli altri
uomini presenti: Arabi e loro ufficiali, troppo a portata di orecchie.
Va bene. Aiace annu e segu il suo compagno gi per la scala. Appena ebbero disceso le
prime tre rampe, chiese sottovoce: Cos successo?.
Karim lanci unocchiata oltre la spalla di Aiace. Il nostro uomo, generale:  qui al tempio.
Canthus?, rispose il gladiatore, notevolmente sorpreso. Non riusciva a capire per quale
motivo la spia avesse potuto correre il rischio di entrare nel tempio e represse un accesso dira. La spia
aveva fornito informazioni preziose sullesercito romano e sui suoi ufficiali di comando, informazioni
trasmesse alle truppe del principe Talmis che attendevano alle porte di Diospolis Magna. La sua
identit doveva essere preservata e qualunque motivo luomo avesse avuto per superare le linee, Aiace
si augurava che fosse assolutamente valido.
Karim annu.  arrivato passando dalla barricata a nord. Ha detto che deve parlare con voi.
Dov?
Lho portato in una delle sale delle offerte perch non fosse visto.
Bravo, approv Aiace. Anche se il tempio fosse caduto nelle mani dei Romani, mantenendo
segreta la propria identit Canthus poteva sempre garantire un vantaggio al principe Talmis.
Attraversarono il cortile ed entrarono in una sala ipostila che dava accesso a un piccolo sacrario.
Linterno era buio, lunica fonte di luce era fornita da una torcia accesa in fondo al locale del tempietto.
Ai lati si trovavano due camere che sostenevano il sacro barcone. Le ricche offerte che i sacerdoti
avevano ricevuto per gli di non erano pi una consuetudine da parecchio tempo, ormai. Laria della
sala e del piccolo tempio adesso odorava di muffa e abbandono.
Sulla soglia della sala delle offerte, a sinistra del tempietto, si fece avanti una figura scura.
Generale?, sussurr una voce.
Canthus , gli si fece vicino Aiace con il viso teso. Cosa ci fai qui?
Generale, dovete scappare da questa trappola finch siete ancora in tempo. Se rimarrete qui,
morirete.
Se questa  la volont degli di, allora far vedere a quei Romani come muore un vero uomo,
con dignit e onore.
Dopo un istante di silenzio, Karim parl. Non lo permetteranno. Vi uccideranno solo quando
sarete un uomo distrutto, quando potranno disporre di voi nella maniera pi umiliante possibile, e sar
quella leredit che vi lascerete alle spalle per gli schiavi dellimpero, generale.
Aiace sapeva benissimo che Karim aveva ragione e annu desolato. Allora non dovranno
prendermi vivo. Morir qui, per mia stessa mano se non per mano romana, o sarai tu a uccidermi,
amico mio.
No, lo interruppe Karim. Finch potrete guidare la nostra battaglia contro Roma, dovete
rimanere in vita. Con Aiace ancora a piede libero, nessun Romano potr dormire sonni tranquilli.
Questo  ci che conta. Questo  tutto ci che d speranza a coloro che sono ancora in catene, generale.
Voi dovete vivere. Dovete fuggire.
Ha ragione, fece Canthus. E io sono lunico che pu farvi passare le linee romane. C un
modo e se ci vedranno, mi riconosceranno.
Fuggire?. Aiace scosse la testa. Volete che mi copra di onta con le mie stesse mani?
La posta in gioco  molto pi alta del vostro orgoglio, insistette Karim. A volte un uomo
pu essere molto pi che un semplice uomo, un vero motivo di ispirazione. Il suo nome diventa
unarma nei cuori di coloro che lo seguono e una minaccia per i suoi nemici.
Questo  vero anche se egli muore, controbatt Aiace.
Se moriste, tutto ci che potreste ancora ottenere, tutto ci a cui potrebbe essere legato il
vostro nome, andrebbe perduto.
Aiace abbass la testa e riflett qualche istante. Poco prima, durante la serata, si era messo nella
giusta disposizione danimo per incontrare la morte in quelloscuro tempio ai margini di una terra
abbandonata e inviolata. Era stanco di fuggire da Roma. Eppure, come aveva detto Karim, cera ancora
molto da sfruttare in quella situazione. Risollev gli occhi sulla figura scura di Canthus. Che piani
hai?.
Mancava circa unora o poco pi alle prime luci dellalba quando il piccolo gruppo di uomini
attravers lo spazio tra il tempio e la muraglia di cinta. Udirono un rombo sullaltro versante del tempio
quando Hepithus, con buona parte degli uomini rimasti, lanci la carica contro i Romani che
presidiavano la breccia e gli addetti alle baliste poco oltre. Il Nubiano si era offerto volontario per
rimanere e coprirgli la fuga, e dentro di s Aiace aveva promesso di onorare la memoria del suo
compagno di battaglia con la vita di dieci Romani, non appena ne avesse avuto la possibilit.
Le corde che Canthus aveva utilizzato per scalare il muro erano ancora l dove le aveva
lasciate; uno dopo laltro, i gladiatori e i migliori guerrieri arabi che Aiace aveva selezionato per
portarli con s si arrampicarono con cautela sul muro di mattoni di fango, tenendosi quanto pi bassi
possibile una volta raggiunta la sommit, e ridiscesero poi silenziosamente a terra sullaltro versante.
Quando anche lultimo uomo balz gi nelloscurit, Aiace stratton le maniche della tunica romana di
Canthus.
E adesso?
C un canale di irrigazione in quel campo, rispose luomo indicando vagamente unarea
coltivata a frumento a poca distanza dal muro. Seguitemi e tenetevi bassi. Ci sono due posti di blocco
romani a un centinaio di passi su entrambi i lati del canale. Una volta che li avremo superati, il canale si
getta in un altro canale di irrigazione pi grande. Questaltro  pieno dacqua, per cui saremo costretti
ad avanzare lentamente. A un quarto di miglio, c un picchetto di cavalleria. Passandogli accanto
mentre venivo al tempio, ho notato che i soldati si erano gi messi a dormire. I cavalli sono poco
distanti dal canale e sono sorvegliati da tre sentinelle. Se ci intimano laltol, lasciate fare a me. Ho la
parola dordine di questa notte. Li avremo immobilizzati prima che riescano a rendersi conto di quanto
gli sta capitando. Poi voi prendete i cavalli e andate, signore.
Tu non vieni?.
Canthus scosse la testa. Se riesco a tornare dalla parte giusta del tempio prima che si rendano
conto della mia assenza prolungata, non avr problemi. La copertura ha funzionato benissimo finora.
Non ho motivo di pensare che possano scoprire chi sono in realt. E posso essere molto utile a voi e ai
nostri alleati ancora per parecchio tempo. Luomo fece un ghigno luminoso. Questa  la miglior
interpretazione della mia vita, signore. Se solo gli altri attori di Roma potessero vedermi adesso e
concedermi il meritato riconoscimento....
Riconoscimento? Sii felice che non sono qui, rispose Aiace, ricambiando il sorriso con un
buffetto sulla spalla della spia. Andiamo.
Canthus si mise in testa e gli altri lo seguirono abbassati a terra e strisciando quasi verso il
margine del campo. Alle loro spalle, i rumori del combattimento al tempio iniziavano a smorzarsi;
Hepithus richiamava i suoi e si ritirava allinterno del tempio. Quando furono dentro il campo coltivato,
Aiace tent di muoversi con passo quanto pi leggero e furtivo possibile per non far frusciare le spighe
di grano. Avanzavano con estenuante lentezza e il gladiatore temette tutto il tempo che lalba potesse
sorprenderli prima che fossero riusciti ad allontanarsi a sufficienza dalle linee nemiche. Poi Canthus
scese nel canale secco e finalmente poterono muoversi pi speditamente. Udendo delle voci, Aiace si
immobilizz, poi torn a muoversi quando ud che qualcuno rideva e la conversazione scemava in toni
pi sopiti. Il canale si abbass sempre di pi fin quando non sfoci in un altro condotto pieno dacqua
che si allungava di fronte a loro. Canthus scese in acqua per primo, spingendosi avanti lentamente e
cercando di non sciabordare troppo rumorosamente. Gli altri lo seguirono, rimanendo vicini alle canne
che crescevano rigogliose lungo il margine del canale.
Allimprovviso Canthus sollev una mano per segnalare agli altri di fermarsi. Il flebile rumore
di ondeggiamento tra le canne svan e fu silenzio: si udirono solo zoccoli di cavallo raschiare a terra e
un rapido nitrito. Aiace si volt, fece cenno a Karim e con lui affianc Canthus.
Ci siamo, disse la spia.
Bene. Aiace estrasse la spada. Sistemiamo le sentinelle. Quando le avremo uccise, gli
uomini potranno occuparsi di quelli che dormono. Chiaro?.
Gli altri annuirono e impugnarono le armi, poi Aiace fece strada fuori dallacqua attraverso il
canneto. Si ferm per esaminare la situazione. I cavalli erano a una certa distanza sulla destra, legati a
una fune tesa tra due alberi di palma. Due sentinelle chiacchieravano tra loro oltre gli animali, altre
sagome scure erano sparpagliate nella zona circostante. Alcuni uomini russavano. Poco lontano una
figura solitaria si muoveva lentamente avanti e indietro. Aiace lo indic.
Quello  tuo, Karim. Prendilo alle spalle e chiudigli la bocca. Conter fino a cento prima di
attaccare gli altri due.
Karim annu, poi si abbass e inizi ad avanzare lentamente; allombra di un boschetto di palme
da datteri, super i Romani che dormivano e spar dalla vista. Aiace inizi a contare a ritmo moderato e
poi diede un colpo di gomito a Canthus. Andiamo.
Si alzarono e uscirono dalle canne, spuntando su un camminamento che costeggiava il canale. A
quel punto Aiace si raddrizz totalmente e sincammin verso le sentinelle che si trovavano accanto
alla fila di cavalli. Gli uomini chiacchieravano ancora e si accorsero del loro arrivo solo allultimo
istante. A quel punto uno di loro si volt e abbass la lancia contro le due figure che spuntavano
dalloscurit.
Altol! Chi va l?
Amici!, rispose Canthus.
Parola dordine!.
Forza e coraggio, rispose Canthus e si fece avanti, le mani strette sullimpugnatura della
spada.
Passa, amico, rispose il Romano.
Aiace continu a camminare lungo il sentiero. Quando furono vicini, le sentinelle videro la
tunica di Canthus inequivocabilmente di taglio militare, mentre notarono che Aiace non aveva affatto
laspetto di un soldato romano. I due uomini continuarono a camminare. Allultimo momento, una
sentinella allung il collo e strizz gli occhi per vedere meglio nel buio. Tu chi sei?.
Aiace non ruppe il passo e continu ad avvicinarsi ai Romani; allultimo momento si lanci in
avanti brandendo la spada. La punta dellarma trafisse il torso della sentinella, che si pieg con un
gemito. Il suo compagno rimase confuso e immobile per un istante, poi inizi a puntare la lancia;
Canthus la devi e lo trafisse al collo. Luomo cadde in ginocchio e si dissangu rapidamente,
crollando poi su un fianco. Aiace gli diede fulmineo il colpo di grazia e si volt verso la terza
sentinella. Questultima aveva udito qualche rumore e attendeva impalata allaltro lato del piccolo
accampamento, con la lancia stretta in entrambe le mani. Prima che potesse urlare lallarme, unombra
sbuc dal terreno alle sue spalle, poi luomo grugn quando Karim lo atterr gettandoglisi addosso.
Aiace rimase a guardare in posizione di attacco, pronto a lanciarsi in soccorso del compagno, ma il
Parto si rimise in piedi e sollev la spada.
Tutto fatto. Canthus tir un profondo sospiro di sollievo. Si volt verso il canale e fece un
fischio appena udibile. Subito una decina di ombre emerse dal canneto e li raggiunse a passo felpato.
Quando gli uomini gli si furono tutti raggruppati attorno, Aiace fece un gesto in direzione dei soldati
che dormivano a terra a sufficiente distanza dalle palme per evitare che scorpioni e serpenti potessero
cadergli addosso durante la notte. Uccideteli, e fatelo senza rumore, ordin loro. Andate.
I suoi uomini si mossero furtivi tra i Romani addormentati, poi si abbassarono tappandogli la
bocca con una mano mentre con laltra squarciavano loro la gola. Alcuni si dimenarono brevemente e
uno di loro riusc anche a lanciare un urlo soffocato prima di essere messo definitivamente a tacere.
Quando fu sistemato anche lultimo Romano, Aiace part in testa verso la fila di cavalli. Le selle erano
ordinatamente sistemate su un lato e non ci volle molto tempo per montarle sui cavalli. Qualche minuto
dopo lattacco, Aiace e i suoi uomini erano gi in sella, solo Canthus rimaneva a terra.
Sei sicuro di voler rimanere?, chiese Aiace.
S, generale.
Se scoprono che sei una spia, e presto o tardi arriveranno per forza a scoprirlo, allora non ti
aspettare nessuna piet.
Star attento. E poi questo intrigo mi sta piacendo. Non mi  mai capitato prima un ruolo come
questo. Il sorriso di Canthus svan e lui fece un cenno della testa verso oriente da dove, tra la foschia
che aleggiava sul Nilo, stavano spuntando i primi barlumi del nuovo giorno. Adesso  meglio che
andiate. Si allung verso Aiace e lo salut con una stretta di mano. Che la dea Fortuna possa
cavalcare al tuo fianco, generale.
Aiace fece un cenno di gratitudine e poi lasci andare la mano delluomo, afferr le redini e
fece voltare il cavallo in direzione delle colline a ovest con lintenzione di inoltrarsi nella campagna
lontano dalle forze romane che cingevano dassedio il tempio. Dopodich avrebbero risalito il corso del
Nilo cercando un punto di guado per riunirsi al principe Talmis e al suo esercito.
Aveva esaudito i desideri del principe. La sua colonna aveva distratto lattenzione dei nemici e
inflitto loro un colpo pesante. Con un po di fortuna, i Romani avrebbero iniziato a mettersi in allarme
contro una possibile minaccia da entrambe le sponde, dividendo ulteriormente le loro gi deboli forze.
Nonostante questo, la colonna era ormai persa e Aiace sapeva gi di doversi aspettare unaccoglienza
gelida da parte del suo alleato.
Con un colpo di tacco spron il cavallo e part con il resto degli uomini, lasciandosi alle spalle
la spia circondata da cadaveri di Romani. Canthus rimase a osservarli ancora qualche istante, poi si
volt e si incammin con passo sostenuto verso il tempio per raggiungere i Romani prima che si
accorgessero della sua assenza.
...
.
...
Capitolo ventotto.
...
.
...
La sparuta colonna di uomini a cavallo non aveva percorso neanche mezzo miglio attraverso i
campi coltivati quando allimprovviso si ritrov bloccata su una distesa di sabbia in cui il sistema di
irrigazione si interrompeva. La copertura in quel punto terminava; Aiace tir a s le redini e si ferm
per esaminare il terreno che gli si apriva davanti. A destra si ergeva una barriera naturale di rupi di
pietra arenaria e montagne che in una direzione si inoltrava nel deserto, mentre dallaltra costeggiava
un tratto del Nilo. Le cime pi alte erano gi illuminate dai primi raggi del sole nascente che
rischiaravano debolmente anche il resto del territorio ancora immerso nellultima oscurit della notte.
Aiace fece segno agli uomini di seguirlo mentre con uno schiocco di lingua spronava il suo
cavallo in direzione del deserto. Si sent immediatamente allo scoperto. Su quella distesa non cera
punto in cui potersi nascondere ed era quindi fondamentale approfittare della scarsa oscurit ancora
rimasta. Aument landatura del cavallo lanciandolo al piccolo galoppo e gli uomini fecero altrettanto,
sollevando una nuvola di polvere mentre solcavano la sabbia.
Non mi sento sicuro, generale, disse Karim, volgendo lo sguardo verso la mole del tempio
che torreggiava al di sopra della macchia grigiastra dei campi di grano e delle sagome spettrali dei
boschetti di alberi di palma. Ci avvisteranno di sicuro da un momento allaltro.
E se ci vedono, penseranno che siamo un loro squadrone di cavalleria in pattugliamento.
E se non lo pensano?.
Aiace si strinse nelle spalle. Allora vedremo quanto valgono questi cavalli.
La luce si intensific diffondendo il suo tiepido chiarore sulla distesa arida. Alla loro sinistra
risuon lo squillo di una tromba romana e dopo un breve istante un crepitio lontano annunci il
secondo attacco al tempio. Aiace si sent schiacciato da un macigno di colpa per aver lasciato indietro
Hepithus e il resto dei suoi uomini a difendere il caposaldo, pur consapevole che il loro sacrificio gli
avrebbe fatto guadagnare il tempo necessario per continuare la battaglia contro Roma. Se la fortuna li
avesse assistiti, quegli uomini avrebbero venduto cara la pelle e pi avanti lui li avrebbe vendicati.
Karim stratton le redini e indic avanti. A circa un quarto di miglio, da dietro una bassa duna,
apparvero tre uomini a cavallo che puntavano dritto verso Aiace e la sua colonna. Cosa facciamo?
Niente, rispose Aiace in tono tranquillo. Ci sono buone probabilit che ci prendano per
Romani.
Karim guard le tuniche nere degli otto Arabi che erano con loro. Da lontano, forse....
Aiace devi leggermente la traiettoria del cavallo per evitare che gli passassero troppo vicino,
per poi rendersi immediatamente conto che i cavalli nemici erano proprio diretti verso di loro.
Maledizione!.
Dobbiamo fare qualcosa, lo incalz Karim. Dobbiamo impedire che diano lallarme.
Aiace riflett velocemente e poi si volt per dare ordini. Fai preparare gli archi agli Arabi. Se
abbiamo fortuna, li uccideremo prima che possano reagire.
Karim annu e gir il cavallo per raggiungere lufficiale degli Arabi perch trasmettesse lordine
ai suoi uomini.
Mentre le due parti riducevano le distanze, Aiace tent di valutare le eventuali possibilit di
fuga. Rimaneva almeno un miglio prima che le rupi di arenaria si aprissero sul deserto. Se i Romani
avessero avuto tempi di reazione rapidi, avrebbero potuto facilmente bloccargli la strada verso lAlto
Nilo. I tre cavalieri romani intanto si avvicinavano senza mostrare particolari segnali di prudenza.
Quando si trovarono a meno di cinquanta passi di distanza, il loro capo sollev la mano in segno di
saluto nella semioscurit, poi fren il cavallo bruscamente e grid: Chi siete?
Cavalleria ausiliaria!, rispose Aiace, senza fermare il cavallo. Avvert lindecisione del
Romano, che scambi velocemente qualche parola con gli altri due uomini. Da un momento allaltro
avrebbero capito tutto.
Karim!, url Aiace. Adesso!.
Si ud gridare un ordine, seguito da un sibilo nellaria quando le frecce partirono contro i
Romani seguendo una traiettoria bassa. Il capo dei Romani fu colpito al petto e il suo cavallo al collo,
cos lanimale si imbizzarr e disarcion il cavaliere; unaltra freccia centr un secondo cavaliere a una
coscia, mentre tutte le altre andarono a vuoto. Il terzo Romano gir immediatamente il cavallo e lo
lanci al galoppo in direzione del tempio a qualche centinaio di passi di distanza. Il compagno
sopravvissuto tent di strapparsi via la freccia concedendo, cos, tutto il tempo agli arcieri di scoccare
una seconda raffica che lo centr in petto e in viso, sbalzandolo di sella e facendolo rovinare sulla
sabbia in una nuvola di polvere.
Mirate allultimo!, url Karim, indicando luomo chino sul collo del cavallo lanciato al
galoppo verso il riparo del tempio. Altre frecce partirono in quella direzione, ma il bersaglio si
muoveva velocemente aumentando cos la distanza. Karim estrasse la spada e spron il cavallo
allinseguimento.
Lascialo andare!, gli ordin Aiace. Troppo tardi per riprenderlo. Dobbiamo andarcene!.
Rinfoderando riluttante la spada, Karim ordin agli arcieri di smettere di tirare e la colonna si
rimise al galoppo per raggiungere il passaggio tra le alture e i terreni coltivati. Mentre sfrecciavano,
Aiace si volt pi volte verso il tempio e vide che il cavaliere fuggito aveva raggiunto un avamposto e
faceva rapporto, gesticolando nervosamente. Nellaria frizzante del mattino risuon un primo, acuto
squillo di corno, e subito dopo un secondo. Rimaneva ancora un quarto di miglio prima di raggiungere
il deserto quando Karim richiam lattenzione di Aiace indicando il Nilo. Dalle linee romane si stavano
staccando due squadroni di cavalleria, uno verso Aiace e i suoi, laltro in direzione del deserto
aprendosi in un tragitto pi ampio nel tentativo di tagliar loro la strada.
Bast un solo istante perch Aiace capisse che non sarebbero mai riusciti a raggiungere il
passaggio in tempo e il gladiatore sollev un braccio per arrestare la colonna. I cavalli si fermarono
sollevando un vortice di polvere. Aiace si guard attorno. Cera solo unultima direzione possibile: a
nord.
Seguitemi!. Stratton violentemente le redini facendo voltare il cavallo e poi lo spron,
allontanandosi dalla trappola che i due squadroni romani stavano tendendo loro. Gli altri gladiatori e gli
Arabi si voltarono e si lanciarono dietro di lui come fulmini sulla distesa di sabbia, le rupi illuminate
dal sole a sinistra, la foschia giallastra a destra attraverso la quale si intravedeva il disco dorato del sole
ancora basso allorizzonte. Aiace abbass il busto fino a farsi sferzare il mento dalla criniera del
cavallo al galoppo con la testa protesa in avanti. Al pensiero che lo raggiungessero e lo costringessero a
combattere o ad arrendersi, si sent il cuore avvelenato dallamarezza. I Romani avrebbero sicuramente
capito che aveva abbandonato i suoi uomini per salvarsi la vita. Lunico modo per evitarlo era scappare
e continuare a combattere. Era tutto ci che contava in quel momento.
Il secondo squadrone di Romani abbandon lintento di tagliargli la strada e invert rotta per
unirsi allinseguimento: sessanta uomini contro la ventina scarsa di Aiace. Fermarsi a combattere era
fuori discussione, se ne rese conto. Avrebbero subto una sicura disfatta. Mentre percorrevano il terreno
arido davanti alle rupi, il gladiatore not una gola che si inoltrava tra le alture alla sinistra. Se il
canalone conduceva dritto sulla sommit dellaltopiano roccioso, forse cera ancora una possibilit di
aggirare i Romani e raggiungere il principe Talmis. In caso contrario, lui e i suoi uomini avrebbero
potuto combattere su un fronte pi stretto e lo scontro sarebbe stato pi equilibrato.
Indic limboccatura della gola e url a Karim: Da quella parte!.
Il gruppo di uomini a cavallo si diresse verso il terreno in salita. Aiace vide un sentiero sterrato
e lo interpret come un buon segno: ogni sentiero portava necessariamente da qualche parte e cerano
buone probabilit che ci fosse una strada in fondo al canalone. Lanci unocchiata al di sopra della
spalla e si rese amaramente conto che il primo squadrone romano si trovava a poco pi di un terzo di
miglio da loro, molto pi vicino quindi di quanto non fosse stato qualche istante prima. La mulattiera si
inerpicava sul terreno roccioso sul quale echeggiarono i colpi degli zoccoli dei cavalli. Di l a breve la
colonna svolt dietro una curva e gli inseguitori sparirono dalla vista; Aiace si chiese se non potesse
esserci una qualche possibilit di uscire da quel sentiero e far perdere le tracce. Lidea, per, risult
immediatamente irrealizzabile giacch la sola pista che si dipartiva da quello principale era troppo
stretta e ripida per i cavalli.
Poi, percorso poco pi di un miglio di quella che ormai aveva tutta laria di essere una via senza
uscita, il sentiero sbocc su un terreno aperto circondato da alture e mucchi di massi. Qua e l Aiace
vide piccole aperture nella roccia simili a caverne. Il sentiero sembrava finire di colpo ai piedi di
unalta rupe. Nei dintorni non cera segno di vita, nulla che si muovesse, solo un profondo senso di
immobilit e di presagio sembrava riempire laria bollente intrappolata in quellimmensa arena
naturale.
Che cos questo posto?, chiese Karim. Quelle caverne non sono naturali, qualcuno deve
averle scavate nella roccia. Guardate l.
Indic unampia apertura parzialmente nascosta da un grosso masso. Linterno in penombra era
incorniciato da una struttura muraria squadrata, ricoperta di piccoli simboli scolpiti simili a quelli che
Aiace aveva visto allinterno del tempio. Fece avvicinare il cavallo e sbirci nel cunicolo. Le pareti
erano state dipinte e si allungavano fin nelloscurit, dove gli occhi non riuscivano ad arrivare. Prima
che potesse esaminare meglio la caverna, uno dei suoi chiam e indic in basso lungo il sentiero dietro
di loro. Aiace e gli altri drizzarono le orecchie e udirono il riecheggiare dei colpi degli zoccoli.
Karim! Prendi gli arcieri e salite su quella rupe!, disse il gladiatore, indicando un mucchio di
massi che formava lultima curva del sentiero. Non tirate frecce finch non saranno arrivati alla tua
stessa altezza.
Karim annu e smont velocemente di sella per prendere il comando degli Arabi. Aiace rest
con gli altri, tutto ci che rimaneva degli uomini che lo avevano seguito da Creta. Il sentiero oltre la
rupe si restringe e siamo in grado di controllarlo senza problemi. Ognuno di noi vale come tre buoni
Romani e a quanto sembra qui attorno ci sono abbastanza tombe per tutti. Indic le aperture nelle
rocce e i suoi uomini scoppiarono a ridere. Vediamo di riempirle di cadaveri di Romani.
Aiace si posizion al centro del sentiero mentre i suoi uomini si disposero in formazione serrata
con i cavalli su entrambi i lati. Impugnarono le spade e sollevarono gli scudi che avevano sottratto ai
nemici uccisi precedentemente. Il rombo dei cavalli al galoppo echeggiava sulle superfici frastagliate e
lisce delle rocce creando un frastuono disorientante. Poi la voce di Karim si aggiunse al baccano
sempre pi vicino. Arrivano! Preparatevi!.
Aiace strinse la presa sulla spada e le gambe contro i fianchi del cavallo. Poi da dietro la base
della rupe spuntarono i primi Romani, il decurione al comando dello squadrone e il vessillario. Non
appena lufficiale scorse gli uomini in agguato a meno di un centinaio di passi di distanza, sollev
fulmineo il braccio in aria e tir a s le redini. Il resto dello squadrone rallent e avanz poi con il
decurione a passo duomo, mentre lufficiale urlava il comando di prepararsi alla carica. I Romani
impugnarono le lance e afferrarono gli scudi dal pomello della sella, infilando le mani nelle cinghie
prima di riprendere le redini nella mano sinistra. Nel frattempo Aiace osservava Karim e il suo piccolo
gruppo di arcieri che incoccavano le prime frecce, stendevano il braccio tirando poi indietro i dardi,
prendevano la mira e attendevano che fosse dato lordine di scoccare. Karim guardava concentrato
verso la base della rupe e seguiva lavvicinamento dei nemici; quando si trovarono a fianco della sua
posizione, sollev il braccio, lo tenne l fermo per qualche istante e lo riabbass poi di colpo.
Lanciare!.
Udendo quellurlo, alcuni Romani sollevarono lo sguardo; qualche istante dopo arrivarono le
frecce, trafiggendo cavalli, rimbalzando contro scudi e armature con schianti assordanti; una centr la
coscia del vessillario con un tonfo secco, inchiodandolo alla sella. Gli Arabi approntarono velocemente
altre frecce e sulle pareti di roccia riecheggiarono i nitriti acuti dei cavalli terrorizzati, le urla dei
cavalieri e limpatto dei dardi. Aiace vide alcuni Romani cadere di sella e dimenarsi a terra mentre il
resto dei compagni si muoveva in tondo in preda alla confusione, nel tentativo di proteggere se stessi e
i cavalli dalla raffica di frecce. Quello era il momento di agire, decise, facendo un profondo sospiro.
Allattacco!. Diede un colpo di tallone ai fianchi del cavallo, che obbediente scatt. Ai lati
partirono anche gli altri uomini, poi Aiace aument il passo fino al trotto. Non cera motivo di caricare
i Romani da solo, voleva arrivargli addosso in ununica ondata con tutti i suoi uomini per massimizzare
leffetto. Le frecce intanto continuavano a piovere, causando sempre pi scompiglio tra le file nemiche;
per un momento Aiace temette che gli Arabi potessero farsi prendere la mano dallentusiasmo e
continuare a scoccare anche quando lui e i suoi fossero entrati nella mischia. Allultimo momento,
invece, Karim url un ordine e gli Arabi diligentemente abbassarono gli archi.
I gladiatori si mescolarono al gruppo disordinato di Romani, ingaggiando dei corpo a corpo
laddove lo scudo poteva essere usato per colpire lavversario, e la spada si dimostrava pi efficace
dellingombrante e meno maneggevole lancia. Aiace affond contro la spalla del primo uomo che gli si
par davanti: la lama non riusc a penetrare la cotta di maglia, ma la violenza dellimpatto frattur
comunque delle ossa e il cavaliere lanci un urlo, ondeggiando sulla sella.
Aiace spron il cavallo e colp luomo al collo con un potente rovescio. Seppur senza
particolare slancio, la lama riusc comunque a fendere la protezione e a squarciare pelle e spina dorsale.
Quando luomo si accasci in avanti, Aiace tir via la spada e fece girare il cavallo verso il decurione
seduto in sella accanto al vessillario ferito per proteggere linsegna. Tuttattorno laria era satura di
polvere, del fracasso della battaglia e delle voci degli uomini che imprecavano o gemevano di dolore.
Una rapida occhiata fece capire al gladiatore che i suoi stavano avendo la meglio. Uno solo era stato
ferito sul fianco da una lancia: sembrava per che il colpo lavesse reso ancor pi rabbioso, tanta era la
furia con cui colpiva i Romani attorno a s.
Un guizzo di luce e ombra mise Aiace in allerta contro un pericolo che gli stava arrivando
addosso dal lato, cos sollev lo scudo in tempo per bloccare la testa di una lancia scagliata da un
Romano. La punta devi verso lalto, mancandolo di poco alla testa. Contemporaneamente Aiace si
gir sulla sella e fece roteare la spada ad arco con forza selvaggia. La lama tagli di netto il polso del
Romano, e la lancia cadde a terra con un tonfo metallico mentre la mano mozza atterrava nella polvere
poco distante.
Ritiratevi!, url il decurione. Ritiratevi!.
Uno dopo laltro i Romani non impegnati in un corpo a corpo girarono i cavalli e si lanciarono
al galoppo lungo il canalone. Gli altri fecero del loro meglio per liberarsi e fuggire. Il decurione spinse
via il vessillario e prese il suo posto per coprire la ritirata degli uomini. Mossa coraggiosa, riconobbe
Aiace, ma che gli cost cara. Due gladiatori gli arrivarono contro i fianchi del cavallo; il decurione
riusc a bloccare il primo attacco con lo scudo e poi si volt rapidamente per parare un affondo
sullaltro lato. Mentre il Romano si girava di nuovo sulla sella per affrontare il primo nemico, questi
sollev in alto la spada e glielaffond nel viso. Dallinterno dellelmo sgorg un fiotto di sangue e
lufficiale allarg le braccia prima di accasciarsi indietro contro il pomello della sella.
Gli arcieri di Karim continuarono a lanciare frecce contro i Romani in fuga finch questi non
sparirono dalla vista dietro la curva della gola. Aiace si guard attorno con il respiro affannoso. Met
dello squadrone romano era stato ucciso o ferito, per lo pi dalle frecce. Uno dei gladiatori giaceva
morto tra i Romani, con una lancia spezzata piantata in petto. Due dei suoi erano stati feriti, uno in
maniera profonda e grave: la furia della battaglia stava lentamente scemando e il volto delluomo si
stava rilassando; abbass gli occhi e vide lo squarcio frastagliato sulla corazza di cuoio e il sangue che
si diffondeva rapidamente sulle pieghe della tunica. Aiace cap che la ferita era mortale. Laltro, invece,
era stato colpito a una gamba: un lungo taglio dietro la coscia gli aveva reciso i tendini del ginocchio,
azzoppandolo.
Aiutateli, ordin agli uomini pi vicini. Metteteli allombra, dentro quella tomba. Voi
invece finite i Romani feriti.
Karim scivol gi dalla ripida scarpata della rupe e atterr sul pavimento della gola in mezzo a
un cumulo di pietre franategli dietro. Fece un sorriso smagliante ad Aiace. Questo mette fine
allinseguimento!.
Per ora. Aiace rinfoder la spada e agganci la fibbia dello scudo al pomello della sella prima
di scendere a terra. I sopravvissuti non torneranno alla carica ciecamente, di questo possiamo star
certi. No, ci terranno docchio in attesa dellarrivo dei rinforzi.
Allora sarebbe meglio trovare un modo per uscire di qui.
Aiace indic le pareti rocciose che li circondavano. Serviti pure. Lunico modo  una bella
arrampicata a piedi. Dovremmo abbandonare qui i cavalli e senza di essi poi non avremmo speranza di
fuga. Esamin le aperture nelle rocce e sorrise amaramente. Se moriamo qui, lo faremo in compagnia
di re, amico mio. Pensaci.
Magra consolazione, generale. Francamente preferirei farlo in un altro luogo meno desolato, se
proprio devo morire, rispose Karim a denti stretti.
Aiace lo ignor. Guard di nuovo le entrate delle tombe. Quando verranno a cercarci,
potremmo sempre dargli del filo da torcere. Vieni con me, diamo unocchiata pi da vicino.
Aiace si incammin verso lentrata della tomba che aveva visto poco prima e dopo un breve
istante di esitazione Karim lo segu, per nulla entusiasmato dalle buie diramazioni che si inoltravano
profondamente nella rupe. Sembrava un brutto presagio trovarsi intrappolati in una valle di morti.
...
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...
Capitolo ventinove.
...
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...
Sembra proprio che se la battaglia sia stata cruenta, disse Macrone entrando allinterno del
pi ampio dei due cortili del tempio. Catone, con il braccio sinistro fasciato al collo, annu osservando
la distesa di corpi sul terreno. A mattino inoltrato, laria era gi irrespirabile per il caldo. Il puzzo
nauseante del sangue, poi, non faceva che rendere ancor pi pesante la situazione. Alcuni legionari
stavano attraversando il cortile in cerca di compagni feriti da portare nella sala ipostila dove il capo
chirurgo aveva approntato un ospedale da campo. Ogni nemico ferito, invece, fu ucciso sul posto per
mettere fine alle sue sofferenze.
Gi, una vera strage, ripet Macrone con le mani puntate sui fianchi. Adesso arriva la parte
divertente, per: trovare il corpo di Aiace. Ancora non lho visto da nessuna parte. Devo dare lordine
che cerchino meglio.
Sempre supponendo che sia rimasto a combattere fino alla fine.
Sei ancora dellidea che avesse qualcosa a che fare con gli uomini a cavallo avvistati?
 possibile.
Macrone scosse la testa. Penso che lavremmo notato se fosse sgattaiolato via di qui passando
proprio in mezzo ai nostri squadroni di guardia. Non  nel suo stile, almeno non da come lo conosco
io. Macrone si incup in viso quando gli tornarono in mente i ricordi della sua prigionia. Aiace  uno
che preferirebbe rimanere, invece di scappare e lasciar morire i suoi uomini. Credimi, lui  qui,
dobbiamo solo trovarlo. Con la punta del piede calci via un avambraccio mozzo. O trovare quello
che ne rimane.
Osserv di nuovo il cortile e scosse la testa. Devo riconoscerlo: questi uomini si sono battuti
fino alla fine. Non c neanche un prigioniero. Se anche il resto dellesercito nubiano  come loro, ci
daranno del filo da torcere quando arriver il momento.
Catone serr le labbra. A dispetto di quanto diceva Macrone, i legionari non avevano avuto
difficolt a respingere la sortita che i nemici avevano lanciato appena unora prima dellalba. Avevano
raggiunto la breccia ed erano stati immobilizzati l finch i rinforzi non li avevano respinti nel tempio.
Le baliste non erano state danneggiate. Poi, allalba, il legato aveva personalmente lanciato il secondo
attacco. Si era posizionato nella breccia, equipaggiato di tutto punto, proteggendosi con uno scudo, e
aveva urlato alle catapulte e agli arcieri lordine di iniziare il tiro contro il muro del tempio. I lanci a
bruciapelo, in quelloccasione, avevano liquidato ogni Arabo che fosse spuntato sulle mura del tempio
e sulla sommit dei piloni.
Al riparo dalle frecce, Macrone aveva di nuovo guidato allattacco la Prima Centuria. Ad essa si
era aggiunta ununit di arcieri ausiliari pronti a colpire ogni assediato che si fosse arrischiato a
emergere dalla barricata per tentare di rimuovere le rampe di assalto. I legionari avevano risalito la
rampa, attaccando i nemici che vi si nascondevano dietro, aprendosi un varco e spingendosi sino al
cortile. Dopodich, avevano semplicemente dovuto cercare e uccidere i piccoli gruppi di sopravvissuti
che opponevano unestrema resistenza allinterno delle sale del tempio meglio protette. Lultimo
gruppo, guidato da uno dei gladiatori di Aiace, un Africano, aveva resistito per oltre unora nel pilone
principale, poi era stato gradualmente respinto su per la stretta scala che conduceva alla piattaforma. Il
gladiatore, ferito gravemente, si era gettato dallalto del pilone, preferendo la morte alla cattura da vivo.
Peccato che tu te la sia persa. Macrone guard lamico. Catone era ancora troppo stordito per
potersi unire al combattimento e il centurione aveva chiesto ad Hamedes di occuparsi del prefetto in
sua assenza. Il giovane sacerdote aveva aiutato Catone a tenersi in piedi addossato a un tronco di palma
per poter seguire lassalto. Una volta passata la nausea e dopo che un assistente del chirurgo gli aveva
fasciato il braccio al collo, Catone aveva congedato Hamedes e si era diretto allinterno del tempio per
cercare Macrone. Questultimo continu usando un tono quanto pi gentile possibile. Sapevo che
avresti voluto esserci se avessimo finito quel cane pazzo di Aiace. Dopo un istante riprese:  buffo,
avevo sempre immaginato che sarebbe finita con uno scontro diretto tra lui e me o te. Non pensavo di
certo che sarebbe rimasto ucciso in una sanguinosa schermaglia come questa. Come uno dei tanti altri
morti senza volto.
Non abbiamo ancora trovato il suo corpo, ripet tranquillamente Catone. Finch non lo
troveremo, pensare che sia tutto finito significa scherzare con il destino.
Macrone sbuff. Devi sempre vedere il lato negativo delle cose, tu.
Furono interrotti da una serie di squilli che echeggiarono gi nel cortile; si voltarono entrambi e
allungarono il collo per cercare di vedere al di sopra dei due piloni principali. Tre buccine stavano
suonando. Dietro di esse, linsegna della Ventiduesima Legione con la testa di sciacallo ricamata in filo
dorato sventolava sopra il tempio. Di fianco, quattro uomini tentavano di alzare un trofeo fatto con le
armi e gli equipaggiamenti sottratti ai nemici morti. Aurelio supervisionava con espressione orgogliosa.
Bene, fece Macrone, grattandosi la guancia ispida, almeno cos  felice. Adesso potr
parlare di una grande vittoria oltre che della ferita di battaglia. Non pu fermarlo pi nulla. Quelluomo
pensa di essere un moderno Alessandro Magno.
Catone continu a osservare in silenzio il legato per qualche istante. Speriamo che leuforia gli
passi in fretta, allora. Una cosa  stata prendere questo tempio, tuttaltra sar sconfiggere il principe
Talmis. Lultima cosa che ci serve  un comandante che sottovaluti il nemico.
Macrone annu.
Le buccine squillarono ancora, il legato si avvicin al bordo della piattaforma e sollev le
braccia per attirare lattenzione degli uomini sotto. Ci fu un istante di silenzio carico di aspettativa, poi,
raccolta tutta la voce che aveva per essere sicuro che le sue parole fossero udite in tutto il tempio, il
legato parl. Uomini della Ventiduesima! Miei fedeli Sciacalli! Compagni! Oggi abbiamo vinto la
prima delle nostre battaglie contro il principe nubiano che con la sua presenza osa sfidare la provincia
romana dEgitto! I suoi uomini giacciono morti ai nostri piedi e le loro armi sono ora il nostro trofeo!.
Aurelio fece un gesto stravagante in direzione dellammasso che si innalzava sul pilone. E questo non
 che un piccolo assaggio delle ricchezze e della gloria che otterremo una volta che avremo annientato
lesercito nemico. Finch ci saranno soldati romani in Egitto, gli uomini della Ventiduesima Legione e
il nome del loro comandante verranno ricordati con orgoglio e onore. Tenetelo sempre a mente e nei
vostri cuori quando marceremo per ingaggiare battaglia contro il nemico invasore!. Sollev un pugno
in aria e, dopo un istante di silenzio, uno dei tribuni sulla piattaforma sguain la spada e la sollev in
alto inneggiando: Aurelio!... Aurelio!... Aurelio!.
Gli altri ufficiali si unirono al coro, seguiti da tutti gli uomini raggruppati nel cortile del tempio.
Macrone si volt verso Catone. Non il migliore degli oratori che mi sia capitato di ascoltare,
ma fortunatamente ha il dono di non tirarla troppo per le lunghe.
Catone sorrise. Peccato che lo stesso non possa dirsi della maggior parte dei politici di Roma.
Poi il suo sorriso svan. Dobbiamo fare in modo che non cada nella trappola di anteporre la sentenza
dei posteri al buonsenso.
Questo lo lascio a te, signore, rispose Macrone. Meglio che un consiglio del genere
provenga dal tribuno anziano facente funzioni piuttosto dal centurione primipilo.
Catone lo fulmin con unocchiata acida. Grazie.
Fa parte del grado, fece Macrone, stringendosi nelle spalle. E poi, sei tu quello che ci sa fare
con le parole. Sono pronto a scommettere che saresti in grado di convincere una prostituta
dellAventino a farti fare una scopata gratis e a spillarle anche una mancia per lottimo servizio.
Catone aggrott la fronte. Non sono certo di voler ambire a tanta efficacia retorica....
Aspetta a parlare... Ad ogni modo, abbiamo del lavoro da fare. Macrone si volt verso un
reparto dei suoi uomini che aveva appena terminato di inneggiare al legato. Voi! Venite qui subito!.
I soldati si avvicinarono spediti e Macrone diede loro una descrizione di Aiace quanto pi
dettagliata possibile, prima di rispedirli a cercarne il corpo. Promise un orcio di vino a chi avesse
trovato il gladiatore e poi li conged. Mentre gli uomini si allontanavano, sollecitati da quelladeguata
motivazione a cercare nel puzzo sempre pi nauseante dei cadaveri sparpagliati nellarea del tempio,
uno degli attendenti del quartier generale si avvicin a Catone e salut.
Il legato invia i suoi rispetti, signore, e chiede che voi e il centurione Macrone lo raggiungiate
negli alloggi dei sacerdoti sul davanti del tempio.
Catone si scambi una rapida occhiata di sorpresa con Macrone. Ha detto per quale motivo?
No, signore. Solo che vuole convocati tutti i suoi ufficiali anziani. Quanto prima, aggiunse
poi lattendente di proposito. Poi salut e trotterell via.
Macrone abbass la testa e diede un calcio a un piccolo sasso. E adesso che vuole?.
Gli alloggi costruiti per i sacerdoti del tempio erano stati un tempo molto ricchi, ma secoli di
abbandono avevano lasciato solo un vago ricordo dellantica opulenza. Il cielo dipinto sul soffitto
conservava ancora tutto il suo lustro, ma le sale costruite intorno al cortile erano spoglie e ricoperte di
sabbia. Un tempo la bassa piscina nel mezzo rimandava riflessi di tutto ci che aveva intorno, ma era
ormai vuota e le mattonelle del fondo erano quasi interamente ricoperte da uno strato di limo. Mentre
Macrone e Catone raggiungevano gli altri ufficiali, il legato attendeva su un lato della piscina e con la
punta della spada tracciava un diagramma sul limo. I suoi subordinati attesero pazientemente finch il
comandante non ebbe terminato. Poi Aurelio si raddrizz e rinfoder la spada osservando gli ufficiali
con un ampio sorriso.
Non abbiamo tempo da perdere in banalit e convenevoli, signori, per cui andr dritto al sodo.
Il nemico  in fuga. La vittoria di oggi ha risollevato lo spirito della legione e questo snerver il
principe, quando verr a saperlo. Adesso  il momento di dar valore al nostro vantaggio in un modo che
il nemico mai si aspetterebbe. Si volt verso il centurione pi vicino e fece schioccare le dita.
Dammi il tuo bastone di vite.
Lufficiale glielo pass rapidamente e Aurelio indic la fine del diagramma. Gli ufficiali si
spinsero avanti per vedere meglio.
Questo  il corso del Nilo, da Diospolis Magna alla prima cateratta. Il piano dei Nubiani
adesso  ovvio. Hanno diviso le loro forze per poter inviare questa colonna ad attaccare il mio esercito
da davanti e da tergo. Ma noi abbiamo compromesso la loro strategia e adesso abbiamo lopportunit di
ripagarli con la stessa moneta. Aurelio indic verso Diospolis Magna. Io stesso condurr il corpo
principale dellesercito lungo il corso del Nilo per affrontare il principe Talmis. Giacch i suoi uomini
sono pi numerosi dei miei, sono certo che non avr difficolt a resistere, soprattutto se saremo in
grado di avvicinarci prima che venga a sapere che abbiamo annientato la colonna affidata al gladiatore
ribelle. Il nemico penser che stiamo cadendo nella sua trappola. Il legato fece una pausa e poi sorrise
con aria furbesca mentre faceva uno schizzo dei movimenti sul suo diagramma. Saremo noi, invece,
che gli tenderemo una trappola. Mentre io avanzer sulla sponda orientale, il tribuno Catone prender
le unit ausiliarie e marcer veloce lungo la sponda occidentale, attraverser il fiume alle spalle dei
Nubiani e li attaccher da dietro. Preso tra le due forze, il principe sar annientato. Aurelio sollev gli
occhi spalancati e pieni di eccitazione. Un piano elegante e semplice. Sono sicuro ve ne rendiate tutti
conto.
A quel punto si ferm come se stesse aspettando commenti, o forse sfidando chiunque dei suoi
ufficiali a smentirlo, pens Catone. Si fece avanti, sussultando quando il suo braccio contuso sfior
Giunio. Signore, se ho licenza di parlare.
Naturalmente, tribuno.
Catone abbass gli occhi sulla mappa, facendo contemporaneamente ordine nei pensieri.
Lentusiasmo del legato per il suo piano era evidente. Lufficiale doveva scegliere bene le parole.
Risollev gli occhi e incroci lo sguardo del legato. Il vostro piano ha effettivamente la virt di
riuscire a rivoltare le carte sulla tavola del nemico, signore, questo  ovvio. In circostanze diverse
otterrebbe certamente il risultato che desiderate. Ad ogni modo, il nemico  pi numeroso di noi in un
rapporto di tre a uno. Di conseguenza, suggerisco di tenere tutto lesercito concentrato in una colonna
se vogliamo assicurarci una vittoria decisiva. Se dividerete le forze, ogni colonna sar pi debole della
somma delle parti, per cos dire. Catone fece un passo in avanti e indic il diagramma del Nilo. E
inoltre, dove vorreste che la mia colonna attraversasse il Nilo verso la sponda orientale, signore?
Abbiamo a malapena barche sufficienti a trasportare cinquecento uomini alla volta. Avete visto voi
stesso quanti problemi abbiamo dovuto risolvere questa volta, per giunta di fronte a una forza molto pi
piccola e debole di quella che mi trover davanti io la prossima volta. Gli uomini a nostra disposizione
sono troppo pochi per poter correre il rischio di dividere lesercito. La nostra migliore opportunit  un
attacco ardito sulla sponda orientale del Nilo. Trovare lesercito nubiano e costringerlo a combattere.
La preparazione delle nostre truppe dovrebbe garantirci il vantaggio. Possiamo abbattere lo spirito del
nemico prima che possa far pesare la sua superiorit numerica, concluse Catone. Ci fu un silenzio teso
e Catone deglut. Questo  il mio suggerimento, signore.
Ne prendo atto, rispose secco il legato. Fiss Catone per qualche istante, poi continu. Sono
felice che condividi la mia fiducia nei nostri uomini: gli Sciacalli e gli ausiliari hanno dimostrato di
essere allaltezza delle aspettative. Il loro coraggio  fuor di dubbio. Ed  proprio questo il motivo per
cui possiamo permetterci di dividere lesercito. Ogni colonna sar pi che pronta a difendersi
autonomamente. Inoltre il nemico non penser mai neanche per un istante che ci azzarderemmo a
dividere lesercito. Sanno di avere il vantaggio dei numeri e si aspettano che seguiamo una tattica
difensiva, lasciando a loro liniziativa. Aurelio si ferm dun tratto, colto da un pensiero. Accenn un
sorriso mentre riprendeva a parlare. Esattamente ci che ho incoraggiato loro a pensare. Il principe
Talmis  caduto nella mia trappola. Ecco perch ha stupidamente inviato la colonna. Non si aspettava
che reagissimo cos in fretta, o con tale energia.
Catone tossicchi. Allora forse dovremmo imparare dal suo errore, signore.
Aurelio scosse la testa. Penso che tu non riesca ad afferrare... le sottigliezze della situazione,
tribuno.
Catone inarc un sopracciglio. Sottigliezze, signore?
Sono sempre pronto a permettere ai miei subordinati di imparare dalla mia esperienza,
rispose gentilmente Aurelio. Il nostro nemico  stato indotto a pensare che noi siamo troppo prudenti
per agire in maniera incisiva e pensa di poter decidere dove e quando dare battaglia. Per cui 
soddisfatto ed  proprio quella soddisfazione che noi andremo a sfruttare. Lultima cosa che si aspetta
da noi  che lo attacchiamo da due direzioni. Lelemento sorpresa sar dalla nostra parte e aumenter il
vantaggio che abbiamo gi in termini di preparazione e morale degli uomini. Aurelio fece una pausa e
sorrise a Catone. Adesso, tribuno, riesci ad afferrare la mia strategia?.
Catone ricambi lo sguardo, nella testa un vortice di pensieri sui rischi che il legato era pronto a
correre. La colonna di ausiliari sarebbe stata sicuramente individuata molto prima che potesse
riattraversare sulla sponda orientale. Il principe Talmis avrebbe avuto tutto il tempo che voleva per
decidere quale colonna romana schiacciare per prima. I soldati nubiani, poi, erano equipaggiati in
maniera pi leggera e potevano marciare molto pi velocemente dei loro avversari. Ogni colonna
poteva essere sconfitta molto prima che i Romani potessero chiudere la trappola. E cera anche unaltra
questione, riflett Catone. Meno di un quarto dellesercito romano aveva partecipato allassalto al
tempio. Il resto degli uomini era rimasto al campo. Si erano persi le prime fasi dellattacco e sarebbero
arrivati freschi freschi al primo scontro con il nemico. E Catone sapeva bene che era impossibile
prevedere il comportamento di uomini che affrontavano una battaglia per la prima volta. Alcuni di loro
si sarebbero battuti come eroi; altri, la maggior parte, avrebbero ripetuto scrupolosamente ci che
avevano imparato in addestramento ed eseguito gli ordini, pronti anche a seguire lesempio dei
compagni. Altri ancora sarebbero rimasti impalati con il cuore impazzito di terrore finch i nervi non
avrebbero ceduto inducendoli alla fuga. Bastava che lo facesse un numero minimo di uomini e il
contagio si sarebbe propagato tra di loro come un fuoco di paglia, condannando lesercito. Fece un
respiro profondo.
Signore,  mia ponderata opinione che i rischi superino i vantaggi. Le cose sarebbero diverse
con un esercito indurito dalle battaglie, per cui suggerisco caldamente di rivedere i vostri piani.
Il legato lo guard incuriosito. Tribuno Catone, tu hai combattuto in varie campagne, giusto?
S, signore.
Non ti chieder di annoiarci con i dettagli, ma hai di sicuro affrontato Celti, Germani, pirati,
Parti e gladiatori ribelli. Vero?
S, signore.
Allora spiegami: perch questo timore nei confronti dei Nubiani? Di certo sono meno
preoccupanti dei tanti nemici che hai affrontato. Perch temerli, allora?.
Catone si sent salire il battito cardiaco. Quel confronto con il legato aveva di nuovo preso una
piega pericolosa. Il suo comandante lo stava praticamente accusando di codardia. Se si fossero trovati
in privato, Catone avrebbe risposto direttamente allaccusa, ma era cosciente della tensione che in quel
momento teneva in pugno gli ufficiali che attorniavano lui e il legato. Se lavesse aggredito, Aurelio
sarebbe stato costretto a scusarsi con lui o a destituirlo. Una scusa avrebbe per danneggiato
irreparabilmente la sua autorit, per cui il legato non avrebbe avuto altra scelta se non quella di
sbarazzarsi di Catone rispedendolo indietro ad Alessandria. E ci lo avrebbe privato dellopportunit di
far cambiare idea al suo superiore in merito al piano della campagna. Il risultato sarebbe stato
disastroso, Catone ne era fermamente convinto. Sapeva quindi di dover ingoiare lorgoglio per il bene
dellesercito e del suo amico Macrone, oltre che per le sorti della provincia.
Non temo i Nubiani, signore, rispose in tono neutrale. Vi sto semplicemente offrendo la mia
opinione professionale, fondata sugli anni al servizio di Roma.
Ed esattamente di quanti anni si tratta?.
Catone era furioso con se stesso. Si era intrappolato con le sue stesse mani. Stupido, imprec.
Sette anni, signore.
Sette, ripet Aurelio, sogghignando. Io ho servito dieci anni come soldato prima di essere
promosso centurione, poi altri dodici anni per acquisire lanzianit necessaria a diventare primipilo e
infine prefetto di campo. Penso decisamente di avere tutta lesperienza necessaria a comandare
lesercito come ritengo sia giusto fare. Sette anni, e scosse la testa, allargando poi le braccia a indicare
tutti gli ufficiali. Mi chiedo se esista qui un altro uomo con meno esperienza di te, tribuno. E allora?.
Non ricevendo nessuna risposta dagli ufficiali, Aurelio torn a voltarsi verso Catone con
espressione trionfante. Penso proprio che questo ridimensioni limportanza del tuo suggerimento...
non sei daccordo?.
Catone non rispose. Qualunque cosa avesse detto in quel momento lavrebbe comunque
condannato. Si rendeva conto che gli altri uomini lo stavano fissando in attesa che desse una risposta.
Allora si schiar la voce e parl. Vi ho dato il mio consiglio, signore. Questo  il mio dovere
professionale. Il comando dellesercito spetta a voi.  vostro compito dare gli ordini per la campagna.
Esatto. La decisione  presa e il tempo per suggerire o dissentire  finito.  chiaro?
S, signore, perfettamente chiaro.
Allora mi aspetto che da adesso in poi tu e ogni altro ufficiale del mio esercito ubbidiate ai
miei ordini senza fare domande.
Catone annu.
Il legato rimase immobile per un istante e poi fece un cenno del capo. Benissimo, allora.
Riceverete tutti le vostre istruzioni una volta che i miei segretari a Karnak le avranno preparate. Nel
frattempo, assicuratevi che i vostri uomini siano pronti ad avanzare non appena dar lordine.
Gli ufficiali annuirono; attendevano di essere congedati quando un ausiliario di cavalleria
irruppe nella sala, si avvicin a passo sostenuto al prefetto della coorte alessandrina a cavallo e fece
rapidamente rapporto. Gli altri ufficiali guardarono incuriositi il prefetto fare alcune domande al
soldato e poi congedarlo.
Devi forse dirci qualcosa?, chiese Aurelio.
S, signore. Sembra che alcuni degli assediati nel tempio siano riusciti a mettersi in fuga.
Hanno sorpreso uno dei miei squadroni, la notte scorsa. I miei uomini facevano parte del perimetro di
sorveglianza che abbiamo creato attorno al tempio. Sono stati uccisi nel sonno. Una delle sentinelle era
ancora viva stamattina quando li hanno trovati: prima di morire ha detto che uno degli uomini che li
hanno attaccati indossava ununiforme romana e che ha usato la parola dordine della notte per
avvicinarsi e cogliere le sentinelle di sorpresa.
Come  riuscito a entrare in possesso della parola dordine?, chiese Macrone.
Giunio contrasse le labbra. Potrebbe averla sentita mentre gli uomini la usavano attorno al
tempio.
Il prefetto di cavalleria annu. Possibile. Ad ogni modo gli assalitori dovevano essere gli
uomini a cavallo che abbiamo avvistato alle prime luci dellalba. Li ho fatti inseguire da due dei miei
squadroni. Si sono diretti a nord, tra le colline. Ho appena saputo che si sono infilati in un canalone
senza uscita. Li abbiamo in pugno.
Macrone si volt verso Catone e mormor: Poteva essere Aiace, suppongo.
Pi che probabile, annu Catone. Per gli di, quelluomo si muove come uno spettro, un
maledetto spettro.
Quanto sono distanti?, chiese Aurelio al prefetto di cavalleria.
Non pi di quattro miglia, signore. I miei uomini li stanno tenendo sotto controllo. Il primo
squadrone se l vista peggio dellaltro. Lufficiale al comando ha richiesto rinforzi prima di ritentare.
Catone fece un passo avanti per intervenire. Scusatemi, signore, ma  possibile che con essi ci
sia Aiace. Potrebbe essere fuggito con ci che rimaneva della sua banda di ribelli.
E quindi?
Io e il centurione Macrone avevamo lordine di rintracciare Aiace. Chiedo lautorizzazione a
occuparmi della sua cattura, signore.
Aurelio riflett qualche istante. No. Assumer io il comando giacch sono qui. Cos potrei
anche terminare il lavoro che ho iniziato. Prender il cavallo dellausiliario e gli arcieri, visto che
comunque rimarranno su questo versante del Nilo. Il resto degli uomini pu tornare a Karnak. Ad ogni
modo, non priver te, tribuno, n il centurione Macrone del piacere di essere presenti quando verr
ucciso Aiace.
Grazie, signore, rispose con forzata educazione.
Allora non sprechiamo altro tempo. Il legato batt le mani.  arrivato il momento di
chiudere i conti con questo ribelle. Alle armi!.
...
.
...
Capitolo trenta.
...
.
...
Catone e Macrone sedevano allombra di una roccia. I cavalli della coorte ausiliaria di
cavalleria erano stati raggruppati sotto lunico riparo che erano riusciti a trovare, mentre i loro cavalieri
sedevano a terra, sotto una copertura contro il sole pomeridiano fatta con mantelli sostenuti da rami.
Attendevano che gli arcieri, Aurelio e la sua squadra li raggiungessero per tentare un attacco contro
Aiace e i suoi seguaci. Due squadroni erano stati inviati a cercare unaltra via di accesso alla cima
dellaltopiano affacciato sulla gola, per assicurarsi che i nemici non potessero fuggire.
Seppure allombra, Catone si sentiva letteralmente consumare dallintensa luce del sole. Laria
imprigionata nel canalone era soffocante e la sensazione di caldo acuita dal riverbero della luce
fortissima sulle pareti di roccia chiare. Tanto forte da costringere Catone a socchiudere gli occhi per
guardare quei ripidi muri di roccia che si ergevano ai lati.
Una vera fornace di Plutone, borbott Macrone, tergendosi la fronte con il fazzoletto da
collo. Lumore del centurione era gi pessimo perch i suoi uomini non avevano trovato il corpo di
Aiace nel tempio. Era chiaro che il gladiatore era fuggito con gli altri uomini a cavallo rimasti
intrappolati pi oltre nella gola. Non ho mai provato un caldo simile in tutta la mia vita.  come se mi
stessero cuocendo le viscere.
Si volt verso Hamedes accovacciato poco distante, le braccia strette attorno alle ginocchia e la
testa china in avanti. Coshai detto che era questo posto?.
Non ricevendo risposta dal sacerdote, Macrone raccolse un sassolino e glielo lanci contro. Il
sassolino lo colp al braccio e ricadde a terra. Il giovane si scosse a fatica e si guard attorno. Scusate,
signore. Cosa dicevate?
Ti ho chiesto della gola, disse Macrone. Prima dicevi che era piena di tombe.
Hamedes annu. Le tombe degli antichi re e dei loro sommi sacerdoti.
Ci eri gi stato prima?
Alcuni giorni fa, quando ho visitato i templi sulla sponda occidentale.
Ricordo, fece Macrone, e ho pensato che fosse un momento folle per andare a fare un tour
dei monumenti. Ad ogni modo, tornando a queste tombe: cosa ci sai dire? Se sono nello stesso stile dei
templi sparsi per tutto il paese, penso che allora valga la pena visitarle.
No, signore, rispose Hamedes. C ben poco da vedere, dallesterno almeno. Nientaltro che
buchi nelle rocce. Somigliano pi che altro a semplici caverne.
Caverne?, sbuff Macrone. Vuoi farmi credere che la tua gente ha infilato i suoi re in dei
buchi nella roccia quando sono morti? Balle. Li hanno sbattuti nel cuore di quelle piramidi che
abbiamo visto passando dalle parti di Menfi. Me lhai detto tu stesso.
Alcuni di loro, signore. Molti altri sono stati sepolti qui, assieme alle loro ricchezze.
Ricchezze?. Gli occhi di Macrone si illuminarono.
Hamedes annu. S, ogni bene di cui avrebbero potuto aver bisogno nel viaggio verso il mondo
dei morti, ma in oro e incastonato di pietre preziose. Naturalmente, nel corso degli anni le tombe sono
state saccheggiate dai ladri e ripulite completamente.
Oh. Macrone si imbronci, deluso.
Come sono le tombe?, chiese Catone. Possono essere difese?
Difese?. Hamedes contrasse le labbra. Sono solo dei cunicoli, signore, scavati nella roccia.
Ce ne sono a decine. Alcune sono poco pi che caverne in fondo a dei brevi corridoi; altre invece sono
state scavate pi profondamente nelle rupi e hanno vere e proprie sale ipostile. Con una torcia mi sono
avventurato in alcune di esse finch ho potuto. Gli uomini di Aiace potrebbero anche tentare di
nascondersi l dentro, come ultima spiaggia.
Uhm. Catone bevve un sorso dalla borraccia, riflett sulla descrizione fornita dal sacerdote e
tent di mettersi nei panni di Aiace. Il gladiatore e i suoi uomini avevano una scorta limitata di acqua.
Se avessero abbandonato i cavalli e tentato di arrampicarsi fuori della gola, avrebbero dovuto affrontare
una lunga marcia attraverso laltopiano e poi nel deserto, prima di poter di nuovo raggiungere il Nilo.
Se avessero tentato di eludere le forze romane su quel versante del fiume, probabilmente sarebbero stati
uccisi da caldo e sete molto tempo prima di riuscire a raggiungere un posto sicuro. Daltra parte, se si
fossero nascosti in una di quelle tombe profonde, sarebbero stati al riparo dal sole e avrebbero potuto
sopravvivere per giorni e giorni prima di essere di nuovo costretti a riemergere. Se programmavano di
uscire nottetempo, forse avrebbero anche potuto sfuggire ai soldati che li stavano cercando nei paraggi.
Pi ci pensava, pi gli sembrava probabile che il nemico avrebbe sfruttato le tombe.
Se tentano di nascondersi, ci vorrebbe parecchio tempo per scoprire esattamente in quale
tomba, e anche in quel caso dovremmo poi snidarli. Dubito che il legato possa essere allettato dalla
prospettiva di una cos lunga caccia ora che il suo obiettivo primario  quello di annientare rapidamente
i Nubiani.
Macrone sollev lo sguardo. Non penserai mica che possa decidere di abbandonare la caccia?
Ora che abbiamo gli ultimi di loro in trappola, e con Aiace per giunta?
Hai sentito tu stesso Aurelio: vuole che lesercito si metta in marcia il prima possibile e non
penso vorr sprecare tempo a dare la caccia a un pugno di fuggitivi.
Non lascer che Aiace ci sfugga di nuovo, rispose Macrone. Non questa volta. Non mi
importa quanto ci vorr, ma cercher in ogni maledetta tomba finch non lavr stanato.
Catone condivideva totalmente il desiderio dellamico di uccidere il ribelle. Aurelio, per, non
li avrebbe mai autorizzati a passare giorni e giorni a cercare Aiace. Si volt verso il sacerdote e lo
guard pensieroso. Chiss che quella non potesse essere loccasione perfetta per risolvere una cosa che
lo aveva messo in subbuglio dal momento in cui aveva saputo della fuga di Aiace, qualche ora prima.
Hamedes.
Signore?
Ho un lavoro per te. Ho bisogno di qualcuno che si spinga avanti e spii le posizioni nemiche.
Se si nascondono quando attacchiamo, devo assolutamente sapere dove, in quale tomba, e giacch
conosci il posto, nessuno potrebbe farlo meglio di te.
S, signore.
Dovrai tentare di avvicinarti senza che se ne accorgano. Catone sollev gli occhi sulle pareti
a picco e gli affioramenti rocciosi che costituivano i lati del canalone. Non sar un tragitto facile, e se
ti vedono potrebbe anche essere pericoloso. Te la senti?.
Hamedes annu senza esitazione. S, signore. Anchio, come voi, ho un conto da saldare con
Aiace.
Certo. Catone abbozz un mezzo sorriso. Non dubitavo che avresti accettato. Si rivolse poi
a Macrone. Centurione, voglio che tu vada con lui.
Io?, fece Macrone sorpreso.
Due paia di occhi sono meglio di uno solo. Hamedes conosce il territorio e tu sai come meglio
sfruttarlo. Vai con lui e torna a fare rapporto una volta che avrete scoperto quale tomba sta usando il
nemico. Far caldo, meglio che lasciate qui le armature qui. Prendete con voi solo le spade. Macrone
apr la bocca per protestare, poi si rabbui e annu. Se questi sono gli ordini....
Quando i due uomini si furono tolti le armature a maglie ed ebbero riallacciato le cinture
portaspada sopra le tuniche, Catone mand Hamedes a prendere alcune borracce di scorta dallo
squadrone di cavalleria. Mentre il sacerdote si incamminava, Catone si rivolse sottovoce a Macrone.
Sarei andato io, ma per questa spalla....
Lo so.
Stai attento, Macrone. Non correre rischi... e tieni docchio Hamedes.
Lultimo avvertimento colse di sorpresa Macrone, che si volt verso Catone con aria perplessa.
Cosa?.
Catone lanci unocchiata veloce al sacerdote che passava i suoi ordini al decurione del pi
vicino squadrone di cavalleria, poi si volt di nuovo verso Macrone. Non so pi fino a che punto
posso fidarmi di lui.
Di Hamedes?. Macrone scosse la testa. Cosa diamine stai dicendo? Ci  stato fedele come
ogni altro soldato negli ultimi mesi. E poi conosci la sua storia, Hamedes vuole vendetta proprio come
noi.
Questo  ci che racconta lui, rispose Catone.
Macrone sbuff esasperato. Ti spiacerebbe dirmi cosa te lha fatto pensare?.
Hamedes si era procurato due borracce di scorta e stava tornando verso di loro.
Adesso non posso spiegartelo. Fa solo come ti dico. Vai con lui, scopri quello che puoi sulla
posizione di Aiace e non perdere mai docchio Hamedes. Magari sono solo mie paranoie, non so, ma
tienilo docchio.
Come desideri. Ma se posso dire la mia, Hamedes  a posto. Me lo sento. Non  un traditore.
Macrone tacque quando il sacerdote gli si avvicin e gli porse una borraccia. Lo ringrazi con
un cenno della testa, si fece passare la tracolla sulla spalla, si sistem la cintura e poi guard Hamedes.
Pronto?
S, signore.
E allora via, andiamo. Macrone esamin le pareti del canalone e poi scorse una piccola
fenditura in un affioramento roccioso, che sembrava offrire un buon appiglio per risalire la ripida parete
fino al terreno superiore. Da quella parte.
Stava per partire quando dalla gola giunse leco di zoccoli. Un istante dopo, al piccolo galoppo
apparvero il legato e i suoi ufficiali di stato maggiore. I cavalli si fermarono davanti a Catone e agli
altri in una nuvola di polvere. Sceso di sella, Aurelio consegn le redini a uno dei suoi attendenti e si
avvicin ai tre uomini sullattenti.
Gli arcieri sono a circa mezzo miglio dietro di me, li inform Aurelio. Dovremo mettere
fine a questa cosa nel giro di unora.
Non ne sono certo, signore, rispose Catone e gli spieg la sua intenzione di inviare i due
uomini in ricognizione. Il legato scart lidea scuotendo bruscamente la testa.
Fuori questione. Non ne abbiamo il tempo.
Ma signore, non appena ci muoveremo in colonna, il nemico si nasconder. Se non sappiamo
quale tomba usano, ci vorranno giorni per stanarli. Meglio perdere unora adesso che correre poi questo
rischio, non pensate?.
Dopo la cavalcata nel caldo rovente del canalone, Aurelio sudava copiosamente e come gran
parte dei suoi ufficiali aveva dormito assai poco nei giorni precedenti.
Presumi troppo, tribuno Catone. Ti ho gi detto prima che sono io al comando delloperazione,
non tu. Non sei autorizzato a ordinare agli uomini di fermarsi mentre mandi avanti quei due per
uninutile missione di spionaggio.
Signore, ho dato lordine mentre attendevamo che voi raggiungeste la gola. Lho fatto perch
sapevo che volevate risparmiare tempo. Siete stato molto chiaro quando avete detto di voler chiudere
loperazione nel minor tempo possibile e riprendere poi la marcia contro il principe Talmis. Quando ho
dato lordine, avevo bene in mente le vostre priorit.
Aurelio fece un profondo sospiro per tranquillizzarsi e aggrott la fronte. Catone si accorse di
quale sforzo il legato stesse facendo per accettare lopinione del subordinato e nello stesso tempo
mantenere la propria autorit. Alla fine Aurelio annu bruscamente. E sia. Scopriremo la loro
posizione. Ma non sar Macrone a farlo.  stato negligente da parte tua coinvolgere uno dei miei
ufficiali pi preziosi ed esperti in unoperazione cos rischiosa. Quando arriver il momento di
affrontare i Nubiani, avr bisogno di lui al comando della Prima Coorte.
Signore,  proprio per la sua esperienza che ho scelto Macrone.
E allora avresti dovuto scegliere qualcun altro. Anzi, trover io luomo che ci serve. Si volt
verso i suoi ufficiali di stato maggiore. Ho bisogno di un volontario per una ricognizione.
Il tribuno Giunio fece un passo avanti. Chiedo di avere questo onore.
Concesso! Giovane valoroso. Aurelio si volt di nuovo verso Catone. Meglio dare modo di
distinguersi ai soldati giovani piuttosto che aggiungere ulteriore peso sulle spalle di coloro che hanno
gi dato prova di coraggio. Visto?  cos che lavora un buon comandante... Tribuno Giunio!.
Signore?
Togliti larmatura e vai con questuomo, e fece segno verso Hamedes. Ti spiegher tutto
durante il tragitto.
S, signore.
Il legato sollev lo sguardo. Ci rimangono forse quattro ore di luce. Vi do due ore per andare e
tornare, dopodich dar lordine di prendere dassalto la valle.
Per oltre unora i due uomini si arrampicarono sulle alte rocce che sovrastavano il canalone.
Avanzarono lentamente verso la piccola valle in fondo al sentiero, facendo attenzione a non smuovere i
massi che potevano causare una frana e tradire la loro presenza. Il tribuno Giunio era in testa e di tanto
in tanto si voltava verso Hamedes per chiedere indicazioni generali. Sopra le loro teste il sole si
spostava lentamente verso le cime frastagliate alla fine della valle; il calore li avvolgeva come un
incendio e rendeva difficoltoso respirare, tanto bollente e nauseante era ogni seppur debole folata
daria. Di l a poco le tuniche dei due uomini furono zuppe di sudore e si appiccicarono ai loro corpi.
Poi, mentre percorrevano una dorsale che ricadeva a strapiombo verso il sentiero, Giunio si
blocc dun tratto e si abbass come un fulmine sul pavimento roccioso.
Li vedo, sussurr, facendo un rapido cenno al sacerdote perch si abbassasse con lui.
Hamedes strisci leggermente avanti e dallalto di una roccia sbirci gi nella valle. Sopra
lultima curva del sentiero cera un affioramento, dove quattro uomini in tunica nera sedevano tra i
massi e facevano la guardia. Poco lontano da l il sentiero si apriva su uno spazio aperto in cui
sostavano i cavalli impastoiati. Intorno si scorgevano varie aperture di grandezza variabile. Due uomini
con scudi a tracolla sulla schiena e armati di lancia spuntarono da dietro alcune rocce e si
incamminarono verso i cavalli.
Giunio e Hamedes rimasero a guardare ancora per qualche istante, poi il tribuno indic un
affioramento di roccia a un centinaio di passi pi avanti, pi verso la valle. Andiamo.
I due attraversarono la dorsale tenendosi il pi possibile chini, senza mai staccare gli occhi dalle
sentinelle in basso per verificare che non li avvistassero. Gli Arabi erano comunque concentrati sul
sentiero e non sollevarono mai lo sguardo sulla rupe sopra di loro. Giunio e Hamedes si arrampicarono
cautamente sulla parete, saggiando ogni appiglio e ogni passo. Estenuati, quando ebbero raggiunto
laffioramento furono costretti a fermarsi per riprendere energia. Bevvero qualche sorso dacqua dalle
borracce e poi ripresero a strisciare fin sopra una lastra piatta che protrudeva ad angolo retto dalla rupe.
Il salto era a strapiombo e guardando in basso verso la valle Hamedes ebbe un capogiro. Nel frattempo,
i due ribelli avevano raggiunto i cavalli e gli si erano seduti nei pressi allombra, nascosti alla vista di
chi li stava spiando dalle teste e dalle zampe degli animali. Nei dintorni non cera nessun altro, e nulla
faceva intuire dove si fosse nascosto il resto degli uomini.
Giunio si gratt nervosamente il mento. Dobbiamo avvicinarci fino a un punto da cui
riusciamo a vedere meglio lentrata delle tombe.
Hamedes guard in basso e indic un altro affioramento nel punto in cui la valle si divideva,
uno sperone che puntava verso le rocce a nord. Laggi, signore. Quello potrebbe andar bene.
Giunio guard nella direzione indicata, riflett un istante e poi annu. S.
Mentre scendevano dalla rupe, sotto di loro spunt unaltra figura, che si diresse verso i cavalli.
Giunio apr la bocca per dire qualcosa, poi si blocc e si volt verso Hamedes.
Lo riconosci?.
Hamedes diede unocchiata per accertarsene e poi annu. Aiace.
Il gladiatore si ferm quando ebbe una chiara visuale dei cavalli e delle sentinelle tra le rocce
poco oltre. Si port le mani ai lati della bocca e url: Movimenti in vista?.
Uno degli Arabi si volt e rispose in un greco molto marcato: Niente, signore.
Aiace rimase fermo per qualche istante, a riflettere, e poi aggiunse: Stanno venendo. Non ci
metteranno molto. Assicuratevi di suonare lallarme e poi mirate bene.
Gli Arabi fecero un cenno di conferma con la mano e si voltarono di nuovo verso il sentiero.
Aiace raggiunse gli uomini in attesa nei pressi dei cavalli, scambi con loro qualche parola, poi si volt
e torn sui suoi stessi passi. Mentre si allontanava, i due ribelli si avvicinarono agli animali. Il primo di
loro afferr le redini e carezz il fianco di uno dei cavalli con fare rassicurante mentre il compagno si
dirigeva sullaltro lato, estraeva la spada e lo sgozzava. Lanimale scatt indietro con un nitrito acuto,
subito rotto da un gorgoglio soffocato quando il sangue prese a sgorgare dalla ferita, schizzando sul
terreno polveroso attorno alle sue zampe anteriori. La bestia rimase ferma per qualche istante, poi le
zampe vacillarono e cedettero, e si accasci a terra. I due uomini si avvicinarono al cavallo successivo
che scalpit, ma non fu in grado di allontanarsi pi di tanto per via della poca corda che lo teneva
legato. Lodore del sangue e il nitrito terrorizzato del primo animale ucciso innervosirono gli altri e lo
sporco compito dei due ribelli prosegu a fatica.
Perch fanno una cosa del genere?, chiese Hamedes.
 ovvio: Aiace non ha pi bisogno dei cavalli e non vuole che finiscano in mani romane.
Dov andato Aiace, a proposito?.
Aiace era sparito dietro un masso enorme tra lo sperone di roccia e il resto della valle. I due
attesero qualche istante, ma non ne videro pi traccia. Il tribuno tamburell le dita sulla roccia che
aveva davanti e poi si volt verso Hamedes.
Aspetta qui. Mi spingo pi avanti per vedere meglio. Dobbiamo scoprire dov finito.
Hamedes annu.
Cerca di non farti vedere, continu Giunio a bassa voce, senza particolare nervosismo nel
tono. Aspetta finch il sole non raggiunge la sommit di quelle rocce; a quel punto, se ancora non
sono tornato, va alla colonna e fai rapporto al legato. Capito?
S, signore.
Giunio avanz, strisciando carponi tra lammasso di rocce finch non spar completamente dalla
vista. Hamedes lo segu con gli occhi ancora qualche istante, finch non lo vide pi. In basso i due
uomini uccisero lultimo dei cavalli e tornarono poi a sedersi allombra; i corpi riversi in pozze di
sangue e macchie scure furono subito attaccati famelicamente da mosche e altri insetti. Hamedes diede
unaltra occhiata nella direzione presa da Giunio e poi cautamente riprese a scendere lungo la scarpata
verso gli uomini.
...
.
...
Capitolo trentuno.
...
.
...
Ne sei assolutamente sicuro?, chiese immediatamente il legato ad Hamedes.
S, signore, rispose il sacerdote, annuendo. Li ho visti entrare in quella tomba, Aiace e
alcuni dei suoi.
E tu cosa dici?, chiese Aurelio, rivolgendosi al tribuno Giunio. Puoi confermarlo?.
Giunio scosse la testa. Io sono andato in unaltra direzione, signore. Oltre il punto in cui il
sacerdote dice di aver visto questa tomba. Sono arrivato alla fine del sentiero che porta fuori della valle.
Deve essermi sfuggita, ammise con una punta di imbarazzo nella voce.  un bene che il sacerdote se
ne sia accorto, signore, altrimenti non li avremmo mai individuati.
Ad ogni modo, bravi, ottimo lavoro tutti e due!. Il legato sorrise ad Hamedes. Far in modo
che tu venga ricompensato alla fine della campagna.
Hamedes scosse al testa e rispose in tono moderato: La vendetta  la mia unica ricompensa,
signore.
Puoi descrivere lubicazione della tomba?, intervenne Catone.
Certo, signore.
Hamedes si accovacci accanto al sentiero dove della sabbia si era raccolta in un piccolo
avvallamento. Ne lisci la superficie e con un dito abbozz una mappa approssimativa della zona.
Questa  la curva finale della stradina. Pi oltre si trova la valle. Le rupi sono punteggiate da
uninfinit di tombe, ma in quel punto non ho visto nessuno che vi entrasse o ne uscisse. Qui ci sono
vari grossi massi. Il sentiero di cui parlava il tribuno parte dalla valle principale e risale sulle rupi. A
circa un quarto di miglio lungo questo sentiero c una ripida salita che porta alla base della rupe. Nella
roccia ci sono unapertura e dei gradini che conducono allinterno di una tomba.  facile non farci caso,
signore, non mi sorprende quindi che il tribuno vi sia passato accanto senza notarla.  solo perch ho
visto spuntare Aiace e i suoi due uomini da quei gradini che lho scoperta....
E sei sicuro di poterla ritrovare?, chiese Catone.
S, signore.
Quanti dei suoi uomini hai visto?.
Hamedes riflett un istante. Sei Arabi in tutto e quattro altri massicci come Aiace,
probabilmente gladiatori. Ma potrebbero essercene stati di pi che io non ho visto.
Il legato sogghign in tono derisorio. Dieci uomini o gi di l. Direi proprio che ho portato un
maglio per spaccare una noce. Bene, adesso che sappiamo dove si nascondono, meglio muoverci e
prenderli. Sollev gli occhi verso il cielo. La valle era gi nella penombra. Abbiamo unora prima
che faccia notte. Guider lattacco. Entreremo nella tomba con delle torce e li staneremo. Dovrebbero
essere sufficienti due squadroni di cavalleria e forse una mezza centuria di arcieri per togliere di mezzo
le sentinelle. Il tribuno Giunio, nel frattempo, ricondurr il resto degli uomini al campo.
Giunio annu con un cenno del capo. S, signore.
Aurelio batt le mani e disse: Mettiamoci al lavoro, signori!.
Era gi buio quando il contingente raggiunse lentrata della tomba che Hamedes aveva
identificato. Gli Arabi avevano posticipato solo leggermente lentrata nella valle, colpendo due degli
arcieri ausiliari prima di essere immobilizzati da una pioggia battente di frecce, mentre un secondo
gruppo di arcieri saliva a un livello pi alto da dove poter prendere meglio la mira sugli Arabi e
abbatterli con pi facilit. Il legato guid la colonna oltre le tombe vuote nella zona principale della
valle, dove lasci i cavalli che Aurelio affid a uno degli squadroni di cavalleria.
Il sacerdote li condusse lungo il tortuoso sentiero, superando altri accessi di tombe e risalendo
poi il breve pendio fino ai gradini incavati nella roccia. Avvicinandosi, i Romani videro una figura
appena dentro limboccatura della tomba. Luomo url un allarme ai compagni prima di precipitarsi
lungo il cunicolo che si inoltrava profondamente nella roccia. Gli ausiliari in testa alla colonna si
lanciarono immediatamente gi per i gradini prima che Macrone facesse in tempo a gridar loro di
tornare indietro.
Cosa diamine pensate di fare?  buio pesto laggi. Vi lanciate dentro a quel cunicolo e il
primo di voi che inciampa si rompe losso del collo e tutti gli altri gli cascano addosso e fanno la sua
stessa fine. Accendete un fuoco e preparate delle torce. Poi si volt verso Catone con espressione
disgustata. Che idioti.
Giusto, fece il legato annuendo, mentre sbirciava nel cunicolo buio. Avremo bisogno di
luce. Parecchia.
Mentre i soldati raccoglievano rami secchi di piante che crescevano nelle fessure tra le rocce, in
cielo svan lultimo raggio di sole. Uno degli arcieri estrasse lo scodellino di accensione e inizi a
sfregare delle pietre focaie, finch non riusc a produrre una minuscola fiamma sul piccolo mucchio di
scaglie di lino carbonizzato. Quando sulla fiammella fu messa la ramaglia raccolta, il fuoco prese
immediatamente e di l a breve la parete sovrastante laccesso alla tomba fu rischiarata dalla luce fioca
delle fiamme, che salivano crepitanti dal piccolo fuoco posizionato nei pressi della bocca del cunicolo.
Venti uomini dovrebbero essere sufficienti, sentenzi Aurelio. E prender anche una
sezione di arcieri. Se il cunicolo  dritto, potrebbero anche riuscire a tirare qualche freccia, se se ne
presentasse loccasione. Assicurati che avremo abbastanza torce, Macrone.
S, signore, rispose questultimo indicando verso alcuni fasci di ramoscelli legati stretti e
ammassati da una parte. Me ne sono gi occupato.
Bene, annu soddisfatto Aurelio, con lo sguardo fisso sullimboccatura della tomba. Macrone
not che il legato stava rapidamente perdendo liniziale entusiasmo a guidare la squadra, adesso che
aveva davanti quel buco nero in cui si annidava il gruppetto di fuggitivi disperati e accaniti.
Guider io gli uomini, signore, se desiderate, sugger allora in tono tranquillo. Non 
necessario che entriate anche voi.
Il legato distolse di scatto lo sguardo dalla tomba e guard Macrone con espressione accigliata.
Certo che no. Un legato deve condividere i pericoli con i suoi uomini, altrimenti non  degno di
esserne al comando.
S, signore. Possiamo andare allora?
S... s, certo. Aurelio si diresse verso i fasci di ramaglie e ne afferr uno. Labbass sul fuoco
per accenderlo, poi si avvicin ai gradini che conducevano verso lentrata della tomba. Macrone accese
unaltra torcia e ordin a due arcieri di precederli, uno con una freccia gi incoccata e laltro con una
torcia in mano. Stava per seguirli quando Catone fece per prendere anchegli una torcia.
Fareste meglio a rimanere qui, signore, gli disse Macrone in tono deciso.
Catone scosse la testa. Vengo anchio.
Non con quel braccio fasciato. Il primo tratto del cunicolo sembra ripido. Avremmo bisogno di
una mano libera per tenerci, nel caso si scivolasse, e voi ci sareste solo dintralcio pi che daiuto,
signore. Sebbene Macrone lo avesse detto in tono premuroso, Catone lo fulmin con lo sguardo.
Grazie, ma se pensi che io sia disposto a rimanermene qui seduto mentre voi attaccate Aiace,
allora sei un folle.
Il centurione ha ragione, lo interruppe Aurelio. Rimarrai qui con il resto degli uomini finch
non sar tutto finito.  un ordine.
Catone serr le labbra indispettito prima di rispondere a denti stretti. S, signore.
Si fece indietro e si sedette su una roccia che si affacciava sui gradini. Fiss astioso gli arcieri
che entravano nella tomba, seguiti da Macrone e subito dopo da Hamedes. Poi si schiar la voce e disse:
Stai attento, Macrone... guardati le spalle.
Macrone gli rivolse unocchiata rapida e fece un sorriso, poi spar dalla vista. Il legato segu
Hamedes nella tomba, precedendo il resto degli ausiliari e gli arcieri, quasi tutti dotati di torcia.
Lultimo uomo portava con s una fune arrotolata sulla spalla: quando entr, la luce intensa della sua
torcia tremol qualche istante rischiarando il cunicolo e poi svan; e si udirono solo il raschiare delle
suole chiodate dei calzari sul terreno e leco dei commenti che gradualmente sfumavano. Catone rimase
seduto fermo per qualche secondo, impensierito da timori e sospetti. Poi si guard stizzito il braccio
legato al collo, lentamente lo sfil e tent di piegarlo. Avvert unimmediata fitta di dolore
allarticolazione della spalla che lo fece gemere, immobilizzandogli larto. Quando il dolore si attenu,
infil di nuovo il braccio nella fasciatura e rimase a fissare lentrata buia della tomba. Qualunque cosa
fosse accaduta l dentro, non avrebbe potuto fare nulla in quel momento. Senza rendersene conto, inizi
a battere nervosamente a terra con il piede sinistro; si appoggi di buon grado con la schiena contro la
roccia in attesa che Macrone e gli altri facessero ritorno.
Il cunicolo era abbastanza ampio da lasciar passare due uomini affiancati, ma il dislivello era
ripido e Macrone si rese conto di dover avanzare con estrema prudenza sulla superficie rocciosa
bucherellata per evitare di scivolare. Alla luce intensa e tremolante della sua torcia e di quella
dellarciere che lo precedeva riusciva a vedere che le pareti del cunicolo erano decorate con
raffigurazioni dettagliate di divinit e re locali. Alcune rappresentavano i re con il Pschent, la doppia
corona dellAlto e del Basso Egitto, recanti offerte agli di; in altre gli stessi re guidavano i loro eserciti
in guerra. Le immagini erano inframmezzate da incomprensibili ma affascinanti, perch misteriosi,
geroglifici delle antiche popolazioni che Macrone si era abituato a vedere sugli edifici religiosi
sparpagliati in tutta la provincia. Laria allinterno del cunicolo era calda e odorava di umido e pi gli
uomini si inoltravano nella massa rocciosa, pi Macrone aveva la sensazione che le pareti e il soffitto
gli si chiudessero addosso. Solo unillusione, disse tra s e s. Non gli erano mai piaciuti i luoghi
chiusi, e il fatto che Aiace e i suoi uomini fossero in agguato da qualche parte pi in fondo al cunicolo
non faceva che accrescere quel senso di apprensione.
Avevano percorso almeno un centinaio di passi quando il pavimento del cunicolo si livell
leggermente, rendendo cos pi semplice lavanzata. Macrone si guard alle spalle per verificare che gli
altri non fossero troppo ammassati e poi diede lordine di fermarsi. Leco dei passi si spense lentamente
e il cunicolo piomb nel silenzio.
Cosa c?, sussurr Aurelio. Perch ti sei fermato?
Per ascoltare, signore. Macrone si premette un dito sulle labbra e poi tese lorecchio in una
direzione, rimanendo assolutamente immobile, aguzzando ludito per individuare qualsiasi movimento
al di sopra del suo stesso respiro. Dapprima non ud nulla, poi un debole fruscio e dei sussurri
sommessi che gli fecero drizzare i peli della nuca. Scivol avanti, superando larciere con larco pronto.
Il soldato in testa teneva la torcia tesa davanti a s e guardava attentamente in fondo al cunicolo. Il
chiarore tremolante della fiamma illuminava la via per una ventina buona di passi. Poi, nel punto in cui
la luce si fondeva nel buio, laddove il cunicolo si apriva su uno spazio pi ampio, cera una sagoma
nera.
Hai visto muoversi qualcosa l davanti?, bisbigli Macrone.
Pensavo di s, signore.
Pensavi?, borbott Macrone. Lhai visto o no?.
Larciere deglut. Io, io lho visto, signore, ne sono sicuro.
Macrone annu e torn indietro superando il secondo arciere. Tieniti pronto a tirare appena ne
vedi uno.
Mentre tornava alla sua postazione nella fila, Macrone pass lordine di impugnare la spada e di
tenersi pronti, poi allarciere in testa sussurr di continuare ad avanzare lungo il cunicolo. La colonna
di uomini torn a muoversi cautamente verso lo spazio aperto. Il chiarore della torcia rivel che il
sentiero continuava in discesa, aprendosi poi in una sala buia con una buca su entrambi i lati. Quando
Macrone spunt nello spazio pi ampio, sollev la torcia e si guard attorno. I costruttori della tomba
avevano ricavato dalla roccia un cubo di circa quaranta piedi per lato, attraversato da un
camminamento in diagonale simile a una rampa di accesso. Le angolature e le proporzioni sembravano
incredibilmente perfette. Su entrambi i lati della rampa cera un dislivello di circa venti piedi; alla luce
della torcia Macrone riusciva a scorgere ci che rimaneva del bottino e delle macerie abbandonati nella
tomba dai saccheggiatori e dai curiosi che nel corso dei secoli avevano avuto il coraggio di esplorare il
cunicolo buio.
Attenzione!, url il primo soldato, abbassandosi. Sulla testa gli sibil una freccia che centr
al braccio destro il compagno alle sue spalle. Luomo lanci un urlo, moll la corda dellarco e la
freccia svolazz al di sopra della rampa. Il soldato barcoll indietro e gli uomini alle sue spalle si
abbassarono istintivamente o si spostarono di lato temendo larrivo di altre frecce.
Attenti, idioti!, url Aurelio dietro Macrone. Mentre questultimo si voltava, si udirono passi
concitati e un disperato grido di terrore.
Vide il legato barcollare sul bordo della rampa agitando convulsamente le braccia in aria, la
torcia impazzita, e poi precipitare nel vuoto; le fiamme della torcia che volava illuminarono la rapida
caduta del comandante, interrotta da un tonfo pesante che ne spense lurlo.
Maledizione!, grugn Macrone, puntando bene i piedi a terra e guardando oltre il bordo del
camminamento. Alla fioca luce della torcia che si stava spegnendo accanto al legato, il centurione vide
questultimo disteso a terra supino, braccia e gambe divaricate. La bocca era aperta in un grido
silenzioso, le palpebre battevano rapide mentre dietro la testa si allargava una macchia di sangue nero
come la pece.
Unaltra freccia sibil lungo il cunicolo, mancando di poco i due arcieri prima di rimbalzare
verso lalto contro lo scudo del centurione e ricadere poi lungo la parete della camera. Macrone super
di scatto larciere ferito e abbass lo scudo per proteggerlo dalla freccia successiva. Solo un istante
dopo, un secondo dardo centr lo scudo perforandone gli strati di cuoio e legno con un fragore
assordante amplificato dalle pareti di roccia. Macrone afferr di corsa la torcia dalle mani dellarciere,
dicendogli: Riparati dietro il mio scudo e rispondi ai tiri!.
Luomo annu e rapidamente prese una freccia dalla faretra, la infil nellarco, tese indietro la
corda e si sollev leggermente il tempo necessario a scoccare lungo il cunicolo.
Non ti fermare!, gli ordin Macrone, voltandosi poi a guardare sulla rampa. Larciere ferito si
stava trascinando indietro tra gli altri soldati che si erano schiacciati a terra o che avevano abbracciato
il muro laddove il camminamento si introduceva nel cunicolo. Hamedes era accucciato a poca distanza
dietro Macrone.
Cos successo al legato?, chiese questultimo.
Non lo so, signore. Era davanti a me, poi  inciampato e deve aver perso lequilibrio.
Va bene, ma adesso dobbiamo portarlo fuori. Macrone url per farsi sentire lungo la fila di
soldati. Passate avanti la corda!.
Trascorsero alcuni istanti, durante i quali dalle viscere della tomba arrivarono altre frecce; due
colpirono lo scudo di Macrone mentre una terza lo super con un sibilo e si schiant in mille schegge
contro la parete di roccia che risaliva verso lentrata della tomba. Poi spunt il rotolo di corda, passato
di mano in mano fino ad Hamedes. Il centurione, nel frattempo, aveva notato che non cera nulla a cui
poter assicurare lestremit e indic indietro nel cunicolo. Mi serve un volontario che faccia da ncora
e si leghi la fune attorno alla vita, pi altri quattro per tenere il peso.
S, signore. Lasciate scendere me a recuperare il legato.
No. Prendi il mio scudo, andr io, decise Macrone.
Hamedes si fece avanti schiacciandosi tra larciere e Macrone e afferr limpugnatura. Macrone
gli strinse una spalla, dandogli istruzioni. Spostati in avanti lentamente. Non pi di una decina di passi
nella parte successiva del cunicolo. Larciere verr con te. Continua a tirare alla cieca su chiunque si
trovi l in fondo, intesi?.
Hamedes e larciere annuirono.
Allora adesso andate.
Non appena la corda fu pronta, Macrone fece un cappio a unestremit e ci infil dentro un
piede. Si sporse oltre il bordo, tenendosi stretto alla corda con entrambe le mani mentre i suoi uomini
tiravano facendo da contrappeso, e inizi a calarsi nella cavit. Non appena il calzare tocc terra,
lufficiale lasci andare la corda e super le macerie verso il legato. Aurelio nel frattempo aveva chiuso
gli occhi e aveva la respirazione accelerata e indebolita. Macrone gli esamin accuratamente il corpo e
avvert un rigonfiamento attorno a una gamba e la curvatura deforme del braccio sinistro. La nuca era
intrisa di sangue e cedevole al tatto. Aurelio emise un prolungato e profondo gemito e il centurione
ritir immediatamente le mani.
Sei messo parecchio male, vecchio mio. Macrone scosse tristemente la testa. Meglio tirarti
subito fuori di qui. Url in alto che gli dessero un po di corda, la avvicin a s e la leg poi attorno al
busto del legato, facendogliela passare sotto le ascelle.
Tiratelo su, delicatamente!.
Mentre Macrone guidava il corpo del legato verso lalto, la corda scricchiol per il peso. A met
corsa, luomo inizi a tremare violentemente, lanciando una serie di gemiti ansimanti. Raggiunse la
sommit del camminamento e gli ausiliari lo issarono verso il cunicolo, gettando poi lestremit della
fune a Macrone. Quando fu risalito in superficie, il centurione fece un profondo respiro e diede altri
ordini. Portate il legato e laltro ferito fuori della tomba. Il tribuno Catone potr farli condurre subito
al campo. Nel frattempo noi sistemeremo le cose qui dentro.
Macrone si infil di nuovo nel cunicolo e raggiunse Hamedes. Larciere era accovacciato
accanto al sacerdote e non tirava nessuna freccia.
Perch diamine ti sei fermato?, chiese Macrone.
 da parecchio che da quella parte non ci sono movimenti, signore, rispose larciere.
Bene, si calm allora Macrone. Andiamo avanti. Hamedes, prendi tu la torcia e tienila
sollevata.
Con Macrone in testa munito di scudo e la torcia sollevata di lato, e mentre larciere inseriva
unaltra freccia nellarco, i tre uomini continuarono ad avanzare lentamente lungo il cunicolo, seguiti
dal resto del piccolo gruppo. Di l a poco, il centurione scorse unaltra sala davanti a loro. Questa volta
lo spazio era illuminato da alcune torce accese dagli assediati stessi. Arriv sibilando unaltra freccia
dal fondo del cunicolo ma rimbalz contro una parete. Macrone continu ad avanzare. Adesso si
udivano chiaramente delle voci. Continu a muoversi fino alla soglia della nuova sala, e alla luce di
una torcia abbandonata a terra vide che lo spazio era molto pi ampio di quello appena percorso;
lambiente aveva un pavimento di roccia con colonne squadrate che lo fiancheggiavano per tutta la
lunghezza, anchesse ricavate nella roccia.
Dei nemici nessuna traccia. Macrone attese che il resto degli uomini lo raggiungesse e si
preparasse a caricare nella sala non appena lui avesse dato lordine. Un movimento accanto a una delle
colonne sulla sinistra attir la sua attenzione nel momento stesso in cui un nemico rilasciava la corda
dellarco. La freccia colp il muro sfiorando la testa di Macrone, che avvert una scheggia di roccia
graffiarlo al mento.
Il centurione grugn e si volt verso luomo. Urlando gli si slanci contro percorrendo tutta la
lunghezza della sala, mentre il nemico si affrettava a preparare unaltra freccia. Luomo fece appena in
tempo a sollevare larco, tendere la corda e scoccare la freccia che Macrone gli fu addosso. Il dardo
sfior lorecchio del centurione, che invest violentemente lavversario con lo scudo facendolo sbalzare
indietro. Luomo ricadde a terra con un tonfo. Macrone si guard rapidamente ai lati, ma non vide altri
movimenti se non quello dei soldati ausiliari che irrompevano nella sala. Alla luce delle torce, Macrone
not che luomo che aveva appena abbattuto aveva una grossa fasciatura macchiata su una coscia.
Accanto a lui, a terra, una sorta di stampella di fortuna ricavata da una lancia di cavalleria. Luomo si
stava riavendo dal colpo e tentando di riprendere possesso dellarco. Il centurione fece un passo avanti
e lo scalci via. Luomo, allora, cerc il pugnale nella cintura, lo estrasse e tir un fendente contro la
gamba di Macrone, che riusc a schivarlo, allontanandosi poi dalla portata dellarma.
Mollalo!.
Il gladiatore si trascin verso il muro e vi si appoggi contro tenendo il pugnale puntato in
avanti, pronto a colpire ancora.
Ho detto mollalo!.
Fottiti, Romano!, gli grid contro il ribelle. Se lo vuoi, vieni a prenderlo!.
Luomo tenne sollevato il pugnale contro Macrone in tono di sfida. Spazientito, il centurione
sospir, avanz, disarmandolo con un colpo di scudo, e poi affond la spada nel petto delluomo.
Questultimo boccheggi per limpatto e si accasci di lato mentre Macrone tirava a s la spada e si
voltava di scatto. Ce ne sono altri?.
Nessuno dei suoi uomini rispose e Macrone rinfoder la spada aggrottando la fronte. Dove
diamine si sono cacciati tutti? Dov Aiace?
Signore, laggi!.
Macrone vide uno dei suoi uomini indicare una minuscola apertura allaltro capo della sala che
dava accesso a una corta discesa collegata a unulteriore sala attigua. Macrone si abbass sulle gambe e
sollev la testa per vedere meglio. Nessun segno di movimento. Si mise in ascolto ma ud solo i passi e
le voci dei suoi uomini che riempivano la sala.
Fermatevi!, url.
Quando ci fu silenzio, si mise di nuovo in ascolto. Nessun rumore. Niente di niente. Poi lo ud,
debolissimo, quasi il respiro affannoso di un cane in lontananza.
Aiace!... Aiace, sei in trappola. Ti lascio la possibilit di arrenderti e poi veniamo a stanare te e
i tuoi... Aiace, mi hai sentito?.
Come Macrone si aspettava, non arriv nessuna risposta; si mise di nuovo in ascolto e poi
mormor: Dannazione. Si volt verso i soldati. Vado laggi. Vi chiamo se ho bisogno di aiuto. Se
ci sono problemi, caricate e fate fuori tutti. Capito?.
Macrone rinfoder la spada, prese una delle torce dei suoi uomini ed esamin meglio il
passaggio. Scendeva pi ripido dei precedenti ma per non pi di una ventina di piedi. In fondo si apriva
unennesima sala. Macrone pos un piede per testare il terreno a cap immediatamente che se avesse
tentato di scendere in posizione eretta, sarebbe sicuramente scivolato. Allora si accovacci, tese in
avanti lo scudo e sollev la torcia nella mano destra.
Fate attenzione, signore, gli disse Hamedes.
Macrone sorrise di rimando. Vado.
Spost il peso in avanti e inizi a scivolare gi per il cunicolo. I chiodi delle suole graffiavano
la roccia. Una folata daria ravviv la fiamma della torcia che illumin con maggiore intensit lo stretto
passaggio. Poi Macrone si introdusse nella sala e azzard un mezzo passo avanti per testare
lequilibrio. Si guard velocemente ai lati, spostando la torcia davanti a s. Lo spazio era molto pi
ridotto della sala pi in alto e cerano solo quattro colonne. Vide una rozza scaletta a pioli, alcuni
mantelli e otri abbandonati a terra, ma nessuna traccia dei nemici, n aperture alle pareti.
Poi ud raschiare nellangolo opposto. Sollev la torcia e vide un uomo appoggiato al muro.
Indossava solo un perizoma e come laltro suo compagno nella sala precedente era ferito; aveva una
grossa fasciatura attorno allo stomaco. Stringeva un pugnale in una mano ma non fece alcun tentativo
di sollevarlo contro Macrone. Questultimo si avvicin prudentemente e al chiarore della torcia vide la
pelle luccicante delluomo e il sudore che gli rigava la fronte. Il petto si sollevava e si riabbassava a
scatti nel tentativo di respirare. Luomo chiuse le palpebre e poi le riapr tremando, cercando di
concentrarsi su Macrone.
Dove sono?, gli chiese il centurione. Dove sono Aiace e gli altri?
Andati, rispose luomo con voce stridula. Poi si inumid le labbra e abbozz un sorriso,
ripetendo: Andati....
Dove?, chiese rabbioso Macrone. Erano in questa caverna. Dove sono adesso?.
Luomo scosse la testa. Sei il centurione Macrone?, disse con enorme fatica.
E se cos fosse?
Lui, Aiace, mi ha chiesto di riferirti un messaggio. Sorrise debolmente. Mi ha chiesto di
farti sapere che ti ha fottuto in passato e ti ha fottuto anche stavolta e ti fotter finch rimarr in vita.
Macrone continu a fissare luomo agonizzante per qualche istante, cuore e mente accecati dalla
rabbia. Lasci cadere la torcia e si ritrov con la spada in mano senza neanche accorgersene. Con un
grido di odio e rabbia che gli strazi la gola, sollev la lama e labbatt sulla testa delluomo con tanta
brutalit che pelle, cranio e cervello esplosero in uno schizzo sanguinolento, mentre la punta dellarma
spaccava in due la testa del ribelle dalla sommit del cranio fino alla mandibola. Tir via la spada e la
risollev per colpire di nuovo, le labbra tirate in un ghigno selvaggio. Luomo, per, era ormai morto.
La spada rimase sospesa sul corpo con la punta gocciolante di sangue. Macrone riprese fiato ed
poi espir attraverso le narici dilatate. Mentre riacquistava lentamente lucidit, si allontan dal corpo.
Guard in giro per la caverna nella speranza di notare qualcosa, una traccia che indicasse la presenza di
Aiace, ma non vide nulla. Si volt verso lentrata e chiam Hamedes.
Mandami gi la corda.  tutto finito.
E Aiace?
Aiace?. Macrone scosse la testa. Non  qui. Sembrerebbe svanito....
...
.
...
Capitolo trentadue.
...
.
...
Sopravvivr?, chiese Catone.
Il medico non rispose immediatamente: rimase seduto immobile accanto al letto del legato ed
esamin il paziente. Allesterno albeggiava e le buccine avevano appena iniziato a dare la sveglia ai
soldati del campo di Karnak. Macrone e Catone erano in piedi accanto al medico, con le facce
inzaccherate.
Avevano fatto ritorno dalla sponda opposta con i due feriti nelle prime ore del mattino. Aurelio
era stato trasportato su una barella fatta con due lance di cavalleria e alcuni mantelli. Non appena la
barca aveva attraccato alla piattaforma di sbarco, il legato era stato trasferito immediatamente in
infermeria, mentre allarciere era stata pulita e fasciata la ferita al braccio.
Il medico aveva impiegato circa unora per sistemare al meglio gli arti rotti del legato e poi
steccarli. La ferita alla testa, invece, si era rivelata molto pi complicata: il sangue era stato
accuratamente pulito prima di poterla medicare ed esaminare. Aurelio in quel momento era disteso su
un fianco, puntellato con piani dappoggio per evitare che si muovesse. La sua respirazione era
irregolare e sotto la sottile fasciatura di cotone attraverso la quale aveva iniziato a filtrare sangue
Catone not il brutto gonfiore che il legato aveva dietro la testa.
Sopravvivr?. Il medico sollev gli occhi dal paziente. Ne dubito. Ha perso molto sangue
oltre a materia cerebrale.  venuta via mentre rimuovevo i frammenti di osso del cranio. Gli ho messo
una piastra di ottone e ho ricucito lo scalpo, ma non nutro molte speranze. Ad ogni modo, se ce la far,
il cervello rimarr comunque danneggiato irreparabilmente. Sarebbe condannato a una vita da demente.
La morte, invece, sarebbe una liberazione per lui, adesso.
Catone annu. Capisco. Ti sar grato, quindi, se potessi scrivere le tue conclusioni nel registro
della legione.
Il medico si alz e guard Catone. Signore, ho un ospedale pieno di feriti delle battaglie degli
scorsi due giorni. Devo prestare tutta la mia attenzione a loro prima di mettermi a stilare referti.
Capisco, rispose gentilmente Catone. Ma devi fare come ti chiedo. Anche se vivo, il legato
non  pi in grado di svolgere le funzioni di comando, per cui la sua autorit sulla legione, nonch sul
resto dellesercito, passa allufficiale immediatamente successivo nella scala gerarchica.
Vale a dire a voi, signore.
Precisamente. Non dovranno esserci dubbi sul fatto che ho seguito il corretto protocollo
nellassunzione del comando. La mia autorit non pu essere messa in discussione, non posso
permetterlo, per il bene degli uomini.
E per avere le spalle coperte nel caso la campagna non andasse a buon fine per Roma, senza
dubbio.
Pensala come vuoi, ma rimane il fatto che ho bisogno del tuo referto nel registro, rispose
Catone con tono fermo. Subito, se non ti dispiace.
Il medico esit un istante. E se mi dispiacesse?
Subito in ogni caso.  un ordine.
S, signore.
Centurione, vieni con me, dobbiamo parlare, disse poi Catone rivolgendosi a Macrone.
Si volt e usc alla stanza predisposta per la degenza del legato. Macrone lo segu,
affiancandolo non appena furono fuori dellospedale. Attraversarono il complesso templare dirigendosi
verso laccesso meridionale e il quartier generale subito oltre.
Un passo decisamente ardito, gli disse Macrone. Non so quanto il governatore possa essere
felice di sapere che hai assunto il comando dellesercito.  tutto ci che gli rimane tra il principe
Talmis e il Basso Nilo.
Il governatore  distante dal centro delle operazioni, rispose Catone. Non si trova nella
posizione di poter giudicare quale sia la migliore linea di azione da adottare. In ogni caso, dagli ultimi
rapporti ricevuti, i Nubiani si troverebbero a meno di un giorno di marcia da qui. Cosa vorresti che
facessi? Che gli inviassi una richiesta per un suggerimento su come muoverci e poi starmene con il
culo sulla sedia ad aspettare che risponda? Finiremmo per essere annientati e il principe Talmis avrebbe
modo di raggiungere tranquillamente Menfi e la regione del Delta. E a quel punto sarebbe un vero
disastro, e tu lo sai.
Certo che lo so, sorrise Macrone. Ma non sono io che prendo il comando dellesercito. Se
non altro, questo dimostra che hai le palle di ferro, amico.
Eh?, fece Catone girandosi verso di lui. Non pensare neanche per un atimo che io sia lunico
a guadagnarci.  vero che il comando dellesercito sarebbe nelle mie mani, ma la mia prima azione
sarebbe di nominarti mio prefetto di campo, per cui sarebbe meglio sperare di uscire da questa storia
coperti di gloria e non di altro, perch lalternativa non sarebbe altrettanto profumata.
La cosa che mi sta facendo scervellare  come abbia fatto Aiace a sfuggirci, fece Macrone
furioso, sedendosi su una delle comode sedie del quartier generale del legato. Eravamo nella tomba
giusta, i suoi uomini erano stati l dentro e si era lasciato due dei suoi feriti alle spalle. Non abbiamo
tralasciato nessun passaggio o apertura laterale, per cui deve per forza essere uscito prima che lo
chiudessimo in trappola.
Ovviamente.
Ma come ha fatto a uscire dalla valle? Non pu averlo fatto arrampicandosi su una parete
perch lavremmo visto, e non pu neanche esserci passato vicino.
Catone riflett in silenzio per qualche istante. Non  fuggito, labbiamo solo superato.
Cosa stai dicendo?, chiese Macrone, aggrottando la fronte.
Pensaci un attimo, Macrone. Non appena abbiamo scoperto in quale tomba si trovava, ci siamo
immediatamente diretti l. Abbiamo attraversato la valle prendendo poi quel sentiero laterale verso la
tomba che avevi perlustrato. Cosa pensi sia successo, allora?.
Macrone ci riflett un istante, poi fece un sospiro improvviso. Non pu essere cos semplice, o
s invece?.
Catone si strinse nelle spalle. E in quale altro modo avrebbe potuto fuggire, allora? Deve per
forza averci sentiti avvicinare. Non mi sorprenderebbe se fosse stato addirittura cos scaltro da spiarci
da una di quelle tombe allimboccatura della valle. E poi, appena siamo passati, lui e i suoi uomini sono
usciti allo scoperto, sono scesi per il sentiero senza farsi vedere, hanno raggiunto il Nilo e se la sono
svignata.
E adesso potrebbe essere ovunque, riflett a voce alta Macrone.
Esatto.
Macrone scosse la testa sbalordito. Aiace sembra proprio essere il pi astuto bastardo con cui
ci sia mai capitato di avere a che fare, a parte quello stronzetto di Narciso a Roma. Deve aver capito
che lo stavamo cercando e ci ha fatto vedere quel che bastava per convincere i nostri perlustratori prima
di spostare i suoi in unaltra tomba. Astuto.
Gi, astuto, o magari potrebbe anche esservi unaltra ragione per cui  riuscito a sfuggirci.
Vuoi dire un colpo di fortuna? Che abbia cambiato tomba al momento giusto? Improbabile.
Estremamente improbabile. Catone incroci le braccia e si appoggi sul tavolo del legato per
concentrarsi totalmente su Macrone. Sto parlando di altro, Macrone. Voglio dire che Aiace  stato
messo in guardia, che qualcuno lha avvertito che avevamo inviato i perlustratori per cercare il suo
nascondiglio. Ecco perch poi lha cambiato ed  riuscito a fregarci.
Messo in guardia? E da chi?.
Catone non rispose. Rimase in silenzio qualche istante mentre la sua mente stanca tentava di
rimettere ordine nei pensieri. Alla fine si riappoggi allo schienale e si rivolse allamico in tono
tranquillo. Non trovi che Aiace abbia avuto una serie troppo incredibile di colpi di fortuna da quando
gli stiamo dando la caccia per tutto lEgitto?
Fortuna?, ripet Macrone contraendo le labbra. Cosa intendi dire esattamente?
Partiamo dagli ultimi eventi, la fuga di Aiace dal tempio. Ricordi, immagino, il racconto del
prefetto di cavalleria sul massacro di una delle sue squadre di perlustratori: ha detto che gli assalitori
avevano utilizzato una parola dordine per avvicinarsi. E come lavrebbero appresa?
Non pu essere che labbiano sentita pronunciare da qualcuno, come ha detto Giunio?
Potrebbero, ma i soldati sanno bene di dover alzare la voce a dovere solo quando devono
lanciare una sfida. E anche se fosse, luomo che ha dato la parola dordine era in abiti romani.
Be, potrebbero averli tolti a uno dei soldati che abbiamo perso nel primo attacco.
Catone annu.  quello che ho pensato anchio. Per cui ho verificato con uno dei tuoi optiones
prima di lasciare il tempio per raggiungere la Valle dei Re. Abbiamo trovato tutti i corpi e tutte le
armature.
Macrone fiss con aria astuta lamico. Ti  gi successa una cosa del genere?
Diciamo che avevo dei sospetti. Poi quando siamo arrivati nella valle c stata la storia della
tomba sbagliata, e quindi il legato che  caduto dalla rampa.
Macrone scosse la testa. Quello  stato un incidente.
Lhai visto accadere?.
Macrone era esausto e dovette fare un grande sforzo di concentrazione per ricordare tutti i
dettagli di ci che era accaduto nella tomba. Eravamo sulla rampa... ci hanno tirato una freccia. Ho
sentito un urlo... mi sono girato e ho visto il legato cadere. S,  stato un incidente.
Dimmi, chi era pi vicino al legato quando  successo?
Hamedes, rispose Macrone, fissando poi Catone.
Hamedes, annu lamico. Esattamente.
Macrone rimase in silenzio per qualche istante mentre valutava laccusa. Stai forse dicendo
che Hamedes  un traditore?
Questo significa che ci ha traditi. Penso invece che non sia mai stato dalla nostra parte.
Riflettici un attimo, Macrone. Qual  la sua storia?  stato lunico sopravvissuto allattacco di Aiace
contro il suo tempio.
S, ma Aiace lha risparmiato perch facesse sapere agli altri che era lui il responsabile,
proprio come ha fatto con altri uomini.
Vero, rispose Catone. Motivo per cui siamo stati predisposti a credergli.
Macrone scosse la testa.  una cosa troppo inverosimile, Catone. Se c un traditore tra noi,
non  di certo Hamedes. Ho imparato a conoscerlo abbastanza bene e con noi  stato sempre onesto.
Per quale motivo, poi, se ha corso i nostri stessi pericoli? Tutte le altre cose che hai detto sono solo
coincidenze.
Come il cobra nella nostra tenda? Ti sei mai chiesto da dove fosse spuntato? Non hai notato
che Hamedes aveva una grossa sacca quando  salito a bordo del barcone al Cairo? E che era molto pi
piccola quando  ridisceso a terra? E poi i frammenti di un vaso accanto alla tenda. Mi chiedo cosa
contenesse quel vaso; e da dove era saltato fuori, poi? Tutte coincidenze? Dimmi, hai mai avuto motivo
di dubitare di lui?.
Macrone ripens a tutto il tempo che era stato con il giovane sacerdote. Ricord lattacco alla
base di Aiace e lincendio alla torretta di avvistamento che aveva rivelato la loro presenza ai ribelli.
Hamedes avrebbe potuto accendere facilmente il fuoco mentre loro erano in tensione. A quel ricordo, il
seme del sospetto piantato da Catone inizi rapidamente a mettere radici.
Qualcuno buss sullintelaiatura della porta e un optio entr nella stanza.
Catone sollev lo sguardo su di lui. S?
Vi ho portato il sacerdote, signore. Come avete ordinato.
Catone spost gli occhi su Macrone. Vediamo cosha da dire Hamedes a sua discolpa. Fallo
entrare e rimani con noi.
S, signore. Loptio fece un segno oltre la porta. Puoi entrare, Egiziano. Rapido....
Hamedes entr nella stanza con indosso una tunica. Sembrava stordito, quasi fosse stato appena
strappato al sonno. Vedendo Macrone e Catone, sorrise. Come posso esservi utile, signori?.
Catone lo fiss senza alcuna particolare espressione e si appoggi allo schienale della sedia.
Tanto per cominciare, potresti dirmi qual  il tuo vero nome.
Il sorriso di Hamedes svan. Come, prego? Come avete detto signore?
Mi hai sentito: voglio sapere qual  il tuo vero nome.
Hamedes apr la bocca, la richiuse e guard con un senso di impotenza Macrone. Io non
capisco.
Catone sbuff irritato. Allora, proviamo un altro approccio. Da quanto tempo conosci Aiace?
Hai iniziato a seguirlo durante la ribellione di Creta o ti ha reclutato tra gli schiavi delle navi che ha
razziato subito dopo?.
Hamedes deglut preoccupato. Signore, io sono un umile sacerdote. Ho tutte le ragioni di
odiare Aiace quanto voi. Ha barbaramente ucciso i miei fratelli sacerdoti e saccheggiato il nostro
tempio. Io sono Hamedes. Dovete credermi, signore... vi prego. Ve lo giuro su tutto ci che ho di pi
sacro. Non sono una spia. Credetemi.
Catone gli sorrise gelidamente. Per Giove, saresti un grande attore.  sicuramente questo il
motivo per cui Aiace ti ha scelto. A quanto sembra ci ha visto veramente bene. Del resto sei stato tu a
portarlo in salvo dal tempio e poi dalla tomba. E sei stato sempre tu che hai spinto il legato nella buca.
No!. Hamedes scosse la testa. Non sono stato io.  stato un incidente. Centurione, voi
eravate l, lavete visto cadere.
Lho visto cadere, ammise tranquillamente Macrone, ma pu benissimo essere stato spinto.
Hamedes lo guard con espressione terrorizzata. Pensate anche voi che sia stato io?
Io... io non lo so, rispose Macrone, scuotendo lentamente la testa. Dannazione, io non lo
so.
Be, io s, si intromise Catone. C pi di una prova che fa puntare il dito contro
questuomo. Dopo la fuga dal tempio, sappiamo che qualcuno ha continuato ad aiutare Aiace ed  stata
la sua fuga dalla tomba che ha confermato i miei sospetti.  lui la nostra spia. Catone fece una pausa.
Ed esiste solo una punizione adeguata alle spie.
Hamedes sgran gli occhi terrorizzato. Niente di tutto questo  vero! Sono innocente. Lo giuro
su tutti gli di!.
Catone lo ignor e rivolse la sua attenzione alloptio. Portalo via.
Cosa gli farai?, chiese Macrone.
Lo faremo crocifiggere allalba e poi invieremo la sua testa al nemico. Se Aiace  riuscito a
tornare dal principe Talmis, questo far capire a lui e ai suoi uomini quale destino li attende.
Loptio si avvicin ad Hamedes e lo afferr per un braccio. Andiamo.
Hamedes rimase fermo, costringendo loptio a strattonarlo bruscamente per farlo voltare verso
la porta, spingendolo poi fuori nel corridoio.
State facendo un errore!, url Hamedes. Non sono una spia. Sono innocente!.
Macrone e Catone udirono rumori di baruffa mentre loptio lo portava via. Poi un grido.
Ehi, bastardo! Fermati!.
Macrone scatt in piedi e corse alla porta. Lungo il colonnato vide Hamedes che schizzava
verso luscita. Loptio era stato abbattuto ma si era ripreso velocemente e, sfoderando un pugnale, si
stava rialzando. Con mano esperta, fece roteare in aria il pugnale riafferrandolo per la lama, prese
rapidamente la mira, arretr il braccio e lanci con tutta la forza la piccola arma contro la figura che
fuggiva. Macrone vide il pugnale roteare in aria e poi colpire violentemente Hamedes appena sotto il
collo. Le gambe del ragazzo cedettero allistante e lui cadde, ruzzolando una volta come una
marionetta, poi rimase immobile.
Cos successo?, chiese Catone spuntando alle spalle di Macrone. Oh....
Loptio corse in avanti e si chin sul corpo. Premette un piede sulla testa di Hamedes e stratton
via il pugnale. Poi sollev lo sguardo verso i due ufficiali.  morto, signore.
Catone annu.
Macrone si schiar la voce e mormor: Suppongo che questa sia stata una fine migliore di
quella che avrebbe meritato. Siamo stati fortunati, signore. Se non laveste messo alle strette, chiss
quanto altro danno avrebbe potuto arrecarci, ammise Macrone, aggrottando la fronte. Io non ne
avevo mai sospettato... mai.
...
.
...
Capitolo trentatr.
...
.
...
Catone attese finch anche lultimo degli ufficiali si fu seduto sulle panche sistemate nel cortile
dellala dei sacerdoti. Macrone gli stava accanto, ad appena qualche passo sulla sua destra, in posizione
eretta, con le gambe leggermente divaricate e i piedi ben piantati a terra, solido come un toro. Gli
ufficiali guardarono Catone incuriositi quando questi si alz e si schiar la voce.
Il legato facente funzioni Aurelio  morto appena dopo mezzogiorno per le ferite riportate. Io
avevo gi assunto il comando dal momento che era impossibilitato a svolgere le proprie funzioni, come
certificato dal medico di legione. Comunque, questo  solo per vostra informazione. In qualit di vostro
nuovo comandante, ho dato ordini per la continuazione della campagna contro i Nubiani. Non ci sar
nessuna separazione dellesercito. Concentreremo tutte le forze qui, a Diospolis Magna, e in seguito
marceremo contro i Nubiani e gli daremo battaglia alla prima occasione. Catone guard gli ufficiali.
Ci sono domande?.
La stringatezza del suo discorso sorprese la maggior parte degli ufficiali. Dopo qualche istante
si alz uno dei centurioni anziani che Catone riconobbe tra quelli che formavano la cerchia di amici
intimi di Aurelio. Il centurione Aescher fiss Catone con occhi di ghiaccio e poi gli sorrise
ipocritamente.
Signore, penso di parlare a nome di quasi tutti quando dico che la perdita del legato facente
funzioni  una triste circostanza.  un colpo pesante che si aggiunge alla morte del precedente legato e
alla scoperta della spia che voi avete involontariamente introdotto nel nostro campo.
Catone si sforz di non farsi vedere troppo sorpreso e seccato del fatto che la notizia del
tradimento di Hamedes si fosse gi diffusa nella legione. Lufficiale continu.
Non me ne sar fatta una colpa se penso che gli Sciacalli siano stati colpiti da maledizione.
Entrambi i precedenti comandanti erano uomini di immensa esperienza militare ed entrambi
conoscevano bene la legione e i suoi uomini. Per questo motivo, signore, mi comprenderete se dico che
 nellinteresse della legione stessa, di questo esercito e di Roma, inviare una richiesta ad Alessandria
perch sia il governatore stesso a nominare un nuovo comandante permanente per la legione. In nessun
modo questo vuole essere un giudizio nei confronti della vostra competenza, signore. Si tratta,
piuttosto, di una riflessione sulle disastrose condizioni del morale degli uomini. Desidererebbero essere
guidati da un uomo con adeguati requisiti di esperienza e anzianit, concluse il centurione e si rimise
seduto.
Grazie, disse Catone. Qualcun altro vuole parlare?.
Si guard attorno ma tutti gli altri ufficiali rimasero in silenzio, in attesa che lui rispondesse ai
commenti del centurione. Catone annu. Bene, allora. Prendo atto dei tuoi commenti, centurione.
Adesso statemi bene a sentire. Abbracci di nuovo il cortile con lo sguardo. Non verr inviata
nessuna richiesta. Non c tempo per riferire al governatore su quanto accaduto. Ho assunto il comando
in maniera del tutto legittima e non tollerer alcun tentativo di mettere in discussione la mia autorit.
La situazione  troppo seria per fare giochetti, signori. La provincia corre un estremo pericolo.
Dobbiamo affrontare la minaccia in tempi rapidi e con decisione. Potrete fare tutte le proteste che
vorrete una volta che avremo sconfitto definitivamente i Nubiani.
Il centurione si alz di nuovo. Signore. Posso chiedere cosa cera che non andava nel piano
precedente? Il legato Aurelio....
Il legato facente funzioni, lo interruppe Macrone. O meglio, lex legato facente funzioni
Aurelio.
Il centurione fulmin Macrone con unocchiata ostile, poi prosegu. Il piano del precedente
comandante mi sembrava sufficientemente valido. Il vostro, invece, mi sembra molto meno ingegnoso
ed  improbabile che possa portare alla distruzione dei Nubiani... signore.
Davvero?, rispose Catone secco. Perdonami, ma pensavo fosse un punto fermo della
strategia militare non dividere un esercito indebolito davanti a uno pi forte. Oppure fate le cose in
maniera diversa, qui in Egitto?.
Il centurione e gli altri ufficiali colsero appieno il tono ironico dellultimo commento di Catone.
Questultimo ignor il breve coro di mormorii e prosegu. Il piano di Aurelio avrebbe condotto al
disastro. Le due parti dellesercito sarebbero state entrambe sconfitte a turno, e poi il principe Talmis
sarebbe stato libero di scatenarsi per tutta la provincia fino a quando limperatore non fosse stato in
grado di rimettere insieme un esercito abbastanza numeroso da respingere i Nubiani. E poi ci sarebbero
voluti anni e anni per porre riparo ai danni alle coltivazioni di grano e alla distruzione delle citt lungo
il corso del Nilo. E questo destino avr lEgitto se ce ne stiamo qui con il sedere incollato alla sedia ad
aspettare che ci venga inviato un nuovo comandante. Lunica linea di azione che abbia possibilit di
salvare esercito e provincia  quella di colpire il nemico immediatamente con tutti gli uomini che
riusciamo a mettere insieme. Catone si ferm e guard le facce degli ufficiali, tutti uomini che doveva
riuscire a portare dalla sua se voleva contare su qualche speranza di successo. Quando torn a parlare,
lo fece con un tono moderato.
Non devo darvi spiegazioni, signori. Ho agito secondo regole stabilite dalla segreteria
imperiale dellesercito a nome dellimperatore Claudio e questo dovrebbe bastare in condizioni
normali. Posso ammettere che la nostra  una situazione alquanto insolita, ma del resto quand che la
guerra  un evento definito e regolare? Fino a tempi recenti la Ventiduesima  stata solo ununit di
guarnigione. Le uniche battaglie a cui molti di voi e dei vostri uomini hanno partecipato sono state solo
schermaglie di portata irrilevante come parte dellattivit di polizia o incursioni punitive contro
briganti. Detto in tutta franchezza, rispetto a tutte le altre legioni in cui io e il centurione Macrone
abbiamo avuto lonore di prestare servizio, gli Sciacalli sono assolutamente di seconda categoria.
Sicuramente gli uomini sono preparati e addestrati secondo gli standard, ma mancano di esperienza sul
campo di battaglia. Vale a dire lunica cosa che possa veramente dimostrare il valore di un soldato, una
qualit che si conquista con fatica. Alcuni dei soldati hanno avuto la possibilit di mettersi alla prova
durante lassalto al tempio e hanno fatto un buon lavoro, molti altri per, tra cui anche gli ufficiali,
devono ancora superare la prova. Anche tu, centurione Aescher. E non lo dico perch voglio sminuirti,
ma come constatazione oggettiva. Laltro fatto che non pu essere messo in discussione  che sia io sia
il centurione Macrone abbiamo una considerevole esperienza di campagne combattute e quindi di
battaglia. Se non altro dovreste sentirvi rassicurati che saremo noi a guidarvi in guerra. Non riesco a
pensare a un esempio di maggior coraggio del centurione Macrone per incitare gli uomini che lo
seguiranno.
Le parole dellamico fecero sentire a disagio Macrone, che lo fiss immobile e con sguardo
duro.
Gli Sciacalli hanno il potenziale per essere ottimi soldati, prosegu Catone, e la nostra
vittoria sui Nubiani dar loro la possibilit di coprire di onore laquila della loro insegna. Ma non vi
mentir sulla portata della sfida che ci apprestiamo ad affrontare. Dovete capire, e far capire ai vostri
uomini, che una volta in marcia ci troveremo davanti solo due direzioni per attaccare il nemico: una
porta alla vittoria, laltra a morte certa. Adesso che io e il centurione Macrone siamo al comando, le
vostre possibilit sono migliorate. Il resto sta tutto nelle vostre mani. Dimenticate il passato,
dimenticate i vostri piani per il futuro, pensate solo a uccidere il nemico. Conta solo questo.  filosofia
spicciola, signori, e ha sempre funzionato con me e con il centurione Macrone in tutti gli anni in cui
abbiamo prestato servizio insieme. Non  forse vero?
S, signore!, annu Macrone.
Catone fece un profondo respiro e, abbracciando con lo sguardo gli ufficiali, not uno scintillio
di determinazione nei loro occhi. Buon segno, pens tra s e s. Evidentemente alcune sue parole erano
arrivate al bersaglio. Aveva cercato di fare tutto il possibile per infondere in loro la giusta disposizione
mentale e rafforzare la loro determinazione per lenorme sfida che li attendeva. Lesercito partir da
Karnak domani alle prime luci dellalba. Avete il resto della giornata per preparare uomini,
equipaggiamento e scorte. Adesso potete andare!.
Gli ufficiali si alzarono e iniziarono a incamminarsi fuori del cortile seguiti da un sommesso
borbottio. Macrone rimase fermo fino a che non furono usciti tutti; poi abbass le spalle ed emise un
lungo sospiro di tensione.
Cosa ne pensi?, chiese Catone.
Oh, eri in ottima forma, ragazzo. Devo dire che la tiritera della vittoria e della morte lho
sentita gi svariate volte e lo stesso vale per te.  roba gi sentita ma, che gli di mi siano testimoni,
riesce sempre a riscaldare il sangue.
Uhm. Io per intendevo chiederti cosa ne pensassi degli ufficiali.
Macrone fece segno con il pollice al di sopra della sua spalla, verso lentrata del cortile. Quella
risma? Non certo il meglio che abbia visto finora e magari nemmeno il peggio.
Non sei molto incoraggiante.
Oh, combatteranno quando arriver il momento, aggiunse Macrone con unalzata di spalle.
Del resto, hanno forse altra scelta?
Nessuna, per come stanno le cose. Ho avuto un rapporto da una delle squadre di perlustratori
appena prima del mio discorso. Lesercito nubiano  ancora accampato a un giorno di marcia a sud,
almeno cos  stato fino a due giorni fa. Sembra che il principe Talmis ci stia sfidando a uscire allo
scoperto e affrontarlo.
Oppure potremmo attenderlo qui e respingerlo.
No. Se faremo cos, ci assedier, si metter comodo ad aspettare costringendoci alla resa per
fame. In entrambi i casi,  in vantaggio.
Macrone guard il suo giovane amico e not la stanchezza che ne segnava il volto e gli occhi
iniettati di sangue. Catone si era sfilato la fascia al collo prima dellarrivo degli ufficiali e ora si
sosteneva il braccio sinistro con la mano libera. Vedendolo, Macrone avvert una fitta di apprensione
paterna nei suoi confronti. Stammi a sentire, per ora non si pu fare nientaltro. Gli ufficiali si
occuperanno dei preparativi e io terr docchio la situazione per assicurarmi che facciano un buon
lavoro. Tu devi riposare, per rimettere in sesto il braccio. Avremo bisogno di te in piena forma domani.
Non possiamo permetterci che la stanchezza ti annebbi la mente, non con le nostre vite in gioco.
Catone lo guard e sorrise. Grazie. Se ci sar tempo, riposer. Prima, per, devo pensare a
come potremo vincere questa campagna. A tutti piacciono le belle parole, ma con esse non si vince una
battaglia. E dopo quello che  successo con Hamedes, comprendo benissimo i loro motivi se sollevano
dubbi sulle mie valutazioni.
Balle! Hamedes era una spia e le spie in teoria devono essere brave a guadagnarsi la stima; e
poi in fin dei conti non ti ha proprio ingannato del tutto. Lhai scoperto e hai messo fine al suo
tradimento, concluse amaramente Macrone.
Catone lo guard e si accorse che il suo amico si stava sforzando di nascondere i suoi veri
sentimenti. Scoprire che ci aveva traditi  stato un brutto colpo, non  vero?
S... il ragazzo mi piaceva. Pensavo che avesse mostrato grande fegato ad andare nella valle a
cercare il nascondiglio di Aiace. Adesso, invece, so che era tutto un inganno. Quel bastardo mi ha
fregato alla grande.
Catone sent il bisogno di offrire un po di conforto allamico. Per quel che vale, penso che lui
ti ammirasse, nonostante fossi il suo nemico.
Anche se  vero, che importanza ha? Hamedes era un uomo di Aiace. Se lavessi saputo prima,
lavrei ucciso con le mie stesse mani, senza esitazione. Mi sento un po uno stupido, Catone. Tutto qui.
Ah, che liberazione.
Gi, annu Catone, sapendo che sarebbe stato meglio lasciar cadere largomento. Macrone,
ho bisogno di tutto il tuo aiuto. Temo che questa sar la battaglia pi dura che abbiamo mai combattuto
insieme.
Quando i Romani marciarono fuori dal campo di Karnak, le basse colline a oriente iniziavano a
essere rischiarate dai primi raggi del sole. In testa alla colonna cera la cavalleria ausiliaria, i suoi
squadroni si aprivano e controllavano lavanzata dellesercito. La colonna principale era guidata dalla
coorte della fanteria ausiliaria. Seguivano i legionari, appesantiti dallarmatura e dallequipaggiamento
assicurato alla furca di marcia. Gli elmi erano appesi a ganci di ottone alle cinture; rivoli di sudore
colavano gi dalla testa fasciata con leggere tele di cotone a protezione dal calore del sole che sorgeva.
Le ombre si allungavano sul terreno polveroso smosso dagli uomini in marcia; dal punto in cui
si trovavano Catone e Macrone, poco distante, in testa allo sparuto gruppo di ufficiali, i soldati non
sembravano altro che sagome scure nel polverone giallognolo che li avvolgeva. Subito in coda alla
legione seguiva il corteo dei carri delle salmerie insieme a quelli che trasportavano le catapulte. Con s
lesercito aveva previsto scorte alimentari per sette giorni e, se i Nubiani avessero deciso per una
qualsiasi ragione di ritirarsi, Catone sapeva di potersi permettere un inseguimento solo per una breve
distanza. Il principe Talmis avrebbe sicuramente spogliato la terra davanti ai Romani.
Il tribuno Giunio spron il cavallo e si affianc al nuovo comandante dellesercito. Rimase in
silenzio per qualche istante, poi diede un colpo di tosse.
Cosa c, tribuno?, chiese Catone.
Signore, mi chiedevo quali fossero i vostri piani per la battaglia.
Sconfiggere il nemico.
S, naturalmente, signore. Su questo non ci sono dubbi.
Macrone si volt verso il tribuno e lo guard con espressione sarcastica. E allora cosaltro c
da dire?.
Giunio non era disposto ad arrendersi cos facilmente e continu, rivolgendosi a Catone. Con
tutto il rispetto, signore, adesso io sono il tribuno anziano della legione. Nel caso dovesse accadere
qualcosa a voi e al centurione Macrone, il comando passerebbe a me. Penso di dover conoscere le
vostre intenzioni, signore. Per il bene dellesercito.
Catone ne fu favorevolmente colpito. Nonostante la fresca nomina a tribuno  appena qualche
mese  Giunio si trovava gi ad assumere responsabilit molto pi onerose di quelle dei suoi pari in
altre legioni dellimpero. Era la guerra che lo esigeva, riflett Catone. Era vero che Giunio teoricamente
era il terzo della catena di comando, ma sebbene i centurioni avessero accettato Catone come legato,
era lecito dubitare che avrebbero tollerato di seguire gli ordini di quel giovane imberbe che aveva tanta
esperienza militare quanto una recluta alle prime armi. Catone scosse la testa.
Conoscerai le mie intenzioni al momento opportuno, tribuno. Per quanto riguarda leventualit
di dover assumere il comando per necessit, ti consiglio di andarci piano con le previsioni. Conosci
quel detto?
S, signore, ma devo comunque tenermi pronto nel caso voi e Macrone doveste essere travolti
dalla disgrazia.
Disgrazia? Ottimo eufemismo, ridacchi Catone. Cerca di apprendere tutto quello che puoi,
Giunio. Ascolta i veterani e fai buon uso della loro esperienza. Dopodich potrai pensare al comando.
Per il momento, prendilo come un addestramento sul campo, tutto qui. Non sei pronto. Se io cado,
Macrone mi sostituisce. Se lui cade, dovr farlo un altro uomo, non tu. Questo anche se contro il
regolamento.
Oh..., il viso del tribuno fu annebbiato da un velo di delusione. Voglio solo servire Roma,
signore, con quanta pi devozione possibile.
Devozione?, ridacchi Macrone. Questo  lesercito, ragazzo, non un culto religioso. C
ben altro che rituali, cerimonie e compagnia bella. Questo non  un gioco per noi,  una questione di
vita o di morte e ci vuol dire che dobbiamo essere sicuri che i nostri uomini sono comandati da chi sa
cosa sta facendo. Capisci?.
Giunio fiss Macrone per qualche istante e poi annu deglutendo. Facendo un cenno secco della
testa ai due superiori, Giunio rallent il cavallo e indietreggi tra gli altri cavalieri.
Entusiasta, vero?, sorrise Catone. Mi ricorda me stesso quando mi arruolai.
Oh no, tu eri molto pi insulso di lui.
Catone assottigli gli occhi. Insulso?
Dai, lo sai che lo eri. Un buono a nulla e pure imbranato. E te ne andavi in giro pensando di
poter comandare uomini sul campo solo perch ti eri documentato sulla storia militare. Macrone
sorrise teneramente a quel ricordo. Lesercito ti ha formato e tu lo sai.
Catone si guard attorno per assicurarsi che gli altri ufficiali non avessero malauguratamente
ascoltato quel commento piuttosto sincero sui suoi esordi al servizio di Roma e poi si volt verso
Macrone.
Vero che potrei anche non essere stato lideale per la Seconda Legione... ma sono stato un
fulmine a imparare. Naturalmente sono stato fortunato ad avere un mentore deccezione.
Vero, concord Macrone, in barba alla falsa modestia.
Catone fece un cenno verso gli altri. Dagli tempo e Giunio se la caver come me la sono
cavata io. Anzi meglio, considerata la sua estrazione senatoriale. Forse dovremmo anche fare
attenzione a come gli rivolgiamo la parola. Un giorno sicuramente ci sorpasser di grado e magari
potrebbe anche legarsela al dito.
Se il breve scambio di oggi graver ancora sulla sua mente tra anni e anni da ora, be,
francamente non merita di diventare senatore. Ho visto succedersi tanti generali, Catone, e i meschini
non sono mai durati troppo a lungo in carica. Questo  uno dei vantaggi nellavere un imperatore,
immagino. Macrone si gratt lorecchio. Claudio pu destituire chiunque non sia allaltezza della sua
carica e pu permettersi di scegliere il meglio. Limperatore non deve preoccuparsi di dover pacificare
fazioni politiche e di star sempre dietro ai loro capricci.
E adesso chi  che si sta facendo beffe?, rise Catone. Pensi veramente che gli imperatori
siano al di sopra della politica? Perch credi che i pi grandi eserciti siano sempre affidati a parenti
stretti della famiglia imperiale? E perch gli imperatori controllano gli altri generali come falchi?
Questo  il motivo per cui noi due siamo stati spediti nel settore orientale dellimpero, per tener
docchio il governatore della Siria, Longino. La politica non si arresta sulla porta del campo.
Limperatore Claudio ne  consapevole molto pi di tutti i suoi predecessori. Lesercito gli ha dato il
trono e lui da quel momento lha ricompensato con generosi donativi per assicurarsi che sapesse che lui
non se ne era dimenticato. La politica..., sospir Catone,  il pantano in cui dobbiamo muoverci a
fatica per tutta la vita.
Una specie di fogna, allora, concluse Macrone con un ghigno, ricambiato da Catone.
Continuarono ad avanzare in silenzio per qualche istante, poi Catone parl di nuovo.
Giunio sar uno bravo, penso.
Me lo auguro.
Non ti convince?.
Macrone serr un istante le labbra. Non lo so. Sembra che abbia tutta questa smania di piacere.
Sta strafacendo per mettersi in mostra e questo potrebbe essere pericoloso, per lui e per gli uomini che
potrebbe trovarsi a comandare un giorno.
Sempre ammesso che viva tanto a lungo, rispose tranquillamente Catone. Sopravvivere ai
prossimi giorni sarebbe gi una bella impresa.
Lesercito fece una sosta poco prima di mezzogiorno; gli uomini ruppero le righe e deposero a
terra gli equipaggiamenti prima di cercarsi un po dombra. Chi non ci riusc, dovette accontentarsi di
un riparo fatto con i mantelli stesi e sostenuti dai giavellotti piantati a terra. Gli uomini si riposarono
durante la parte pi calda della giornata mentre attorno il suolo ardeva.
Catone approfittava del momento di sosta assieme agli altri ufficiali allombra di un boschetto
di palme da datteri quando un cavaliere arriv solitario al galoppo verso la colonna, lasciandosi alle
spalle una scia di polvere. I pochi soldati ancora sul sentiero si fecero indietro e poi rimasero a
guardarlo brevemente, chiedendosi la ragione di tanta fretta. Luomo tir a s le redini, scivol gi
dalla groppa del cavallo e corse verso loptio al comando delle guardie dello stato maggiore per fare
rapporto. Loptio gli fece segno di passare e un istante dopo il soldato era rigido sullattenti davanti a
Catone, il petto gonfio per lo sforzo.
Chiedo di fare rapporto, signore. Lesercito nubiano  stato avvistato.
Gli altri ufficiali sussultarono e si alzarono in piedi, mentre Catone chiedeva: Dove?.
Il cavaliere fece una rapida valutazione. A poco pi di otto miglia da qui, signore.
Sono in marcia?
S, signore. I Nubiani stanno avanzando verso di noi.
Otto miglia?, mormor Macrone. Abbastanza vicino se intendete dare battaglia oggi,
signore.
Non oggi. Catone scrut il paesaggio circostante. Poco lontano dalle palme si apriva un
campo arato, meno di due miglia di larghezza, dal fiume fino a una linea di colline aride che si
inoltravano nel deserto. Poi indic a Macrone e agli altri. Quello  il punto in cui ci posizioneremo. Il
terreno  abbastanza morbido per installarvi un accampamento di marcia. Macrone, dai subito lordine.
Voglio che gli uomini si trovino protetti prima dellarrivo dei Nubiani.
S, signore. Macrone lo salut e sincammin a cercare lagrimensore capo e i suoi assistenti.
Qualche istante dopo, gli uomini partirono trascinandosi dietro alcuni muli carichi di pali di
demarcazione e strumenti di misurazione.
Catone li segu con lo sguardo per qualche istante, poi si volt verso gli ufficiali. Fate rialzare i
soldati. Voglio che siano pronti a preparare il campo non appena gli uomini di Macrone avranno
tracciato il perimetro.
Il polverone che offusc la linea dellorizzonte tra il fiume e il deserto segnal lavvicinamento
dellesercito nubiano molto prima che i suoi primi soldati fossero avvistati dal campo romano. I
legionari stavano ancora costruendo la recinzione e le torrette di avvistamento quando apparvero le
prime squadre di perlustratori nubiani, piccoli gruppi di uomini su cammelli che si fermarono a
distanza ravvicinata dai picchetti romani e attesero che li raggiungesse il resto dellesercito. Calando
oltre lorizzonte occidentale, il sole inond la terra di una vivida luce rossastra, facendo brillare le
armature, le armi e i vessilli del nemico alla base della nuvola di polvere che lentamente avanzava
verso la posizione romana. I legionari raddoppiarono lo sforzo per completare le difese in tempo. Oltre
al fossato e al terrapieno, davanti al campo avevano anche creato delle file di piccole fosse con
allinterno pali aguzzi conficcati nel terreno. A ogni angolo del muro perimetrale erano state
posizionate delle piattaforme di tronchi di palma pressati con terra da usare come basi per le catapulte.
Una volta che le difese principali erano state completate, Catone diede lordine di far ritirare le
squadre di perlustratori e i cavalieri ausiliari si allontanarono dal nemico tornando al galoppo al campo.
A quel punto furono chiuse le porte di accesso. Lesercito fu disposto in formazione nel caso il principe
Talmis avesse deciso di attaccare non appena raggiunte le difese romane. I soldati e gli ufficiali
rimasero poi in posizione, in attesa dellarrivo del nemico. La colonna principale nubiana inizi a
scindersi in tre tronconi e in breve il terreno tra il Nilo e le colline si copr di una fila ininterrotta di
fanteria nemica, inframmezzata da colonne di guerrieri a dorso di cavalli e cammelli.
Sulla sommit di una delle torrette di avvistamento, Catone avvertiva tutta la tensione dei suoi
soldati che osservavano dalla palizzata. Prima di allora, gli uomini e gli ausiliari della Ventiduesima
non avevano mai affrontato un nemico di quella portata, alcuni non avevano addirittura nemmeno mai
combattuto una vera battaglia. Catone sperava solo che addestramento e disciplina si rivelassero
sufficienti a farli resistere quando fosse arrivato il momento di affrontare i Nubiani.
Impressionante, gli fece Macrone al fianco. Ma i numeri non sono tutto, giusto?.
Catone non rispose, concentrato a esaminare le fila serrate del nemico. Per lo pi, i soldati
sembravano avere armi leggere; alcune formazioni, per, marciavano a passo sostenuto portando con s
grandi scudi ovali, elmi e armature di vario genere. Cerano anche vaste unit con fasci di giavellotti.
Solo pochi Nubiani sembravano essere dotati di archi e questo fu di qualche conforto per Catone.
Risuon uno squillo di corni e lesercito nubiano si arrest. La nuvola di polvere vol via di lato
sospinta dalla brezza serale che spazzava il Nilo.
Cosa pensate possano fare adesso, signore?, chiese Giunio. Attaccheranno?
Ne dubito, tribuno, rispose Catone. Siamo in posizione di vantaggio e qualsiasi attacco
costerebbe caro al principe Talmis. Nonostante la rilevanza numerica, pochi dei suoi soldati sono
addestrati. Se il suo primo attacco fallisse, avrebbe molte perdite e questo non gioverebbe allo spirito
degli uomini.
Macrone indic in una direzione. Laggi. Presto sapremo che intenzioni hanno i Nubiani.
Catone e Giunio videro una squadra di uomini a cavallo staccarsi dallesercito nubiano e
avviarsi sulla strada polverosa che correva lungo la sponda del Nilo. Avanzavano senza fretta,
attraversando il terreno aperto tra i due eserciti in assetto.
Non voglio che vedano troppo delle nostre difese, fece Catone. Macrone, manda avanti uno
squadrone di cavalleria, noi seguiremo per incontrarli.
S, signore. Macrone raggiunse la scala e scese dalla torretta. Catone continu qualche istante
a seguire lavvicinamento degli uomini a cavallo e poi scese per raggiungere lamico che gli teneva
pronto un cavallo. Sal in sella con un balzo e si sistem tra i due pomelli, poi raccolse le redini
stringendo i denti per reprimere il dolore alla spalla.
Vediamo cosa vogliono.
I legionari di guardia alla porta verso cui si stavano dirigendo i nemici iniziarono a spingere per
aprirla mentre Catone e la sua scorta si avvicinavano al trotto. Un istante dopo uscirono
dallaccampamento e presero il sentiero che conduceva alla strada tagliando attraverso un campo di
grano. Giunti l, tirarono le redini e la scorta si dispose su una linea alle spalle dei due ufficiali, pronta a
caricare se Catone avesse dato lordine. I Nubiani si trovavano a qualche centinaio di passi di distanza e
si avvicinavano alla stessa velocit dei Romani. Erano in otto, sotto uno stendardo che raffigurava un
leone con le fauci spalancate in un ruggito silenzioso. Il capo  avvolto da scintillante seta nera, in testa
un elmetto conico avvolto anchesso nella stoffa che gli scendeva sul volto celandolo interamente e
lasciando scoperti solo gli occhi  precedeva appena il resto del gruppo. Avvicinandosi a Catone,
rallent e poi stratton le redini quando fu a poco pi di dieci passi di distanza. Fiss qualche istante i
Romani con i suoi occhi neri, poi sollev una mano e si spost la stoffa che gli nascondeva la faccia.
Voglio parlare con il generale romano, disse in greco. Legato Aurelio.
Aurelio  morto. Io sono il comandante dellesercito, rispose Catone.
Tu?. Il Nubiano sulle prime esit, poi fece spallucce e continu. Che sia vero o meno, non
fa differenza per quello che devo dire. Allora ascoltami, Romano. Io sono Talmis, principe della Nubia,
leone del deserto e comandante dellesercito che vedi davanti a te. Nel dirlo, fece un ampio gesto con
un braccio indicando le file serrate di uomini che si estendevano su tutta la zona. Ho tollerato
linterferenza di Roma nelle nostre terre per troppo tempo ormai. Adesso  giunto il momento della
resa dei conti. Non rinfoderer la spada se non dopo che il mio onore sar stato soddisfatto o che essa
abbia assaggiato sangue romano.
Macrone diede un colpo di tosse e con aria indifferente indic il fodero della spada del principe
e le pietre preziose che ne ornavano anche limpugnatura. Se quella, ehm,  la spada in questione,
forse sarebbe meglio far notare che  gi nel fodero.
Macrone, borbott Catone a denti stretti. Taci!.
Il principe fece avanzare il cavallo, che si avvicin a Macrone con passo alto ed elegante.
Talmis fiss il centurione dritto negli occhi e questi sollev le sopracciglia con aria interrogativa.
Questo  forse il tuo comico di elezione, legato? Chiss come rider quando lo far sventrare
dai miei uomini.
Il centurione Macrone ha la tendenza a dire la sua pi di quanto debba, rispose Catone. Ad
ogni modo, non parla a nome di Roma. Io s. Cos quindi che desideri tanto dirmi, principe?.
Talmis fiss Macrone ancora qualche istante, poi sprezzante tir su col naso e si volt verso
Catone.
Vengo a offrire le mie condizioni per un accordo di pace. Roma ceder alla Nubia tutti i
territori a sud di Ombos; inoltre, voglio met del raccolto annuale della provincia. E dieci talenti
doro. Poi socchiuse astutamente gli occhi. Talenti romani, ovviamente, non egiziani. Le condizioni
non sono negoziabili. Se rifiutate, continuer la mia avanzata lungo il Nilo, saccheggiando le vostre
citt e bruciando i campi. Fino a raggiungere Alessandria.
Macrone scoppi a ridere. Dubito che Roma lo permetter. Avvicinatevi solo a cento miglia da
Alessandria e limperatore invier nella regione tante legioni da cancellare definitivamente te e il tuo
esercito.
Il principe Talmis si strinse nelle spalle. La Nubia  un grande paese, romano. Grande
abbastanza da permettermi di ritirarmi finch le vostre legioni non finiranno per morire di sfinimento o
di sete. Roma non mi spaventa. Dunque?
I tuoi termini non sono accettabili, rispose semplicemente Catone. Le negoziazioni sono
terminate.
Tir a s le redini e fece voltare il cavallo in direzione del campo, seguito dalla scorta che di
tanto in tanto si guardava alle spalle circospetta. Dapprima il principe Talmis rimase in silenzio
stringendo i pugni per la rabbia. Poi punt un dito verso le spalle dei cavalieri romani.
E sia! Tra qualche giorno gli avvoltoi spolperanno le vostre ossa!. Stratton le redini, facendo
girare bruscamente il cavallo, poi lo lanci al galoppo verso il suo esercito seguito da una coda di vesti
nere sventolanti e dai suoi uomini che a fatica tenevano il passo.
Macrone lo guard un breve istante, poi si affianc a Catone. Sei stato molto categorico. Che
coshai in mente?.
Catone rispose con aria rassegnata. Cosaltro avrei potuto dire? Non ho lautorit per accettare
le sue condizioni e anche se lavessi avuta, limperatore non avrebbe potuto permetterselo. Per cui
avremo la nostra battaglia.
Quando?
Domani, allalba.
Il principe Talmis e i suoi ufficiali anziani avevano definito i piani per la dislocazione
dellesercito e stavano banchettando con carne di montone speziata quando il loro pasto fu interrotto. Il
comandante della scorta personale del principe, un guerriero massiccio ricoperto di cicatrici, spost il
lembo della tenda ed entr. Lo seguivano quattro dei suoi uomini, ai fianchi di una figura alta che
indossava una tunica a brandelli e unarmatura a scaglie. Capelli e pelle erano inzaccherati di sudore e
polvere e il principe impieg qualche istante per riconoscerlo.
Aiace....
Gli altri ufficiali smisero di mangiare e si voltarono verso il gladiatore. Il brusio della
conversazione si plac e la tenda fu invasa da un pesante silenzio imbarazzato. Il principe Talmis si
ripul il grasso dalle dita strofinandole sullorlo della veste e si allontan dal lucido vassoio dargento
sul quale stava mangiando. Fiss Aiace grattandosi la mandibola.
E questo sarebbe luomo che sosteneva di essere un alleato prezioso nella mia guerra contro
Roma, mi domando?, disse il principe con tagliente sarcasmo. Dallaspetto si direbbe che ti sono
capitati scontri duri.  cos?
S, altezza, rispose Aiace, chinando la testa.
E mi sembra di indovinare che sei stato tu ad avere la peggio.
S.
Capisco. E dimmi: sei riuscito in ci che ti avevo chiesto?.
Aiace, per quanto esausto, rimaneva dritto e rigido, sovrastando le guardie che aveva ai fianchi.
I miei uomini hanno ucciso e ferito molti Romani, come avevate chiesto, Altezza. Abbiamo
conquistato uno dei loro forti, ucciso la guarnigione e dato tutto alle fiamme.
E le nostre perdite?.
Aiace ebbe un istante di esitazione prima di rispondere. Mi duole dire che i soli sopravvissuti
siamo io e alcuni dei miei uomini. Gli altri sono tutti morti.
Il principe Talmis sgran gli occhi e i suoi ufficiali si scambiarono occhiate preoccupate
aspettandosi che da un momento allaltro il principe sfogasse la sua ira. Poi le labbra del principe si
contrassero. Morti? Spiegati.
Dopo la distruzione del forte, i Romani hanno inviato un contingente sullaltra sponda del Nilo
per affrontare la mia colonna di soldati, Altezza. Abbiamo resistito quanto potevamo e poi ci siamo
dovuti ritirare in un tempio che avevo fatto fortificare. E l ci siamo asserragliati per opporre
resistenza.
Non tu, a quanto sembra.
Io avevo gi fatto tutto il possibile. La mia morte non avrebbe cambiato lesito. Rimanendo in
vita, invece, posso continuare a essere una minaccia per i Romani, il che va a vantaggio di tutti noi,
Altezza.
Come sei riuscito a fuggire?
Ha organizzato tutto la mia spia.
Talmis annu lentamente e rispose dopo un istante di riflessione. Ci significa che mi sei
costato cinquecento uomini.  in questo modo che pensi di essermi utile? Tu, i tuoi uomini e la tua spia
mi avete deluso, concluse in tono sprezzante.
Abbiamo ucciso molti Romani, Altezza, e sono anche riuscito a respingere la loro avanzata per
due giorni, come avevate richiesto.
 cos, ma non definirei un successo la perdita di cinquecento dei miei uomini. In ogni caso, il
nemico si trova dove volevo, per cui la tua utilit per me si esaurisce qui, gladiatore.
Aiace assottigli gli occhi e rispose in tono piatto: Cosa intendete dire con questo, vostra
Altezza?
Domani sbaraglieremo i Romani per cui non avr pi bisogno di te. Se fossi stato uno dei miei
uomini, a questora ti avrei gi fatto tagliare la testa per linutile perdita di un numero cos
considerevole di soldati.
La perdita era inevitabile per soddisfare i vostri ordini, Altezza.
Ne dubito.
E io non sono uno dei vostri ufficiali, prosegu Aiace. Io sono Aiace, comandante della
rivolta di schiavi di Creta e finch vivr, Roma tremer, si infuri il gladiatore. Se mi ucciderete,
saranno fatti solo gli interessi di Roma.
Forse, riconobbe Talmis. La tua esecuzione, comunque, sarebbe di prezioso esempio al resto
dei miei uomini per aver mancato agli impegni con me.
Ma io non ho mancato agli impegni.
Punti di vista diversi. Forse la tua morte sarebbe pi utile ai miei scopi di quanto non lo sia
lasciarti in vita.
Aiace lanci uno sguardo minaccioso al principe. Mi avevate chiamato alleato.
Un principe non ha alleati, ma solo servitori e nemici. Spetta solo a lui decidere come
utilizzare i propri servitori.
Il gladiatore sput a terra con disprezzo. Il capitano della guardia si volt allistante e lo colp su
un lato della testa. Poi luomo rimase immobile con i pugni stretti sfidando il gladiatore a mancare di
nuovo di rispetto al principe. Aiace scosse la testa per riprendersi dal temporaneo stordimento causato
dal colpo, poi fiss il principe e con voce ferma disse: State facendo un errore, Altezza. Uccidetemi e
ucciderete la speranza di tutti quegli schiavi che non aspettano altro che insorgere contro Roma.
Taci, gladiatore!, gli ordin il principe. Ancora una parola e potrai dire addio alla tua vita,
aggiunse serrando le labbra in unespressione spietata. Gli altri uomini allinterno della tenda non
osavano muoversi e aspettavano che il loro comandante continuasse. Alla fine il principe sollev un
dito e lo punt contro il gladiatore. Io solo decido del tuo destino. Potrebbe anche essere vero che
avrei pi da guadagnare lasciandoti in vita e libero di diffondere il tuo veleno nei domini
dellimperatore, ma devo rifletterci. Per il momento, rimani mio prigioniero. Devo ponderare cosa fare
di te. Fece schioccare le dita in direzione del capitano delle guardie. Porta via questo schiavo e
mettilo in un posto sicuro, sotto stretta sorveglianza. Non deve essergli fatto alcun male. N deve
fuggire. Se ci riesce, ne risponderai tu con la vita. Andate.
Il capitano della guardia si chin in un profondo salamelecco e fece cenno ai suoi di scortare
Aiace fuori della tenda. Poi segu il gruppo, arretrando e continuando a inchinarsi, e richiudendo il
lembo appena uscito.
Il principe Talmis guard gli ufficiali. Nessuno di loro osava incrociarne lo sguardo.
Rimanevano tutti seduti e silenziosi. Talmis sorrise con gelida soddisfazione di fronte a quel loro
servilismo, poi afferr il calice di vino.
Signori, un brindisi!. Sollev il bicchiere e immediatamente gli altri si affrettarono a prendere
su il proprio.
Morte a Roma!, url Talmis.
Gli ufficiali gli fecero eco in coro; allesterno, udendo il brindisi, i soldati sorrisero girandosi a
guardare i fuochi del campo romano, allapparenza minuscoli contro le vampe dellesercito nubiano
che si allargavano su tutto il territorio buio.
...
.
...
Capitolo trentaquattro.
...
.
...
Unora prima dellalba, Catone fece partire la cavalleria ausiliaria perch attaccasse gli
avamposti nemici distraendoli cos dal resto dellesercito romano che marciava fuori del campo. Al
pallido chiarore delle stelle, i soldati attraversarono le linee di difesa per prendere posizione sulla
striscia di terreno aperto poco distante, nel punto in cui la distanza tra la folta vegetazione lungo la riva
e le colline si restringeva. A poco meno di un miglio da l, i fuochi di bivacco del nemico si stavano
spegnendo e trasformavano il nero paesaggio in una distesa di rosse scintille tremolanti.
Il centro della linea romana era occupato dalle quattro file della Prima Coorte di Macrone. Ai
lati e appena dietro il centro si trovavano le due coorti ausiliarie di fanteria e pi indietro due altre
coorti di legionari. Dietro la bassa formazione a mezzaluna che rivolgeva la faccia convessa al nemico,
gli arcieri erano pronti a tirare al di sopra delle teste dei compagni quando la battaglia fosse iniziata.
Una coorte rimaneva di riserva, mentre le restanti sei erano disposte in colonne serrate a ogni estremit
della falce in modo da proteggere i fianchi dellesercito. Le catapulte erano state fatte avanzare in due
batterie per coprire il campo davanti a ciascuna delle ali della cavalleria.
Una volta che la fanteria fu in posizione, Catone diede lordine di richiamare le due coorti di
cavalleria e di farle disporre ai fianchi. In normali schermaglie libere di cavalleria, le due coorti si
sarebbero trovate in forte svantaggio di fronte alla schiacciante superiorit numerica dei cavalieri e
cammellieri nemici. Lordine, comunque, era preciso: niente carica, ma limitarsi a opporre resistenza e
proteggere i fianchi della linea romana.
Quando a oriente, dalla massa scura delle colline, spunt la prima striscia di cielo pi chiaro,
Catone avanz per prendere posizione dietro la Prima Coorte. Macrone era gi smontato di sella,
rinviando il cavallo nelle retrovie. Poco oltre, Catone ne riconobbe la sagoma possente in piedi al
fianco dellinsegna della coorte. Al rumore dei passi del cavallo, Macrone si volt e sollev una mano
in segno di saluto.
I tuoi sono pronti, centurione?, chiese Catone con voce sufficientemente alta perch anche gli
altri sentissero.
Mordono il freno, signore, rispose Macrone in tono leggero. Pronti a lanciarsi nella
mischia!.
Bene! Alla fine della giornata ogni insegna della legione si sar meritata una decorazione!.
Catone tir a s le redini e slanciando una gamba di lato scese di sella, consegnando poi il cavallo a
Giunio. Diede una pacca sulla spalla a Macrone e mormor: Devo parlarti.
Allontanatisi a sufficienza per non essere uditi, Catone disse sottovoce: Tutto dipende da
quanto la Prima Coorte riuscir a resistere oggi e dal tempismo nei movimenti del resto della legione,
capito?.
Macrone si volt e nonostante la semioscurit not lespressione tesa sul viso del giovane
amico. Catone aveva dato tutte le indicazioni del caso sul piano di battaglia a lui e agli altri ufficiali la
sera precedente, e gliele aveva reiterate anche una seconda volta, a quattrocchi, prima che Macrone
uscisse dal campo. Qualsiasi irritazione che il centurione avesse potuto provare per quellennesimo
promemoria sui suoi compiti svan non appena scorse la preoccupazione che stava consumando il suo
amico. Per cui rallent fino a fermarsi e guard Catone. Signore, so quello che devo fare. Lo stesso
vale per i soldati. Potete stare tranquillo su questo, il piano  sotto controllo. Adesso non ci rimane che
aspettare il nemico.
E quando arriveranno i Nubiani?
Gli uomini faranno il loro dovere. Sono addestrati per questo. Quando il combattimento
inizier, sar il senso del dovere a guidare le loro azioni.
Catone ricambi lo sguardo. Nonostante il tentativo di rassicurazione di Macrone, quelle parole
non riuscivano a placare i suoi timori per limminente battaglia. Non aveva paura per se stesso. Anzi, si
corresse: cera sempre il timore che una ferita grave potesse immobilizzarlo causandogli unagonia
prolungata nella carneficina del campo di battaglia. O ancor peggio, una mutilazione e una
sopravvivenza che lo avrebbe reso oggetto di piet e scherno. Quel pensiero lo assaliva regolarmente
prima di ogni battaglia e, cercando di non farci troppo caso, lui si sforzava sempre di lanciarsi alla
carica con i compagni o di difendersi per la semplice ragione che temeva lonta al di sopra di ogni altra
cosa. Laveva sempre considerata un fardello prodotto dalla sua intima amicizia con Macrone, perch
non aveva mai voluto tradire la fiducia che il centurione riponeva in lui. E adesso che era responsabile
della vita di migliaia di uomini, quel fardello si faceva molto pi pesante. Macrone e tutti gli altri si
affidavano a lui, Catone, perch li guidasse verso la vittoria o morisse al loro fianco.
Non si considerava un uomo coraggioso. Sentiva gi linstabile frullio dali in fondo allo
stomaco e un rivolo di sudore freddo rigargli la schiena. Si chiese come mai non si fosse ancora
abituato dopo tutti quegli anni di guerre. Cosaveva dentro che gli attanagliava la mente, scatenandogli
immagini terrificanti di battaglie passate reali o puramente immaginarie ma di spaventosa vividezza?
Aveva la sensazione che esistessero due se stesso in perenne contrasto: il Catone che avrebbe voluto
essere  coraggioso, astuto, rispettato e libero da dubbi e insicurezze  e laltro, la versione pi vera,
quello timoroso, ansioso e sensibile fino allagonia nei confronti dellimmagine che gli altri avevano di
lui. Il secondo Catone poteva recitare sempre e solo il ruolo del primo, conquistandosi il plauso del
momento, prima di tornare a rintanarsi nelle vesti meschine della sua vera natura. Il pensiero lo faceva
stare male e fu solo quando Macrone si schiar a voce e parl ancora che lattenzione di Catone ritorn
vigile.
Questo tuo piano....
S?
Sembra un po poco ortodosso. Posso chiederti come lhai pensato?
Non  una mia idea, ammise Catone. Ricordo di aver letto qualcosa del genere in uno scritto
di Livio.
Lo storico?
Proprio lui.
Macrone si massaggi la fronte. Tu, ehm, sei convinto che stiamo rivivendo una battaglia gi
combattuta, insomma? Cio, una battaglia del passato. Di cui hai letto in un libro?
Pi o meno. Una situazione simile per molti versi. Un esercito in svantaggio numerico che
affronta e schiaccia il nemico, spieg Catone. Penso tu abbia sentito parlare della battaglia di
Canne.
S, grazie, rispose Macrone in tono paziente. Ma non  che sia andata granch bene per i
nostri, da quello che ricordo.
Prima che Catone potesse replicare, da sud arriv uno squillo di corno. A esso fecero eco altri
corni e in breve al frastuono si aggiunse anche il rullo dei tamburi nemici. Una sottile luce azzurrognola
filtr attraverso laria e limpalpabile foschia sospesa sul Nilo come un velo di seta.
Macrone osserv i nemici nubiani in movimento per qualche istante e poi mormor: Adesso
vedremo se il principe Talmis dar battaglia alle nostre condizioni. Lanci unocchiata veloce in
direzione di Catone. Speriamo che quel Livio non sia mai stato tra le sue letture preferite, no?.
Catone non rispose, limitandosi a rimanere rigidamente impalato e a scrutare oltre i suoi soldati
verso il campo nemico. Non gli ci volle molto a scorgere i gruppi di uomini e cavalli che si
ammassavano davanti alla linea romana. Mentre il suono dei corni, dei cembali e dei tamburi si faceva
sempre pi forte, lesercito nubiano inizi a fuoriuscire dal campo, nascondendo la vista dei fuochi di
bivacco che si stava lasciando alle spalle.
Sembra che stiano per abboccare, disse Catone, annuendo sollevato. Il primo giro tocca a
noi, quindi. Meglio che adesso torni alla mia postazione di comando. Si volt e sorrise a Macrone.
Non preoccuparti, non ti ricorder pi del piano.
Come se rischiassi di dimenticarmene..., rispose Macrone, dandosi un colpo sullelmo. La
testa sar pure dura come legno di quercia, ma il cervello funziona sempre.
Si strinsero gli avambracci e Catone si incammin rapido verso il cavallo e risal in sella. Fece
un cenno con la mano a Macrone e lanci il cavallo al galoppo dirigendosi verso il piccolo gruppo di
ufficiali che attendevano in sella su un lato della coorte di riserva. Macrone lo osserv allontanarsi e
poi inizi la solita routine del controllo di ogni fibbia dellarmatura e delle armi. Soddisfatto
dellispezione, consegn il bastone di vite a uno degli inservienti medici che passava di l con una sacca
piena di bende di cotone per fasciare ferite.
Tienimelo, disse. Lo rivoglio dopo la battaglia. Attento a che non gli accada nulla o quello
che ne rimane te lo spacco sulla schiena.
Linserviente prese controvoglia il bastone e prosegu per la sua strada, tenendolo di lato,
scostato da s quasi che avesse paura di esserne morso. Vedendolo, Macrone sogghign, poi fece un
profondo respiro e raggiunse loptio della Prima Coorte che gli stava sistemando lo scudo. Afferr
larma e la sollev. Pass tra due centurie e si spinse davanti alla linea romana di una decina di passi.
Guard avanti, esaminando lentamente la linea nemica che avanzava verso di lui. Laria era gi
annebbiata dal polverone sollevato dallesercito nubiano. Macrone si volt di spalle ed esamin gli
uomini della Prima Coorte. Tutti uomini scelti, il meglio che la legione potesse offrire, e sarebbero stati
i primi della fanteria a entrare in scontro diretto con il nemico. Si riemp i polmoni di aria e si rivolse
loro.
Per alcuni di voi questa  lultima occasione buona di rivedere la decisione di perseguire la
carriera militare.
Il commento caus sorrisi carichi di tensione tra gli uomini che riusciva a distinguere meglio
nella pallida luce. Alcuni ci si fecero addirittura una risata. Altri invece, not Macrone, mantenevano
unespressione impietrita.
Per quelli che lo decideranno, prometto di prendere in considerazione la richiesta di congedo
non appena sar tutto finito. In tutta onest, devo dirvi che entro la fine di questa giornata, con la prima
grande battaglia al vostro attivo, un boccale di vino in pancia e i trofei di guerra nelle sarcine, vi
sentirete dei grandissimi eroi e lidea di congedarvi sar lultima cosa a cui penserete!. Macrone fece
una pausa. Avete deciso voi stessi di arruolarvi negli Sciacalli. La legione vi ha fornito il miglior
addestramento che un soldato possa ricevere. Avete gli equipaggiamenti migliori e adesso, per volere
degli di, anche loccasione di mettere in pratica tutto ci che avete imparato. Godetevi questo
momento, soldati! Questa  la vera grande prova della vostra vita! Oggi scoprirete cosa significa essere
legionari e avere un posto tra le file del pi grande sodalizio di guerrieri del mondo intero!. Poi,
indicando il nemico con il pollice al di sopra della propria spalla, continu: Questa gente pensa di
poterci mangiare a colazione. Sanno di essere pi numerosi di noi e pensano pure di farci tremare le
ginocchia con tutti quei loro corni e tamburi. Sogghign, fece una brevissima pausa e rincar il tono.
Io adesso vi dico, invece, che non c nulla di pi pericoloso di una spada dellesercito romano e di un
uomo che sa come usarla. Sfoder la sua e la sollev in aria. Per cui, facciamogli vedere con chi
hanno a che fare. Facciamogli vedere chi sar lartefice della loro disfatta. Facciamoglielo capire, cos i
pochi che alla fine della giornata saranno sopravvissuti e fuggiranno dal campo di battaglia
racconteranno a tutti degli uomini che in questo giorno li hanno distrutti! Forza Sciacalli!, url,
sollevando in alto la spada. Forza Sciacalli!.
Gli uomini raccolsero il suo grido, la maggior parte con vero entusiasmo che riusc a trascinarsi
dietro anche gli altri finch tutti divennero un unico coro di grida e un unico cuore pulsante di
eccitazione per quel momento.
Le acclamazioni si diffusero per tutto il resto della legione e alla fine anche le coorti ausiliarie
aggiunte alla Ventiduesima si unirono al coro. Quel grido dellesercito romano si lev come una sfida
contro i corni, i tamburi, i cembali e gli ululati del nemico in avvicinamento sulla pianura antistante.
Macrone si volt per dare uno sguardo veloce ai Nubiani, poi torn indietro tra i ranghi e si un al
signifero.
Catone guard Macrone e trov una seppur minima rassicurazione nel constatare che lamico
era assolutamente in grado di ispirare perfettamente gli uomini perch seguissero il suo esempio. Era di
vitale importanza che la Prima Coorte non si spaccasse sotto il pesante attacco nemico. La vittoria
dipendeva dal tempismo della manovra decisiva. E non solo la vittoria, riflett Catone, ma anche la
sopravvivenza loro e di tutta la provincia egiziana. La linea dorizzonte alla sinistra di Catone era ormai
unesplosione di luce giallognola, mentre il sole si preparava a sorgere annunciando la nascita di un
altro giorno. Per molti uomini su entrambi i fronti, quello sarebbe stato lultimo giorno di vita. Quel
pensiero caus a Catone una scossa di brividi gelidi alla testa; preg che non fosse una premonizione
della sua stessa morte. Per un attimo limmagine di Giulia gli riemp la mente e avvert un inteso
desiderio di lei, come mai aveva provato prima dallultima volta in cui ne aveva sfiorato la pelle.
Signore!, grid qualcuno; Catone si volt e vide il pi giovane dei tribuni indicare il nemico
arrivato ormai a meno di un quarto di miglio da loro. Dovrebbero essere a tiro delle catapulte. Devo
dare lordine di lanciare una prima raffica, signore?.
Catone era quasi sul punto di redarguirlo per quellatto di sfrontata presunzione quando si rese
conto che il giovane aveva effettivamente detto la verit. Uno squadrone di cammellieri armati di
giavellotti si era staccato dal resto dellesercito Nubiano e si stava dirigendo verso la cavalleria
schierata sullala sinistra della formazione romana. Catone valut rapidamente la distanza e annu al
tribuno. Molto bene. D al comandante dellartiglieria di regolare bene la gittata prima di lanciare.
Meglio non sprecare munizioni.
Il tribuno salut e trotterell via in direzione del comandante della batteria, un centurione
ausiliario che Catone aveva personalmente scelto per il comando delle catapulte sul fianco. Pochi
istanti pi tardi il braccio di una delle macchine da lancio scatt in avanti bloccandosi contro i
cuscinetti di arresto con uno schianto secco. Sebbene non fosse ancora del tutto giorno, Catone non
ebbe difficolt a seguire il volo del dardo in direzione del nemico che tracci una traiettoria bassa ad
arco, atterrando poi con uno sbuffo di polvere e terriccio proprio davanti alle zampe dei cammelli in
testa e facendone fermare bruscamente uno. Il comandante della batteria url un ordine al resto dei suoi
uomini, che caricarono i bracci a torsione e posizionarono altri dardi a punta metallica nella scanalatura
centrale dellingranaggio. Quando furono tutti pronti, il centurione sollev il braccio e url: Al mio
via, preparatevi a scagliare!.
Gli uomini rimasero immobili, ognuno accanto alla propria balista, stringendo la leva che
avrebbe sganciato la presa della fune di torsione. Il centurione attese finch non fu certo che le file di
testa dei Nubiani avessero superato il punto in cui il primo dardo si era conficcato nel terreno. Vedendo
che il centurione continuava a tenere il braccio sollevato a mezzaria permettendo cos al nemico di
avvicinarsi sempre pi pericolosamente, Catone ebbe uno scatto di impazienza.
Avanti, dai il segnale, gli sussurr in tono aspro.
Lanciate!, url allimprovviso il centurione, abbassando rapidamente il braccio. Le baliste
crepitarono quasi allunisono, come lo scricchiolio di un fastello di rami secchi spezzati. Trenta piccoli
dardi schizzarono ronzando verso la colonna di cammelli, tra le cinquecento e le seicento unit, aveva
grossomodo calcolato Catone. Lordine era stato dato con tempismo perfetto e nessun dardo fin a
vuoto: tutte le spietate teste di ferro trafissero la pelle color sabbia dei cammelli e le tuniche dei
cammellieri. Gli animali colpiti cedettero sulle zampe filiformi accasciandosi immediatamente a terra e
ammassandosi luno sullaltro; chi li seguiva fu costretto a scartare bruscamente di lato, investendo chi
sopraggiungeva e intralciando la carica contro i Romani in assetto. Per qualche istante lavanzata si
paralizz; poi, mentre i legionari ricaricavano le armi, gli Arabi aggirarono i compagni feriti e
proseguirono. Qualche istante dopo, dalle retrovie romane part la seconda raffica di dardi che caus
ulteriori morti e feriti tra le file nemiche. A quel punto, alcuni cammellieri iniziarono a rallentare,
diffidenti, e rimasero indietro, sperando ovviamente di non essere bersaglio della squadra delle baliste.
La terza e quarta raffica di lanci bloccarono definitivamente lavanzata del nemico, che fin per girare
in tondo disordinatamente sotto la pioggia di dardi; la quinta raffica ne abbatt definitivamente la
determinazione. Il comandante devi verso il fianco, facendo segno ai suoi uomini di seguirlo.
Dalle file romane si levarono grida di esultanza con lanci in aria di giavellotti e spade. Catone
sapeva perfettamente che quello non era altro che un successo risibile, in rapporto alla portata della
battaglia che avrebbero dovuto combattere in seguito, ma assecond comunque lo sfogo degli uomini:
un toccasana per il morale dei Romani e un duro colpo per quello dei nemici. Sebbene quel flusso di
contentezza gli scaldasse il cuore, Catone scorse una nuova e pi pericolosa minaccia. Il polverone ai
fianchi della linea nemica si stava addensando; qualche istante dopo apparve lammasso di cavalieri
che avanzava sempre pi veloce in direzione delle coorti della cavalleria sui lati della fanteria. E in quel
momento Catone comprese che quella sarebbe stata la prima, vera prova della giornata. Se i suoi
uomini non fossero stati in grado di resistere ai Nubiani, questi non avrebbero avuto difficolt a
circondare la legione e gli ausiliari e ad attaccarne le retrovie. In quel caso, i Romani sarebbero stati
fatti a pezzi. Diede un leggero strattone alle redini e fece segno ai suoi ufficiali di seguirlo verso il
comandante della coorte di cavalleria siriana sul fianco sinistro.
Il prefetto Erofilo lo accolse salutandolo con un cenno del capo.
Presto i tuoi uomini entreranno in azione, disse Catone, indicando la linea scura di cavalieri
in avvicinamento, seguita dal boato martellante degli zoccoli dei cavalli che copriva lininterrotta
cacofonia dei corni nubiani. Sono pronti per il compito che li attende?.
Domanda retorica, ovviamente, che diede per al prefetto la possibilit di pronunciarsi a nome
dei suoi uomini.
I miei ragazzi resisteranno come rocce, signore. Potete contare su di noi.
Lo so. Se me lo permetti, mi unir al tuo comando, per ora, per osservare personalmente come
combattono i tuoi.
Erofilo rispose annuendo. Sar un piacere, signore.
Poi due ufficiali si voltarono a guardare il nemico. Per quanto glielo permetteva il nuvolone di
polvere che avvolgeva completamente gli uomini alle spalle dei Nubiani in testa, Catone tent di farsi
unidea di quanti fossero.
Saranno migliaia, disse uno dei decurioni di Erofilo.
Silenzio!, sbott il centurione.
Quando il nemico si trov a meno di mezzo di miglio di distanza, Catone ud il rumore delle
baliste che venivano messe in tensione per il lancio. Alcuni dei cavalieri ausiliari, distratti dalla vista
della forza nemica, lasciarono che i loro cavalli uscissero di formazione, finch Erofilo non si port una
mano al lato della bocca e url: Mantenete le righe laggi, maledizione! Decurioni! Prendete il nome
di ogni uomo che non riesce a tener fermo il proprio cavallo!.
Laria era ormai satura del rombo dei cavalli e Catone ne avvertiva addirittura le vibrazioni sul
terreno, nonostante fosse in sella. Alla sua destra ud il comandante degli arcieri dare lordine ai suoi
uomini di prepararsi. Poi il fianco sinistro dellesercito romano si immobilizz, in attesa di entrare in
azione. In quel momento il sole spunt coronando la cima delle colline a oriente e i suoi raggi invasero
il campo di battaglia, inondandolo di luce e facendo fiammeggiare armature e armi.
Quel caldo bagliore fu improvvisamente squarciato dalla fascia scura dei dardi lanciati dalle
baliste; un istante dopo alle orecchie di Catone giunse il crepitio dei bracci di torsione. Osserv la
caduta dei proiettili e vide uno dei cavalieri nemici saltar via di sella e stramazzare a terra. Molti altri
caddero come lui, assieme ai cavalli, immediatamente inghiottiti dalle ondate della cavalleria nubiana
lanciata alla carica. Altri dardi colpirono la massa in avvicinamento; al tiro delle baliste si un poi
quello delle frecce che schizzavano molto pi in alto nel cielo prima di ripiombare a terra. I Nubiani
caddero a decine, ma ci non sembr intaccarne per nulla il numero, n interrompere il ritmo della loro
avanzata.
Catone estrasse la spada, seguito subito dagli altri ufficiali. Erofilo infil il braccio sinistro nelle
fibbie dello scudo e sollev le redini, urlando ordini agli uomini con voce resa stridula dallo sforzo di
farsi udire al di sopra dellassordante rombo dei cavalli. Serrate i ranghi! Scudi avanti! Preparate le
lance e state pronti a incassare la carica!.
Una serie di punte di lancia si abbass scintillando verso i Nubiani. I cavalieri ausiliari
avvicinarono al corpo gli scudi, riparandosi quanto pi possibile. Sotto di loro, alcuni cavalli iniziarono
a scalpitare nervosi finch i cavalieri non li riportarono alla calma premendo con le gambe ai fianchi o
sussurrando una parola tranquillizzante. Nel frattempo i cavalli dei nemici erano arrivati a meno di un
centinaio di passi e Catone riusc a distinguerne i dettagli. La loro formazione aveva perso coesione a
causa della velocit della carica e della perdita di uomini abbattuti dalla raffica delle baliste e degli
arcieri. Questi ultimi non avevano mai interrotto i lanci, avendo cura di scagliare sempre a distanza per
evitare di colpire i loro commilitoni, ma martellando comunque i Nubiani nelle retrovie della carica.
Arrivano!, url Erofilo, spalancando gli occhi.
Un istante dopo, i primi nemici raggiungevano la linea romana. I loro cavalli si abbatterono
contro lo schieramento di cavalieri romani e le mortali punte delle loro lance; con limpatto la carica si
arrest trasformandosi subito in una mischia sempre pi ampia. Il prefetto e i suoi ufficiali diedero un
potente colpo di tallone e si infilarono tra gli uomini per unirsi al combattimento, seguiti dal signifero
che teneva linsegna ben alta perch i suoi compagni potessero vederla bene. Catone fece avanzare il
cavallo fino alle spalle della seconda fila di cavalieri romani. Subito davanti imperversava un
turbolento mare di lame scintillanti, braccia sferzanti, orecchie appuntite e criniere sventolanti di
cavalli, e clangore e tonfi di armi, urla di furia e dolore, nitriti di cavalli terrorizzati e colpiti.
Non riusciremo a contrastare questa moltitudine, disse Giunio. Non ce la faremo.
Dobbiamo, rispose semplicemente Catone. Oppure sar la morte.
Mentre parlava, per, i nemici continuavano ad aumentare, facendo arretrare la linea romana.
Seguitemi!, li esort Catone, dando di sprone al cavallo. Si infil nella mischia, ginocchio a
ginocchio con gli uomini che aveva ai lati e che gli lanciarono una fulminea occhiata sorpresa, prima di
tornare a concentrarsi sul nemico. Catone sollev la spada e afferr saldamente le redini con la mano
sinistra, consapevole di non avere uno scudo ma anche che era ormai troppo tardi per procurarsene uno.
Aveva deciso di combattere e sarebbe rimasto con i suoi uomini, determinato a non fare la figura del
codardo. Si accorse di Giunio che alla sua destra ce la stava mettendo tutta per rimanere con lui;
quando irruppe un altro cavaliere, il tribuno fu spinto via e non pot pi coprire il suo fianco.
Tra due ausiliari davanti si apr un varco e Catone vi spinse dentro il cavallo, fissando lo
sguardo sul Nubiano pi vicino, un uomo con il viso del colore dellebano attraversato dalla
bianchissima linea di un ghigno. Luomo vide Catone e spron avanti il cavallo, sollevandosi sulla testa
una pesante lama ricurva. Catone protese il braccio in alto per bloccare il colpo, che rimbalz
rumorosamente contro lo scudo di un ausiliario alla sua destra. Il legionario ruot sulla sella e affond
la lancia contro il Nubiano, centrandolo al petto. Le pieghe delle sue vesti e larmatura sottostante
impedirono alla punta dellarma di conficcarglisi nella carne, ma luomo indietreggi comunque per
limpatto, quasi cadendo di sella. Catone approfitt di quella momentanea perdita di equilibrio del
nemico per colpirlo al braccio destro, squarciandogli larticolazione del gomito. La mano delluomo
ebbe uno spasmo muscolare e moll la presa, lasciando cadere la pesante arma nello spazio tra i due
cavalli, dove spar dalla vista. Il Nubiano gemette di dolore raddrizzandosi in sella e rinserrando la
presa sulle redini nel tentativo di far girare il cavallo. Lanimale fin intrappolato tra le linee di battaglia
e lasci luomo con il fianco esposto a un secondo affondo di lancia che lo trafisse nellincavo
dellascella, penetrando profondamente. Quando lausiliario stratton larma, questa si sfil con un
fiotto di sangue. Il Nubiano vacill un istante, poi croll a terra tra la polvere e gli zoccoli battenti dei
cavalli.
Catone ne approfitt per guardarsi attorno e individu Giunio che finiva un nemico con un
violento squarcio alla testa. In altri punti lo schieramento aveva smesso di cedere terreno e
lequipaggiamento dei Romani garantiva loro un vantaggio nei duelli singoli. Anche i nemici avevano
smesso di spingere in avanti. Erano arrivati a un punto di blocco e, si rese conto Catone, stavano
perfino iniziando ad arretrare. E il motivo era chiarissimo: al di sopra delle teste degli uomini che aveva
davanti, Catone vide schizzare le frecce che si riversavano poi a pioggia sulla massa di corpi pressati
subito dietro. In quel punto i Nubiani stavano facendo del loro meglio per ripararsi con i piccoli scudi
tondi di pelle animale di cui molti disponevano, ma che si rivelavano una protezione assai inefficace
contro le punte con barbigli di ferro delle frecce. Ogni lancio colpiva molti uomini ma anche molti
cavalli, che per il dolore delle ferite si imbizzarrivano e diventavano incontrollabili.
Respingeteli!, rugg Catone, spronando ancor di pi il proprio cavallo contro laltro animale
senza cavaliere. Un Nubiano gli pass davanti, troppo distante, per, perch Catone potesse colpirlo,
ripiegando allora contro la groppa del cavallo. La bestia lanci un nitrito stridulo e scalci, mancando
di poco la gamba di Catone ma centrando il fianco del suo cavallo con tanta violenza che lui sent una
vertebra fratturarsi sotto il suo luminoso manto. Allimprovviso i due animali si rizzarono sulle zampe
posteriori, il Nubiano ricadde allindietro contro il fianco di Catone che invece si spinse in avanti con
tutto il peso del corpo, aggrappandosi saldamente alle redini per non finire disarcionato. Una mano del
Nubiano, agitandosi, si impigli alla tunica del Romano appena sopra il ginocchio, agganciandola con
le dita. Catone si sent strattonare di lato e fu terrorizzato dalla prospettiva di cadere a terra e finire
calpestato. A denti stretti imprec contro il nemico e tent di volteggiare la spada per tagliargli la
mano. Non cera spazio sufficiente, per, per una rotazione che desse forza e la lama sbatt
semplicemente contro la carne senza tagliarla. Catone allora inizi un disperato, violento movimento a
sega in quel poco spazio che aveva e qualche istante dopo il Nubiano, gemendo, fu costretto a mollare
la presa, ricadendo sotto il cavallo dellavversario che gli soffoc brutalmente un grido di terrore in
gola.
Quando risollev lo sguardo, attraverso il polverone Catone vide che le retrovie della cavalleria
nubiana stavano battendo ritirata, allontanandosi dalla pioggia di frecce che gli piombava addosso
impietosa. Il terrore si diffuse rapidamente tra le file nemiche, e quando anche gli ultimi Nubiani
girarono i cavalli lanciandoli al galoppo, il comandante guard la linea di combattimento. Gli ausiliari
rimasero a osservare i nemici in silenzio per qualche istante, troppo disorientati dalla scarica di sangue
nelle vene per rendersi conto che avevano respinto il nemico. A quel punto il prefetto Erofilo protese in
aria la spada insanguinata lanciando un urlo trionfante, immediatamente raccolto dal resto dei soldati
che guardavano fuggire il nemico. Il campo era una distesa di corpi di uomini e animali, molti ancora in
vita, sparpagliati tra le frecce conficcate nel terreno.
Quando le acclamazioni iniziarono ad attenuarsi, Catone si accorse dei rumori di combattimento
sullaltro fianco della formazione romana, dove il nemico aveva lanciato un altro attacco nel tentativo
di far breccia nella cavalleria. Strizz gli occhi per distinguere meglio i dettagli. Gli sembr che lunit
della cavalleria alessandrina stesse resistendo bene e che sul lato sinistro arcieri e baliste stessero
facendo pagare al nemico un prezzo altissimo.
Sfoder la spada e port il cavallo vicino a Erofilo. Bene! Ottimo lavoro, i tuoi uomini. Falli
rimettere in formazione e prepararsi alla prossima carica.
S, signore!.
Catone fece segno a Giunio e agli altri e poi torn al trotto al centro della linea. Fece una rapida
stima delle perdite subite dalla coorte: nel primo scontro, non pi di un decimo dei suoi uomini, ma i
Nubiani avrebbero sicuramente lanciato altre cariche e ogni volta i ranghi della coorte si sarebbero
ridotti. Lesercito nemico doveva essere fermato prima che riuscisse a logorare la cavalleria romana.
Il gruppetto di ufficiali romani attravers le retrovie della formazione e riguadagn il centro.
Macrone si guard alle spalle e fece un cenno del capo a Catone, felice e sollevato di vederlo ancora
vivo, poi si volt di nuovo. Al di sopra degli elmi della Prima Coorte, Catone vide il grosso
dellesercito nemico avanzare dritto verso di loro a non pi di mezzo miglio di distanza: imponenti
plotoni di fanteria pesantemente armati, il centro dello schieramento nubiano sotto linsegna del
principe Talmis. Si chiese se anche Aiace fosse l in mezzo, assieme agli ultimi suoi fedelissimi di
Creta. Per un istante sper ardentemente che il destino desse a lui o a Macrone lopportunit di
affrontare il gladiatore per una resa dei conti, spegnendo cos lodio divorante che aveva portato tutti e
tre su quel campo di battaglia ai margini dellimpero.
Mise da parte quei pensieri su Aiace e si volt verso uno dei suoi attendenti. Riferisci ai
comandanti di entrambe le batterie di baliste di mirare alla fanteria nemica non appena sar a tiro.
Stesso ordine per gli arcieri. Vai.
Lufficiale annu, gir il cavallo e trott via. Catone torn a osservare i Nubiani. Impossibile
valutarne la quantit attraverso il denso polverone che offuscava laria appena dietro le file di testa. Se
quello doveva essere lattacco principale del principe Talmis, allora dovevano esservi quantomeno pi
di ventimila uomini in marcia contro la linea romana: tre Nubiani per ogni Romano. Il peso
schiacciante di quella superiorit numerica avrebbe sicuramente travolto il piccolo esercito imperiale,
esattamente ci che Catone aveva messo in conto nella sua strategia, facendovi anzi pieno affidamento.
Man mano che la moltitudine nemica avanzava, il ritmo regolare dei tamburi e il frastuono dei
cembali e gli squilli dei corni diventavano sempre pi forti. Quando i centurioni furono soddisfatti del
nuovo schieramento degli uomini, presero posizione alla destra delle unit e attesero in silenzio. I
Nubiani si trovavano ormai abbastanza vicini perch Catone potesse individuarne gli ufficiali al
comando, che urlavano incoraggiamenti e spronavano gli uomini agitando le spade scintillanti. Per un
istante il comandante fu quasi tentato di dire qualcosa, una parola di conforto agli uomini che aveva
attorno, ma poi si rese conto che avrebbe solamente tradito lansia che lo stava attanagliando allo
stomaco. Molto meglio rimanere in silenzio e mostrarsi calmo e imperturbabile, di fronte a quella
gigantesca onda nemica in avvicinamento.
Ai fianchi, le due unit di baliste iniziarono a caricare i bracci di torsione con un gran fracasso
metallico, poi inserirono i pesanti dardi con punte di ferro lunghi come un braccio di uomo nelle
scanalature e si predisposero in silenzio allattesa dellordine di lancio. Rilasciare!.
Quando in cielo sembr sollevarsi una vera e propria coltre di dardi che super il terreno aperto
e ricadde tra i fanti nubiani, il crepitio dei lanci copr per un istante il baccano degli strumenti nemici.
Catone conosceva bene quali danni poteva causare una raffica del genere contro formazioni serrate di
uomini, ma nonostante questo lesercito nemico continu ad avanzare imperturbato, senza attenuare le
urla di battaglia. Era come se quella moltitudine di nemici avesse letteralmente assorbito i dardi, senza
scomporsi affatto per le decine e decine di uomini trafitti e scaraventati indietro contro i compagni dalla
violenza dellimpatto. Segu una seconda raffica di lanci che con una traiettoria ad arco colp alcuni
degli uomini in testa, abbattendone due o tre alla volta. E anche questa volta morti e feriti sparirono
immediatamente alla vista, scavalcati o aggirati dai compagni che continuarono lavanzata.
A poco pi di duecento passi da l, gli arcieri romani scoccarono le prime frecce producendo un
suono simile al fruscio del fogliame di un enorme albero spazzato dal vento. Le frecce si sollevarono in
alto nellaria, abbattendosi poi tra le file nemiche, che continuarono imperterrite ad avanzare a passo
regolare, tenendo sollevati gli scudi e impugnando saldamente le armi.
Fila frontale!, url Macrone. Preparare i giavellotti!.
La prima fila di legionari sollev le aste al di sopra la spalla, posizionandosi con il fianco
rivolto verso i Nubiani e facendo due passi in avanti, in attesa che Macrone desse lordine di lanciare.
Arrivata a meno di un centinaio di passi dallo sbarramento romano, la massa dei Nubiani si
arrest ondulando, senza interrompere, per, le urla di battaglia e di provocazione, n smettendo di
dimenare le braccia in segno di sfida contro lavversario.
Che cosa stanno aspettando?, chiese un tribuno. Perch non attaccano?.
Catone sapeva perch, lo sapeva benissimo. Fece un profondo sospiro e rispose: State pronti a
ricevere i lanci!.
...
.
...
Capitolo trentacinque.
...
.
...
Quando lordine fu rapidamente fatto circolare tra i soldati nubiani, da sopra le teste delle prime
file si lev una coltre di dardi e frecce. Catone si rese immediatamente conto che stavano lanciando alla
cieca, con poco margine di riuscita. Nonostante questo, alcuni colpi non sarebbero finiti a vuoto. Si
volt verso gli ufficiali. Meglio smontare di sella e trovare un riparo.
Mentre scendeva dal cavallo, Catone fece segno a uno degli attendenti perch gli portasse uno
scudo; poi lo sollev rapidamente mentre iniziavano gi ad arrivare i primi lanci nemici piantandosi nel
terreno sabbioso. I dardi rimbalzarono fragorosamente sugli scudi dei legionari. Alcuni ne trafissero il
rivestimento di cuoio, conficcandosi profondamente negli strati di legno, altri riuscirono a colpire gli
uomini. Accanto a s Catone vide la testa di un optio scattare allindietro colpita da una freccia deviata
dalla superficie del suo stesso scudo: il dardo spacc letteralmente la testa delluomo, che si accasci a
terra morto. Anche altri soldati furono colpiti, rimanendo per lo pi feriti, e solo in pochi furono uccisi.
La coorte di Macrone, la pi numerosa nonch pi vicina al nemico, soffr la maggior violenza
dellattacco. Stando sempre ben vigile contro leventuale arrivo di frecce, Catone constat con
soddisfazione la prontezza con cui gli uomini serravano i ranghi ogni volta che uno di loro veniva
abbattuto.
Il tiro continu ininterrotto da entrambe le parti per un tempo che parve infinito. Catone si
chiese quanto ancora sarebbero riusciti a resistere i suoi uomini prima che le file fossero sfoltite tanto
da permettere al nemico di sfondarle al momento della prima carica. Stim che almeno un centinaio dei
suoi uomini erano a terra e altrettanti ancora sarebbero stati colpiti. Poi, la tempesta di frecce nemiche
si attenu fino a cessare del tutto con lesaurirsi dei dardi. Risuonarono vari squilli di corno e a quel
segnale i Nubiani lanciarono un ruggito cruento, partendo alla carica sullultima striscia di terreno che
li separava dai Romani.
Giavellotti!, url Macrone. La prima fila di legionari si sollev oltre il riparo degli scudi e
stese indietro il braccio di lancio. I Nubiani pi veloci ad avanzare si trovavano gi allinterno del
raggio di tiro dei giavellotti. Macrone prese fiato e url: Lanciate!.
I legionari protesero il braccio in avanti e le aste schizzarono via dalle mani. Sebbene i
giavellotti avessero una gittata minore rispetto alle frecce e ai dardi, il loro impatto fu comunque
altrettanto distruttivo e Macrone osserv compiaciuto la prima raffica trafiggere molti dei Nubiani che
avevano aperto la carica. Immediatamente la seconda fila di legionari pass una seconda mandata di
giavellotti ai compagni di fronte, che scagliarono una raffica di rinforzo contro il nemico, trafiggendo
scudi, carne e ossa. Ci fu appena il tempo per un terzo lancio, dopodich le prime file estrassero i gladi,
ricomposero la formazione e presentarono gli scudi al nemico.
Macrone prese posto al centro della coorte, in seconda fila, pronto a entrare nella mischia alla
prima occasione utile. I Nubiani, pesantemente colpiti durante la carica finale, al momento dellimpatto
con la linea romana persero impeto, arrivando alla spicciolata o in sparuti gruppi. Anni e anni di
addestramento avevano preparato i legionari a combattimenti ravvicinati: i Nubiani furono abbattuti da
colpi di spada ai fianchi mentre tentavano di ingaggiare duelli singoli con il nemico che si trovavano
davanti. Quel vantaggio, per, inizi a ridursi man mano che sempre pi nemici si univano allo scontro.
Macrone non riusciva a vedere la fine di quella moltitudine di guerrieri che continuava ad ammassarsi
contro la linea di scudi: una marea di uomini che si infilava nel polverone sollevato da migliaia di
piedi.
Resistete, ragazzi!, url con tutto il fiato che aveva. Rimanete in formazione!.
I legionari alternavano agili fendenti con il gladio a colpi con i pesanti scudi rettangolari. Le
cotte di maglia, le armature a scaglie e i resistenti elmi garantivano loro molta pi protezione di quanta
potessero averne gli avversari. Il principe Talmis disponeva di un numero limitato di soldati regolari e,
a parte alcuni mercenari di origine orientale e gli Arabi, il suo esercito era per lo pi costituito da
guerrieri tribali. Erano armati solo di lance, spade e bastoni, oltre che di inconsistenti scudi di pelle
animale. Era inevitabile, quindi, che fossero atterrati in massa man mano che si scagliavano contro i
legionari della Prima Coorte e gli ausiliari sulle ali.
Il soldato di fronte a Macrone part in avanti con la spada, urlando poi di dolore mentre ritirava
il braccio: un fendente gli aveva quasi mozzato il polso, e le dita, senza pi forza, dapprima ebbero una
contrazione e poi lasciarono andare larma. Macrone lo super con una spinta mentre il legionario si
lamentava e si stringeva larto mutilato al petto, insanguinandosi le scaglie argentee dellarmatura.
Macrone si accovacci leggermente, portando il peso del corpo interamente sugli avampiedi, pronto a
scattare rapido. Sollev lo scudo per proteggersi il viso e con la spada in assetto scrut i nemici al di
sopra del bordo.
Un enorme guerriero con una spessa corazza di cuoio teneva sollevata sopra la testa con
entrambe le mani una pesante sciabola. Incroci lo sguardo di Macrone e sfoder un sorriso minaccioso
portando le braccia indietro per caricare un colpo potente. Poi abbatt larma. Macrone cap che la lama
gli avrebbe spaccato lo scudo in due, tagliandogli di netto anche il braccio sinistro. Schizz in avanti,
inserendosi allinterno della traiettoria ad arco della possente lama e sferr lo scudo contro il costato e
la testa del nemico. Il Nubiano sbatt con le braccia contro il bordo dello scudo e perse la sciabola che
si piant nella sabbia alle spalle di Macrone. Questultimo spinse il gladio nel fianco del guerriero,
strappandolo poi via brutalmente prima di reinserirsi nella fila della Prima Coorte. Il Nubiano barcoll
indietro, inghiottito dalle tuniche svolazzanti di due Arabi armati di lancia che ne presero il posto di
fronte al centurione. I due caricarono immediatamente Macrone, ma le loro armi si bloccarono contro
lo scudo; dal canto suo il Romano pens bene di non attaccare. I loro colpi si abbatterono vani con tonfi
sordi contro la superficie di cuoio finch la moltitudine di compagni che premeva loro da dietro non li
scaravent contro lo sbarramento dei legionari.
Questo era esattamente il tipo di combattimento per cui erano stati creati gli equipaggiamenti
dei legionari, che essi maneggiavano con estrema perizia: lungo tutta la linea romana i Nubiani si
ritrovarono davanti una vera e propria ininterrotta muraglia di pesanti scudi dietro la quale resistevano
soldati in solide armature, colpendo brutalmente i corpi, per contro indifesi, che continuavano ad
ammassarglisi contro. I Nubiani caddero ancora, feriti o uccisi, davanti alla linea romana; le grida di
chi non moriva sul colpo venivano soffocate dallimpeto dei compagni che calpestavano chiunque per
scagliarsi contro i legionari. Molti erano mossi da coraggio, dallodio per Roma e dalla prospettiva di
poter saccheggiare la provincia. Altri, persino i codardi, non avevano altra scelta se non quella di
combattere: non cera nessunaltra via di uscita da quella massa compatta di corpi. Quelli nelle retrovie,
abbastanza distanti e quindi facile bersaglio della pioggia ininterrotta di frecce romane, non potevano
far nulla per evitare quei barbigli mortali se non pregare gli di perch li proteggessero.
I Nubiani furono risparmiati dai dardi delle baliste giacch Catone aveva dato lordine di
conservare munizioni piuttosto che tirare alla cieca contro il gran polverone che offuscava la visuale su
ci che accadeva poco oltre la linea di scontro. Nel frattempo le unit romane a colpi di frusta
spronavano i muli che tiravano i carri su cui erano state caricate le baliste per essere spostate nella
seconda posizione che Catone aveva scelto la sera precedente.
A poco a poco la capacit numerica dei nemici inizi a farsi sentire pesantemente e gli uomini
della Prima Coorte furono costretti a cedere terreno, un passo dopo laltro. Alcuni Romani caddero
sotto i colpi delle lance che riuscivano a inserirsi nelle fessure della muraglia di scudi, oppure
sopraffatti quando un Nubiano riusciva a strattonare via uno scudo abbastanza a lungo da permettere a
uno dei suoi compagni di colpire il legionario che vi si riparava dietro. Sebbene le perdite tra i Nubiani
fossero decisamente pi consistenti, Catone si rese conto che lo schieramento su quattro file con cui la
coorte aveva iniziato lo scontro, in alcuni punti si era ormai ridotto a tre. La parte centrale della
formazione progressivamente cedette alla pressione e inizi a curvarsi verso linterno, mentre i lati, pi
resistenti, riuscivano ancora a tener duro. Sulle ali, le coorti della cavalleria stavano rispondendo a un
secondo pi esitante attacco della cavalleria nemica. La battaglia stava procedendo come previsto,
riflett Catone, giurando di offrire una generosa oblazione alla dea Fortuna se essa avesse continuato a
sostenere i Romani ora che la battaglia entrava nella fase decisiva. Era tutto nelle mani di Macrone e
degli uomini della Prima Coorte e da come sarebbero riusciti a tenere la formazione mentre
gradualmente retrocedevano.
Signore?.
Catone si volt e vide un optio accanto al suo cavallo. S?
Un messaggio dal prefetto Scillo, signore. Mi chiede di riferirvi che i suoi arcieri stanno
esaurendo le frecce.
Bene. D al prefetto di risparmiare quello che rimane e di mettere in formazione i suoi uomini
dietro le riserve.
S, signore. Loptio salut e corse via verso la sua unit.
Quando la pioggia di frecce si arrest, i tamburi nemici continuarono a martellare con rinnovato
vigore e i corni a squillare per offrire incoraggiamento ai Nubiani. La pressione dei nemici, incuranti
dei compagni morti e sparpagliati sul campo di battaglia sotto i loro piedi, continu e il centro dello
schieramento romano fu spinto indietro. Il contingente della fanteria pesante del principe Talmis era
riuscito a farsi strada nella calca e stava ora attaccando gli uomini esausti della Prima Coorte. I fanti
nemici, guerrieri ben addestrati ed equipaggiati, erano in grado di opporre ai Romani una resistenza
parimenti solida, sferrando cos un ulteriore duro colpo agli uomini di Macrone. Il loro schieramento si
stava pericolosamente riducendo sotto gli occhi vigili di Catone che non osava, per, dare lordine di
far scattare la trappola prima di essere completamente certo che fosse il momento pi opportuno.
Signore!, url Giunio, stendendo un braccio. Si stanno aprendo un varco!.
Catone si volt e vide immediatamente il pericolo. Poco lontano, alla destra di Macrone, una
singola fila di legionari stava tentando di resistere ai nemici: scudi protesi in avanti e calzari chiodati
saldamente piantati nella sabbia e nel terriccio, stavano facendo il possibile per non cedere terreno. Era
come voler resistere, per, a uninondazione con uno sbarramento di bastoncini. Un legionario scivol
e cadde in ginocchio. Allistante due Nubiani spinsero indietro il suo scudo, abbattendolo
definitivamente e poi trafiggendolo con colpo di lancia ancor prima che il Romano avesse il tempo di
risollevarsi su un gomito. Molti altri guerrieri fecero breccia spingendo e investendo i Romani su
entrambi i lati.
Dannazione!, mormor Catone. Il punto critico della battaglia era ormai raggiunto.
Subodorando la vittoria, tra i Nubiani si lev sempre pi forte un grido di trionfo. Catone sapeva di
avere ancora una possibilit. Gir il cavallo e guard gli uomini della coorte di riserva. I legionari si
misero immediatamente in stato di allerta, scudi appoggiati a terra e giavellotti pronti sul fianco.
Il destino dellesercito  nelle vostre mani!, url Catone, sfoderando la spada. Dovete
salvare i vostri compagni della Prima Coorte e chiudere la breccia nello schieramento! Per gli
Sciacalli!.
I centurioni esortarono i propri uomini in una roca acclamazione di assai moderato entusiasmo.
Catone non poteva permettere che la riserva fallisse, e senza un istante di esitazione balz gi di sella.
Seguitemi!.
Part a passo sostenuto in direzione dei Nubiani che premevano contro la Prima Coorte. Il
centurione anziano delle riserve diede lordine di avanzare rapidamente e i legionari partirono sul
terreno riarso, minacciosi in volto, giavellotti in assetto di attacco. Catone ne era lontano ancora di una
ventina di passi quando raggiunse la breccia. Vedendo la nuova formazione in arrivo, molti Nubiani si
erano fermati. Individuato il guerriero pi vicino  un uomo con capelli arruffati e un bastone in pugno
 Catone si lanci in una corsa a perdifiato, curvo in avanti e con la spada tesa sul fianco pronta a
colpire. La spalla sinistra gli bruciava di dolore per il colpo ricevuto al tempio; strinse i denti mentre
scartava di lato per schivare un goffo attacco da parte dellavversario, poi gli piant il palmo sinistro in
faccia, sbattendogli la testa allindietro e scaraventandolo a terra. Non si ferm per dargli il colpo di
grazia, ma si volt verso il nemico successivo, un Arabo vestito di nero con una lancia. La punta
dellarma si sollev dritta verso la gola di Catone, che riusc a pararla con la spada, afferrandola poi
con la mano libera. Tentando di liberarla, larabo lanci unimprecazione. Catone spinse in alto la
spada colpendo luomo al braccio pi e pi volte finch quello non moll la presa. Mentre lui si
batteva, il resto della coorte di riserva stava arrivando alla carica: la prima fila aveva le punte dei
giavellotti abbassate e rivolte contro i nemici che erano riusciti a superare la breccia nella linea della
Prima Coorte. Mentre superava Catone, uno dei legionari si ferm per colpire lArabo con lo scudo,
mandandolo gambe allaria. Un rapido affondo di giavellotto e lArabo era morto; il legionario riprese
a correre, ringraziato da Catone con un cenno del capo.
Quellimprovviso arrivo di quattrocento uomini chiuse la breccia nello schieramento romano e
fece riguadagnare equilibrio ai legionari della Prima rimasti sotto pressione. Catone si stacc dallo
scontro e torn al cavallo. Giunio lo fiss, quasi fosse stato un pazzo ad aver guidato la carica; il
comandante, dal canto suo, ignor il tribuno e si volt a osservare il campo di battaglia. Il grosso
dellesercito del principe Talmis si era concentrato al centro della linea romana, proprio come Catone
aveva sperato, lanciandosi laddove i Romani sembravano avere il loro punto debole. Ai fianchi, intanto,
la legione rimaneva ancora perfettamente incolonnata, a malapena scalfita dalle frecce nemiche.
Il momento era arrivato, Catone lo sapeva. Doveva tentare di chiudere la trappola mentre il
centro del suo schieramento era ancora integro.
Fece un cenno a Giunio. Dai lordine.
Il tribuno esit. Signore, io....
Dai lordine!.
I soldati con le buccine udirono da soli lordine, senza attendere che gli fosse trasmesso.
Appoggiarono le labbra agli strumenti, li sollevarono e soffiarono nel bocchino. Sul campo di battaglia
risuonarono tre note stridenti. Il segnale fu ripetuto e prima che lultima nota svanisse le due colonne di
legionari iniziarono ad avanzare, attaccando lorda nubiana ai fianchi, muovendosi allesterno della
linea incurvata delle unit romane che resistevano al centro. Anche le coorti di cavalleria si mossero, a
scaglioni, coprendo i fianchi dellesercito imperiale.
Sulle prime i Nubiani non sembrarono preoccuparsi delle colonne di legionari che si stavano
allargando ai margini della loro moltitudine: chi si trovava al centro era ancora convinto di avere la
vittoria in pugno e combatteva come un leone per sfondare la linea dello schieramento romano. Catone
avvist un stendardo scintillante che sventolava al di sopra del nucleo delle file nubiane e cap che il
principe Talmis si era spinto avanti di persona per spronare le sue truppe ad abbattere lindebolito
schieramento romano che ancora tentava di tenergli testa.
Le coorti sui fianchi avanzarono finch lultima centuria non si agganci alla linea di
combattimento principale. A quel punto si fermarono. Fu fatto circolare un ordine lungo la linea e ogni
coorte si volt allinterno, fronteggiando i fianchi della massa dei guerrieri dellesercito nubiano. Poi,
lungo le propaggini estese riecheggi un altro comando e i legionari formarono un muro compatto con
gli scudi. Poi avanzarono, premendo e respingendo indietro il nemico che si trovavano di fronte e
abbattendo chiunque finisse a tiro di gladio.
Mentre i legionari serravano la trappola, la cavalleria ausiliaria caric contro i cavalieri nemici
ancora in formazione poco dietro la loro fanteria, sbraitando a gran voce. Se il nemico avesse
mantenuto nervi saldi, n le urla n il coraggio avrebbero potuto salvare i meno numerosi ausiliari dalla
disfatta. Catone aveva calcolato che il sacrificio di quegli uomini avrebbe fatto guadagnare agli altri il
tempo necessario per sconfiggere il resto dellesercito nubiano. Ad ogni modo, mentre osservava, i
cavalieri e i cammellieri nubiani iniziarono a staccarsi dalla loro formazione, dapprima alla spicciolata,
poi in piccoli gruppi, e a fluire verso sud.
Maledizione!, esclam Giunio in tono amaro. Cosa pensano di fare quei cani vigliacchi?.
Catone annu. Solo pochi Nubiani erano rimasti a opporre resistenza e vennero rapidamente
abbattuti dagli ausiliari a cavallo. Quellimprovvisa vittoria diede alla testa ad alcuni cavalieri romani,
che si lanciarono allinseguimento prima che i loro ufficiali fossero in grado di richiamarli. A quel
punto, la maggior parte trott indietro per rimettersi in formazione sotto linsegna, e formare una linea
lungo tutta la retrovia della fanteria nubiana che ancora tentava di schiacciare il centro dello
schieramento romano.
Londa gonfia della battaglia, per, era ormai passata. I Nubiani ai fianchi accerchiati dai
legionari appena scesi in battaglia furono respinti indietro senza piet, schiacciando a loro volta i
compagni alle loro spalle intrappolati nel nucleo. Serrati nella morsa romana, i Nubiani spaventati non
avevano pi via di scampo, e presto neanche pi spazio per muoversi. Il rullo dei tamburi si spense,
come si spensero anche le selvagge grida di battaglia, e mentre i Romani continuavano ad avanzare
contro i nemici a colpi di spada, i Nubiani, sempre pi schiacciati luno contro laltro da non potersi
quasi muovere, iniziarono a lanciare grida di terrore, inconsapevoli del motivo di quella calca.
Quando lincertezza e la paura si diffusero anche tra i Nubiani che ancora affrontavano gli
uomini di Macrone, i nemici iniziarono a indietreggiare, guardandosi alle spalle fin quando non si
trovarono fuori della portata delle spade e delle lance romane; a quel punto si voltarono e tentarono di
farsi strada tra la moltitudine intrappolata. I legionari e gli ausiliari si fermarono affannati, abbassando
le braccia distrutte dalla fatica.
Cosa diamine state aspettando?, tuon Macrone. Inseguiteli! Uccideteli!.
Senza attendere la reazione dei suoi uomini, Macrone tuon di nuovo e part alla carica,
falciando chiunque si trovasse sui suoi passi. Vedendo la vittoria ormai a portata di mano, il resto degli
uomini lo segu, uccidendo i nemici senza alcuna piet. La sabbia sotto i calzari dei legionari presto si
anner di sangue e i Romani furono costretti a proseguire linseguimento calpestando una distesa
infinita di corpi, tanti erano i Nubiani riversi a terra. Laria resa sempre pi rovente dal sole si satur
delle grida e dei lamenti di dolore dei nemici che si aggiunsero a quelli dei compagni ancora
intrappolati nella morsa. Catone vide che lo stendardo del principe Talmis era ancora tenuto alto sulla
marea di uomini dalla pelle scura, e riusc anche a distinguere lo stretto cerchio di elmi luccicanti delle
sue guardie del corpo che tentavano di tirar fuori il loro sovrano dal massacro.
Dovremmo proporgli delle condizioni, disse Giunio. Catone si volt e vide lespressione
nauseata sul viso del tribuno. Signore, dovremmo proporgli delle condizioni. Questa ... una
carneficina.
Catone capiva bene la reazione del tribuno, ma nulla poteva essere fatto ormai per fermare il
massacro. I Romani erano in svantaggio numerico: se si fossero fermati, avrebbero perso liniziativa e
con essa la battaglia. Non avevano altra scelta se non continuare con la carneficina. Catone scosse la
testa. Questa  la guerra, tribuno. Questo  il volto della battaglia e faresti meglio ad abituartici.
Alcuni Nubiani tentarono la resa, gettando a terra le armi e mostrando le mani vuote, e
chiedendo nella loro lingua che gli venisse risparmiata la vita. Invano. Perirono assieme ai compagni
che continuavano a combattere, soffocati dalla calca che gli impediva di usare le armi.
Ancora per oltre unora, il cordone romano continu a stringersi attorno alla moltitudine
intrappolata, con il principe Talmis nel mezzo. La cavalleria ausiliaria aveva bloccato la ritirata e
trafitto con le lance chiunque avesse tentato di fuggire. Di tanto in tanto, qualche sparuto gruppetto di
fuggitivi riusciva a farla franca, finch il paesaggio non si trasform in una distesa punteggiata di figure
scure che tentavano disperatamente di mettersi in salvo. Con lapprossimarsi della met giornata, i
Romani iniziarono a cedere alla stanchezza e leccidio a placarsi. Alcuni Nubiani ne approfittarono per
intrufolarsi negli squarci della morsa dei legionari che non alzarono un dito per fermarli. Catone spron
il cavallo, che riusc ad avanzare a fatica sulla distesa di cadaveri.
Tenetevi pronti! Centurioni, richiamate i vostri uomini allinsegna!.
Vide Macrone, insanguinato da capo a piedi, appoggiato al proprio scudo, con il petto gonfio
per laffanno. Centurione! Lascia andare i nemici, tutti tranne il principe Talmis e la sua guardia
personale. E i gladiatori. Non devono fuggire, capito?.
Macrone annu, sbattendo le ciglia per allontanare il sudore che gli colava dalla fronte. Si
sollev e prese su lo scudo, voltandosi poi a dare lordine ai suoi uomini. Formate le file!.
Gli uomini della Prima Coorte si raggrupparono stancamente attorno alle insegne e attesero
ulteriori ordini. Catone si sent schiacciare il cuore da un macigno quando vide che meno della met
degli uomini era sopravvissuta. Anche la coorte ausiliaria accorsa a rinsaldare lo schieramento sfondato
aveva subto altrettante perdite. Macrone attese che lultimo dei suoi uomini fosse in posizione e poi
ordin di avanzare verso lo stendardo del principe Talmis. Il cavallo di Catone scart i cumuli di corpi
che giacevano sul suo cammino, poi il comandante scese di sella e raggiunse Macrone.
Bene, il piano ha funzionato, disse questultimo con un sorriso stanco. Non pensavo che
potesse arrivare il giorno in cui avrei dovuto ringraziare Annibale.
Non  ancora tutto finito. Catone fece un cenno del capo verso il gruppo di guardie radunate
attorno allo stendardo del principe.
Macrone si strinse nelle spalle. Comunque la vuoi vedere, loro sono finiti. Che si arrenda o
scelga la morte, Talmis  nostro.
I Romani aprirono le file per lasciare fuggire ci che rimaneva dellesercito nubiano e degli
Arabi, e poi fecero di nuovo quadrato attorno alle guardie del principe: uomini di stazza possente, con
armature a scaglie ed elmi conici, scudi ovali e pesanti lance, che rimasero stretti spalla a spalla mentre
i Romani si avvicinavano.
Quando furono a venti passi dallo stendardo, Catone sollev un braccio. Fermi!.
Gli uomini si arrestarono lentamente, sempre fissando circospetti il nemico. Catone fece un
passo avanti e si schiar la voce. Il principe Talmis  ancora vivo?
S. Una figura imponente si fece largo verso la prima linea della guardia imperiale. Talmis
indossava una corazza nera su una tunica anchessa nera, e un elmo, le spalle coperte da una pelle di
leone. Lespressione del suo viso si fece gelida e amareggiata quando vide la distesa di corpi ammassati
sul terreno di battaglia. Poi fiss gli occhi su Catone. Cosa vuoi da me, legato? La resa?
S.
Cos che potrete espormi a Roma come trofeo del tuo imperatore, senza dubbio.
Questo sar limperatore stesso a deciderlo, rispose Catone. La mia offerta  semplice. Tu e
i tuoi uomini vi arrendete o io sar costretto a farvi uccidere dove vi trovate.
Non penso che mi arrender, disse lentamente Talmis, stendendo le labbra scure in un sorriso
astuto. Mi lascerai tornare in Nubia da uomo libero, legato.
Catone aggrott le ciglia. E perch mai dovrei farlo?
Perch io ho quello che vuoi. Ho Aiace e te lo ceder in cambio della libert di attraversare la
frontiera con la Nubia.
Catone sent il cuore che iniziava a battere allimpazzata. Aiace  qui? Con te?
No. Lho tenuto al sicuro mentre decidevo cosa fare di un uomo che non mi ha servito bene.
La sua vita per la mia. Questa  la mia offerta.
Catone si volt verso Macrone e mentre i loro sguardi si incrociavano cal un silenzio teso. Il
centurione deglut, ma riusc a non manifestare alcuna emozione che potesse in qualche modo
condizionare la decisione dellamico. Se il principe fosse stato lasciato libero di andarsene, non ci
sarebbe stata via di scampo allira del palazzo imperiale. I Nubiani, per contro, erano stati sconfitti.
Sarebbero passati molti anni prima che venisse loro in mente di sfidare di nuovo Roma. Aiace, invece,
avrebbe costituito una minaccia ben pi immediata per limpero se fosse fuggito dallEgitto. Aveva gi
sobillato una ribellione che aveva quasi messo in ginocchio Roma. Chi poteva sapere di cosa sarebbe
stato ancora capace quel gladiatore? Inoltre, Aiace era anche la ragione principale per cui lui e Macrone
si trovavano in quella provincia. La sua ricerca aveva occupato le loro vite per mesi. Cera una
improcrastinabile necessit di mettere fine al lavoro che aveva tormentato entrambi dai tempi della
ribellione di Creta. Catone si volt di nuovo verso il principe nubiano.
Bene, fece Talmis sollevando il mento. Qual  la tua decisione?.
...
.
...
Capitolo trentasei.
...
.
...
Era tardo pomeriggio quando il principe Talmis rimise il cavallo al passo in testa allesigua
colonna di cavalieri mentre percorrevano la sponda del Nilo. Lui e le sue guardie personali erano
scortati, disarmati, da Catone, Macrone e dal tribuno Giunio, oltre che da un intero squadrone di
cavalleria. Talmis indic una piccola isola nel mezzo del fiume, a circa duecento passi dalla riva. Come
quasi tutte le altre isole che aveva avuto occasione di vedere Catone, anche questa era bassa e
circondata da canne. Sulla punta nord, comunque, cera un lastrone di roccia abbastanza grande sul
quale era stato costruito un piccolo tempio con cinque colonne su due lati e quattro sugli altri. Attorno
alla base della roccia crescevano rigogliose palme da datteri; poco oltre una rampa di sbarco, per il
resto lisola era ricoperta di canne. Alla rampa era ormeggiata una piccola barca e sulla soglia del
tempio si vedeva una sola persona che a sua volta li osservava avvicinarsi.
Li tengo tutti chiusi l dentro, nel tempio, sotto sorveglianza, disse Talmis.
Tutti?, fece Macrone sorpreso. Quanti uomini sono rimasti ad Aiace?
C Aiace e un altro, un uomo chiamato Karim. Tutti gli altri li ho fatti uccidere quando il
gladiatore  tornato al mio campo raccontandomi di aver fallito. Aiace lo conservavo per dopo, cio se
non fossi riuscito a ottenere un buon prezzo per lui dal vostro imperatore.
Ben felice di non essere tuo alleato, comment Macrone.
Aiace non era mio alleato. Si era offerto di servirmi. Avrebbe dovuto distrarvi, non ingaggiare
battaglia. Ma a lui interessava solo ammazzare Romani, indipendentemente da quale fosse il prezzo da
pagare per gli uomini che guidava. Il principe Talmis si volt verso Macrone e Catone. Sono
impressionato dallo sconfinato odio che Aiace ha per voi due.
Macrone serr le labbra. Odio reciproco, Nubiano. Anche noi abbiamo le nostre buone ragioni
per ricambiare il sentimento.
Davvero?, fece Talmis, scacciandosi con la mano un insetto dalla guancia. Poi fece segno a
Macrone perch continuasse.
Basta cos, interruppe Catone. Presto far buio. Voglio sistemare le cose con Aiace prima
che il sole tramonti. Si volt verso il principe Talmis. Quanti uomini hai sullisola?
Sei dei miei migliori guerrieri. Invier il loro comandante perch spieghi la situazione e
richiami le guardie, poi il gladiatore e il suo amico saranno vostri. E voi libererete me e i miei.
Solo dopo che avr avuto Aiace, rispose deciso Catone. Fai avvicinare la barca. Andr con
il tuo comandante e parte dei miei uomini a prendere i prigionieri. Quando i tuoi torneranno, sarete
liberi di andare.
Capisco. Talmis annu e lo squadr con occhi calcolatori. Legato, pensi forse che la tua
vittoria abbia soffocato le mie ambizioni di conquista?
No, ma ti ci vorr del tempo per rimettere insieme un esercito, e a quel punto Roma avr gi
inviato altre truppe nella provincia e rinforzato le difese delle citt e delle fortificazioni lungo il corso
del fiume. Avresti addirittura molte meno possibilit di successo di quante non ne hai avute questa
volta. Catone ricambi lo sguardo fisso. Penso che per un bel po Roma non avr di che preoccuparsi
con i Nubiani. Voi ormai siete una forza bruciata. Aiace, invece, no. E questo  il motivo per cui ho
accettato di scambiare la tua vita con la sua.
Sulla faccia del principe scese un velo di disapprovazione. Davvero? Penso che tu mi
sottovaluti, Romano. Staremo a vedere, comunque, forse anche prima di quanto tu non creda. Il
principe poi si volt verso il comandante delle sue guardie personali e, dopo un breve scambio di
battute, lufficiale smont di sella e scese la sponda in pendenza fino al margine dellacqua. Si port un
piccolo corno alla bocca e suon quattro volte. Due figure si precipitarono fuori dal tempio, salirono a
bordo della piccola imbarcazione e partirono attraversando la corrente.
Catone fece segno al comandante dello squadrone di scorta di raggiungerlo e poi gli parl
sottovoce. Non mi fido del principe. Voglio che i tuoi due uomini migliori vengano con me. Una volta
raggiunta lisola e con i prigionieri nelle mie mani, ti dar il segnale per liberare Talmis e i suoi.
S, signore. E quale sar il segnale?.
Catone ci pens qualche istante. Sollever la spada e la far oscillare da una parte allaltra. Da
qui non avrai difficolt a vederla.
S, signore.
Catone lanci poi unocchiata a Talmis e alla sua scorta. Se tentano di scappare prima del
segnale, uccidi gli uomini e lascia vivo il principe, se ce la fai.
Macrone si avvicin a Catone e mormor: Cosa ci impedisce comunque di ucciderlo una volta
che avremo Aiace?.
Catone scosse la testa. Talmis  un pericolo irrisorio per Roma e penso che questa sconfitta lo
indebolir. Sar occupato a tenere in riga i suoi seguaci. Se lo uccidiamo, daremo ai Nubiani un motivo
di vendetta.
Macrone fece spallucce. Se lo dici tu. Detto tra noi, un Nubiano morto in pi non mi
dispiacerebbe.
Catone fece un cenno al decurione. Hai ricevuto degli ordini.
Il decurione si gir sulla sella e chiam lungo la colonna. Castore! Decio! Scendete da cavallo
e scortate il legato!.
Due uomini dallaspetto duro scesero a terra e consegnarono le redini ai compagni, si tolsero gli
scudi e si incamminarono a passo spedito verso gli ufficiali. Catone scese di sella e fece loro segno di
seguirlo. Anche tu, Macrone. E tu, Giunio.
Li precedette dal comandante nubiano che attendeva larrivo della barca. Gli uomini a bordo si
stavano dando parecchio da fare con i remi per superare la corrente. Mentre attendevano, Catone si
stacc leggermente dagli altri. Macrone, vieni qui.
Si allontanarono per non farsi sentire e Catone si rivolse allamico con uno sguardo severo.
Quando Aiace sar nelle nostre mani,  mia intenzione riportarlo a Roma vivo. Intesi?.
Macrone rimase in silenzio qualche istante, poi a denti stretti e con unespressione indurita sul
volto rispose: Dopo tutto ci che quel bastardo ha combinato? Non hai dimenticato Creta, vero
Catone? Ma daltronde tu non sei stato tenuto prigioniero in una lurida gabbia. Eravamo io e Giulia.
Lo so.
Balle. Io ti dico che lo ammazziamo, buttiamo il corpo nel Nilo e il discorso  chiuso.
Non erano questi gli ordini che abbiamo avuto.
Ordini?. Macrone si avvicin allamico fino a trovarsi faccia a faccia con lui. Maledetti
ordini... Maledetti Sempronio, Narciso e limperatore. Maledetti tutti loro. Non me ne frega niente.
Aiace ha un conto in sospeso con me e io voglio vendetta. Riprese fiato e addolc il tono quanto pi
poteva. Catone, ragazzo mio, io ho bisogno di vendetta e lo stesso vale per te, lo devi a Giulia.
Non parler per lei.
Macrone punt un dito contro larmatura di Catone. Giulia sar tua moglie. Pensi veramente di
poter vivere in pace con la tua preziosissima coscienza sapendo quello che lui le ha fatto e lasciarlo
vivere un istante pi del necessario?
Aiace morir, rispose in tono deciso Catone. Sar condannato dallimperatore e crocifisso, e
tu lo sai.
Oh, certo che sar condannato, ma cosa mi dici se Claudio decide di mandarlo nellarena? Sai
bene quale ottimo gladiatore sia. Se c uno che pu conquistare le masse, quello  proprio Aiace. E a
quel punto? Supponendo che Claudio decidesse di risparmiargli la vita, come contentino per il popolo?
Anche se morisse, ne uscirebbe da eroe: sia con la spada in mano in segno di sprezzo che urlando il suo
odio per Roma dalla croce. Se verr crocifisso, sar un martire, proprio come Spartaco prima di lui.
Allora dovremo tirar su noi stessi quella croce quando, o se, arriver il momento. Catone
afferr il braccio dellamico. Macrone, non abbiamo scelta. Abbiamo ricevuto degli ordini e io li
eseguir. E tu farai lo stesso. Dammi la tua parola che lo farai o non ho altra scelta che rimandarti al
campo.
Il viso di Macrone si contrasse nel faticoso tentativo di trattenere la rabbia cocente che Aiace gli
aveva piantato nel cuore molti mesi prima. Alla fine fece un profondo sospiro a denti stretti. Come
ordinate... signore.
Grazie. Catone fece un cenno di gratitudine con la testa e torn a guardare verso il fiume. La
barca  arrivata. Andiamo.
Raggiunsero gli altri nel momento in cui la piccola imbarcazione toccava riva. Uno degli
uomini a bordo scese in acqua con un balzo e si tir dietro la prua. Il comandante nubiano sal a bordo e
si sistem a poppa prima che gli altri prendessero posto: Macrone e Catone di fronte al comandante, poi
i due ausiliari e Giunio sul piccolo ripiano triangolare anteriore. Il Nubiano spinse la barca in acqua e il
compagno ai remi gir e inizi a remare, facendola avanzare sulla distesa trasparente del fiume verso la
rampa di sbarco sullisola. Uno dei legionari si sporse oltre il bordo per guardare in acqua, facendo
vacillare leggermente limbarcazione su un lato.
Torna seduto!, gli ringhi contro Macrone. E non muoverti pi.
Chiedo scusa, signore.
La piccola barca a pieno carico si muoveva goffamente e luomo ai remi dovette fare molta
fatica per tenerla in rotta. Il sole stava iniziando a calare verso occidente in una torbida foschia
rossastra; scure forme di uccelli scendevano in picchiata sulla superficie dellacqua, cibandosi di
insetti. Non erano gli unici animali che cercavano cibo, riflett Catone mentre la barca si avvicinava
alla rampa di sbarco. Vide un movimento tra le canne, poco distante sulla sinistra, e un lungo muso
scintillante fece rapidamente capolino tra la sottile vegetazione verdeggiante; poi con un vortice
dacqua e un fruscio di canne spar.
La barca raggiunse la rampa, costruita in pietra in unepoca ormai lontana in cui al tempio
arrivavano ancora sacerdoti per offrire oblazioni agli di. Adesso la pietra era consumata e chiazzata di
sterco duccello. Luomo ai remi chiam Giunio da sopra la spalla, indicando la fune attorcigliata
accanto al tribuno. Giunio fece un cenno del capo confermando di aver capito e raccolse la fune,
allungandosi poi verso lanello di ferro attaccato alla rampa. Un colpo di remi fece avvicinare ancora la
barca e il tribuno riusc ad afferrarlo tirando limbarcazione a riva. Non appena gli fu possibile, infil la
fune nellanello e ritir a s un capo, facendo accostare definitivamente la barca. Quando questa fu
saldamente ormeggiata, Giunio scese ed aiut gli altri. Una volta che tutti furono con i piedi sulla
terraferma, Macrone si volt verso il comandante nubiano.
Parli greco?
Poco.
Allora, niente scherzi. Intesi?, gli disse Macrone, dandosi un colpo sul fodero della spada. O
altro.
Il comandante annu e si incammin per un franoso sentiero roccioso fiancheggiato da alberi di
palma. Dopo una brevissima salita raggiunsero lentrata del tempietto. Catone si volt e vide le sagome
scure che li guardavano dalla riva del fiume. Poi avanz verso lentrata con il resto del gruppo, con il
cuore impazzito tanto era ansioso di incontrare Aiace. Macrone, al suo fianco, aveva il volto cupo e le
labbra serrate. I due ausiliari seguirono Macrone, mentre Catone e Giunio chiusero la fila. Non appena
vide il comandante, la sentinella alla porta fece un saluto; i due uomini scambiarono velocemente
qualche parola, poi il Nubiano fece strada allinterno delledificio.
Lo spazio era delimitato da un muro di una decina di piedi su cui erano stati scolpiti profondi
geroglifici in modo che i giochi di luce e ombra evidenziassero ogni ideogramma. A circa quindici
piedi di distanza, due persone sedevano con la schiena appoggiata alla parete pi remota, controllate a
vista da due uomini armati di lancia. Aiace sollev lo sguardo non appena si accorse dei nuovi arrivi
sulla porta. Dapprima il suo viso rimase inespressivo, poi, notando le armi in pugno ai Romani,
abbozz un sorriso.
Quindi il principe Talmis  stato sconfitto. Non avevo dubbi. Adesso sar vittima vostra
invece che sua.
Catone fiss il gladiatore: la testa gli ribolliva di odio e delle parole che si ripeteva per tenere
bene a mente gli ordini. Cera anche qualcosaltro di cui si rendeva confusamente conto: un vago senso
di delusione per il fatto che la lunga caccia era arrivata a termine.
Noi andiamo, annunci il comandante.
Cosa?. Catone si volt verso il Nubiano che fece un cenno ai suoi uomini, indicando in
direzione della piccola barca. Il Romano si limit ad annuire.
Il comandante richiam gli uomini, che raccolsero i loro sacchi e si allontanarono dai
prigionieri unendosi al loro ufficiale. Poi, con un cenno del capo a Catone, il Nubiano condusse i suoi
fuori del tempietto. Quando il rumore dei passi si spense, i prigionieri e i Romani si guardarono
nellassoluto silenzio.
Fu Aiace a parlare per primo. Coshai intenzione di farmi adesso?
Riportarti indietro a Roma, rispose Catone inespressivo.
Capisco. Mi giustizierete in pompa magna? Un ammonimento a tutti gli altri schiavi su cosa si
rischia sfidando Roma.
Immagino che sia ci che limperatore vorr, s. Francamente non mi interessa molto. Io e
Macrone vogliamo solo che tu paghi per tutte le sofferenze che hai causato.
E quelle che voi avete causato a me?.
Macrone grugn. Tuo padre era un maledetto pirata e meritava la fine che ha fatto. Lo stesso
vale per te.
Aiace guard oltre i due ufficiali e sul viso gli apparve un breve sorriso. Allistante Catone
avvert un brivido gelido percorrergli la schiena. Si volt per seguire lo sguardo del gladiatore. Dietro
di lui cerano i due ausiliari con le lance puntate verso i prigionieri e, pi oltre, Giunio aveva sguainato
la spada e la scuoteva da una parte allaltra: il segnale stabilito per il rilascio del principe Talmis.
Catone si sent salire dentro la rabbia. Io non ho dato lordine di....
In quellistante, Giunio fece un passo avanti e trafisse alla nuca lausiliario pi vicino,
penetrandogli profondamente nella spina dorsale. Crollando a terra, luomo rantol. Laltro soldato si
volt per met e guard il compagno a terra, troppo scioccato per reagire in fretta e salvarsi la vita.
Giunio fece un altro passo avanti e lo trafisse alla gola.
Cosa...?. Catone guard il tribuno con occhi atterriti. Macrone, invece, comprese
immediatamente la verit. Sfoder la spada e si volt verso il giunio.
Traditore!, romb.  lui il traditore!.
Traditore?. Catone si sentiva come se un colpo lavesse intontito. Gli torn in mente
limmagine di Hamedes riverso a terra con un pugnale piantato nella schiena e la terribile scoperta
dellerrore gli diede la nausea. No... non Giunio.
Il tribuno sogghign. Dubito che troverete mai il corpo di Giunio. Se ne saranno sicuramente
occupati gli sciacalli lungo la strada di Menfi.  l che labbiamo preso, mentre si dirigeva alla
legione.
Lanci la spada al di sopra della testa di Catone, abbassandosi contemporaneamente per
raccogliere la lancia di uno degli ausiliari. Larma atterr con un tonfo proprio davanti ad Aiace che la
raccolse rapido, schizzando poi in piedi, seguito dallaltro prigioniero. Il gladiatore scoppi in una
risata aspra.
Grazie, Canthus. Mi hai salvato ancora. Aiace punt poi la spada contro Catone. Il legato 
mio, voi occupatevi del centurione.
Canthus?. Nonostante il malessere, Catone riusc comunque ad avere la presenza di spirito
necessaria per impugnare la spada. Il giovane abbass la punta della lama e caric Macrone,
velocissimo, lasciando al centurione appena il tempo di scartare di lato per evitare larma. Lavversario
simul immediatamente un nuovo attacco cercando di fargli definitivamente perdere lequilibrio.
Macrone riusc, per, ad accucciarsi velocemente, riguadagnando lequilibrio e schivando facilmente il
colpo. Poi i due uomini si fissarono.
Un rumore di passi fece voltare Catone proprio nellistante in cui Aiace attaccava con la spada.
La punta dellarma sibil nellaria e il Romano si abbass, sollevando contemporaneamente il gladio e
trafiggendo Aiace al fianco. Seppur affrettato, lattacco penetr nella tunica sporca del gladiatore
squarciandogli carne e muscoli al di sopra del costato. Aiace ringhi ferocemente, indietreggiando di
un passo. Con la mano libera si tocc la ferita. Dietro di lui, Catone vide Karim, il luogotenente dalla
pelle scura che ricordava di aver gi visto durante la ribellione a Creta. Luomo stava aggirando la
parete opposta del tempietto in direzione della schiena di Macrone.
Macrone, attento!.
Mentre Catone lanciava lavvertimento, Aiace part di slancio, mirandolo al viso. Il Romano
tent di spostarsi, ma la punta della spada lo tagli sulla parte superiore della fronte, scendendo poi sul
sopracciglio, sul naso e sulla guancia. Catone ebbe la sensazione di essere stato colpito da un martello
incandescente: la vista gli si annebbi allistante e un dolore terribile gli divor la coscienza,
cancellando ogni altro pensiero. Vacill indietro e cadde, perdendo la spada. La violenza dellimpatto
gli svuot i polmoni mentre il sangue gli iniettava gli occhi, accecandolo.
Macrone ud lavvertimento e vide lo sguardo di Canthus spostarsi verso destra. Balz in avanti,
abbattendo la spada sulle dita della mano pi vicina. La lama tagli, e le dita mozzate caddero dallasta
della lancia. Canthus ulul di dolore. Macrone continu il suo slancio e, caricando tutto il suo peso sul
pugno, colp lavversario dritto in faccia. Mentre questultimo barcollava indietro, il centurione colp
anche con la spada, centrandolo sul lato della testa e spaccandogli il cranio con uno scricchiolio
liquido. Prima che Canthus toccasse terra, Macrone si volt, puntando bene i piedi e tenendo la spada
pronta. Karim non riusc a frenare la sua corsa in tempo per evitare larma: la punta gli entr in petto,
spaccandogli lo sterno e svuotandogli daria i polmoni con un soffio bollente contro la faccia
dellavversario. Limpeto della rincorsa, comunque, fece avanzare ancora il corpo delluomo ed
entrambi crollarono a terra. La punta della spada di Macrone fuoriusciva dalla schiena del ribelle.
Karim guard il centurione dritto negli occhi, perdendo sangue dalla bocca spalancata. Sollev
entrambe le mani tentando di afferrare il Romano alla gola. Macrone le sent iniziare a chiudersi
attorno al suo collo e spinse via da s il corpo delluomo, strattonando la spada.
Sullaltro versante del tempio ci fu un improvviso movimento indistinto: Aiace stava caricando
contro di lui. Macrone rote la spada tentando di colpire il gladiatore al ginocchio, ma i riflessi
dellavversario, affinati nellarena, gli permisero di spiccare un balzo, evitando il colpo e riatterrando
sul Romano e sul corpo di Karim; poi fece un altro paio di passi di corsa prima di fermarsi e di voltarsi
verso il centurione. Con uno scatto di reni, Macrone torn in piedi e si accucci, con la spada pronta sul
fianco. Per qualche istante nessuno dei due uomini si mosse; il loro respiro, i rantoli sempre pi deboli
di Karim e i gemiti di Catone echeggiavano contro le antiche pareti del tempio.
Aiace si inumid le labbra. Avresti dovuto uccidermi assieme a mio padre.
Gi, avrei dovuto, mormor Macrone.  stato un errore... a cui intendo rimediare.
Part in avanti, roteando la spada contro il gladiatore. Aiace schiv il colpo, contrattaccando con
una serie veloce di affondi e fendenti che misero a dura prova la perizia e le reazioni di Macrone. Poi i
due si fermarono e si fissarono a vicenda alla luce ormai fioca. Aiace perdeva copiosamente sangue
dalla ferita al fianco e sentiva il rivolo caldo scendergli lungo lesterno della coscia. Sapeva che presto
avrebbe perso forza. Sentiva gi la sensazione di gelo formicolargli sulla pelle. Di l a poco la vista gli
si sarebbe offuscata. Il veterano che laveva addestrato anni prima aveva spiegato bene a lui e agli altri
allievi gladiatori quali erano i sintomi preoccupanti quando si veniva feriti: non appena si aveva
coscienza della debolezza, bisognava colpire, o presto ci si sarebbe trovati a chiedere piet agli
spettatori. Aiace, allora, lanci unaltra scarica di colpi e il clangore delle lame echeggi stridulo contro
le pareti circostanti. Non cera per verso di riuscire ad abbattere le difese del Romano, sul cui viso il
ribelle colse lespressione di gelida soddisfazione.
Macrone vide la ferita sul fianco del gladiatore e il rivolo di sangue lungo la gamba. In quella
situazione di parit, il tempo era contro Aiace. Il sangue perso lo avrebbe rallentato e alla fine il
centurione sarebbe riuscito a ucciderlo. Conquistandosi cos la vendetta.
Rendendosi conto della situazione, Aiace annu amaramente. Pensi di aver vinto, Romano?
Pensi veramente che mi sconfiggerai? Pensi che io, Aiace, possa permettertelo?, gli ringhi contro
beffardo. Finch sono vivo, il fuoco sacro della ribellione continuer a infiammare ovunque i cuori
degli schiavi e io rimarr in vita fino a quando non sar dimostrato che sono morto. In questi termini, tu
oggi sei sconfitto.
Prima che Macrone potesse cogliere il senso di quelle parole, Aiace si volt e si lanci verso
lentrata, fuggendo poi nella semioscurit.
Maledizione!. Macrone guard Catone, indeciso se fermarsi ad aiutarlo. Poi si volt e si
lanci allinseguimento del ribelle. Questultimo ignor il sentiero che conduceva alla piattaforma di
approdo e attravers la pavimentazione sconnessa di fronte al tempietto, dirigendosi verso i macigni
levigati e lerba alta. Il Romano lo segu, perdendo sempre pi terreno per via della sua falcata pi
corta, nellerba che frusciava e gli frustava le gambe; il gladiatore, intanto, laveva distaccato di oltre
una cinquantina di passi e guadagnava sempre pi terreno. In lontananza Macrone vide che la punta
estrema dellisola non era distante dalla riva occidentale, poco pi di uno stretto braccio di acqua.
Aiace si infil nel canneto ed entr nellacqua bassa e melmosa. Quando Macrone raggiunse le canne,
il gladiatore era gi immerso fino alla cintola e avanzava nel Nilo pagaiando con le mani. Si guard alle
spalle e sorrise vedendo la distanza che lo separava da Macrone. Uscito poi dalle canne, si tuff,
lasciando andare la spada e iniziando a nuotare contro la corrente.
Macrone si ferm quando lacqua che smuoveva le canne gli arrivava appena alle caviglie, e si
sfil la cintura facendosela passare sopra la testa. Poi afferr i ganci dellarmatura e, mentre se la
sollevava sopra la testa per lanciarla via, ud un rumoroso fruscio tra le canne a poca distanza da s
seguito dal tonfo di un corpo che entrava in acqua schizzando. Dal canneto spunt una sagoma scura e
part in acqua in direzione di Aiace.
Quando era ormai troppo tardi, il gladiatore si volt e vide gli occhi immobili del coccodrillo
infossati nella pelle dura e rugosa del muso. Aiace si gir e guard Macrone. No! NO!.
Poi la sua testa scatt in avanti. Le sue braccia riaffiorarono, dimenandosi nel tentativo di
colpire il mostro che lo stringeva tra le fauci con le zanne aguzze. Quando il coccodrillo spunt sulla
superficie dellacqua e si rotol su se stesso, mostrando il ventre chiaro che scintillava alle ultime luci
del giorno, lacqua fu scossa violentemente. Poi spar. La superficie rimase increspata ancora per
qualche istante, quindi il Nilo continu a scorrere pacificamente sotto il cielo sempre pi buio.
Macrone attese qualche istante per esser certo che Aiace fosse morto. Si sentiva il corpo
intorpidito dallo shock di aver visto il nemico morire. Poi dalla bocca dello stomaco scoppi un
violento moto di rabbia che gli infiamm il cuore. Strinse i denti, imprecando mentalmente contro gli
di con tutta la riserva di rabbia che gli rimaneva. Per avergli fatto inseguire Aiace fin l e per tutto quel
tempo, permettendo che finisse in quel modo. Strinse i pugni tremando.
Dannazione... dannazione!... DANNAZIONE!.
Dalla sponda opposta gli torn indietro una leggera eco delle sue parole, poi il silenzio. Si volt
lentamente, raccolse larmatura e avanz verso il terreno asciutto, prima di tornare di corsa al tempio
per occuparsi del suo amico Catone.
Epilogo
Due mesi dopo Catone risaliva il sentiero diretto alla villa imperiale appollaiata sullestrema
punta orientale dellisola di Capri. Avevano trovato un passaggio su una nave che trasportava posta
imperiale da Alessandria, affrontando coraggiosamente le burrascose acque autunnali del Mediterraneo
e risalendo la costa occidentale dellItalia, diretti al porto di Ostia, sul delta del Tevere. Durante lo
scalo nella base navale di Puteoli, erano venuti a sapere che limperatore Claudio e il segretario
imperiale Narciso stavano svernando a Capri. Il capitano della nave postale aveva cambiato
immediatamente rotta, dirigendosi verso la piccola isola rocciosa che si ergeva nel mare poco a largo
della costa di Napoli. Catone aveva lasciato Macrone in una delle taverne del minuscolo villaggio di
pescatori annidato nei pressi del porto.
Mentre risaliva il sentiero, superando le postazioni di blocco presidiate da diffidenti guardie
pretoriane, Catone fece ordine in testa per poter presentare al segretario imperiale un rapporto quanto
pi chiaro possibile. La sconfitta dei Nubiani e la morte di Aiace avevano segnato il termine della sua
missione in Egitto. Quando la Ventiduesima Legione aveva fatto ritorno alla base di Menfi, Catone e
Macrone avevano lasciato gli uomini ed erano ripartiti alla volta di Alessandria. Avevano navigato
lungo il Nilo su una chiatta, Catone disteso sotto una tenda per rimettersi dalla ferita. Il chirurgo degli
Sciacalli gli aveva applicato qualche punto di sutura ed erano stati necessari molti giorni prima che la
pelle si rimarginasse in una cicatrice frastagliata che gli attraversava quasi tutta la faccia.
Ad Alessandria, il governatore aveva ascoltato, spaventato, il rapporto dei due ufficiali sul
risultato della campagna, sulle dolorose perdite sofferte dallesercito romano e sulla distruzione lungo il
corso superiore del Nilo. Petronio aveva aspramente criticato la decisione di scambiare Talmis per
Aiace, soprattutto giacch non era rimasto nessun corpo da mostrare alla popolazione. Non intraprese
per alcuna azione nei confronti del legato facente funzioni: si limit a informare Catone che avrebbe
dovuto rispondere della sua decisione di fronte alle autorit competenti una volta tornato a Roma ed
essere punito in quella sede. Dopodich il governatore aveva redatto in tutta fretta un rapporto
preliminare, inviandolo a Narciso, consigliere fidato dellimperatore, prima della ripartenza di Catone.
Per tutto il viaggio di ritorno a casa, Catone era piombato in un abbattimento sempre pi
profondo. Il suo unico desiderio era tornare da Giulia che lo aspettava nella casa di suo padre a Roma:
la vedeva gi davanti ai propri occhi, quasi reale, proprio come vedeva se stesso che varcava la soglia e
le correva tra le braccia. Pensieri felici immediatamente distrutti dalla reazione di lei di fronte alla
cicatrice che in quel momento gli attraversava sopracciglio e guancia.
Inoltre, la mente di Catone era schiacciata dal peso del terribile errore di giudizio commesso nei
confronti di Hamedes. Aveva seguito una logica errata e un uomo innocente era morto per questo.
Macrone aveva affrontato solo marginalmente largomento, rassicurandolo per quanto poteva che
lerrore era comprensibile nel caos e nellecatombe della campagna. Catone, dal canto suo, era meno
indulgente con se stesso.
Si avvicin al cancello principale della villa imperiale alla fine del sentiero e disse nome e
grado alloptio in servizio di guardia, aggiungendo che doveva vedere Narciso per fargli rapporto.
Attendete qui, signore, gli rispose loptio, risalendo poi senza fretta le scale che portavano
alla villa. Lisola era battuta da un vento gelido e si stavano addensando nuvole che minacciavano
pioggia. A nord dellisola, la collina scendeva ripida verso la scogliera affacciata sul mare; Catone
guard oltre la baia in direzione del distante promontorio in cui si trovava Puteoli. Circa un centinaio di
miglia pi a nord lungo la costa cera Ostia e, poco oltre, Roma con la sua Giulia.
Prefetto!.
Catone si volt e vide loptio della Guardia Pretoriana che gli faceva cenni dallalto della
scalinata. Le altre guardie al cancello si fecero da parte per lasciarlo entrare. Poi, ai piedi della
scalinata, unaltra guardia sollev una mano.
Scusatemi, signore. Vi chiedo solo conferma che avete consegnato spada e ogni altra arma alle
guardie del porto.
S.
Il soldato annu. Bene. Rimane allora unultima perquisizione da fare prima che possiate
andare, signore. Vi prego, sollevate le braccia e rimanete fermo.
Catone fece come gli era stato chiesto e la guardia, con mano esperta, gli perquis tunica,
mantello e interno della cintura. Poi si allontan di nuovo. Fatto, signore.
Catone avanz e inizi a salire le scale verso loptio che lo attendeva e che lo scort, poi,
attraverso un portico di marmo, fin nellatrio della villa. Lo spazio era dominato da una grande e bassa
piscina decorata sul fondo da un mosaico raffigurante Nettuno e banchi di pesci. Dalla parte opposta un
corto corridoio fiancheggiato da colonne conduceva su una terrazza. Catone ud delle voci, risate e
chiacchiere allegre provenire da dietro una grande porta sulla destra. A sinistra cera unapertura di
dimensioni pi ridotte che portava nella zona riservata agli schiavi e agli ufficiali di gradi inferiore.
Da questa parte, signore. Loptio fece un gesto e Catone lo segu oltre latrio e lungo il
corridoio che portava in terrazza. Davanti a loro si apr una piattaforma di marmo rosa che terminava a
picco cinquanta passi oltre. Vasi e viottoli con rampicanti delimitavano larea della terrazza dalla quale
si poteva godere una vista spettacolare della terraferma. Catone cap immediatamente perch
quellisola da parecchi anni era il luogo di villeggiatura preferito della famiglia imperiale.
Cera solo un altro uomo sulla terrazza, seduto su una panca dando le spalle a Catone.
Eccovi arrivato, signore. Loptio si ferm e indic la figura. Ci rivediamo al cancello alla
vostra uscita, signore. Poi il soldato salut e si volt per tornare nella villa. Catone avanz sulla
terrazza. La minuta corporatura di Narciso era avvolta da un semplice mantello rosso, i capelli striati di
grigio. Udendo i passi di Catone, luomo si volt e gli fece un sorriso privo di qualsiasi calore.
Catone,  bello rivederti, ragazzo mio. Siediti. Indic unaltra panca, posta trasversalmente
rispetto alla sua. Davanti alle panche cera una piccola tavola: una sottile lingua di vapore saliva da un
calice con del vino caldo. Solo un calice, not Catone. Tipico di Narciso: un piccolo trucco per
ricordargli il suo grado inferiore e tenerlo a posto.
Catone si sedette sulla panca indicata e Narciso lo guard per qualche istante. Poi disse: Sei
stato ferito di recente, vedo. Una bella cicatrice.
Catone si strinse nelle spalle.
Non ci parliamo da parecchio, mi sembra, continu Narciso.
Da oltre due anni, da quando avete inviato me e Macrone a spiare il governatore della Siria.
E avete fatto entrambi un ottimo lavoro, anche per salvare Palmira dalle mani dei Parti. Da
quel momento hai servito benissimo a Creta e Sempronio mi ha informato di averti inviato a trovare lo
schiavo ribelle Aiace. Narciso infil una mano allinterno del mantello ed estrasse un rotolo di
pergamena. E adesso il governatore dellEgitto, lamico Petronio, ci manda a dire che hai risolto la
questione. Bene. Per chiede che tu risponda della decisione di lasciar andare il principe nubiano.
Narciso fiss Catone. Ti spiacerebbe spiegarmi per quale motivo lhai fatto?
Ho pensato che il gladiatore fosse una minaccia pi seria, considerata la questione in maniera
pi ampia, rispose Catone in tono deciso.
La questione in maniera pi ampia, ripet Narciso, accennando un sorriso. Sembra proprio
che io abbia visto bene su di te. Hai lintelligenza di prendere decisioni considerando la situazione
strategica. Gett il rotolo sul tavolo. Petronio  uno stupido. La tua decisione  stata saggia, ragazzo
mio, anche se ti sei inimicato Petronio e in molti a Roma non capiranno le sfumature del dilemma che
hai dovuto risolvere. Ma sia come sia, voglio che tu sappia che accetto la tua decisione come lunica e
pi adeguata azione da intraprendere, sebbene non lo affermer in pubblico, n ci sar alcun
riconoscimento ufficiale per il risultato che hai ottenuto nella caccia a quel terrificante gladiatore.
Prima di continuare, Narciso fece un sorriso di scuse. E poi c la complicata questione della tua
nomina a prefetto da parte del senatore Sempronio. Capisco che lha fatto a nome dellimperatore, ma 
andato oltre i limiti della sua autorit. Naturalmente, si trattava di unemergenza e sia io che
limperatore approviamo le azioni intraprese da Sempronio al fine di soffocare la rivolta di schiavi a
Creta, inviando te e Macrone a uccidere il loro capobanda. Narciso indic il rotolo con il rapporto.
Ora la crisi  passata e il pericolo  terminato. Avete tutti i miei ringraziamenti, tu e il tuo amico
Macrone.
Catone chin leggermente il capo in avanti in segno di riconoscenza.
Ad ogni modo, riprese Narciso, questa rapida ascesa di grado far inarcare pi di un
sopracciglio e arruffare pi di qualche piuma, non pensi? Limperatore Claudio  sempre molto attento
a non irritare lambiente militare, nel quale molti non sono leali come invece dovrebbero. Lassassinio
del suo predecessore ne  eloquente dimostrazione. Il che significa che la tua situazione lo mette in una
certa difficolt.
Cosa intendete dire?.
Narciso lo guard, poi sorrise. Catone, tu sei un ragazzo intelligente, so che non sarebbe
necessario che io lo dicessi, ma giacch mi chiedi di essere schietto, lo sar.
Ve ne sarei riconoscente.
In questo momento non sarebbe saggio confermare la tua promozione, soprattutto giacch 
tua intenzione tornare a Roma per sposare la bella figlia di Sempronio. La tua presenza nella capitale
susciterebbe gelosie. Ci sono molti altri senatori che cercano di far avanzare di carriera i loro protetti.
Catone ascoltava con un crescente senso di amarezza. Questo era il ringraziamento per i
sacrifici fatti al servizio dellimperatore e di Roma? Un semplice grazie e, senza alcun dubbio, la
retrocessione al grado di centurione. Il che avrebbe immediatamente fatto sparire lascesa automatica
alla classe equestre. Catone immaginava bene con quale riluttanza Sempronio avrebbe permesso a sua
figlia di sposare un uomo molto al di sotto della sua condizione. Vero era che il senatore aveva
incoraggiato personalmente la loro relazione dopo lassedio di Palmira, ma in quel caso si trattava di
una circostanza totalmente diversa rispetto alla vivace vita politica e sociale di Roma. La retrocessione
di Catone sarebbe stata vista come un segno ufficiale di disapprovazione, nonostante la gratitudine
personale di Narciso e dellimperatore Claudio. Tutti i progetti che Catone aveva fatto per il suo futuro
con Giulia iniziavano a sgretolarsi. Si schiar la voce.
Questi protetti di cui parlate hanno forse servito Roma nello stesso modo in cui lho fatto io?
No, ma se  per questo nemmeno Sempronio ha la stessa influenza degli altri senatori. So che
capisci la mia difficolt. Credimi, personalmente non ho nulla contro la tua promozione, e contro la tua
futura felicit, ma ci sono realt politiche che devono essere considerate.  questa la natura del mio
lavoro. Non renderei un giusto servigio allimperatore se agissi senza considerare la situazione in
maniera pi ampia.
Per cui non confermerete la mia promozione.
Non in questo momento. Forse quando sarai lontano da Roma e dallattenzione pubblica.
Intendete dire che non posso rimanere a Roma e contemporaneamente avere la promozione?.
Narciso rimase in silenzio qualche istante, poi annu.
Catone fece un lungo sospiro di stanchezza. Benissimo. Trovatemi un incarico, da qualche
parte in cui non sarei motivo di imbarazzo per voi e non troppo distante da Roma, n cos invivibile
perch Giulia possa rifiutare di seguirmi.
Mentre Catone parlava, Narciso aveva inarcato le sopracciglia e in quel momento rispose in
tono gelido. Non sei tu a fare richieste a me, ragazzo. Ricordatelo bene. Se non fosse per i tuoi
successi, non ci penserei due volte a punirti per la tua insolenza. Adesso stammi a sentire. Confermer
la tua promozione prima della fine dellanno, che tu sia a Roma o in qualsiasi altro luogo dellimpero.
Ti do la mia parola. E questa  la ragione. Narciso a quel punto si ferm e si guard attorno come per
assicurarsi di non essere udito da nessuno. Catone cap immediatamente che si trattava di uno dei
giochetti di Narciso: il sistema di sicurezza nella villa era talmente capillare che nessuna spia avrebbe
potuto penetrare allinterno dellanello che la Guardia Pretoriana formava attorno alla residenza
dellimperatore.
Nonostante questo, Narciso abbass la voce.
Ho bisogno di te e Macrone. Urgente bisogno. Ricordi le contrattazione che avemmo con
quella manica di traditori che si fanno chiamare i Liberatori?.
Catone li ricordava benissimo: un losco complotto di aristocratici e di loro seguaci che volevano
sbarazzarsi degli imperatori e riportare Roma ai giorni della Repubblica quando il potere supremo era
nelle mani del Senato. Fece un cenno a Narciso.
Ricordo.
Allora sappi che sono unaltra volta in fermento. Le mie spie hanno sentito parlare di nuove
trame contro limperatore.
I Liberatori hanno intenzione di assassinarlo?
Non conosco i dettagli, ma soltanto che qualcosa sta per accadere e ci sono poche persone di
cui mi fido. Ecco perch ti ho voluto incontrare qui fuori, da solo. Ho bisogno di uomini fidati per
investigare, per infiltrarsi nel cuore del complotto.
Catone riflett qualche istante, poi sorrise amaramente. Per cui  questo il motivo. O lo
facciamo oppure mi negherete la promozione.
S.
E Macrone cosa ci guadagner?
Il meglio delle legioni quando tornerete al servizio attivo. Questo, o forse il comando di una
coorte ausiliaria.
E quali garanzie abbiamo che starete ai patti se accettiamo lincarico?
Hai la mia parola.
Catone fu sul punto di scoppiare a ridere, ma si trattenne. Non era saggio insultare il segretario
imperiale. Allo stesso modo, per, cera molto da perdere se non avesse accettato lincarico che gli
veniva offerto. Guard Narciso dritto negli occhi.
Non posso darvi adesso la mia risposta. Devo prima parlare con Macrone.
Dov?
Gi al porto.
Bene. Allora vai subito. Voglio rivederti qui prima della fine del giorno. Ritarda e lo prender
come un rifiuto, e sar costretto a trovare un uomo pi leale per farlo. Un uomo pi meritevole di
promozione, se intendi cosa voglio dire.
Perfettamente. Catone si alz di scatto. Mi congedo.
Per ora puoi andare, annu Narciso. Ma non farmi aspettare, Catone. Sar qui ad attenderti,
aggiunse con un tono di sicurezza che continu a risuonare nelle orecchie di Catone per tutto il tragitto
attraverso la terrazza, fuori della villa e lungo il sentiero diretto al porto per trovare Macrone.
Che uomo meschino e disonesto  il nostro Narciso. Macrone scosse la testa. Un giorno di
questi, giuro che me lo porto a fare una passeggiatina e lo faccio fuori.
A quel giorno, fece Catone sentitamente. Sollev la coppa che Macrone gli aveva riempito e
si guard attorno nella piccola taverna. Un gruppetto di pretoriani fuori servizio stava giocando a dadi
su un tavolo in fondo alla stanza, alla fioca luce di alcune lampade a olio appese alle travi. Catone
abbass la voce. Cosa ne pensi?
Dellofferta di Narciso?. Macrone si strinse nelle spalle. Accettiamo. Che scelta abbiamo?
Quel bastardo ci tiene per le palle e lo sa. Inoltre, se mi assegna un incarico permanente in una legione,
io sono a posto. E anche tu, se ci pensi bene. In quale altro modo pensi di poterti far confermare la
promozione a prefetto? Te lo dico io, Catone: farei qualsiasi cosa pur di tornare a fare davvero il
soldato, e per sempre. E se per questo devo fare un altro lavoro per Narciso, lo far.
Catone annu riflessivo. Il suo amico aveva ragione. Non cera scelta, non se voleva sposare
Giulia. Doveva eseguire lordine del segretario imperiale per avere la promozione e salire alla classe
equestre. Solo a quel punto avrebbe potuto presentarsi dal senatore Sempronio come adeguato sposo
per sua figlia. Sollev la mano libera e si tocc la cicatrice. Si sent stritolare il cuore dalla
preoccupazione, pensando a come lavrebbe presa Giulia vedendolo.
Macrone not il gesto e non pot fare a meno di ridacchiare.
Catone lo guard in cagnesco. Che ?
Fidati di me, ragazzo, gli fece Macrone, sorridendo e sollevando la brocca di vino per
riempire di nuovo la coppa di Catone fino allorlo. Alle donne piacciono le cicatrici. Ci fanno
sembrare pi uomini, non uno di quei damerini viziati che girano per il foro di Roma. Per cui
brindiamo. Morte ai nemici dellimperatore e alle ricompense che ci meritiamo da tempo.
Catone annu, facendo cozzare la sua coppa con quella di Macrone. Brindiamo, amico mio.
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FINE.
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NOTA DELLAUTORE.
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LEgitto era la provincia romana pi ricca e importante dellimpero. Roma vi aveva gi messo
gli occhi molto tempo prima che Ottaviano (che in seguito adott il titolo di Augusto) lo annettesse a
Roma in seguito al suicidio di Cleopatra, lultima discendente della dinastia iniziata da Tolomeo dopo
la ripartizione delle terre conquistate da Alessandro Magno. Grazie alle piene regolari del Nilo, la
produzione di granaglie era prodigiosa. Come se non bastasse, il regno si trovava esattamente al centro
del crocevia commerciale tra le civilt del Mediterraneo e quelle del Vicino Oriente. Le ricchezze
accumulate grazie allagricoltura e al commercio resero Alessandria la citt pi prospera e popolosa del
mondo conosciuto, seconda solo a Roma.
Per questo motivo, era naturale che ogni imperatore avrebbe fatto di tutto per conservare
gelosamente quel gioiello alla grande corona di Roma. A differenza delle altre province, lEgitto era
propriet personale dellimperatore, il quale nominava un prefetto che ne curasse gli interessi a suo
nome. I membri della classe senatoriale, come anche gli appartenenti al gradino pi basso dellordine
equestre, erano tenuti a rispettare un severo divieto di entrata in Egitto, se non espressamente
autorizzati dallimperatore in persona. Non che lo stato febbrile delle etnie ad Alessandria necessitasse,
per contro, di agenti esterni per scatenarsi in tutta la sua virulenza e violenza. Una delle peculiarit
della storia della provincia  nonch principale motivo di preoccupazione per il governatore  era
proprio la frequenza di tumulti e risse furiose per le strade cittadine tra i Greci, i Giudei e gli Egiziani
residenti ad Alessandria.
La presenza di Roma in Egitto era legata a un unico scopo principale: spremere quanta pi
ricchezza possibile dalla provincia. Naturale conseguenza di questo era un sistema amministrativo
estremamente efficiente nel massimizzare il gettito fiscale, sommergendo di imposte il popolo egiziano.
Gran parte di questo fardello fiscale gravava sulle spalle della classe media, tradizionalmente facile
bersaglio degli ufficiali tributari sia allora che oggi. Di conseguenza, alla fine quegli sfortunati
contribuenti si ritrovarono letteralmente schiacciati dai debiti, e ci avvi il lungo e inesorabile declino
dellEgitto.
Precedentemente gli Egiziani nativi si erano gi opposti allimposizione della cultura greca da
parte dei Tolomei; allo stesso modo rifiutarono i tentativi degli imperatori di persuaderli ad adottare il
modus vivendi romano. Il latino era considerato la lingua delloppressione e, fuori dei confini di
Alessandria e delle altre grandi citt, la vita continuava a scorrere n pi n meno come aveva fatto
durante il regno dei faraoni. Ancora oggi, molti di coloro che popolano le sponde dellAlto Nilo vivono
in case fatte di mattoni di fango e raccolgono le messi a mano, esattamente come facevano i loro
antenati.
In aggiunta alla mano pesante del dominatore romano, la popolazione autoctona doveva anche
fare i conti con le frequenti incursioni e invasioni lampo di Nubiani ed Etiopi, che violavano la
frontiera a sud dellattuale Assuan. Le postazioni romane dislocate nella striscia di territorio abitabile
sulle due sponde del Nilo venivano facilmente sopraffatte dagli invasori che potevano, poi, darsi
indisturbati al saccheggio. Le legioni romane dovevano essere sempre centellinate e dislocate lungo le
migliaia di miglia di frontiere che proteggevano limpero. E in Egitto la storia non era certo diversa. Le
tre legioni che Augusto aveva messo di stanza nella provincia furono immediatamente ridotte a due,
una delle quali scomposta e disseminata nei vari punti strategici. Le truppe a disposizione del
governatore erano quindi le coorti ausiliarie. Sotto il controllo attento dellimperatore, il prefetto
doveva garantire che il flusso di granaglie e imposte verso Roma non si interrompesse mai, facendo nel
frattempo tutto il possibile per mantenere lordine e difendere le frontiere disponendo di forze militari a
malapena sufficienti: un lavoro assolutamente non invidiabile.
Come mia abitudine, ho voluto prima calpestare con piede e toccare con mano la terra in cui
avrei poi ambientato il romanzo. Posso personalmente testimoniare le condizioni proibitive degli
acquitrini nella zona del delta e il caldo soffocante del Nilo superiore! Di fronte alle vestigia
dellantichit  che vale assolutamente la pena visitare  non ho potuto fare a meno di provare una sorta
di timore reverenziale, nei confronti della civilt che aveva creato opere di tale maestosit gi molto
tempo prima che sulle rive del Tevere comparisse un piccolo villaggio sconosciuto. Per quei lettori che
desiderano vivere lEgitto, consiglio caldamente un viaggio a Luxor (Diospolis Magna). Molti siti
archeologici menzionati nel romanzo sono ancora l e, con un piccolo sforzo di immaginazione, potrete
vederli proprio come li avrebbero visti Macrone e Catone.
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FINE.